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il cassetto dei sorrisi ricordi preziosi

Santa Barbara: un giorno in caserma

…Già di primo mattino, mi sono alzata, vestita, truccata meglio che posso: voglio presentarmi nella forma migliore! Non ho nessuna idea di cosa mi aspetti! Stamani Arturo Vergagni – il pittore – mi aspetta presso il suo studio, ed andremo assieme al comando della Stazione dei Vigili del fuoco, a Milano.

Oggi ricorre la festività di Santa Barbara, (la loro santa protettrice) e quest’anno hanno invitata anche me, assieme al pittore, per una speciale cerimonia. Mentre aspetto che Vergagni finisca di vestirsi – bello e profumato, tutto azzimato in un convenzionalissimo abito blu – ammiro la grande tela che ha preparato come omaggio per l ‘Arma: colori…colori fiammeggianti e vivaci, com’è nel suo stile.

Da parte mia ho a disposizione solo parole! E che potevo mai fare, se non dedicar loro una lirica sui vigili del fuoco! Del resto lo stesso Arturo me l’aveva in un certo modo…commissionata per l’occasione. L’ho composta solo pochi giorni fa, e mi è stato facile, poiché mi è bastato parlare di coraggio, di sprezzo del pericolo…e di sacrificio nell’immolarsi per salvare vite umane! Non è retorica la mia: le sento davvero queste cose e sono molto grata al buon amico di aver pensato a me, per onorare la loro festa. Ora però sono piena di dubbi! Mi sento un po’ intimidita: come dovrò comportarmi? Saranno in tanti? Cosa si aspettano da me?

E’ la prima volta che vivo un’esperienza come questa: sarà coinvolgente, oppure solo un’apparizione di rappresentanza, come tante altre?

Scendiamo dal Taxi, entrato direttamente nell’ampio cortile della Caserma. V… è emozionato, lo si vede benissimo, ma ci sono avvezza: la sua timida natura è passata indenne attraverso il successo , ed è rimasto l’uomo schivo che è, venuto dalla campagna! Mammamia…quanta acqua di colonia si è messo addosso! E’ talmente lustro e tutto a puntino che pare finto! Si sforza in un complimento per la mia eleganza, e glielo dovevo: so che a quest’appuntamento ci tiene tanto.!

Il comandante della Caserma viene ad accoglierci: non molto alto, ma dalla muscolatura potente che la divisa non riesce a nascondere, desta immediatamente simpatia nell’ampio sorriso accattivante con il quale si presenta e mi dà il benvenuto. Mi piace! Mi piace moltissimo e già mi sento a mio agio mentre siamo subito circondati dai vari sottoposti. Gentili ed entusiasti come ragazzi, e tutti ansiosi di manifestarci gentilezze e…sì…curiosità. Ma è una curiosità manifesta, pulita e senza alcuna malizia, e dalla quale mi sento accettata. Mi piacciono tutti!

Sono così belli, forti, sorridenti e desiderosi di farmi da anfitrioni, in quella che, chiaramente per loro, e’ forse più che la loro casa.

Il comandante mi accompagna al piccolo e glorioso museo. L’ascolto volentieri: interessata alla storia di ogni oggetto, ma allo stesso tempo, attenta a carpire ogni sensazione, ogni odore, ogni sfumatura di quelle mura austere ed anche un po’ fredde, nella loro ordinata austerità. Non è qui, che potrò cogliere il colore, il respiro di quanto scriverò nell’articolo che già mi si va componendo in mente. Sento che sarà facile per me, anche più del solito.

La carrellata prosegue, una stanza dietro l’altra, una curiosità storica dopo l’altra.

Fatico a trovare, fra questi cimeli, lo spirito che invece anima tutti, attorno a me, a cominciare dal superiore che si sforza d’interessarmi. Comincio a sentire freddo, camminando in queste stanze senza riscaldamento, ed esco volentieri nel grande piazzale illuminato dal magnifico sole autunnale.

Ogni tanto, qualcuno nel gruppo si allontana di corsa: chiamato forse per un’emergenza? Coloro che rimangono, senza osare d’interrompere il Comandante che continua a raccontarmi aneddoti curiosi ed interessanti (mentalmente annoto tutto per l’articolo che m’aspetta) sorridono: le facce aperte e cordiali; capisco come ogni tanto vorrebbero aggiungere un particolare, una qualche precisazione ma….naturalmente, la consegna è severa: solo a lui, l’onore di raccontare.

Sono quasi tutti giovani, alcuni giovanissimi : ragazzoni grandi e grossi, che paiono far scoppiare le divise. Poco più in là, quasi in disparte, intravvedo un graduato, che tanto giovane non è più: m’interessa, e cerco il modo di sganciarmi dal comandante che per fortuna viene chiamato d’urgenza. Con un saluto perfetto s’allontana, affidandomi, con un cenno, proprio a quel graduato che stavo cercando d’avvicinare. La mia solita fortuna… Mi capita spesso, d’individuare d’acchito la persona che m’interessa avvicinare, fra gli altri, e d’ incappare proprio nella coincidenza che me lo facilita.

E’ solo per caso, che mi trovo spesso a dover svolgere un compito che non mi appartiene: amo scrivere, cercando di scorgere quello che non è proprio così evidente nelle persone, negli ambienti. Ciò che cerco sono i colori, le impressioni, l’atmosfera di un luogo o di un personaggio: e queste cose sembrano chiamarmi, attirarmi, come calamite guidate da un “Caso”….che conosce bene quello che cerco.

Senza parere, ora posso scrutare meglio la fisionomia interessante di quest’uomo, forse vicino all’età della messa a riposo. Mi domando se sia ancora operativo, oppure se già l’abbiano messo dietro una scrivania.

Sono molti anni, immagino, che fa parte dell’Arma….”

M’inceppo….non so quale sia il suo grado! Forse ha compreso la mia implicita domanda:

Tenente Marino, signora, mi chiami solo Tenente Marino! E la risposta è sì e mi pare di aver trascorso qui tutta una vita! E forse è proprio così. Fin da bambino, dicevo di voler fare il pompiere e ben presto in casa smisero di regalarmi giochi che non fossero autobotti rosse fiammanti…con tutti gli accessori del mestiere! Giocavo solo con quelli. Ogni volta che dalla strada si udiva il suono di una sirena dei vigili del fuoco…correvo alla finestra solo per vederli passare e la mia determinazione cresceva:da grande, avrei fatto il vigile del fuoco!

Una vera passione, allora!”

Sì, una passione che non mi ha ancora lasciato”

Nel parlare abbraccia con lo sguardo il piazzale, la torre di esercitazione, l’assembramento del vigili poco distanti che guardano, commentano, sorridenti ed eccitati come ragazzi in un giorno di festa. Voglio anch’io – se saprò esserne all’altezza – contribuire a rendere questo giorno dedicato alla loro santa patrona, un giorno speciale. Forse anche per merito di questo sole autunnale che inaspettatamente illumina questo luogo, ora mi sembra di vedere veramente per la prima volta da quando sono arrivata, questo ampio piazzale! In apparenza non ha nulla di speciale ma…non è così per me, oggi.

Ammetto che sono turbata e non ne capisco nemmeno bene il motivo: sarà forse l’aver avvertito, nell’aria tiepida che c’investe, una specie di calore che non è quello del sole: poco discosti da noi, il tenente ed io, il gruppo dei vigili si è andato ingrossando – o almeno a me pare – e credo anche di avvertire in ognuna di quelle facce giovani e sorridenti, il desiderio di potersi avvicinare a noi. Ognuno di loro- forse- avrebbe una sua storia da raccontarmi, ed io…io pure vorrei poter loro permettere di parlarmene! Ma…sono soldati e non posso dimenticarlo: ho ben visto poco fa che l’ordine e la disciplina , qui, vengono prima di ogni altra cosa!

Vergagni si è certamente imbucato da qualche parte, curioso com’è di vedere ogni cosa, catturandone il colore, lo spirito, l’atmosfera, che prima o poi farà rinascere nei colori di uno dei suoi quadri. Da parte mia, sono del tutto compresa dal clima di allegria e di festa che anche il Tenente accanto a me manifesta in ampi gesti quasi galanti mentre mi fa strada. E ecco che ad un suo gesto, dal gruppo ora nutrito dei giovani che ci osservano da lontano, uno di loro si stacca portando fra le braccia un enorme fascio di magnifiche rose rosse!

E’ imbarazzato, immagino, e tiene i fiori stretti fra le due mani davanti a sé, sbirciando fra i lunghissimi gambi ed i fiori dardeggianti al sole! Appena me li ha porti, scoppia un applauso…fortissimo ma subito interrotto dal piccolo gesto del Tenente, che però rivolge ai suoi ragazzi un piccolo cenno che è un richiamo alla consegna! Ordine…ammonisce quel segno! Ordine ragazzi, mi sembra di poter udire in un soffio fra le labbra sorridenti!

L’immenso salone (sicuramente la palestra ) contiene solo una grande tavolata disposta a ferro di cavallo, apparecchiata per il pranzo e per l’occasione..

Comincio a sentire l’effetto della tensione che mi accompagna sempre, quando devo recitare dei versi miei in pubblico: è molto più facile, quando sono liriche di altri, come mi è capitato a qualche premiazione di un concorso. Ed anche quell’offerta dei fiori di poco fa, contribuisce a farmi un poco tremare le ginocchia: l’aspettativa s’avverte, un poco di curiosità forse, e non voglio deluderli! Il mio problema però, è che non immagino affatto cosa s’aspettino da me!

Ma quanti sono! Con tutta questa luce che entra dalle grandi finestre, non sarà per niente facile trovare un minimo di concentrazione. Sono l’unica donna qui dentro, e mi sento un poco fuori posto. Chissà poi perché mi sono fatta convincere a venire! Ma il mio amico pittore me l’ha chiesto con tanta gentilezza, mentre negli occhi gli vedevo quel noto scintillìo che gli conosco bene! Ci teneva proprio tanto!

V….ed io siamo nello spazio lasciato libero all’estremità della tavolata. Ora sono tutti seduti, in attesa, le facce sorridenti e cordiali che aspettano di ascoltarci. Di solito non mi succede, ci sono un poco abituata a queste situazioni ma oggi…!

Il faccione lustro di Vergagni e’ tutto rosso ed un poco sudato: anche per lui, immagino sia un’emozione e desidera l’approvazione del quadro che ha dipinto per quest’occasione e che regalerà all’Arma.

La grande tela è nascosta da un drappo e posta sopra di un cavalletto. Quando finalmente il Tenente Marino (evidentemente incaricato di occuparsi di noi) scopre il quadro, il silenzio cala nell’ampio salone illuminato dal sole che entra dalle grandi vetrate, Una pausa che pare pesante ed ho il cuore in gola. Vergagni sembra proprio trattenere il respiro….poi.l’applauso, appena Marino con un cenno d’approvazione del tutto sincero, dà il via.

E’ una vera ovazione questa! Li vedo, questi giovani, tanto entusiasti e che avrebbero voglia forse anche di alzarsi in piedi: ma sotto lo sguardo apparentemente severo del Tenente si trattengono e con le posate contro i bicchieri esprimono il loro entusiasmo .

Sotto le ciglione scure e folte di Marino, vedo il luccichìo di un sorriso benevolo mentre finge di non accorgersi di questo momento in cui la sua “Compagnia” infrange le ferree regole militari.

Ora tocca a me! Non sarà facile riportare ad un’atmosfera di calma la mia assemblea, dopo questo scoppio d’entusiasmo! Per fortuna ho un po’ di respiro, mentre Il Tenente chiede al pittore d’illustrare la tela dipinta; colori forti: bianco lo sfondo dove una fiammeggiante immagine del fuoco sembra proprio animata di una vita reale. Un’allegoria del coraggio, del pericolo, ed è davvero bello!

Bravo Vergagni! Hai colpito nel segno! Per fortuna, sei un pittore che ancora crede nelle immagini che si possano subito comprendere e che toccano il cuore!

Infatti le sue tele donano sempre emozioni immediate, e la vita pare reale nelle sue pitture: una vita che parla sempre dell’amore per la Vita. Anche per questo, mi è piaciuto scrivere della sua arte ed anche per questo, oggi sono qui con lui, a fargli da corollario mentre regala all’Arma questo suo omaggio così sincero, anche se diverso dalle sue tele che ritraggono immagini della vecchia Milano e per le quali è conosciuto.

Si è intanto ristabilito il silenzio ed ora sono lì davanti, con la pergamena che donerò a ricordo di questo giorno e sulla quale ho fatto scrivere a mano i miei versi!

Piaceranno? Saranno efficaci? Sarò riuscita ad esprimere le mie emozioni? Ma soprattutto a dipingere con le parole ciò che il pittore ha espresso con i colori?

Leggo, e la voce non mi pare la mia nel risuonare acustico della grande palestra. Voglio l’approvazione di questi uomini, di questi ragazzi attentissimi che mi ascoltano. La voglio! E non sapevo, fino a questo istante, di desiderala tanto.

Io scrivo per il solo piacere che mi procura ma oggi, spero davvero di aver saputo interpretare per loro tutte le motivazioni che li hanno spinti a divenire vigili del Fuoco!

Ormai sicura di me, mi accorgo, appena prima d’iniziare a leggere, dello squillo di una campana che si fa sentire con la sua urgenza. In fondo alla sala, uno scalpiccìo, uno strusciare di sedie ed un gruppo di vigili che salta dalle seggiole, per poi dirigersi di corsa verso un tombino sul pavimento, al centro del quale un tubo ancorato al soffitto permette loro di scivolare in fretta al piano inferiore. Una chiamata urgente! E…inizio a leggere i versi che ho preparato anche per loro!

Il pranzo si svolge in un’allegra convivialità. Le mie parole sono piaciute ed il mio amico pittore è contento: tutto si è svolto come l’aveva sperato. Alla mia sinistra, il Tenente Marino si rivela un piacevole conversatore ed ha abbandonato -in parte- la preoccupazione che “ i suoi ragazzi” come li chiama, si comportino bene.

Questa giornata – che fino a stamane mi metteva tanto in ansia, si sta rivelando piacevole e gaia, tanto che accetto con entusiasmo l’offerta, alla fine del pranzo, di farmi accompagnare a casa da una loro macchina d’ordinanza!

Sfrecciamo attraverso la città. Mi dispiace proprio che questa bella giornata sia alla fine. Sento ancora in me il calore della cordialità con la quale sono stata accolta e – si – accettata.

Un ricordo…un antico desiderio di fanciulla…e la richiesta mi esce troppo spontanea perché riesca a frenarla:

Non rida…ma ho un desiderio! Da sempre fin da quando ero una bimba….una sciocchezza che mi porto appresso fin da allora…Posso chiedere una cosa?”

Certo signora, sono al suo servizio”

Si potrebbe…accendere la sirena?”

Appena finito di parlare, già me ne vergogno! Ma la tentazione e’ stata grande! Il mio autista d’eccezione non mi guarda neppure e – sorridendo allegramente – preme un pulsante sul cruscotto ed il suono lacerante invade le strade.

Evviva! Mi prende una tale allegria che scoppio in una risata alla quale, finalmente libero da ogni etichetta, segue anche quella del mio accompagnatore: sembriamo per un momento proprio due ragazzi mentre stanno combinando una marachella! Chissà cosa ne penserebbe il compitissimo e ligio Tenente Marino!

….L’auto s’arresta con una violenta sgommata davanti al portone di casa mia. Che peccato! Facce dietro le finestre del condominio dove abito. Questa volta, davvero si toglieranno qualche curiosità su di me. Per fortuna, mentre questo “marcantonio” di vigile mi apre la portiera e m’aiuta a scendere – sempre abbracciata al mio enorme mazzo di rose rosse – questi curiosi avranno capito che non è una macchina della polizia e che non torno a casa in…in manette!

Questa e’ stata certamente una delle più belle giornate della mia vita! Un ricordo che riposi con cura, assieme ai ritagli dei giornali e le foto che pubblicarono l’articolo… e ad uno di quei boccioli rossi che posi fra le pagine di un album ….

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11 risposte su “Santa Barbara: un giorno in caserma”

LETTO TUTTO D UN FIATO…. ALLEGRO… E DIVERTENTE…. COME LA PRIMA VOLTA CHE LO LESSI, ALLA FINE DELLA LETTURA, UNA SANA RISATA X CHIUDERE QUESTO LIETO INCONTRO, CARA SIG. RA GUOLO!!! CON AFFETTO, COME SEMPRE…. X UNA GRANDE DONNA!!!!!

Grazie! Grazie cara amica! Ma se accolgo il suo affetto con tutto il cuore, ricambiandolo completamente…non posso accettare però il complimento! Non sono affatto una grande donna…ma solo forse, una veccchia donna senza più alcuna memoria di quanto sono stata…forse un tempo! Questi ricordi a me così grati, forse possono dare anche a chi mi legge qualche sorriso? ebbene, ne sono felice. Grazie!.

Quando ti leggo é sempre una scoperta nuova. Mi é dispiaciuto quando sono arrivata alla fine, avrei voluto leggere ancora. Ho visto proprio tutto, il viso dei ragazzi, il tenente Marino, ho sentito dentro di me l’agitazione …ero lí con voi. Serena hai una capacità incredibile, mi immergo completamente nei tuoi racconti, fin quasi a viverli. Attendo con ansia il prossimo.

ma…grazie, cara, piccola Erminia! Sì, perchè per me, tu rimani sempre la piccola amica di mia figlia! Quanto a quella che chiami la mia “capacità”…non è merito mio ma stà solo nella grande Fortuna che mi ha fatto nascere con un babbo ed una mamma…sognatori e che hanno insegnato anche a me a farlo. Peccato che non abbiano fatto a tempo ad insegnarmi però, che i sogni…svaniscono! Eppure, qui con voi, amici di questo Blog…almeno per un poco paiono rivivere! GRazie anche a te, dunque, piccola amica!

Grazie Barbara! Sò che hai lavorato ore, le tue ore insonni, per postare questo mio ricordo! Qualcuno mi ha detto – per mitigare questi mesi così difficili e dolorosi che trascorriamo tutti – di ricordare solo le cose belle che la vita mi ha regalate! Ma è già ciò che faccio, e che tu fermi qui, nel nostro blog! Ed è questo che spesso mi permette di sconfiggere la Paura! E quel giorno di S.Barbara dai pompieri, è srtato uno dei più belli della mia vita!

Come al solito un piacere leggerti.. riesci a far vivere a chi legge le tue stesse emozioni..
Insisto nel dire che dovresti pubblicare un libro intitolato “ Momenti di vita vissuta “
Troppo brava

Grazie Anna! Sei sempre qui con me, con noi…e con tanta generosità! Sono contenta se nel leggere le mie “storielle” ti procuro una sia pur passeggera emozione! Quanto al poter pubblicare…purtroppo io so bene, per esperienza vissuta, che è un’avventura che solo pochi, si possono permettere! Sai, in un lontano passato, quando credevo ancora che “volere è potere” fosse vero…mi sono amaramente scontrata con una realtà meramente commerciale, che pochi conoscono! TRANSEAT…come diceva il mio babbo! Magari, chissà: in un’altra vita?

anche se conoscevo la storia, mi sono divertita molto a leggere il post: sai scrivere (e lo sai… ma fa sempre piacere sentirselo ripetere). La cosa più divertente è la mamma che torna bambina e chiede di accendere la sirena per divertimento, e la donna che lo chiede “pour épater les bourgeois”…

felice che ti sia piaciuto! Anche perchè tu sai bene, che la tua mamma, bambina nel senso comune della parola, non lo è forse stata mai! La guerra prima, e tutto ciò che ha comportato subito dopo, me l’hanno forse impedito.
L’ho già detto, da qualche parte anche qui, che di me, i “grandi” dicevano che ero una bambina…strana! Solo ogni tanto, la vita mi permetteva di ricordare chi ero, o almeno, chi dovevo essere. Ma in quel giorno, lo ammetto, bambina anche solo per pochi minuti…lo sono stata davvero!

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