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magia dei luogi ricordi preziosi

La Leggenda del Piratello

e i Cavalli Normanni

Stamani sono uscita così: senza una meta. Il sole già alto, l’aria frizzante e già profumata della campagna vicina, e la voglia di camminare, passo passo, senza aver fretta d’arrivare in alcun luogo: libera di non dover andare da nessuna parte!

Non mi rivolgo al centro di questa piccola comunità, che pur mi è cara, ma svolto per incamminarmi sotto il verde viale che da Imola raggiunge, ininterrotto, il santuario del “Piratello”. Non è devozione la mia, per la famosa Madonna, ma solo il desiderio di percorrere a piedi, adagio, lentamente. i tre chilometri che fiancheggiano la via Emilia che si snoda fra le due file di alberi secolari. Ad ogni tratto, una panchina di pietra, e la storica Via Emilia, che scorre fra i campi coltivati, punteggiati di casolari sempre contornati di modesti giardinetti: più che altro arbusti sempreverdi quasi inselvatichiti; oppure cespugli confusi fra loro di gelsomini selvatici e, spesso, di quei fiori azzurrini e profumatissimi che chiamano “Serenelle”: fioriscono tutta la stagione estiva, quei grappoli fitti fitti e serrati fra il fogliame, e non chiedono nulla: così come sono, spesso come a custodire la porta di casa!

E’ facile, nel mio passeggiare, ignorare la Statale via Emilia, che però oggi appare diversa: niente auto sfreccianti, come al solito, ma invece tante persone a piedi che provengono tutte proprio dal santuario! Volti rilassati e sorridenti, piccoli gruppi che procedono assieme, bimbi felici di non esser rimproverati nel loro ruzzare in mezzo ai “grandi”!

La mia passeggiata voleva essere di solitudine ma oggi anche sotto il viale alberato, tante persone che chiacchierano fra loro sorridenti, ed è evidente che tutte hanno la stessa meta e…si, una stessa aspettativa.

C’è qualcosa in questa tarda mattinata che mi sfugge, e ne sono un poco stordita! Che mai starà accadendo? Mi aspettavo un percorrere solitario o quasi, sotto gli antichi castagni ed invece! Una piccola folla sia qui sotto che sulla via asfaltata !

Una panchina mi attira, ma scorgo – seduta in pizzo in pizzo sulla pietra – una donna avanti con gli anni che però con un cenno mi invita a sedermi accanto a lei.

Capelli bianchi raccolti in una crocchia ordinatissima, gli abiti di foggia fuori moda ma lindi e quasi eleganti, e nel viso appassito il dardeggiare involontario degli occhi scuri, che paiono brillare nel pallore del volto.

Avrei preferito trovare una panchina tutta solo per me, ma oggi! Oggi sembra un giorno speciale e le persone, dal Piratello, arrivano in continuazione. Mi sorge la curiosità di voler proprio capire il motivo di tutta questa gente e tutti che si dirigono verso la cittadina. Ma ciò che più noto è l’aria di festa che anima questa che, ora mi è chiaro, non è una processione ma un andare gioioso, come il ritrovarsi fra amici.

” E’ qui anche lei per il centenario, signora?

” No! ossia!…No, ma…scusi sa, sono qui per caso!

” Oh! Capisco!Beh! è arrivata proprio nel giorno giusto per Imola! Oggi è festa grande per la nostra madonnina del Piratello: ci si arriva proprio percorrendo il viale, laggiù! Ma, scusi!( un attimo d’esitazione) non intendevo disturbarla.

” Ma no! m’interessa…!

” Allora, venga un poco più vicina a me: sa, gli anni!… Mi è sempre piaciuto raccontare, ma senza dover urlare! Sarà una storia lunghetta, sa? Ma, vuole ciò che si trova sui libri oppure quello che si narra, fra il popolo della tradizione?

La domanda è intrigante e m’incuriosisce ancora di più.

” La tradizione naturalmente Mi ha davvero incuriosita, sa? “L’avevo immaginato…! Non si diventa vecchi come me per niente! E forse tutti gli anni che sono stata maestra di scuola, mi hanno dato come…diciamo una seconda vista, nel giudicare a prima vista le persone. E lei, mia cara, è di quelle che amano le storie antiche. Mi sbaglio?

Non rispondo ma sorrido di questo rapido esame!

“Bene! Ora cerchi di non guardarsi d’attorno: chiuda la mente al presente, e mi ascolti…Ah! Mi perdoni: sono Anna, la maestra Anna!

“Ma certo!Mi scusi: io sono Alma Serena!

” Caspita! Che bel nome! E com’è importante!

Qualche attimo di silenzio, e dietro quello sguardo ancora vivissimo, come lo scorrere di un pensiero, mentre…ora sì, mi guarda davvero e sembra volermi scrutare l’anima!

“Bene Alma Serena, immaginiamoci una notte scura, profonda ma illuminata dai fulmini che si schiantano sulla terra portandosi appresso lo schiocco della folgore, e folate furiose di vento. La pioggia, che cade rumorosamente al suolo. Non un’anima viva d’attorno e la natura stessa pare acquattarsi cercando un riparo che non c’è. Lungo il cammino ormai fangoso un piccolo pellegrino avanza, quasi a tentoni, gli abiti ormai fradici… ed il freddo! Un freddo implacabile che glieli incolla addosso.

Un riparo!…Se solo potesse trovare un riparo! Ma la landa è desolata ed il buio impenetrabile se non nei brevi istanti della folgore che a ripetizione sembra voler squarciale il cielo.

Ma ecco che fra un dardeggiare e l’altro, al poverino è parso di vedere un piccolo, misero albero di pero che ad ogni ventata si piega: sembra schiantarsi al suolo, in balia di raffiche sempre più violente: eppure resiste e nel piegarsi ancora una volta verso terra, sfiora un pilastro di pietra già quasi annegato nel fango.

Il pellegrino s’avvicina e forse trova la forza proprio dal resistere di quel piccolo albero schiaffeggiato dalla tempesta, e vi si appoggia!

Finalmente il temporale caracolla nel cielo: s’allontana.

Un sospiro di sollievo del poverino, fradicio, infreddolito, i brividi che lo fanno tremare. Posa la mano sul ceppo che ha appena scorto accanto all’alberello e le dita incontrano sulla pietra qualcosa che sulle prime non capisce cosa possa essere. Alla luce di un ultimo bagliore che squarcia il cielo appena schiuso, intravvede una piccola immagine: il volto di una madonna e del suo bambino!

Il pover’uomo s’inginocchia ai piedi del pilastro, forse per assolvere alla devozione promessa in occasione del voto di raggiungere a piedi la madonna di Loreto e cioè, l’omaggio d’accendere una piccola candela davanti ad ogni effige santa che avesse incontrata sul suo cammino. Ma il vento spegne subito la fiammella finalmente accesa con tanta fatica, e la candelina cade nel fango, ma subito si rialza, senza che il poverello abbia fatto nulla, e si riaccende. E questo, per tre volte!

A questo punto il poverino si dispera: non potrà assolvere il suo voto quando, d’un tratto, sente cadere sopra il breve mantello fradicio, il peso ed il forte profumo che si sprigiona da cento e cento rose appena sbocciate, che in breve lo ricoprono, stordendolo, nel loro abbraccio odoroso..

Era il 27 marzo dell’inverno del 1483! Ancora scosso, il pellegrino, sbalordito, corre dal Vescovo a raccontare il fatto, con ancora quel mantello trapunto di rose appena fiorite, E si era in pieno inverno!

Da qui in avanti…la devozione corse immediatamente al racconto incredibile per ogni dove! Il resto della Storia, può trovarla ovunque!

Ecco il racconto! Le è piaciuto? Da quella notte terribile, poi tutto un susseguirsi di miracolose guarigioni da parte della Madonna detta “del pilastro” ma che per il volgo è sempre stata la Madonna del Piratello, in memoria del piccolo albero di pero che aveva attirato il pellegrino vicino al pilastro miracoloso e che nel dialetto locale suona come “el pradel” Il piccolo pero…appunto!

la Basilica della Madonna del Piratello
l’interno della basilica

“Ma è una storia magnifica! : mi è sembrato davvero di essere proprio anch’io sotto quel terribile temporale…!

“Oggi è l’anniversario solenne della prima volta che – siamo ormai nel 1845 – l’immagine viene portata solennemente e per otto giorni, nel duomo di San Cassiano, ad Imola. Vedrà!..vedrà!…Sarà preceduta dalla carrozza dono di Caterina Sforza nel 1617. Una meraviglia!… M ora vada! Vada! Non è cosa da perdersi!

Ora il sorriso è dolce ed aperto : poco fa mi ha detto di essere stata maestra e mi è facile immaginarmela in mezzo ai suoi bambini incantati mentre racconta!

Ma il momento è passato e fra noi, ora, ritorna la sensazione di essere – alla fine – solo due sconosciute, incontratesi per caso! Con poche parole di cortesia, le poso per qualche secondo la mano sulle sue, raccolte in grembo. Anche lei, la maestra, comprende. Un ultimo sorriso e mi riavvio: al Santuario …ci arriverò un altro giorno.

C’è qualcosa nell’aria che non comprendo, ma che pure avverto attorno a me: una specie di ansiosa attesa. La folla si è infittita ma sta facendo ala ad un magnifico tiro a quattro, che avanza solennemente. All’interno alcuni personaggi in abiti storici e parrucche bianche. Impettiti e sussiegosi e che sembrano non accorgersi della curiosità della quale sono fatti segno. Il legno scuro, lucido ed istoriato di fregi dorati, è trainato da una pariglia di quattro magnifici bianchi cavalli normanni che procedono solennemente al passo: le fiere teste incoronate di rose, le bianche criniere ondeggianti sul collo e le lunghe e folte code bianche che ondeggiano al loro andare.

Fatico un poco a credere ai miei occhi : tutte queste persone sicuramente la stanno seguendo ma ora l’assembramento si è diradato d’attorno, come per lasciare a tutti l’agio d’ammirare il magnifico cocchio mentre avanza, solenne verso la cittadina.

Poco più dietro, l’incedere – portato a braccia – del baldacchino infiorato che racchiude l’immagine sacra.

Due realtà così distanti fra loro: l’oggi ed il passato! Ma Il desiderio di sapere, la curiosità della cosa, mi spingono ad accompagnare il mio passo all’andare ordinato di quella che ora è proprio una vera processione: l’omaggio devoto del suo popolo alla “sua” Madonna e quel cocchio che la precede di poco: stupenda ed orgogliosa quadriga bianca che solennemente le apre il passo!

Ecco le prime case che sorgono ai lati della via Emilia e dai balconi spalancati, stendardi di ogni tipo, fluttuare di tovaglie candide e ricchissime di ricami preziosi: forse custodite in fondo ai bauli e tratti proprio solo per oggi; tappeti antichi ad ornare i poggioli gremiti di persone che lanciano mazzi di rose! E visi ridenti, e volti di bimbi sollevati in braccio perché anche loro vedano la berlina che avanza, maestosa, lenta e solenne con la dignità ricca e potente di un passato lontano ma sempre affascinante.

Quando…appena i pesanti zoccoli bianchi dei poderosi cavalli saggiano l’acciottolato antico della gloriosa arteria, con uno scatto orgoglioso nell’arcuarsi delle eleganti teste, scattano in un galoppo sfrenato!

Ed è un fuggi fuggi generale mentre la carrozza sbarella da una parte all’altra; il conduttore a cassetta che non riesce e frenare quella corsa caracollante sul tracciato millenario!

Il galoppo all’unisono che non rallenta affatto e le grida del conducente – la lunga frusta in mano – mentre un’esplodere di parole incomprensibili inframmezzate forse d’imprecazioni che sono solo di spavento.

Dalle finestre adornate grida d’incitamento e di timore, mentre i bimbi affacciatisi poc’anzi, vengono ritirati: il volto spaventato dei “grandi” che – impotenti – non sanno e non possono nulla.

Sgomento! Una simile cosa non s’era mai sentita a memoria d’uomo. Ed il fragore del trotto che procede, rimbombando ritmico ed acuto lungo la stretta via – mentre le persone cercano rifugio all’interno di portoni e cancelli spalancati , al passaggio nella corsa dei cavalli bianchi- criniera e code al vento.-mentre si trainano dietro la pericolante, preziosa carrozza.

E continua la corsa folle della quadriga ormai fuori controllo,

mentre gli stalloni volano rumoreggiando nel loro galoppo.

Ad una svolta, solo la presenza di spirito di un gruppo di persone che li intercetta con grandi gesti e grida, costringendo il cocchio a voltare a destra, verso la grande piazza del duomo, impedisce che la pariglia continui nella sua corsa a percorrere la via Emilia attraverso la città !

Mio malgrado mi trovo pressata, involontariamente obbligata a seguire il popolo incredulo anche più di me ed è così, quasi correndo, che si vede la carrozza svoltare l’angolo della strada che porta al duomo. Ormai udiamo solo il suono degli zoccoli che martellano le pietre: poi finalmente il galoppo si spegne

e la pariglia si ferma proprio davanti al grande portale della chiesa!

I cavalli ancora frementi, scrollano le nobili teste scuotendo la criniera scompigliata dalla corsa.

Il silenzio ora, nella vasta piazza acciottolata è così grande…improvviso e quasi innaturale dopo la rumorosa cavalcata: ed il lussuoso cocchio, ora fermo e di nuovo calmi e solenni i magnifici cavalli bianchi! Nella loro nuova immobilità improvvisa sembrano aumentare lo sgomento che è seguito la alla folle corsa.

Un battere di mani, gridi di “urrà” e risa, mentre il povero cocchiere a cassetta, si guarda d’attorno: attonito, incredulo, mentre vorrebbe forse chiedere perdono, per non aver saputo trattenere quei diavoli imbizzarriti! Eppure lo aiutano, ancora traballante sulle gambe, a scendere da cassetta. Poi, uno dopo l’altro, i quattro personaggi – le parrucche un po’ scomposte – scendono, cercando di ritrovare un poco di quella loro dignità…offesa!

Ed ecco il baldacchino infiorato che svolta nella piazza con l’immagine sacra! Il piccolo esercito di prelati: le cotte bianche e ricamate, i bimbi accanto che reggono lampade accese e l’immagine avanza finalmente, fra la sua gente che ora, in silenzio, l’accompagna a raggiungere il grande portale spalancato del duomo. E man mano che i portatori s’avvicinano a salire la scalinata, dall’interno s’odono i profondi suoni un po’ melanconici ma solenni dell’organo che sta intonando il Te Deum.

Me l’aveva pur detto, la Maestra, che proprio oggi si celebra il centenario del giorno nel quale la Madonna del Piratello, nell’anno del signore 30 aprile del 1617, veniva portata per la prima volta nel duomo di Imola! Ma circa la famosa carrozza,

non poteva certo sapere ciò che sarebbe accaduto oggi!

E proprio oggi…io sono capitata qui, ed accolgo quest’episodio curioso ed inaspettato come un segno di buon augurio!

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21 risposte su “La Leggenda del Piratello”

Grazie! Ma devo riconoscere a te, Barbara mia, detta la “trovarobe del Web”, il merito di aver saputo trovarvi queste immagini che fino a ieri pensavo essere solo nel mio ricordo di ciò che mi rimaneva di un tal giorno speciale…In quei tempi lontani, sia l’uso che sopratutto il possesso della macchina fografica era di pochi e per pochi! Grazie ancora perchè poco fa, rileggendo le mie stesse parole, hai fatto rivivedre in me sensazioni delle quali i ricordi si erano in parte spogliete. Si, quello fu un giorno speciale per me, ed uno di quelle momorie che tenacemente ho impedito al trascorrere del tempo di cancellare.

che bello…caro Bou! ritrovarti qui, mi fa sempre tanto piacere! Sono felice che la mia storia ti sia piaciuta…e forse anche un poco divertito? Comunque…mai tanto quanto ha divertita me, in quel dato giorno, tanto che scrivendone ancora mi par di udire il galoppo sonoro ed in qualche modo, almeno per me, festoso, di quei magnifici cavalloni bianchi che – finalmente stufi di fare le “belle statuine” prendevano il galoppo! Te l’assicuro…fu esilarante! sopratutto – devo ammetterlo anche se maliziosamente – per lo sgomento dei personaggi storici assisi all’interno del magnifico cocchio!

Grazie anche se mi ripeto! Ma è una gioia per me, poter condividere – ad esempio- un’avventura accadutami tanti anni fa, e mai dimenticata! Non accade ogni giorno, a noi poveri “cittadini” di assistera alla corsa sfrenata attraverso un centro abitato, di una quadriga antica trainata da neravigliosi cavalli bianchi! Quasi una favola!

Amico! rieccoti fra noi! quanto a questa storiella ( perchè di questo si tratta) non potevi conoscerla…anche perchè all’epoca…il gionale .locale non ne fece cenno: la Confraternita incaricata alla gestione e manutenzione della carrozza storoica…non ci faceva una bella figura! Ma io invece…mi ci divertii parecchio!
Grazie del complimento comunque!
bacioni!

grazie anche a te, cara Luisa! sono contenta che ti sia piaciuto. Strano però – mi sono sempre detta – che una cosa così…strana, sia accaduta proprio quel giorno…ed io ero lì, appena arrivata ad Imola! Del resto, quante e tante le cose belle avvenute li! Ma prima di tutto per me, è stato il trovare voi, che mi avete “raccolta”….! Un abbraccio grande grande a tutti!

Leggo e mi sembra di essere accanto a te, di vedere il cocchio con i cavalli bianchi correre tra le stradine e il cocchiere che cerca di calmarlo.
Scrivi meravigliosamente bene. Non conoscevo questa storia e mi é piaciuta molto.
Leggerti é sempre coinvolgente

ciao cara! Grazie per essere qui con noi…in questo terribile momento di vita! Grazie per il tuo apprezzamento ma sopratutto, ti ringrazio perchè sono riuscita nel mio intentgo, che è proprio quello di coinvolgere chi mi legge.
Ma questa p solo una “storiella” cittadina! All’epoca, nemmeno il giornale locale ne fece cenno: fra l’altro…sarebbe stato ancor più di grande imbarazzo per la Confraternita costituita nel…non ricordo più l’anno, e che aveva la responsabilità appunto della storica carrozza. Ma alla fine…ora per fortuna qualcuno lha conosciuta, questa storiella che almeno per me, fu moooolto più divertente che per i personaggi che ci stavano dentro….!

Serena che dire.. forse sarò ripetitiva purché sto diventando vecchia.. ma leggerti è un piacere immenso..
Vivere emozioni attraverso i tuoi racconti è bellissimo e visitare luoghi mai visti attraverso i tuoi occhi anche..
Bellissimo racconto e pazzesca la folle corsa della quadriga… chissà perché
Sempre grazie per tutto quello che scrivi e per renderci partecipi ..

ahahahah! come ho detto nel risspondere a qualcuno ho ipotizzato che ad un certo punto…quei superbi e potenti cavalli Normanni ( pare dalle mie ricerche che siano da sempre stati considerati particolarmente forti e resistenti ) dicevo, secondo me, che ad un certo punto si siano stancati di fare…le belle statuine! Mah! sia come sia…forse avevano solo voglia di…correre? Grazie cara amica…sia delle tue parole che di essere qui con noi…in questo periodo che per noi due è anche peggiore di tanti!
alla prossima: stò preparando…ma sarà una sorpresa!

RISPOSTA 2…
mi sono resa conto solo stamani che….furono proprio due cavalloni…NORMANNI ma di colore ambrato, che con una spallata riportarono dal greto del fiume PO il nostro carro….dopo la traversata del fiume nel quale la nostra cavallina, la Nina, stava per affogare dopo essere caduta in acqua. Mi pare di averlo raccontato ne “IL BARONE ROSSO”, quell’aereo che ogni giorno arrivava come dal nulla sul PO, e mitragliava tutto ciò che vedeva! Solo guardando la foto del cavallo bianco che Barbara ha trovato per me, ho rammentato che io, con quei cavalloni enormi e mansueti….ci avevo già avuto a che fare! ah! Le coincidenze della vita!

Alma Serena!! Ma è un racconto bellissimo, si è trovata nel posto giusto al momento giusto, come fosse un miracolo, quel racconto, quei cavalli e quel miracolo per essersi fermato proprio davanti al Duomo. Tutto questo non è un caso ma un vero miracolo, così com’è il miracolo delle sue dita mentre scrivono le sue memorie così eccezionali, che incantano e trasportano chi legge sia all’epoca che allo scenario dove lei si trovava, ma la cosa più bella è il racconto nel racconto: l’anziana maestra Anna, semplicemente fantastico. La mia stima nei suoi confronti è sempre ad altissimi livelli.

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