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dietro il sipario il bel tenore il magazzino dei ricordi Racconti

PRIMA DELLA PRIMA

dietro le quinte del debutto del “bel tenore” (dai ricordi di Alma Serena, autrice del post)

L’arrivo all’albergo, nella minuscola cittadina di Busseto, avviene in una grande confusione: valige straripanti, sacchetti dai quali fuoriescono costumi di scena, scatole di varia grandezza, imbrattate da evidenti segni di ombretti, rossetti e chissà che altro.

L’albergo ormai noto e meta obbligata di tutti coloro che hanno a che fare con il teatro Verdi, ripropone ambienti da palcoscenico: tendaggi pesanti di velluto, arredi d’altri tempi, piante in vaso che pendono da ogni dove, lampadari grandiosi ma dalle luci discrete (ci si aspetta di vedere le candele al posto delle lampadine), colonne di legno istoriate….e via così…verso lo scalone di legno con la passatoia rossa. Al piano nobile, le camere con lo stesso effetto teatral-fantastico-scenico. Insomma: ci sentiamo già in atmosfera.

PRIMA DELLA PRIMA

Fra 3 giorni qui, in questo piccolo storico teatro – culla e ricordo del Peppino nazionale – si terrà la prima rappresentazione del “Testaccio” opera prima. Edgardo si avvia verso il piccolo teatro per “vedere” il palcoscenico…per “scoprirne” l’acustica migliore. Eccolo là, già sul palco.
Lo sguardo cupo, dritto nelle spalle (gliel’hanno tanto raccomandato: tieni alta la testa, sembrerai più alto), lo misura a grandi passi sonori: la sala vuota, i velluti cha appaiono un po’ stinti, melanconici e polverosi nella luce ruvida di un solo faro. A destra….un passo avanti…un accenno d’acuto! No…non e’ questo il “punto”. Poi attraversa la scena per riprovare dall’angolo opposto! La voce…quella voce magica che s’allarga nella sala vuota. Eccolo…il “punto” dove -come avviene in ogni teatro- la sonorita’ si dipana verso le ultime file di poltrone, proprio come i cerchi nell’acqua provocati da un sasso gettato dalla mano di un bambino. Finalmente sorride, soddisfatto! L’ha individuato, il famoso angolo favorevole e se ne rammenterà al momento giusto. Naturalmente….mi fa’ cenno…zitti! Nessuno deve indovinare! Sorrido, a questa ingenuità così scoperta! Fra poco anche tutti gli altri verranno qui a recitare questa stessa pantomima. Tutti uguali, questi cantanti…anche lui…come gli altri. Ma poi, perché non dovrebbe assomigliare alle centinaia di tenori debuttanti o meno, che hanno già calcato queste scene storiche e gravide di tradizione? Solo per questo, mettono paura quelle assi risonanti e polverose! Qui il grande Giuseppe Verdi diede molte delle sue prime opere ed è giusto che faccia tremare i polsi, a questi giovani pieni di speranze. Infatti il “cast” è composto quasi tutto da debuttanti.
Insomma, domani ci saranno le prove: tre giorni intensi, pieni d’incognite d’ogni tipo.


Infatti, i tre giorni con il direttore d’orchestra (manco a dirlo, debuttante anche lui) passano in un susseguirsi di spasimi e tormenti! Alla fine, non si fa’ a tempo a provare con Edgardo: e’ l’unico che conosce la sua parte alla perfezione (sfido…l’ho preparato io…). Il direttore si scusa, chiede comprensione. Gli altri…sono tutti un disastro! Una vera confusione: qui…tutti pazzi! Musi lunghi, accenni di gorgheggi, gente che corre da un capo all’altro, dietro, nei camerini angusti . Eppure, nonostante le ansie e le paure, sui visi quell’aspettativa magica…palpabile, nonostante tutto. Domani…domani finalmente sapranno di che pasta sono fatti.


Finalmente ci siamo: questa sera ci sarà lo spettacolo, ci siamo arrivati!
Sul piccolo palcoscenico solo alcuni operai che inchiodano qualcosa dietro le quinte: la scena d’apertura è pronta. Non resta che far trascorrere in qualche modo il pomeriggio. Vado in cerca di Edgardo e mi dirigo ai camerini : eccolo infatti. I lineamenti tirati…ma gli occhi azzurrissimi ed immensi sono ancora più brillanti del sacro fuoco che conosco bene! E’ bello! Accipicchia! Come farò a renderlo brutto? Il suo personaggio è un essere difforme, sconcio, malvagio, come dicono le parole del dramma!
Ho già disposto sul piano davanti allo specchio fumoso ed un po’ scrostato, tutto il necessario: ombretti, pan-cake, matite, pennelli, spugnette….Davanti allo specchio illuminato Edgardo resiste pochi minuti alla volta ed ho faticato a convincerlo a non indossare per ora l’abito di scena! Fosse per lui ora sarebbe là, misurando a grandi passi il palcoscenico, e ripassando la parte nei punti più difficoltosi, stancandosi la gola e la voce! Questi tenori…tutti teste matte, tutti brucianti di questo sacro fuoco. Gli scurisco il viso, abbondo nelle ombre, faccio uscire la mascella…ma…e’ sempre più bello! Quegli occhi, , splendono ancora meglio! “Un occhio…lasciami fare un occhio”… sgrido! Macchè….s’è già alzato, e tappandosi una narice. emette mugolìi …equini! “Mi..mi….da..da….!….mimi…mimi…aaaaaa…!”
Gli corro dietro raccattando la salvietta che aveva attorno al collo…l’ha scagliata lontano mentre emetteva un accenno d’acuto, tutto compreso nella parte del “cattivo”! Ma…con quella faccia, con quegli occhi…come farà a farsi credere malvagio, dalla bella regina che sta per avvelenare a causa del suo rifiuto? Mah! Di nuovo seduto allo specchio, velocemente, traccio sull’altro occhio righe, ombretto…palpebre scurite e profonde occhiaie…macché…e’ sempre maledettamente troppo attraente.


Manca ancora un’ora all’aprirsi del sipario ed io sono tutta un sudore! Il regista s’è affacciato un attimo al camerino, “Certo…Edgardo, sei troppo bello…ma non si può imbruttirti di più?” Come se non bastasse questo rimprovero, per nulla velato, entra la moglie dell’altro tenore (dovrebbe essere lui, il bello…altrimenti non si capisce perchè quella stupidella della sua regina, lo preferisca – Mah! forse perché è il Principe?)
“Alma…mi puoi aiutare? Non riesco a truccare mio marito! Dai vieni, vedi se ci riesci tu, di me, non si fida!” Per fortuna il “mio” tenore non sente! Sai che scenata! Il suo antagonista, e non solo sulla scena, ma anche nella carriera, che si lascia truccare da me! Insomma,vado nel camerino, sgusciandovi dentro come una ladra, che “lui” non veda!


Ecco il “chi è di scena” che per qualche secondo pare bloccare l’ultima frenesia dietro il sipario chiuso. C’è chi sta sbirciando in sala….chi tenta d’aggiustarsi il costume troppo grande per lui…chi emette l’ultimo “scatarramento” dalla gola che gli sembra asciutta come la sabbia del Sahara! Ma il peggio sta per piombarci addosso mentre guardo Edgardo, smarrito, che si avvicina ad un trova-robe, ed al suo far segno di no con la testa, guardarmi con quegli assurdi occhi luminosi come lampadine. “Le violette! Dove sono le violette!” Quel mazzolino di violette che dovrà porgere alla bella regina – entro il quale si celerà l’aspide (…che fantasia, però!…) – che la punirà di aver negato la sua bellezza al malvagio Testaccio…non c’è! Il mazzolino non c’è da nessuna parte! Se non si trova…. Non e’ possibile farne a meno o sostituirlo: le parole della romanza dicono proprio “prendi queste violette…..”! Affannosamente lo cerco ovunque e finalmente lo trovo, mentre già l’orchestra attacca l’entrata: nascosto dietro uno dei tanti bauli accatastati dietro le quinte. Faccio appena in tempo a ficcarglielo nella mano gelata di sudore e tesa verso di me, che quasi inciampo nella fretta….Ufff! L’abbiamo scampata bella! Mi massaggio un poco la caviglia che mi sono storta, e poi decido di andare in sala, tanto ho già capito che il mio protetto è in gran forma: la voce e’ splendida, come nei migliori momenti e volteggia con il suo mantello attraverso il palco, sfruttando gli anni di danza classica che ha alle spalle! Nessuno direbbe che si tratta di un debuttante!


Il primo atto è terminato bene. In camerino, una ripassatina al trucco, su quella bella faccia, ora non più tirata, ma sprizzante di una soddisfazione quasi beata! Non protesta più, mentre gli ronzo intorno. Il fascino, la malìa, la liberazione nel canto, l’ha trasformato. In questo momento si sente in paradiso. Ed ama tutti! Compreso…il suo antagonista, che invero, è passato in seconda linea, forse solo per simpatia del pubblico che si è appassionato a quella favola messa in scena, e che ora vuol vederne la fine.
Ma il secondo atto sarà il più impegnativo. Infatti Edgardo dovrà “ morire” in scena – cosa sempre assai difficile – per mano della sua stessa bella che – ricusando le famose violette – gliele rigetta addosso…e la serpe a lei destinata scatterà su di lui!


Tutto bene, fino al momento culminante quando, Testaccio già scenicamente morto, giace disteso per terra mentre compaiono alcuni frati incappucciati, che dopo averlo deposto su di una barella, e salmodiando devotamente lo trasportano salendo sopra un “praticabile” che simula un ponte…La scena e’ quasi buia…le luci abbassate…la musica e’ solo un sottofondo a scandire le voci degli oranti mentre recitano le litanie dei morti.
Li ho visti prima, quei frati, sono coristi venuti da Parma. Li ho scorti, nel sottopalco (attrezzato come spogliatoio), mentre ridendo e scherzando, innaffiavano generosamente l’ugola bevendo da grossi fiaschi contrabbandati di nascosto! Per loro, questa serata non è nemmeno un lavoro.
Sono un’istituzione, e nessuno s’azzarderebbe a fare commenti di alcun genere! Speriamo bene! Ripeto fra me, mentre li vedo sollevare la portantina dove il mio tenore fa…il morto…e per un attimo lunghissimo ed angosciante, vedo che in un eccesso di verismo scenico, arrovescia gli occhi…mostrando il bianco della cornea! Fantastico! Se non fosse che in quel modo, non può accorgersi che la barella s’inclina troppo, mentre salgono sul praticabile. Se non s’aggrappa alle stanghe…scivola giu’…e sai che botta! Sarebbe un disastro! Ma lui continua a “fare il morto”con gli occhi arrovesciati! E non poter far nulla! Già m’aspetto il peggio, quando sento il “basso” (e’ alto almeno un metro e novanta) che chiude la processione salmodiando con lo stesso tono delle litanie biascicare le parole che salvano la situazione: “ave Maria…ora pro nobiiiiiiis….se lo fate cadere…vi spacco la facciaaaaaaaaaaa! …..Amen!…..Ave Maria attenti che vi cadeeee….figli di cani….tenetelo altoooo…..! ameeen!….”
Salvo! Prontamente, anche se barcollando visibilmente, i coristi capiscono e correggono l’assetto.
Il resto…è storia!
Il mattino dopo, sul giornale di Parma primeggiava un titolo”Abbiamo trovato la “Callas” dei tenori.

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5 risposte su “PRIMA DELLA PRIMA”

Bellissimo racconto che traspare tutto l’amore e l’emozione di una giovane coppia che inizia il suo percorso di vita … con gioie e dolori ❤️❤️❤️❤️ ma insieme e questo è molto bello

Come sempre uno splendido scritto. Ho vissuto il tutto come se fossi stata li con loro. Indelebile nel mio cuore il ricordo dei pomeriggi passati con Edgardo e Serena. Sono stata fortunata a poterlo sentire cantare.

GRAZIA CARA! Anche che l’ho scritta io, quella storia, poco fa mi è parsa come nuova! Dopo tanti anni (….troppi…) me ne rammento ogni riga, ogni passaggio, ogni scena. Il MIO Edgardo è mancato da tanti anni ma…per me è come se fosse sempre con me, e l’amore che mi ha legata a lui per tanti anni, è ancora vivo, smagliante e colmo di melanconia. Melanconia di non poter più godere nell’ascoltare quella sua magnifica voce, che mi ha incantata un giorno – non era ancora mai accaduto che cantasse – per non lasciarmi poi mai più. Eppure…eppure…il dolore di questa mancanza è ancora tale che non sono più riuscita a mettere ne’ un disco, ne’ una registrazione: sento che non reggerei.
Grazie mia cara…delle tue belle parole.
” la mamma di Barbara”.

Siete delle splendide persone, godete della mia massima ammirazione. Siete delle vere artiste e leggo ogni cosa con grande piacere.

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