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LA SPANNOCCHIATURA

Notte d’agosto…

Per tutto il giorno, da stamattina all’alba, gli uomini e le donne
hanno raccolto le pannocchie infiocchettate di biondo…di bruno…
di un bel colore ramato!
Passando nel folto della piccola foresta di fusti dorati e scoppiettanti sotto i piedi, si sentono cantare….melodie che vengono da lontani passati, ma sempre uguali! Parole semplici, note ripetute, schiettezza di voci naturali dispiegate dalle labbra ormai secche e screpolate dal calore cocente del sole a picco, dalla sete nelle bocche riarse.

Bevono, i mietitori, avidamente, dal fiasco che passa di mano in mano, da uomo a donna…a caso…e spesso le labbra si studiano di appoggiarsi al collo di vetro dove poco prima,un’altra bocca s’è abbeverata; a quel gesto furtivo, silenzioso, quasi rubato, s’accompagna il lampo di uno sguardo, subito nascosto dal frusto cappello di paglia: ma è stato capito e lo si vede, dall’abbassarsi degli occhi della donna che, con un gesto, sembra volersi accomodare il fazzoletto attorno al capo, per nascondere il rossore che le avvampa il viso…e più giù, fino allo scollo dell’abito sbiadito, dove il seno prosperoso s’affaccia, ansante!

Le ore trascorrono nella fatica e c’è una certa lentezza dei gesti,
mentre i cassoni in attesa, in fondo alla carreggiata, vanno colmandosi.
I canti si sono fatti più lenti, dolci, le voci ormai roche; qua e là scoppiettano lazzi ingenui eppure mordaci, a cui seguono timide e rattenute risa di donne.
Il sole è basso oltre le vigne ed una nebbiolina vela in lontananza
le colline. La luce è rosata, colorata di sera….quasi immalinconita. I campi di granoturco sono spogli e mostrano solo ancora pochi fusti abbassati verso terra: assomigliano a cimiteri dimenticati!

Lentamente, ora i lavoratori s’avviano dietro il carro trainato dei buoi sonnolenti e ci s’accorge della fatica e si cammina adagio, verso la casa colonica.
I cassoni vengono ad uno ad uno rovesciati , riversando la messe dorata in un gran mucchio al centro dell’aia.
Dentro la casa è tutto un affaccendarsi delle donne mentre gli
spannocchiatori calmano i morsi della fame e della sete attorno alla rustica tavola imbandita. Dalle finestre arriva un chiocciar di galline: radunano i pulcinotti che salgono a balzelloni ed un poco buffi la scaletta che porta al pollaio, nell’imminenza della notte..
Un bellissimo gallo cammina tutto impettito: l’occhio fiero e crudele a sorvegliare, l’orgogliosa cresta ondeggiante!…

I famigli escono alla spicciolata dal casolare dove hanno terminato di cenare. L’azdora sorridente finalmente si prende una pausa
accanto all’ebi, la vasca dove le vacche sorbiscono rumorosamente l’acqua al fischio sottile del vaccaro appoggiato mollemente ad una colonna, il cappello sugli occhi, mentre le sorveglia…quasi affettuoso!
Dai campi suda già una nebbiolina tiepida…e l’aria profuma di mille
sentori campestri che si mescolano a quelli caserecci che escono dal forno dietro l’orto, dove già si cuociono le piadine: più tardi, lavorando e cantando ancora, gli spannocchiatori le divoreranno, lasciando il lavoro per poco, assieme alle fette di salame casereccio, di prosciutto nostrano e di squacquerone, quel formaggio cremoso che l’azdora ha preparato la mattina, con il latte appena munto ed ancora tiepido, che arrivava dalla stalla dentro il grande secchio di ghisa.
Poi, di nuovo, le ragazze passeranno con le bottiglie polverose fresche di cantina ed il vino biondo spumerà nei grandi bicchieri di vetro spesso.

Nel mezzo dell’aia troneggia il gran mucchio di frumento ed attorno – seduti su bassi sgabelli – i contadini stanno già lavorando: prendono la pannocchia, con gesti rapidi la sbucciano , posano ai piedi il frutto dai chicchi dorati, e con un gesto gettano dietro le spalle l’involucro vuoto.
Le foglie, cadendo, crocchiano quasi parlassero fra loro.
Ora anche l’azdora porta la sua seggetta vicino a due giovani che
non fanno caso a lei: anche nel buio- rischiarato appena da una
lampada che pende da un palo piantato laggiù- si vede che hanno
occhi solo l’uno per l’altra!
S’intrecciano balenare di sguardi subito abbassati da sotto le ciglia scure delle ragazze! Gli uomini invece le fissano, resi più arditi da questa specie di anonimato notturno, dal vino generosamente offerto, dall’atmosfera libera e compagnona.

Qualcuno intona una canzone popolare: è una voce chiara, sonora e
baritonale….vi si sente un tremar di passione, pur nell’ingenuità delle parole. Un’altra voce le fa eco: è una voce di donna, impudente come se cantasse per sé sola, quasi un invito nel ritornello d’amore: un richiamo atavico e sensuale!
Il duetto fra i due cantori sembra così un discorrere solo fra loro, ed un brivido involontario fa accapponare la pelle ai giovani, mentre anche agli anziani sembrano ricordare notti simili a questa…profumate dell’acre polvere che si leva dal fogliame mentre s’ammucchia alle spalle dei lavoratori.

I bambini ruzzano fra le foglie crocchianti e ridono e saltano…come ebbri di quell’inusitato divertimento e nessuno fa caso a loro. Il vino scende spumeggiando nei bicchieri….s’intrecciano battute scherzose, da una parte all’altra del cerchio. Il muro del fogliame scartato ormai s’è alzato e pare una muraglia che costringe uomini e donne a stringersi un poco più d’appresso: i corpi emanano un calore….un profumo di terra,
di grano giallo….di uomini e donne in sudore!
E’ un richiamo al quale non si può sfuggire….ed è lo stesso che
serpeggia ormai in tutti coloro che lavorano in fretta…ma solo le mani sanno ciò che devono fare! Le ragazze si sono liberate dei fazzoletti che portavano sui capelli ed ora li lasciano cadere liberi, sulle spalle, con un’insolita mollezza. Qualcuno grida di spegnere quella lampada laggiù. Infatti è sorta la luna: una luna grandissima! Il suo lucere imbianca i visi di un pallore innaturale eppure fascinoso, dove solo gli occhi sembrano braci ardenti.
Il richiamo appassionato di questo stare così vicini, così nascosti entro il cerchio magico delle foglie fruscianti ha ormai preso possesso di questo momento magico ed irreale.
E sono sguardi di sottecchi presto distolti: forse per paura di dichiarare la stessa follia che snatura i volti?

Ormai i messaggi sussurrati a fior di labbra sono più chiari ed arditi.
Ormai nulla potrebbe frenare l’irrompere delle passioni a lungo trattenute…forse da mesi, in attesa di questa notte in cui lasciarli abbruciare come un falò magico.
Questa notte bianca di una luna complice e seduttrice è un appuntamento da troppo atteso e sognato. Ora solo i vecchi, con i loro gesti studiati e precisi, fingono di non vedere, di non sentire, mentre sorridono fra sé….ricordando, in una notte come questa, sotto il corpo l’odore del fieno appena tagliato dove dolcemente si coglie la resa.
Ancora una voce…un canto….una melodia appassionata d’amante ebbro della conquista appena goduta!

La luna illumina benevola questa notte campestre, uguale a tante e tante altre….simili eppure sempre nuove, come il furore che poc’anzi ha invaso l’aia ormai deserta dove pochi anziani parlottano fra loro…anch’essi un poco inebriati…smemorati della loro vecchiezza e come rinvigoriti dai palpiti che poco fa scuotevano le folte capigliature ondeggianti sulle spalle delle donne, mentre l’innamorato, furtivamente, vi posava un bacio!
Mentre i giovani imparano l’amore….i vecchi lo rammentano……e la Madre Terra sorride ancora una volta e accoglie…..e vivifica….e nutre…..e dona il suo calore .

Lontano, forse il rombo della guerra, la luce dei bengala che segnalano là, dove la morte dal cielo deve mietere la sua messe ma qui, non questa notte: potrebbe essere l’ultima

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4 risposte su “LA SPANNOCCHIATURA”

a te, Vittoria dal bellissimo e trionfante nome… il mio GRAZIE si cuore per avermi letta e compresa proprio come io stessa ho vissuto e poi descritta quella notte di luna piena e che fa parte di un ricordo bellissimo e – almeno per me- fresco e vivo come 80 anni fa!

che bello Luca! pure io mi sono…emozionata rileggendomi! del resto non sono la tua nonna e non sono nonna di nessuno ma…ho tutti i requisiti per esserlo! Magari….facciamo finta per un po’ che davvero sia la tua nonna? In ogni caso “questa vita” che stiamo attraversando…a che serve se non a vivere e rivivere i pochi ricordi di u7n momento-sia pur breve- di felicità!
buona vita a te!

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