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LA NINA

…come i pionieri, ma non è il west…

Ricordi di guerra. Dedicato a chi dice che questa pandemia è come la guerra…non è proprio così, la guerra vera è peggio.

La giornata è radiosa: il calore del sole, pur cocente,è alleggerito da sospiri di vento. Il lento incedere del grande carro sul quale la mamma ed io stiamo sedute a cassetta mi permette di godere di ampi orizzonti, dove campi appena arati, o rigogliosi ancora di messi, scorrono a fianco della strada piena di affossamenti e buche: le orme dei carri armati.
Dietro di noi e davanti a noi: la guerra.

Mi rivedo, come in uno scorrere di pellicola un po’ ingiallita, assieme alla mia giovane e bella mamma, a cantare tutto il giorno – forse per dimenticare la paura – con l’aiuto del Canzoniere, il giornalino delle canzoni, come c’era allora; sedute comodamente in uno spazio che mio padre aveva ricavato sul davanti di quel carro contenente tutte le nostre povere cose. Qualche abito, alcune coperte, pochi ricordi riuniti in fretta e le provviste che i nostri amici contadini ci avevano regalato per il lungo viaggio che ci attendeva.

La calura del mezzodì rende lucido l’asfalto che si perde, in lontananza, chissà dove. I casolari che s’affacciano sulla via Emilia sembrano deserti e solo a tratti, una voce, o l’abbaiare d’un cane semi assopito accanto alla soglia di casa. Ho sonno, in parte a causa del caldo ed in parte per il dondolio senza cambiamenti di quella che ormai considero la nostra casetta. Alle nostre spalle, una credenza scrostata e di un assurdo color arancione con gli stipiti dipinti di giallo. Dentro, il cibo, qualche oggetto di vasellame, l’acqua.

Ma forse la sonnolenza che mi fa pesare le palpebre è dovuta anche alla ormai consueta visione del posteriore della Nina, la cavalla che ci trasporta – e che cammina adagio – anch’essa sonnolenta, ed al fianco, la mano sul collo dell’animale, il mio babbo. Quella visione in seguito, mi tormenterà per parecchi mesi: chiudendo gli occhi, rivedevo l’ampio posteriore della Nina: la nostra cavalla fedele che ci fu preziosa compagna per più di quaranta giorni di quel viaggio disperato ed avventuroso.

La Nina! Era una bella cavalla da maneggio, trovataci da chissà chi e chissà dove. Aveva sempre conosciuto solo la sella da cavaliere, eppure si adattò con facilità alle spranghe da tiro, che il babbo fasciava con le pelli di coniglio che acquistava da qualche contadino, perché non si piagasse.
Mio padre non salì mai con noi sul carro: sempre a piedi, con i calzoncini troppo larghi per le sue gambe ossute, la mano destra sul collo della Nina, come a darle coraggio, dividendo con lei la strada e la fatica, macinando chilometri…

Ci fermiamo in uno spiazzo ed i contadini acconsentono a far bere la cavalla, mentre caricano dietro un sacco di juta pieno di fieno. Ci guardano con negli occhi una pena, che nasce e muore solo negli occhi. Stasera, quando ci fermeremo da qualche parte, ospiti di altri contadini che ci permetteranno forse di dormire sulla paglia del fienile, il babbo riempirà un secchio d’acqua nella quale mescolerà parecchia farina bianca. Un altro regalo degli amici che abbiamo lasciato. Ci hanno detto che sarà di aiuto alla cavallina, non avvezza. a quella fatica.

Si riprende il cammino sempre eguale, mentre nella campagna tutto si è azzittito, financo lo stridere delle cicale, ebbre di sole. Sento chiudersi gli occhi, accucciata in grembo alla mamma, che mi ripara il viso con uno dei suoi fazzolettini profumati: leggeri come ali di farfalla, ricamati finemente dalla zia Irma. Ascolto appena, già sulle soglie del sonno, il cloppete-cloppete cadenzato degli zoccoli della Nina sul selciato tremolante di calore, come un miraggio.

Cloppete-cloppete, ed il lontano latrare di un cane: forse sta sognando, come a volte sognano gli animali. Per fortuna, i miei verdissimi anni infantili m’impediscono ogni timore dell’incerto futuro che stiamo affrontando.
Cloppete-cloppete…. all’improvviso, lo scoppio di voci arroganti! Parole incomprensibili ed a noi estranee, ma cariche comunque di un senso d’urgenza immediatamente localizzato dal babbo, che già sta facendo fermare la cavalla. Il povero animale pare avere compreso qualcosa del tono di quelle voci, forse più spaventate che veramente pericolose e rotea i grandi occhi spalancati e già bianchi di paura. Il braccio sicuro del babbo però la riporta alla calma, mentre le mani stringono con fermezza il morso, impedendole di scuotere la criniera, il dorso stillante di un sudore che non è più quello della fatica, ma del terrore. Povera cavallina fedele!

Non sono del tutto sveglia, fra le braccia della mamma che subito mi hanno circondata, coprendomi gli occhi contro il suo petto. Ora la paura ha preso anche me: non posso più non capire che qui siamo in pericolo. Un pericolo che non posso riconoscere, ma solo annusare, mentre l’odore acre di quel sudore animale mi arriva alle nari, emanante dalla groppa fumante di schiuma della Nina.
Le voci dei soldati tedeschi scoppiano nel meriggio opprimente , poco fa così silenzioso. Afferro solo l’urgenza nelle parole incomprensibili, mentre il babbo, quasi appeso alla cavezza della Nina, la forza pericolosamente – le froge infiammate e dilatate – verso una macchia d’alberi alla quale, a gesti accompagnati da parole gutturali, ci spingono ad inoltrarci.
Sento contro il viso il battere impazzito del cuore della mamma che mi stringe al petto.

Finalmente il carro è penetrato nella boscaglia e dal cielo arriva con chiarezza il rombo di uno stormo di aerei in volo. I soldati ora si sono zittiti e cercano tra il fogliame di scorgere qualcosa, lassù, in quel cielo dove il sole trae lampi luminosi dai veicoli in formazione.
La Nina ora è calma: vedo che il babbo ha preso da una delle ampie saccocce qualche zolletta di zucchero e glie le sta offrendo, dalla mano tesa, con una carezza affettuosa sulle froge morbide..
“Calma Nina…calma…fra poco è finito…!”
La sua voce mi arriva in un sussurro. Ed anch’io gli credo.

Dopo un tempo che mi sembra interminabile, fermo come in una pellicola bloccata, finalmente il rombo degli aerei si allontana e di nuovo, immersi come siamo nel verde polveroso del piccolo avvallamento, ascolto il frinire delle cicale nascoste nell’erba alta..
Mentre il babbo sta faticosamente cercando di riportare il nostro carro sulla strada, la mamma ed io ci siamo inoltrate nel folto, poco più in là, dove ci accosciamo, per scaricare la tensione dell’ultima mezz’ora trascorsa. Dei militari….neppure l’ombra! Sembrano essere spariti d’un colpo, appena gli aerei sono usciti dall’orizzonte. Ho talmente tanta fiducia nel babbo, che non mi rendo conto (lo feci poi, tempo dopo) della situazione difficile nella quale ci troviamo. Nessuno a cui chiedere aiuto! Ci hanno fermati, fatti nascondere fra gli alberi…e poi sono spariti! Guardo preoccupata gli sforzi della povera Nina che affonda gli zoccoli nella terra molle, dove le ruote del carro affondano ad ogni giro. Finalmente, con l’ultima sgroppata, trascina il carro sulla strada asfaltata.

Timidamente dapprima, la voce dolce della mamma intona uno dei tanti ritornelli alla moda.
Il babbo fischia piano davanti a noi e quel fischio sembra rincuorare non solo me, ma anche la Nina, che ha ripreso il suo solito passo. La paura sembra dissolversi nella calura e nel riverbero della strada asfaltata, mentre debolmente mi adeguo alla voce della mamma, ancora un po’ tremula, ma che m’invita con la canzone a dimenticare la paura appena vissuta.

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13 risposte su “LA NINA”

mai quanto il “mio” piacere di ritrovarla qui! Fra le tante persone che ho incontrate in questa ormai mia lunga esistenza…Lei – signora Barbara – e’ forse la più importante che la Vita mi ha concesso di conoscere!
Grazie ancora….anche di questo suo ricordo che al pari del mio…conosciendola …non è mutato e che mi rimane nell’Anima e lo sarà per sempre.
alma serena

Grazie…mi rendo conto che il mio ricordo – commosso e grato – di questa coraggiosa cavallina da “maneggio” trovata da chissà dove e da chissà chi…è ancora in me così vivo da permettermi di essere raccontata anche ad altri e così, amata, anche da altri.
alma serena

Ma…grazie…amica cara! Il fatto è…che un libro almeno sono riuscito a pubblicarlo…prima che di nuovo…e dico “di nuovo” il mondo mi crollasse addosso! A proposito è intitolato…IL FAZZOLETTO ROSSO…. ma ne ho rimaste alcune copie e ne cercherò una, per dartela poi alla prima occasione.
Mi hanno pubblicato anche una “silloge” poetica ( LA CLESSIDRA) MA PURTROPPO di quel libretto non ne ho rimasto che unqa copia….e non posso privarmene! Ma sai che faccio? di quelle poesie ne farò uscire qualcuna in questo blog che mia figlia mi stà regalando ma…non temere…solo una ogni tanto! Ma – come ho detto poc’anzi – avevo già pronto tanto materiale da pubblicare ma….”come dicevo prima”….Quel mio mondo mi è completamente rovinato addosso. Tanti anni fa e non mi e’ stato possibile. Vero che il primo piacere – per me – e’ SCRIVERE ma…poi viene il piacere di essere letta e compresa, come hai fatto tu!
Grazie cara!
alma serena

Ciao…amica mia. Grazie del tuo commento. Ho voluto rispolverare questo ricordo di una vita passata ormai…Ma l’ho voluto fare a causa di un commento – rifweritomi da Barbara- di qualcuno che- sentendoci parlare di guerra, ha scritto una frase che proprio non mi è piaciuta. E cioè, che secondo lui, la guerra che egli stesso non ha vissuto ( fortunato…lui , nato in un tempo di pace) non era stata “NIENTE” a confronto di questa pandemia!
Sono inorridita….e mi sono – io che anche se piccina . l’ho vissuta – e d’un tratto tanti…tanti ricordi terribili di quegli anni mi si sono affollati alla mente.
E…questo ricordo che oggi, a voi giovani può anche apparire vagamente…romantico…spesso mi ritorna in mente; assieme a tanti altri di quei miei primi anni durante i quali sono stata in un certo modo protetta dalla mia fimiglia, ma anche se non mi rendevo veramente conto del disastro che mi circondava… il mio giovane animo ne veniva profondamente turbato. E quel turbamento non mi ha poi mai lasciata. Ricordo – in quegli anni – un particolare che fino a pèoco tempo fa mi appariva…bebuloso: Infatti di quel periodo – stranamente – non ho ricordi della mia mamma! <> ho chiesto alla mia zietta, sua sorella ed ho avuto questa risposta: <<ma era con noi cara solo che…si nascondeva quando – ed accadeva tantosa spesso- non poteva davanti a me frenare le lacrimeper uel mio "babbo" al fronte , del quale non riceveva notizie.
Io, quel "babbo" l'ho conosciuto che avevo già 6 anni e la guerra si era conclusa.
Ed ora i giovani si lamentano perchè…devono restarsene in casa, dovwe sono al sicuro!
bah!

Stupendo racconto, mi è sembrato di viverlo in prima persona. Da far leggere a coloro che su lamentano della quarantena stando comodamente seduti in poltrona

ecco…questo sarebbe stato il mio intento! Ma ora come ora ( in anni passati ero una giornalista ed avrei potuto fare uscire in un giornale questo posto) dicevo…ora non mi e’ possibile divulgarlo, se non qui, in questo “salotto” di persone come noi, che di sciocchezze…non ne raccontano! Grazie di quanto hai scritto!
alma serena

grazie ma…grazie!
Se è vero – come è vero – che la gioia di scrivere è nata in me quando avevo solo 6 anni ( la guerra era da poco terminata ed abitavamo in un abbaino messoci a disposizione dal proprietario della ditta dove aveva trovato lavoro il mio babbo ) ed io piccolina – sapendo appena scrivere – chiesi ad un amico del babbo ( ogniuno dei due stava scrivendo un suo libro ) di scrivermi con la macchina da scrivere ( la famosa LETTERA 23 ) i versi che andavo componendo in silenzio, solo dentro di me.
Se quel giorno, l’amico – letterato illustre e plurilaureato – avesse anche solo sorriso…temo che non mi sarei poi mai più accinta a scrivere i miei pensieri. Ma – da uomo eccezzionalmente sensibile com’era – il Professor B….si mise alla tastiera, accontentandomi di buon grado! E di questo…non potrò mai ringraziarlo!
Negli anni che vennero poi, i versi di chiusura di quella mia primissima poesia…furono motivo – questa volta sì – di sorrisi! Terminavo quella poesiola in un modo drammatico che suona così:<>!!!!
Ma di morti – per le strade – nelle campagne o fra le macerie delle case sventrate, ne avevo visti ben troppi!
Così si spiega in una bimba di 6 anni, questo finale così tragico.

Bellissima ho letto tutto il racconto accompagnata da immagini vive date dal suo bel scrivere!!anche io ho nel cuore una mia cavalla speciale e insieme alla sua Nina stasera mi hanno fatto pensare a quanto amore E conforto da sempre ci danno gli animali.Manuela

Grazie anche a te Manuela – del tuo essere qui – in questo momento terribile per una povera umanità che – smarritasi – non sa come ritrovarsi ed ancora finge, continua a fingere di non vedere, di non sapere che sta ormai guardando il suo paradiso perduto! Se non avessimo – almeno chi di noi, più fortunato di altri – conosciuto l’Amore per un animale amico…ci sarebbe da piangere veramente! Ma quante volte…proprio da un cagnolino, un gatto. un uccelleto o un cavallino che ci sfiora il viso con morbide froge…abbiamo sorriso ed asciugato qualche lacrima.

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