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Dies Irae

“Perché vuole iscriversi a Coro?”

“L’ho sempre desiderato, mia zia cantava nel coro dell’Accademia di Santa Cecilia e da piccola mi ha insegnato la musica e il canto, ma poi la vita non mi ha concesso di coltivare questa passione. Ora posso, sono in pensione”

Davanti allo sguardo acuto e indagatore della direttrice, si sentì in dovere di aggiungere “la zia viveva con noi, non si è mai sposata…nemmeno io, del resto”

“Lei che timbro di voce ha?” – chiese la direttrice

“contralto”

“possibile? Non ne esistono quasi più. Venga, mi faccia sentire”

disse la direttrice avviandosi verso il grande pianoforte a coda; aprendolo, la guardò negli occhi e lei sentì il suo sguardo frugarle nell’anima e ne fu infastidita. A sua volta, cercò di guardare in fondo agli occhi dell’altra, che aveva più o meno la sua età e incombeva sulla sua timidezza con una personalità dalla forza straordinaria.

Ada pensò che doveva essere un sergente maggiore, ma subiva il fascino di quegli occhi da strega e del potere che emanavano. La sua forte attitudine al comando si palesava in ogni minimo gesto, ma a dire il vero non ne aveva bisogno: le bastava lo sguardo per soggiogare; era alta e slanciata nonostante l’età, vestita e truccata con sobria eleganza; si sfilò gli anelli per appoggiarli sul piano e Ada notò, oltre allo splendido topazio scuro, due fedi all’anulare sinistro, di circonferenze diverse. I loro occhi si incrociarono e finalmente si stabilì un contatto. La direttrice le diede il “la” ed iniziarono i vocalizzi. Man mano che Ada eseguiva gli esercizi, l’espressione della musicista cambiava. Non riusciva a capacitarsi che una simile potenza di voce potesse sprigionarsi da quel pulcino bagnato…Alla fine appoggiò le mani in grembo e restò immobile per un attimo fissando il vuoto, poi conficcò gli occhi nei suoi e Ada si sentì come un topo in trappola.

“Lei è veramente un contralto, una rarità. Uno splendido contralto, a dire il vero. Sarebbe magnifico averla nel gruppo… ma prima deve dirmi il vero motivo che la spinge a voler entrare nel coro” le disse, trafiggendola con quello sguardo al quale non sfuggiva nemmeno il più recondito pensiero. “Voglio la verità!” aggiunse con un tono imperioso che non ammetteva repliche.

Ada pensò che non solo gli occhi erano da strega e capì che avrebbe dovuto dirle almeno una parte della verità, se voleva cantare con lei.

“Avevo solo tre anni quando ascoltai la zia cantare il Dies Irae della messa da Requiem di Mozart, durante un concerto; per tutta la vita ho desiderato sopra ogni cosa poterlo cantare anch’io”.

La Direttrice, almeno apparentemente, sembrò accettare la spiegazione: “capisco, ma lei deve considerare il fatto che potrebbe passare molto tempo prima di averne l’occasione”. – “Non importa, quando sarà, sarà. Sono in pensione da poco, penso di avere abbastanza tempo per aspettare che arrivi quel momento…lei non crede?” disse Ada sorridendo.

L’altra le lanciò uno sguardo che Ada non riuscì a decifrare ma che la lasciò turbata per tutto il resto della giornata e alla sera, coricandosi, pensò che proprio non le andava il modo che aveva quella donna di rimescolarle l’anima.

Passano tre anni e Ada corre, per non arrivare in ritardo alla riunione del Coro: la direttrice deve informarli del programma per il concerto di Ognissanti e il suo cuore ha un balzo quando lo sente: “quest’anno ci esibiremo nella Messa da Requiem di Mozart”. Mentre lo annuncia, la Direttrice la guarda intensamente e Ada associa quello sguardo ad un falco in attesa della preda.

Ma Ada non ha mai capito nulla di quella donna: la sua piccola vita chiusa non le ha permesso di percepire che oltre alla forza, alla determinazione, alla severità, il suo cuore è pieno d’amore e di molte altre cose che lei neppure immagina. Non ha capito di trovarsi di fronte ad una Maestra, non solo di musica e coro. Che peccato! Un’opportunità rara, sprecata così.

La Direttrice ha tentato di raggiungerla, ma non è riuscita a farsi strada attraverso il muro di gomma delle sue paure, del suo ostinarsi a tenere chiusa la vita, a restare profondamente inconsapevole.

Non è l’unica opportunità preziosa che Ada ha sprecato: un’amica le ha parlato del buddhismo e lei ha studiato e accettato i concetti, ma non è mai riuscita a praticare: non può accettare di trovarsi di fronte se stessa, sa che questo la porterebbe a cambiare e lei ha sempre avuto paura del cambiamento…ha paura di tutto, in verità.

Tempo fa, le hanno detto che soffre di una forma di cardiopatia non grave, ma da tenere sotto controllo e lei ha iniziato a pensare alla morte sempre più spesso. Che cosa lascia, in fondo? Non ha mai potuto decidere nulla, della sua vita: non sa nemmeno cosa siano autodeterminazione e consapevolezza. Ha solo vagamente intuito questi concetti quando studiava buddhismo, ma sentendoli estranei, irraggiungibili: come può un pulcino sollevare duecento chili? Perché questo lei ha scelto di essere… o forse l’hanno convinta a farlo.

Finché sono stati vivi i genitori, ha vissuto alla loro ombra, poi si è lasciata vivere, camminando lieve, senza lasciare impronte, sulle strade di quella città che non ha mai sentito sua e del resto non esiste un luogo che lei riesca a sentire realmente suo. Nulla le appartiene, nemmeno se stessa.

L’unica cosa che si è concessa di desiderare, l’unica che ha determinato di fare, è cantare quel brano meraviglioso. E finalmente sta per coronare il suo sogno.

Durante la prova generale del concerto, Ada prova la più grande gioia della sua vita: si sente immersa nella musica, anzi lei “E’ ” la musica. Mentre la sua voce si fonde con quella dei compagni, percepisce per la prima volta nella sua vita il senso di unità con il Tutto, dell’inseparabilità da quello che la circonda. Affiorano alla memoria gli studi di buddhismo e tra questi, lo stato di ku: il concetto di latenza nel quale si permane tra una vita e la successiva. Pensa che sarebbe bello morire adesso, in quello stato di sonorità gioiosa, e restare così, cristallizzata fino al momento di reincarnarsi….e finalmente decide per la prima volta qualcosa di veramente importante per la sua vita: ciò che definisce e afferma la vita stessa. L’armonia è dentro e fuori di lei, mentre il suo cuore smette di battere.

I suoi occhi esprimono una tale luminosa gioia che la direttrice si deve imporre, dopo molte esitazioni e dopo averli a lungo guardati, di chiuderli con un gesto dolce e solenne allo stesso tempo.

Tornando a casa, la Maestra si chiede se Ada volesse morire così già quando si era candidata, da prima ancora, o solo nel momento in cui era successo…e si chiede se per caso lei l’avesse intuito. Forse -pensa- adesso è energia cosmica che si libra sulle note del dies irae , o forse è da qualche parte, nell’universo, che continua a cantare in un’altra dimensione quel brano, fino al momento di tornare nel regno della materia…chi può dirlo con certezza? Potrebbe essere in qualunque parte del mondo, adesso, invisibile corista tra gli incarnati che stanno cantando quell’armonia, ignari di avere un’eterica compagna che canta insieme a loro. E se fosse, semplicemente, diventata Musica? Che cos’è la musica, se non parte dell’energia? E non siamo tutti noi energia? E l’universo, non è forse energia? Che suono può avere l’universo? E ce n’è uno solo? Forse ognuno ha il suo, forse per lei è il Dies Irae.

Due giorni dopo, i componenti del gruppo lo cantano solo per lei, al funerale; mentre seguono il feretro, la direttrice appoggia la mano sul legno che la divide dal corpo di Ada e le manda un pensiero, con tutta l’intensità della quale è capace il suo cuore:

“Canta, Ada, canta! Continua a cantare, non smettere. Buon viaggio, pulcino, forse ci incontreremo di nuovo”.

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

13 risposte su “Dies Irae”

Molto bello …partecipa scadenza 20luglio a concorso edito o non …premio letteratura città di Como. ….fallo raduna i tuoi scritti e vai…..ieri sera ho riletto dopo anni la lettera …”lettera ad un amico fano” bella

cara barbara sono d’accordo con alma: è un racconto molto bello da rileggere perché il finale ti mozza il respiro …ada ci fa sentire la musica

martedì 8 settembre 2020.
Ho appena riletto – del resto sapevo che prima o poi l’avrei fatto -. questo brano di…bravura e sentimento! Ma non vi ho ritrovato solo questo, piuttosto…mi è saltato agli occhi e sceso nel cuore, quel senso grande e magnifico di quella Malinconia-dell’Infinito che , spesso a nostra insaputa, alberga nella nostra anima…troppe volte ignara. so che nel tempo, verrò di nuovo a rileggerlo, e che ancora ed ancora vi troverò pensieri che si nascondono, ma che – prepotenti – vogliono emergere.
mom

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