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La Zia Gianna

Schegge dall’al di là

<<Babbo, ho trovato in uno scatolone di vecchie fotografie, questa, è una che conoscevi?>> Il babbo prende in mano la vecchia foto ingiallita dai bordi dentellati un poco arricciati , e lo sguardo che improvvisamente si vela di lacrime trattenute. La voce ridotta ad un sussurro mentre congiunge le mani a contenere la foto << questa è la tua zia Gianna, mia sorella>>

Sua sorella? Ne avevo sentito parlare in casa, ma sapevo solo che era morta giovane. Ricordo le poche frasi dette quasi con reverenza, come un timore di offenderne il ricordo. Ma nulla più. Perchè? Ora basta guardare in viso il mio babbo perchè mi sia subito chiaro che la vicenda riveste un’aura molto dolorosa.

<< Babbo, me ne parli? Nessuno l’ha mai fatto. In fondo è la mia zia!>> Comprendo bene che sto riaprendo una profonda ferita, eppure sento di volerlo fare, non ne capisco il motivo, ma è importante per me. Il babbo mi rende la vecchia istantanea, quasi con rimpianto, ed inizia a parlare.

<< Questa piccola foto mi ha accompagnato in tutti quegli anni di guerra, sempre in prima linea. La tenevo nel taschino più interno della divisa, assieme alle foto tue e della mamma. Ero partito per la guerra lasciandovi tutti: i miei genitori, te e mamma e questa mia dolcissima sorellina. Fra una “campagna e l’altra” ebbi la fortuna di poter ritornare a casa per 24 ore e la gioia del riabbracciarvi fu subito spazzata via dalla mancanza della zia Gianna. Mi dissero che era morta, in “odore di santità” come si dice. Oh! si…una santa lo era davvero! Sempre paziente; sempre buona con tutti e pronta al sorriso in ogni occasione. In lei non c’erano rancori, ne critiche, nemmeno per quei nostri genitori sciagurati e disattenti. Non voglio dir male parole dei tuoi nonni. Starà a te, quando sarai più grande a giudicarli o meno. La zia morì in casa, dopo una grave malattia ai polmoni per la quale avrebbe dovuto essere operata il giorno dopo, per un ascesso polmonare.

Ma il chirurgo che avrebbe potuto salvarla, era partito per il suo viaggio di nozze ( aveva 70anni ) e l’aveva dimenticata.

E c’era la guerra! La guerra che sconvolgeva cose e coscienze.

Allora tu e la mamma abitavate assieme ai nonni ed alla zia Gianna ; tu le volevi tanto bene e lei ti adorava. Mi raccontarono che durante la malattia chiedeva a tutti che non mi permettessero di avvicinarmi al suo letto, tantomeno di baciarla. Temeva di poterti contagiare, in qualche modo. A quei tempi poco si sapeva delle malattie polmonari che erano quasi tutte letali.

Il babbo ha gli occhi lucidi e mi pento di averlo spinto a palarmi della zia Gianna. Intuisce che capisco il suo dolore e che mi dispiace di aver sollevato un velo che forse era giusto rispettare.

<< Morì, e quando chiesi dove l’avessero seppellita, con orrore mi accorsi che nessuno lo sapeva. In una fossa comune… la mia sorellina era in una fossa comune! Diedero colpa alla guerra che imperversava…alla mancanza di denaro…a mille altre colpevoli scuse inaccettabili. Era morta e non me l’avevano detto. Era morta e non potevo nemmeno andare a piangere sulla sua tomba!

La tua mamma non aveva potuto nulla in quell’occasione : era sola con te piccina, il marito in guerra ed i suoceri…>>

La voce gli si rompe, ma con un grande sforzo continua:<< Partii, ancora una volta al fronte dove stare in prima linea pareva dare libero sfogo al dolore che mi mangiava il cuore. La foto della Zia Gianna, sempre con me: tutto ciò che mi rimaneva della sorellina tanto amata. Ricordo, anche troppo bene un giorno in particolare. Il fronte era a meno di un chilometro da dove ci trovavamo noi. Davanti, in alto e raso terra il fuoco nemico imperversava e le granate si abbattevano sopra di noi quasi a casaccio, in un fuoco di fila senza soste. Il cielo non si vedeva, il fumo e le esplosioni ravvicinate lo velavano del tutto. Sentii che quella sarebbe stata la fine e non solo per me. Sul terreno sconvolto, solo corpi sfigurati, dilaniati, abbandonati come burattini smembrati. Lo sentii…. sentii il sibilo acuto di una granata che sicuramente mi avrebbe centrato. Era la fine. In una frazione d’istanti pensai solo a voi due, a te ed alla tua mamma, ed anche a quella mia povera sorella morta a soli vent’anni! Davanti a me, la carogna di un mulo e, d’istinto mi ci buttai sotto. Un grande fragore, la terra intorno che si disgrega, forse persi conoscenza.>>

Il babbo tace, e capisco che i ricordi gli fanno ancora tanto male e forse rivive il terrore di quei momenti. Non vorrei che continuasse, ma capisco che ormai non gli è possibile fermarsi.

<< Non so quanti secondi, o minuti, passarono prima che mi rendessi conto di essere illeso. La carogna del mulo era sparita, e chissà come mi trovavo sul fondo di una profonda buca. Incredulo ancora di essere vivo cominciai a guardarmi attorno. E continuavo a non capire come poteva essere accaduto. Ma ero vivo! Gli occhi ancora velati dal terriccio cercai il modo di risalire quando vidi, accanto a me, un piccolo fiore: una margherita! Ma com’era possibile! Eppure era proprio lì, davanti a me, e sembrava spuntata dal terreno sconnesso ed accanto, la piccola fotografia che portavo nella tasca interna della divisa. Com’era finita lì ? Mi tastai la giacca cercando uno strappo. un buco dal quale poteva essere sfuggita ma trovai solo, al tocco, i bottoni perfettamente chiusi fino al colletto che mi fasciava fino al mento. Nessuno strappo quindi, nessuna ferita, ero illeso e la mia giubba, intatta.>>

<< Babbo! Babbo mio!>> La stessa angoscia che ci spinge uno nelle braccia dell’altro ed i miei singhiozzi si mescolano ad un tremito malcelato che lo scuote come di febbre.

<< Da allora, la zia Gianna – ne sono sicuro – mi ha sempre protetto. E di occasioni per farlo, credi piccolina, che ne ha avute tante!>>

“ ci son più cose in celo e in terra , Orazio , di quante ne sogni la tua filosofia! “

Zia Gianna

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12 risposte su “La Zia Gianna”

Veramente sorprendente, ecco la prova che non ci lasciano mai, sono sempre accanto a noi ma in quella dimensione attraverso un velo sottile.

In questo racconto ho trovato i sentimenti d’amore che in questi tempi fanno capolino nei cuori aridi della modernità qualcosa di dimenticato che ci riporta al vero senso della vita . Grazie

,si, mia cara…abbiamo dimenticato troppe cose e forse, è perchè abbiamo “troppo”. I ricordi…IL RICORDO del mio babbo e della mia dolcissima mamma
( scherzando, le dicevo che era la nostgra VIOLA MAMMOLA)mi accompagnerò – ne sono certa – anche al di là della vita che mi sia ancora concessa. I miei genitori sono stati il pià grande regalo che la vita mi abbia fatto. Un solo rimpianto: il mio babbo è stato soldato per quasi 7 anni ed io, quegli anni, non me lo sono potuto godere ma, c’era la mia dolce mamma – anche con le sua copiose lacrime di quegli anni nei quali lui era al fronte – a ricordarmelo.
Grazie anche a te, che comprendi più di quanto le mie povere parole possano esprimere.

che bello. cara..carissima signora Barbara! Anche se siamo forzosamente lontane, “sento” la sua affettuosa presenza vicino a noi, intando mia figlia e me. Grazie della sua presenza in questo blog….che è uno spiro di sopravvivenza almeno dello Spirito e che – alla fine – ci dà il senso di piccole felicità perdute e non abbastanza apprezzzate.

vero, mia cara! Se la vita non è stata tanto prodiga verso di me, mi ha però dato il tesoro immenso costituito da due genitori….fuori del comune e che non ringrazierò mai abbastanza. Anche il regalo di una figlia come Barbara mi deriva da tutto il bene ed il giusto che ho appreso dal mio babbo e la mia dolcissima mamma: sono i loro insegnamenti che mi hanno insegnato ad essere….mamma!
grazie del tuo colce commento.

questa zia si affacciò una domenica pomeriggio alla porta della sua camera quando era adolescente, mentre si godeva un libro nuovo e un cabaret di cannoncini alla crema…lei non si scompose e continuò come nulla fudesse…

vero mia cara! Quante volte te l’ho narrato! Rivivo ogni volta il ricordo che – dopo tantissimi anni – è ancora vivido in me, come in quel momento magico che ho vissuto. Da allora, gli episodi di apparizioni e sensazioni simili – e non solo della zia Gianna- hanno costellato la mia vita : chissà…forse tramite lei?
Ad esempio, ricordo i primi mesi dopo la morte del mio babbo, quando passando ad esempio davanti ad uno specchio, lo vedevo chiaramente alle mie spalle! E sempre…sempre, con negli occhi quello sguardo dolcissimo che gli ho sempre scorto in vita. Ma…non fu solo quello negli anni seguenti,
l’episodio nel quale si fece scorgere da me.

omammamia…..! fra te me…i ricordi si affastellano ma la sostanza è sempre la stessa: l’Amore che è sempre aleggiato attorno a noi. e che non muta, nemmeno con il temporaneo allontanamento che è il nascere e spegnersi delle vite. Davvero non saprei coniugare meglio il verbo “amare” se non traducendolo dalle nostre vite. E questo magico viatico che l’Universo ci ha regalato è il dono più grande che si possa desiderare.

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