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Solo noi due

WE a Verona con mia figlia

“Chiama il taxi Barbara! Sono pronta! E tu?”

“Ma si, ma si! Ma perché sei così agitata, mamma?”

Già! Perché? Perché per la prima volta, mia figlia ed io abbiamo deciso, ma proprio deciso, di regalarci un paio di giorni da sole e solo per noi!

Proprio in quei giorni avevamo rivisto il film Romeo e Giulietta di Zeffirelli! Ho detto rivisto…! Perché Barbara, come tutti, ne era rimasta affascinata!

Quanto a me, quando venne riprogrammato in un cinema d’essai il “mio” Giulietta e Romeo, quello dalla mia gioventù, del ’54, decisi di tornarci, da sola. ( era un matinée e quindi mia figlia era a scuola). All’uscita, la saletta annessa alla sala si riempì ben presto di ragazze…in lacrime o in procinto di farlo!

E così, una sera, quando – come accadeva spesso – facevamo notte a leggere a turno i versi dei nostri autori preferiti…:

Ascolta mamma, perché non andiamo a Verona? Sole, io e te, senza nessun altro!”

A sentirti sembrano proprio parole per una specie di fuga ! E perché proprio a Verona?”

Ma lo sapevo benissimo invece! Influenzata dalla tragedia Shakespeariana, intendeva proprio compiere una specie di “pellegrinaggio”! E poi durante una gita scolastica se n’era innamorata tanto da eleggerla sua città di elezione. E perché no? Mi sono detta subito anch’io!

E già avevo deciso. Erano anni ormai che non mi concedo qualcosa per me stessa e permettendomi anche il piacere di vivere un momento speciale con mia figlia: una figlia che mi cresceva davanti agli occhi ora per ora, e che forse non conoscevo ancora a sufficienza. Troppo impegnata per troppi anni a seguire mio marito nei tanti teatri nei quali cantava. Spesso me lo sono rimproverato ,ed a volte lo faccio ancora.

Dunque, già entrambe infervorate per il progetto, iniziamo a programmare quella che ci pare proprio una fuga con il sapore di una “marachella”!

Siamo in autunno e la scelta dell’abbigliamento presenta qualche difficoltà: farà caldo? E se invece sarà fresco? ”mumle-mumble”: per due ragazze, è decisione difficile! (…io avevo 35 anni, mia figlia 16).

Finalmente sul treno che corre veloce, lo scompartimento è fortunatamente vuoto e ci permette di fare progetti sull’itinerario della nostra giornata!

Che bello, questo nostro ritrovarci così, solo noi due e padrone di sognare, immaginare e ricordare cose e sensazioni solo nostre! Sono stata più volte a Verona, in compagnia del mio babbo e della mamma e ricordo quel loro entusiasmo nel portarmi dove antiche vestigia di tempi passati mi avrebbero entusiasmata, complice il racconto del mio babbo e la poesia che la mia mamma sapeva trovare ovunque!

Ed io? Ne sarei stata a mia volta capace , per mia figlia? Ma è la città stessa che non ha bisogno di nulla e di nessuno, con la magia della bellezza ed il fascino della Storia. Dunque, una rapida sosta per depositare la nostra valigetta in albergo. E’ stato nonno Marco a consigliarcelo, lui che a Verona ha trascorso alcuni dei suoi giovanissimi anni! L’Hotel, a pochi passi dalla Porta dei Borsari è molto vecchio stile e confortevole, con quel certo fascino che s’usava una volta!

L’Arena è la nostra prima tappa, obbligata! E fra le pietre fascinose di storia i nostri passi vorrebbero essere più leggeri: come a non disturbare con la nostra intrusione la maestosità che ci accoglie.

Ricordi, mamma, che nonno Marco ci portò tutte e tre a vedere una rappresentazione dell’Aida di Verdi? Era così contento che durante il viaggio ci fece ridere tutto il tempo, parlando in veneto. Te lo ricordi?”

Si che lo ricordo!”

Io nell’Arena

Dopo l’Arena, le Arche scaligere, il Teatro Romano sulla collina che abbraccia la città ce lo riserviamo per il secondo giorno insieme a Castelvecchio.

I palazzi antichi incantano lo sguardo nella loro solennità e l’odore degli incensi all’entrata di una chiesa dopo l’altra, dove la Storia pare essersi impigliata ai marmi che ne ricoprono le pareti mentre un popolo di opere statuarie magnifiche ci accoglie: ed i nostri occhi sbalordiscono davanti a tante meraviglie. Ed il nostro errare quasi a caso, con l’aria di chi scopre ad ogni passo un tesoro! La piazza delle Erbe, un tempo il Foro Romano, ci accoglie nel colore acceso dei grandi teli a ricoprire le cento bancarelle e dietro l’angolo, una nuova sorpresa:

Mamma! la Torre dei Lamberti! la riconosco: nonno mi raccontava che ci sono due campane: una per avvisare la gente se scoppiava un incendio e l’altra per segnare la fine del lavoro!

Quante cose ha imparato dal suo nonno Marco! E se le ricorda tutte!

“C’è anche un ascensore: ci andiamo? Da lassù la vista dev’essere una meraviglia!”

E la meraviglia ci accoglie! Verona ai nostri piedi, magnifica! Non ne saremmo più scese, se non fosse il pensiero – quasi segreto – di Barbara che ora me lo ricorda:

Mamma! Non ci dimenticheremo davvero di andare alla casa di Giulietta! Vero?

Tranquilla ! Ci stiamo proprio andando. ho qui la cartina! Vedi? Ecco la strada, lungo l’Adige, poi giriamo a destra e ci siamo! Ma caspita, s’è fatto mezzogiorno e potremmo trovare già chiuso!”

Oh! No!

La voce un poco incrinata della mia piccola romantica : mi dispiace deluderla, anche se per una breve pausa, ed allungo il passo: quasi corriamo ma so già che non arriveremo a tempo… quando scorgo una chiesa, antica, bella, e che non mi pare di conoscere! Mi ci dirigo, Barbara che mi segue, un po’ interdetta.

Alla volta dell’ingresso, un uomo che sta accostando il battente per chiudere: Aiuto!

Scusi signore! St chiudendo?”

Si, ma riapriamo fra due ore”

Due ore! Ma noi veniamo da Milano apposta! Non potrebbe aspettare un pochino?”

Mi rendo conto che la mia richiesta è assurda! Figuriamoci! Ed invece…

Va bene!…Entrate! Tanto qui nessuno mi controlla quando chiudo o quando apro! Venite, presto, che sto infrangendo il regolamento!”

Ma è chiaro che degli orari non gliene importa nulla al nostro gentile anfitrione! Anzi, quasi in un sussurro, mentre, gli occhi colmi di tanta bellezza, il custode sembra guidarci da una preziosità all’altra di San Zeno (ora sappiamo anche come si chiama il tempio che andiamo scoprendo) e ci confida – quasi un segreto tutto suo – che nessuno dei tanti turisti sanno di una cappella sotterranea, di origine romanica e che lui apre solo per chi come noi (sono prole sue ) ne è degno!

Il mondo all’esterno è come scomparso: il custode, con un sorriso benevolo guarda Barbara che, incantata, s’aggira sognante in quella luce come d’acquario! E ripercorre la Storia: non di quella che si studia sui libri, ma quella vera, quella che si vive, mentre essa pare rivivere e solo per noi, che amiamo cercarla.

E lo seguiamo scendendo una breve fila di scalini consunti, mentre giunto d’innanzi ad una cancellata, armeggia scegliendo da un voluminoso anello una grossa antica chiave di ferro scurito dal tempo.

Un ambiente in ombra ma che custodisce il sospiro incessante e lento dei tempi che sono trascorsi qui sotto. La cripta sembra accoglierci e svelarsi, poco a poco nell’ombra appena rischiarata da un’ogiva là in alto: un silenzio solenne e che incute una specie di rispetto rigoroso!

Sapete, qui siamo quasi sotto il livello del fiume e più di una volta l’acqua vi è penetrata! Guardate qui – e ci mostra sul muro perimetrale una linea oscura d’umidità – l’acqua è arrivata anche fin qui, con l’ultima inondazione!”

L’aria è appena rischiarata da qualche candela votiva davanti all’altare. In una specie di velario però che vive, che palpita e rinnova il nostro stupore che non sopporta parole.

“Sapete, qui sotto girarono l’ultima scena del Giulietta e Romeo del ’54. Pochi ne sono a conoscenza! “

Ed è con una sorta di orgoglio che ci confida il piccolo segreto!

Ora però, infreddolite avvertiamo con un brivido il bisogno – un bisogno fisico e che fa quasi male – di risalire e riappropriarci di una Realtà che per poco avevamo dimenticata e, forse, rifiutata?

Che fortuna la mia, di essere madre di una figliuola capace di condividere – nella sua gioventù pur così consapevole – sensazioni e malie che non tutti sanno riconoscere appieno!

Barbara

Fuori, dopo aver ringraziato il gentile custode, il sole ci è grato e la domanda spontanea:

Mamma, è stato bellissimo! Ed ora? Dove andiamo? Guarda la guida, la casa di Giulietta non dovrebbe essere lontana!”

Momento! Momento Barbara! Sediamoci un po’ su quella panchina! Io non ce la faccio più! E poi, la “casa” non sarà ancora visitabile a quest’ora!!”

E va bene! Se proprio me lo chiedi in questo modo! Dai!…Che ore sono?”

Barbara pare instancabile, ma io no! Ho i piedi in fiamme e fra l’altro, ho fame! Possibile che lei non se ne accorga ? Il suo sano appetito? Sparito con tutte le emozioni di stamani?

Ascolta: andiamo ancora un poco avanti, seguendo il lungofiume : troveremo un qualche ristorante. o comunque il modo di mangiare qualcosa. Intanto il tempo passa e ci riposiamo un po’!”

Un “e va beeene”! accoglie la mia proposta! Ma ci dobbiamo accontentare di un panino ed un “toast” sedute al tavolino all’aperto di un bar che incontriamo: Barbara continua a consultare l’orologino che ha al polso! Ha fretta di arrivare là dove si era prefissa fin dal primo momento quando abbiamo progettato questa gita! Gita! Ma questo è un massacro! Almeno per me! Ma nel guardarla, entusiasta, felice e piena di quel fervore fantastico che conosco anch’io così bene, dimentico la stanchezza!

Il largo e placido fiume scorre lento fra le rive fastosamente verdi! Lungo le sponde si stende magnifica l’antica città che tanto ci ha fato sognare: per qualche momento di commozione la mia bimba ha smesso di addentare il panino, dimentica di ogni altra necessità che questa, di poterci lasciare trasportare dalla bellezza e dalle passate vestigia che oggi – solo per noi – sembrano rivivere.

“Giulietta” l’abbiamo trovata, il balcone e la presunta tomba ed anche il messaggio di rito vergato sul grande registro dei visitatori! E lei, la mia piccola, comincia per fortuna a sentire la stanchezza.

Le prime ombre della sera ci trovano sul “Listone” l’ampio marciapiede famoso che accoglie –uno dietro l’altro – caffè e bar di ogni tipo! Una vetrina attira il nostro sguardo: una magnifica pasticceria illuminata festosamente. Ed è un pensiero folle:

Barbara, tu hai fame?”

Mah! Forse si ma non ho voglia di cercare un ristorante: hai qualcosa in testa, mamma?”

Credo che mi abbia letto nel pensiero e…

Entriamo: vedo delle paste che sembrano una favola! Ci stai? Ce le portiamo in camera! Che ne dici?”

Si! Dai! Facciamolo!”

Il ricordo di una domenica pomeriggio –avevo circa la sua età (i miei genitori erano usciti ,non ne ricordo il motivo) ed io, accomodata sul lettone: il vassoio di cannoncini alla crema da una parte ed in mano un libro nuovo da leggere! Ed ero…felice!”

Fu ad un ceto punto di quel mio pomeriggio di libertà inusitata che – mentre afferravo golosamente una delle paste – alzando lo sguardo senza alcuna apparente ragione – vidi sulla soglia della camera da letto, la mia zia Gianna, la sorella del babbo della quale avevo ormai solo qualche ricordo ( morì che ero piccina durante la guerra ) e che mi guardava: la riconobbi subito: la somiglianza era perfetta! E mi stava sorridendo!

Una presenza dolce e forse solo un poco malinconica ma il suo sguardo era così simile a quello che a volte scorgevo – non vista- nel mio babbo!

Credo di aver sorriso a mia volta…

Ciao zia Gianna!”

E ritornai al mio libro ed alle mie golose pasterelle! Nessuna emozione che non fosse il piacere inatteso di quella dolcissima visita!

Ed ora siamo in camera, in quest’albergo un po’ vecchiotto ma con una vasca da bagno…enorme , e nella quale sono immersa con una specie di voluttà, nell’acqua odorosa delle essenze profumate che vi abbiamo trovate. Un vassoietto di paste, appoggiate sull’ampio bordo di questa candida vasca antiquata e…comoda!

Barbara se ne sta assisa, come una principessa, nel mezzo del grande letto matrimoniale con la sua parte di dolci ! E mentre io mi crogiolo nell’acqua, chiacchieriamo, da una stanza all’altra.

Barbara, fra un boccone e l’altro, sta ripercorrendo la nostra giornata campale! Le è piaciuta! Le è piaciuto tutto di quel giorno! Compreso quella specie di pellegrinaggio Shakespeariano!

Il mattino dopo, fresche e riposate ( almeno lei, lo è…) prima di metterci in pista per quello che ci resta da vedere, ci concediamo una lauta colazione sedute ad un tavolino proprio sul famoso “listone”!

Anche oggi il sole splende sulla piazza in una di quelle giornate ottobrine, ancora un poco odorose d’estate: fatta apposta per rendere indimenticabili quelle ore vissute da sole, solo nostre, condividendo appieno l’una l’entusiasmo dell’altra!

Ci attendono ancora Castelvecchio e la bellissima chiesa di San Fermo, poi le rovine del teatro romano sull’Adige.

San Fermo
San Fermo
La cappella inferiore di San Fermo
Il Teatro

Purtroppo giunge l’ora di tornare a casa e ci dirigiamo alla stazione, con un po’ di malinconia per la fine della nostra indimenticabile avventura e con negli occhi ancora la meraviglia che l’antichissima città ci ha donato ad ogni angolo, ad ogni vicolo nascosto, dove la magnificenza dei palazzi sembrava – e solo per noi – rivivere il loro fastoso passato.

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15 risposte su “Solo noi due”

Come al solito, grazie alle tue parole, sembra di essere lì con voi e visitare le meraviglie di Verona.. unica cosa , ed è un peccato, non possiamo assaporare le meravigliose paste che vi siete gustate in camera…peccato
Prossima volta dove ci porti?

eh! Bou! Mi chiedi Troppo!….La mia penna, vagola, a modo suo…ed a me piace da sempre, seguirne la scia! Non sono una scrittrice,prezzolata ( si fa per dire) e scrivo soltanto, e cosa scaturisce, da sola, alla mia penna! Grazie comunque, di essere qui con noi!

Caspita! e non mi viene ness’un’altro commento! Naturalmente parlo di tutto il lavoro fantastico che stanotte hai affrontato nel cercare sul Web tutte queste fotografie! Grazie figlia! Grazie è la sola parola che si adatta alla mia sorpresa nel leggere – così magistralmente corredate dalle foto – le mie poche parole! Ma ci vorrebbe ben altra penna, che questa mia, per descrivere nel tempo, le emozioni di quella nostra…fuga…! mom

Grazie, ma…è solo la mia Penna che mi comanda! Mi è capitato e più di una volta, di dovermi alzare dal letto, durante la notte di un sonno che si ostinava a non venire, e dovermi proprio alzare, e mettermi alla tastiera: sono io la prima lettrice di me stessa! E quanto mi piace stà cosa! Sopratutto in questo terribile momento d’incertezza, sempre in attesa di notizie ferali…la penna mi trasporta lontano, in un altro Universo, dove mi sento per un poco, in salvo!
Grazie per essere qui, con noi!

Uno dei più bei ricordi…sono contenta che tu l’abbia immortalato nel post. Quanto alle richieste di Anna e Bouscion: ma che dici? Nei hai, di posti da raccontare! Per esempio la partecipazione al festival di teatro amatoriale di Schio con il Teatro di Via Callegherie di Imola: avete pure vinto! Ma è solo un esempio: ci sono la Sicilia, o i posti dove sei stata per e con papi: Napoli, Berlino, borghi meravigliosi come Carpi, ecc ecc ecc… e a proposito di ricordi preziosi, metti in cantiere un post per me: quando per la prima volta ho fatto una vacanza con la mia amica Valeria, a 15 anni, contro il parere di tutta la famiglia (un coraggio da leone: se fosse successo qualcosa chi ti salvava da loro?) e tu sei venuta a trovarmi e ti sei fermata per il WE, giovane tra i giovani: io ne avevo 15 ma tu solo 34! Quanto ci siamo divertite anche quella volta!

eh! tutti i post che hai citato..sono già redatti e pronti! Mi manca solo quello della vacanza di un week end al mare con te e Valeria! lo metto subito in cantiere! Il ricordo è fra i miei più belli! Parlo…con la “mia amica penna” ( titolo di un altro post…) ….è lei che comanda!
mom

LUCIA!…. nessun’altro commento mi sarebbe stato più gradito! Come mi mancate, tutti, e come mi manca la mia cara “imoletta” dove sono stata felice…e molto del merito, l’ha avuto il Teatro di via Callegherie e….voi! Ed il Teatro, naturalmente! Ho un posto che…spero…Barbara farà uscire presto…ed un altro – già pronto, di quando Giorgio si trasformò in Madarme Arcati:che peccato però non avere delle foto! Ma spero, con le parole, di essere riuscita a narrare ciò che è accaduto!……Ma com’è stato bravo…però!

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