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il tempo che fu Magie memorie

L’avventura sul Monte Battaglia

Come iniziare un raccontino parlando di mille anni fa? Beh! non proprio mille…ma è come se ne fossero trascorsi più di cento, almeno per me! Sapete di che parlo, non è vero? Di uno di quei progetti che – come tanti di poi – non si sono avverati del tutto… eppure…eppure continuano ad avere un posto in prima fila, laggiù, nello scrigno dei tuoi ricordi.

C’era una volta, proprio sul greto del fiume Santerno ad Imola, una grande polla d’acqua sorgiva. Bella a vedersi ma…meno a sorbirla – con religiosa e coraggiosa fierezza – perché…”faceva bene”! Ma è acqua solforosa, ed a dirla tutta, “puzza”! Puzza davvero come di uova marce!

Una donnina – sai, di quelle persone che paiono non avere età – che la sorveglia attenta a che’ non s’intorbidi, e che il velluto che appare sul fondo dei ciottoli di fiume lì da tempo, non perdano il loro color cinerino di muffe miracolose. Torno torno, una corolla di sassi politi e lucenti, a sorvegliarne il margine che ne delimita la superficie. E che nessuno s’azzardi…solo lei ne è la custode, per i pochi spiccioli di quel suo servizio!

Ed infatti, la donnina senza età ne riempie alla richiesta, e con religiosa cautela, grandi bicchieracci di vetro, sempre pronti all’uso per chi, come noi dell’allegra brigata mattutina e che già stiamo scendendo a saltelloni, ridendo lieti, dalla ripa più in alto.

Da più di un mese forse, ogni mattina è questo l’appuntamento di noi della compagnia. Io sono la più giovane, con le mie treccine bionde ben strette da un bel nastrino – che poi, appena fuori dagli occhi della nonna disfo in fretta, per sembrare più grande…

Poi, via via vengono gli altri, di età diverse, ma pur sempre e solo ragazzi e ragazze.

Là sul greto del fiume in secca, ampio il letto che s’allarga fra le rive verdi e lussureggianti d’arbusti d’ogni tipo e dimensione. Ogni poco si vede qualche alberello, un cespuglio più cresciuto degli altri, erbe d’ogni tipo che s’intrecciano come un bel tessuto verdeggiante. A volte, un alito di vento ed allora le foglie rabbrividiscono un poco, ma solo il tempo come di mandare il loro saluto al cielo e poi, di nuovo, s’addormono immobili, ancora roride di rugiada.

Ed è là che da giorni ci raduniamo tutti; le biciclette lasciate sul greto del fiume, sulla riva scoscesa: incustodite, che’ allora…lo si poteva ben fare!

Un mese? Forse, comunque da tanti giorni, radunati presso quella polla, a vagheggiare di una bella gita in bicicletta che s’è deciso di fare salendo lungo la Via Montanara che si snoda verso i primi dossi dell’Appennino Romagnolo, fino al Monte Battaglia.

I chilometri insomma erano parecchi e così risolvemmo il problema decidendo che si sarebbe dovuto pernottare una notte – a metà strada dunque – piantando una tenda, magari vicino al fiume!…Figurarsi…una tenda! Il progetto però sarebbe stato solo per i ragazzi: noi tre fanciulle avremmo dormito in un casolare vicino al fiume da certi parenti di Lina, la nostra amica che sarebbe stata della partita.

Confesso che nessuno di noi si chiese mai come, quel nome, e perché fosse…famoso! Monte Battaglia… qualcuno forse ce ne parlò e – chissà perché – ce ne innamorammo: bisognava visitarlo! E così, cominciarono i piani per l’escursione!

Dunque…come ogni mattina e come fosse il segnale di una qualche congiura propiziatoria, prima di ogni cosa, bere un bicchierone colmo di quell’acqua salutare – che si diceva – facesse tanto bene!

Mentre ci turiamo il naso nel deglutire l’acqua-marcia, poco distante, la donnina ha acceso un suo fuoco fra i sassi. Li ha scelti uno ad uno per sostenere le braci della graticola e posarvi poi sopra una grande padella di ferro… ed ecco che comincia a friggervi, una ad una, le grandi “piadine” che aveva già pronte – portate da casa – e tenute sotto una tovaglia candida a ricoprirle.

Un profumo delizioso nell’aria: la pasta che sfrigola allegramente nella sugna dentro l’ampia padella piatta… e le piadine che si ricoprono delle grandi bolle dorate. E ben presto, lì accanto, dentro una grande fiamminga un po’ sbrecciata da un lungo uso, si forma a poco a poco una bella pila di “piade” bollenti, croccanti e sfrigolanti.

Non c’è che dire: l’acqua-marcia è stata bevuta e ci ha fatto bene… ma ora è il momento sacro del riceverle, quelle piadine –avvolte appena in grandi fogli di carta gialla e porosa – dalle mani sapienti della donnina che – fiera del suo lavoro – sorride alla voracità senza remore con la quale addentiamo la morbida sfoglia ancora sfrigolante.

Di giorno in giorno, accoccolati sui sassi, le mani impegnate a portarne alla bocca già unta di grasso, qualcuno segna sopra un taccuino con la matita tutte le cose che ci sarebbero occorse per l’avventura! E la lista s’allunga…s’allunga…mentre, ogni mattina, arriva da qualcuno l’ultima trovata: ci sarà bisogno… di…Ed ogni volta un nuovo suggerimento più che inutile e strampalato!

Naturalmente nonno Luigi, appena saputo che sarei stata affidata alla più grande dei fratelli con i quali giocavo ogni giorno…ci pensò sopra un poco, ne parlò con i genitori ( amici da sempre e che abitavano al piano superiore) e si disse contento che io pure, la più giovane di tutti, potessi partecipare alla tanto attesa e…pretenziosa gita verso il Monte Battaglia!

Anni dopo, mi stupii non poco di quel permesso!…Un’intera notte fuori casa! Ma – sempre anni dopo – mi resi conto che prima di acconsentire si era ben assicurato di ogni cosa, ed accertato che non avrei corso alcun pericolo.

La maggiore dei tre fratelli, Graziana, era quasi una donnina, più per l’assennatezza che per l’età reale, e da sempre era abituata a tenere d’occhio i due fratelli più piccoli ed infatti anche Romano, compagno costante di tutti i giochi nel cortile dietro la villetta (e così, al sicuro, sotto gli occhi vigili di nonni e genitori) sarebbe stato della partita.

Dunque…il gran giorno e’ arrivato. Un’estate piena e sfolgorante, senza né vento né pioggia: proprio quella che ci si attendeva!

Il problema del cibo era facilmente stato risolto. Mamme e nonni la sapevano lunga sul preparare panini imbottiti d’ogni tipo e…in quantità degna di ogni congrega affamata come saremmo stati noi, dopo la lunga pedalata in salita che ci attendeva.

Questa notte non sono stata capace di dormire come al solito, che’ spesso, alzandomi adagio adagio per non svegliare i nonni (non sono poi così certa che loro, i nonni, non se ne accorgessero) mi sono affacciata alle fessure delle persiane, sorvegliando il cielo.

Che non piovesse…sarebbe andato tutto all’aria!

Ma il cielo è terso, appena si scolora dalla notte mentre la luce brillante del primo sole s’affaccia, dietro le asticelle delle persiane socchiuse.

Una specie di brivido involontario…paura? Forse un poco! Chissà!

E l’avventura ha inizio! Ieri sera ho preparato tutto . Mi manca solo lo zainetto che infilerò sulle spalle, nel quale la nonna “piccina” sta sistemando certi misteriosi cartocci.

“Ma nonna!… Mi sembra che tu mi abbia preparato troppa roba da mangiare! E poi, lo sai che questa sera dormiremo in casa dei nonni di Lina…e ceneremo da loro!”

In realtà, in quel momento, l’ultimo dei miei pensieri era il cibo da portarsi appresso! Andare…Partire…inforcare la mia bicicletta azzurra e correre assieme agli altri, in una fila ordinata, verso la via “Montanara” che – tutta in salita – ci avrebbe portati ai piedi delle colline.

“Sssttt! Non preoccuparti ed invece guarda cosa vi ho preparato”

La nonna prende dalla madia certi pacchettini avvolti nella carta oleata e finalmente capisco cosa siano: sono tanti bei pezzi di coniglio arrosto! E come sono profumati!

“Ma nonna…te l’avevo pur detto che accenderemo il fuoco, appena troveranno un posto adatto, e cuoceremo il coniglio che ieri nonno ci ha preparato!”

Un sorriso appena accennato… mentre continua a riporre nello zainetto quei “cartoccini”.

“Si…si…ma non si sa mai…nonno ed io abbiamo pensato che era meglio essere previdenti. Se non vi servirà, quel coniglio da cuocere…lo riporterai a casa! Va bene “Serenì”?

Ecco com’erano i miei nonni! In effetti, quel famoso coniglio da arrostire sulla brace…lo riportammo a casa ma…crudo!

Avrebbero ben potuto cercare di convincerci che quella che avevamo in mente era solo una pazzia ed anche solo il pensarlo era un po’ folle! Ma no! Entrambi sapevano che, all’atto pratico, ce ne saremmo accorti da soli! Mille sagge parole non sarebbero servite, a distoglierci dal nostro fantasioso progetto ma servirono, eccome, quando – alcune ore dopo, quando, affaticati dalla salita che si faceva sentire – decidemmo tutti che…c’era venuta fame!

Cercammo un posto adatto per fermarci a mangiare e riposare un poco. Avevamo già macinato parecchi chilometri ed in salita: il vento caldo sul viso che sale dall’asfalto assolato; lo scorrere a fianco della strada di campi coltivati a vigne, il profumo dolce eppur pungente che sale da un campo di Erba Spagna che un contadino falcia a grandi gesti antichi e meditati.

Pedalata dopo pedalata ci sfilano a fianco casolari acquattati a volte, sotto un’albero centenario come a far da guardia. Sulla soglia compare qualcuno che ci osserva, incuriosito e stupito mentre passa la lunga fila delle nostre bici. Campi dopo campi, e tutti generosi di messi…

Gruppi di piccole case attorno all’unica vetrina di un panificio dove però s’acquista di tutto. E profumi…profumi da ogni parte, i più diversi, di erbe e di fiori che si disperdono al vento della corsa che ci accarezza il volto, asciugandone quel poco di sudore, che’ la salita si sta facendo sentire. Ed i primi dossi delle colline che s’avvicinano, più belle che in un quadro d’artista, dove – qua e là – spunta il tetto rosso d’una casa nascosta da alberi pesanti di rami dalle foglie fitte! Spesso, davanti ad una casetta, aiuole fiorite, accanto l’altalena dove un bimbo arresta il suo dondolare per poterci meglio osservare. Ma presto, la curiosità soddisfatta, salta dall’altalena incontro ad un cagnolino apparso improvvisamente ed i due, quasi s’investono nell’abbraccio!

Deve ormai essere “il tocco” ed abbiamo ormai proprio…fame!

Dietro una minuscola chiesetta che pare abbandonata, un gran prato e l’ombra fresca di un gruppo d’alberi –forse centenari – che ci accoglie: ansanti, è vero, ma felici! Ebbri come siamo della nostra avventura.

Inutile dire che l’idea di allestire un fuoco ed attendere che il famoso “coniglio di nonno Luigi” si cuocia…non viene nemmeno presa in considerazione…e cominciamo ad aprire i nostri zainetti colmi di cibo che ci saremmo poi spartiti fra noi, senza distinzione!

Ed è allora che traggo dal mio quei famosi pacchetti in carta oleata, dai quali appena svolti, escono profumi meravigliosi: aglio, rosmarino, salvia…tutti assieme a condire la carne dolce e saporita del coniglio arrosto di Tisin” che, saggiamente e previdente come al suo solito, ne aveva preparato…per tutti!

Saziata la fame, qualcuno cede alla tentazione di socchiudere gli occhi: solo cinque minuti ragazzi – ma la richiesta timidamente esposta suscita un moto di proteste pungenti! E si riparte senza indugiare – come suggerirebbero alcuni – sull’erba morbida, sotto i grandi alberi ai quali abbiamo appoggiate le biciclette!

io sono il “cavallo” di sinistra, col fazzoletto in testa

E la fila si ricompone, affrontando i chilometri che ancora ci aspettano.

Ormai le gambe faticano sui pedali divenuti improvvisamente pesanti. Per fortuna siamo arrivati a Borgo Tossignano, dove trascorreremo la notte.

Ma che fatica però…non ce l’eravamo immaginata! Mentre i ragazzi scendono al fiume per piantare la famosa tenda, noi ragazze ci avviamo verso quel casolare sperduto sul declinare della collina, a casa dei nonni di Lina, la nostra compagna di sempre, quasi coetanea della riflessiva Graziana.

Nell’immensa cucina al pianterreno, ci attende nel camino un bel fuoco. Non fa freddo, però… siamo a circa cinquecento metri d’altezza: com’è gradito a noi ragazzette un poco intirizzite, quel fuoco acceso!

La stanchezza della lunga pedalata? Oppure l’improvvisa e troppo nuova sensazione d’esser sole, noi tre lontane da casa per la prima volta forse? Un brivido di melanconia ma ben presto ce la scrolliamo di dosso.

Al centro della vasta cucina , una tavola apparecchiata con tre piatti bianchi, una zuppiera fumante, del pane fresco, la caraffa dell’acqua ed un piatto di legno antico, dove troneggia, intonsa, una forma di quel formaggio casalingo che sulle tavole in Romagna non manca mai.

Ombre d’attorno al tavolo: solo un’antiquata lampada che pende dal soffitto alto spande così poca luce ed illumina appena; incuriosite, ci guardiamo d’attorno e scorgiamo, al centro di una parete ora in ombra, la grande “madia” di legno scurito dagli anni. Qualche seggiola impagliata e – sopra l’uscio che dà al piano superiore – l’immagine sbiadita di una Madonna. Un lumino acceso che le accarezza il viso con la breve luce della fiammella: lo sguardo lontano.

In angolo, una vecchia ed antiquata macchina da cucire.

Null’altro. Se non – e lo compresi solo molti anni più tardi – l’invisibile presenza di tante vite che da qui erano passate.

La minestra calda è saporosa, odora di buono e la sorbiamo, grate: nel brodo, i larghi cerchi di grasso che ne adornano la superficie.

Sazie ed un poco rinvigorite, solo ora ci chiediamo come se la staranno cavando i ragazzi, là sul greto del fiume. Prima di salire nella stanza che ci è stata preparata al piano superiore, decidiamo di dar loro almeno la buona notte! (la verità…è che siamo curiose di vedere come se la cavano!) Ma ciò che ci attende è solo una totale confusione! La famosa tenda… ancora sbilenca e coricata sul greto, dal quale – era chiaro – non si sarebbe innalzata mai!

I ragazzi…tutti intenti a fare “cose”!…Chi tira i lembi da una parte, chi dall’altra e nel farlo, i due soli picchetti già piantati sono divelti…seppellendo così chi ci si trovava sotto!

Qualcuno ci si fa una bella risata ma qualcun altro… dà sfogo alla frustrazione con qualcuna di quelle espressioni fiorite del simpatico ed efficace dialetto romagnolo.

Il mio amico Romano, immobile e sfiduciato, seduto su di un sasso, lì appresso: il viso fra le mani e l’atteggiamento del corpo che ne denuncia una specie di disperazione!

Eh! Gli avevamo ben detto che avrebbe dormito in casa, con noi ragazze! Ma lui, no! Ne andava del suo sentirsi come uno dei”grandi”!

Evitiamo di offrire un aiuto…Meglio andarcene in fretta e lasciarli fare da soli: se ne sarebbero sentiti offesi e sminuiti in tutta la loro “mascolinità” di presunti uomini esperti!

E ridendo, ora finalmente fuori d’orecchi, risaliamo il greto verso la casa. Dei due vecchi, nessuna traccia: forse già dormono, o forse non volevano proprio farsi vedere da noi “cittadine”, come ci consideravano.

Comunque, salite le scale di legno scricchiolanti, ecco la camera: un alto e solido letto matrimoniale ed una rete accanto, accosto al muro: dalla finestra spalancata sulla campagna sottostante, l’argento liquido della luna! Solo un’altra volta, nella vita, ne vidi una così grande e così bella!

Ora davvero la stanchezza ci rende molli ed un poco doloranti nelle gambe non avvezze a pedalare così a lungo. In fretta, ci liberiamo degli abiti per infilarci le lunghe camicie bianche, tratte dagli zainetti ritrovati sopra un paio di seggiole.

“Ragazze ma…senza nemmeno lavarci faccia e mani? E poi…io ho bisogno anche del bagno!”

Graziana, sempre così linda e profumata di sapone, si rivolge all’amica che le risponde solo con una risatina divertita:

“Ma lo sai dove siamo? In un’antica casa che avrà almeno cent’anni!”

E qui un’altra risatina divertita di Lina. “Ma ora rimediamo. Andiamo giù in cortile dove dietro la casa c’è la fontana ed anche….”hai capito … vero?”

Ammantata di bianco nel raggio argenteo di quella luna, Graziana sembra non capire a cosa Lina si riferisca:

  • Vuoi dire…il gabinetto? –
  • Siiiiiiiiiiiiiiiii! –

Le mani a coprire la bocca, che’ stiamo per emettere in coro la risposta e la risata che ne segue.

Ed eccoci, silenziose, cercando di scendere tenendoci accanto al muro, dove i gradini di legno scricchiolano di meno. La porta d’ingresso è chiusa ed il buio è proprio fitto! Nella bocca del camino ormai quasi spento, a stento l’ultima brace sonnecchia…e con un ultimo guizzo, si spegne.

Ma appena aperto l’uscio – la luce grande, splendida, magnifica, di quella luna piena, ancora bassa sui colli, come ci si fosse appoggiata, solo per un momento, forse curiosa di poter osservare, là rasente ai muri le tre figurine dalle camiciole bianche, lunghe fino ai piedi scalzi: quasi immateriali fantasmi di un impossibile sogno Shakespeariano!

Grande, quel silenzio notturno e nemmeno un alito di brezza a turbarlo. Vicino, forse da sotto una tegola del tetto, un pigolìo tenue, subito spento. Ci sentiamo ora, come mutate, immerse in quel mare d’argento: l’ampio silenzio della notte che pare essa pure addormentata, e nessuna di noi ha voglia di parlare. Perfino il gorgogliare della fontanella sotto la quale ci laviamo faccia e mani, sembra incitarci a fare in fretta…che l’incanto di questa notte di luna non ha da essere spezzato.

Il ritorno, in fila una dietro l’altra, rasente il muro delle antiche pietre scolorite, avviene in silenzio: ma non è paura, quella che ci ha prese, così da sole, immerse in una speciale magia sconosciuta: ma un senso come di reverente stupore ancora mai provato.

Al salire sui letti alti ed antiquati, il frusciar delle foglie di granturco che fungono da materassi. Ed il sonno arriva, e ci serra gli occhi, ancora abbacinati dal fascino di quella luna che – ora finalmente – s’è rimessa a veleggiare nel cielo.

L’indomani presto, andiamo al fiume: i ragazzi: gli occhi stanchi di chi

non ha certo dormito, questa notte, un po’ stralunati, si apprestano a ripartire! Le biciclette a mano, portate adagio, e… capiamo!

Il monte Battaglia, lassù, dovunque sia…ci aspetterà, per un’altra volta!

Per fortuna, è chiaro che la decisione è già stata presa ed all’unanimità: tornare!

Tanto… là sul greto del Santerno…la polla dell’acqua che “puzza” ci aspetta! Ed anche le “piadine” fritte e bollenti, le troveremo ancora, e la prossima volta – ed anche questo è chiaro: ci sarà una prossima volta – si faranno le cose con più giudizio!

Dopo tanti anni trascorsi, non saprei che farmene – ora – di quel famoso “giudizio”! E’ stato tutto …perfetto! E non ne cambierei nemmeno un “ette” di quella gita a metà e di una notte…fatata di mezz’estate!

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11 risposte su “L’avventura sul Monte Battaglia”

grazie quel “mi sembrava di esserci” come hai scritto è per me una gran gioia!
Un’avventura come quella al Monte Battaglia -mai raggiunto – credo che sia cosa preziosa per un fanciullo! Da adulti si perde la capacità di vedere le cose sotto quella luce che poi crescendo non si scorge più. Ma per grazia celeste, io la ricordo quella Luce, anche se sono trascorsi tanti, troppi anni dal suo splendore!

Mammamia…con una piccola parola mi hai regalato quell’emozione che quando scrivo, tento di dare a chi mi legge! Proprio in questo periodo così orribile – almeno per me – ne avevo davvero bisogno! Grazie amico!

Uauhhhhhh…. Viverci dentro in questo racconto di vita vissuta con emozioni e sentimenti!!!! Grazie… Bellissimo… ancora una volta!!!! Auguri a lei e a Barbara… Chiudiamo velocemente questo 2020,sperando tanto che inizi una nuova storia un po’ più serena!!!! Un grande abbraccio ad entrambe!!!!

che bella espressione la sua, cara Amica! E’ proprio ciò che tento di fare, sempre, quando mi affido alla mia penna, amica di tutta una vita per me! L’abbracciamo anche noi, Barbara ed io, ed invochiamo su Lei e tutti i suoi cari un po’ di serenità.

Ciao Serena, bellissimo racconto! Ti auguro di trascorrere “Serena”, nei limiti del possibile, le “strane feste” ormai imminenti. Un bacio, Giuseppe

ciao Giuseppe…! Ciao amico mio! Grazie dell’augurio che mi mandi e che io ricambio e rimando a te, con tutto il cuore! Sai, mi viene un po’ da sorridere, leggendo il mio nome….pensa! Alma Serena: m’impose il mio babbo di chiamarmi…Visionario…Visionario com’era ma…non è colpa sua se quell’augurio s’è un po’ sfaldato! Un abbraccio fortissimo.

grazie mamma! ti avevo chiesto di riscrivere un post su questa avventura, perché il primo era andato perduto, ma non tutto il male vien per nuocere: questo è speciale, anche nello stile: quello dell’epoca, potremmo dire che è un post…”vintage” (LOL). Stanotte, sistemando l’impaginazione, mi sono appassionata alla lettura, ma vedendo che erano 9 cartelle, ho pensato: “speriamo che lo leggano: per il web è troppo lungo”, ma tu hai saputo superare i limiti delle regole per la scrittura sul web… non serve aggiungere altro 🙂

grazie “coccamia”! Il tuo apprezzamento è così tanto importante per me! Quanto allo stile “vintage”…forse per la tua generazione può essere anche vero ma…il fatto è che dacchè ricordo di Essere, io ho sempre visto le cose proprio come le ho descritte qui. Ero giovanissima, quasi piccola eppure – ricordo- che già da allora m’incantavo letteralmente a guardare un cielo stellato, o un tramonto o qualsiasi altra cosa bella! E forse per i miei lunghi silenzi in solitudine, mi ritenevano una bimba…un po’ strana! Per non dire altro! ancora grazie del tuo splendido commento, mi hai fatto commuovere..

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