Categorie
il magazzino dei ricordi

Il mio primo presepe

…ed altri che sono impressi nella mia memoria e nel mio cuore

Ancora una volta è Natale!

Già! Ancora una volta è Natale! Ne sono passati tanti e me li ricordo tutti, o quasi. Ma quello che mi rammento più di altri, è il primo della mia vita.

Avevo forse due o tre anni e mi rivedo, piccina piccina mentre, ancora assonnata, zampetto verso la saletta da pranzo perché mi hanno svegliata:

“Vieni Serena, che è arrivato Gesù Bambino!”

Non ho alcuna idea di chi sia questo “bambino” ma i miei genitori pare ne facciano un gran caso! Ma ecco che in un angolo, sopra un tavolo nascosto da festoni di carta crespata, vengo subito intrigata da quello che ancora non sapevo si chiamasse “Presepe”!

Le luci! Tutte quelle lucine colorate che ammiccano mentre, incantata, seguo con curiosità lo snodarsi di un nastro di sassolini bianchi che porta ad una grotta. Ma sono le statuine, quelle che poco a poco, sembrano prendere vita sotto i miei occhi ancora imbambolati, evocate per me dalla voce dolce della mamma, e da quella commossa del babbo: mi stanno guardando con gli occhi lustri: chissà poi perché?

Ora so che per molti anni a seguire, non avremmo più avuto la gioia di quel nostro riunirci attorno al presepe. La guerra ci avrebbe portato via questa piccola serenità, fatta di cose piccole: un piccolo presepe illuminato, dove un ruscello fatto di carta argentata, per me diveniva reale.

Il secondo Natale che rammento ci vede in un abbaino sotto i tetti,, dove una sola stanza prende luce dal una finestra.

Il babbo per fortuna è ritornato dalla guerra e non mi resi conto allora -avevo circa sette anni – che nulla e nessuno di noi era più quello di prima, di quel mio primo Natale incantato. La mia innocenza un po’ credulona, ignara e miracolosamente preservata in quegli anni terribili, mi permette ancora di credere che quei regalucci, trovati ai piedi del letto, il mattino presto, siano veramente dono di quel Gesù Bambino annunciato dai miei genitori.

Mamma! Babbo! Una palla…davvero una palla…..- esclamo estasiata, mentre l’amichetta che per l’occasione dorme in una branda di fortuna accanto a me, già si balocca con una palla non dissimile dalla mia.

E’ un’orfanella che nessuno voleva, nemmeno per le feste natalizie, e che pur se aveva una madre…non sarebbe venuto a prenderla.

Eravamo poverissimi, naturalmente, ma egualmente i miei genitori – appena saputo di questo ulteriore abbandono dalla suora che mi era maestra – l’avevano voluta ospitare per tutto il periodo delle feste. Allora naturalmente non potei rendermi conto della grandezza di quel gesto e l’accettai come cosa normale, dividendo con l’amichetta quel poco che avevamo, ed era davvero poco, ma anche di questo, non potei rendermi conto se non molto più tardi, nella vita.

Quell’anno, il Presepe era piccolissimo, messo in un angolo dell’unica camera illuminata dalla finestra. Ma l’inventiva e la fantasia del babbo aveva saputo creare in quell’angolo nascosto, qualcosa dell’atmosfera che confusamente avevo intuito la notte precedente, alla Messa Grande alla quale ci avevano accompagnate, noi due bimbe infreddolite ma con l’animo spalancato verso quel qualcosa…. di soprannaturale al quale pure non sapevamo dare alcun nome.

E furono anni ed anni che si susseguivano mentre io crescevo; ma la malìa del Natale si rinnovellava di anno in anno, con Presepi sempre più grandi.

Ricordo che il babbo ci si metteva già ai primi di novembre: appena tornava dal lavoro iniziava a pasticciare con ogni genere di cose, le più disparate. Con qualche pezzo di legno trovato chissà dove, costruiva sempre la “montagna” in un angolo, ed all’interno, la grotta della natività. Com’era bravo ad usare ogni asperità delle cortecce, rivestendole con il muschio fresco, che allora si trovava facilmente dal fruttivendolo!

La mamma collaborava attivamente e non solo con il suo innato senso del bello.

Un anno – lo ricordo così bene – costruì con le sue mani sapienti tre minuscole tende per i Re Magi, usando degli avanzi di stoffe dorate (la mamma era una sarta bravissima) ed all’interno tre piccolissimi cuscini dalle fodere brillanti.

Quelle piccole tende con i loro cuscini andarono poi perduti, fra i varii traslochi, purtroppo, ma ricordo così bene le minuscole tende illuminate dall’interno!

Fu l’anno in cui mio padre piombò letteralmente dentro alla volta del cielo, già completamente costruita con la carta blu, dove mamma ed io avevamo ritagliato tutto un firmamento, usando piccolissime forbicine, incollando poi dei pezzetti di velina che schermavano le lucine.

Che momento fu quello! Babbo in bilico sulla scala per qualche secondo… ondeggia…cerca di stabilizzare l’attrezzo senza riuscirci, ed ecco la caduta rovinosa!

Mamma non ha nemmeno il coraggio di fiatare: tutto quel lavoro distrutto! Tutte quelle stelline ritagliate nella carta blu e poi velate con leggera carta bianca dalle quali poi, la luce delle lampadine nascoste dietro la volta del cielo sarebbe trasparita in un’illusione perfetta.

Il babbo, immobile ai piedi della scala, non ha la forza di parlare.

Tutto da rifare. Lembi di carta strappati ovunque. Fili elettrici che pendono desolatamente dall’intrico che si svela, là dietro a quella che avrebbe dovuto essere la cupola del firmamento.

Quell’anno –ricordo – il sacerdote venuto per l’annuale benedizione, chiese alla mamma il permesso di tornare accompagnato dai ragazzini dell’oratorio che stava preparando alla Prima comunione, per ammirare il presepe.

Mentre crescevo, divenivo donna, sposa e madre a mia volta, i Presepi si susseguivano: sempre belli e fantasiosi. Non erano più i miei occhi a sgranarsi davanti alla meraviglia delle ricostruzioni che la fantasia del mio babbo creava, ma quelli di mia figlia.

La vita trascorreva, fuggiva via, portandoci – fra un Natale e l’altro – dolori e gioie e purtroppo anche la scomparsa di quel mio padre incredibile. Toccava a me, ora, mantenere la tradizione per la mia mamma. Per lei era importante ma per me….solo un dovere che mi pesava ormai: divenuta lei, ora, la mia bambina, non avrei mai potuto toglierle quel piacere – spesso venato di malinconia ma ancora così grato per lei- nella costruzione del pur piccolo Presepe casalingo!

uno degli ultimi presepi di babbo

Nelle due stanze che abitavamo allora non c’era spazio sufficiente per una grande costruzione e forse fu proprio per questo che un anno la mamma mi chiese di costruirne uno – grandissimo – nella casa colonica dei nostri cari amici in quel Dell’Albero Buco…a pochi chilometri da dove abitavamo: la stessa grande casa accogliente che ci aveva ospitate tanti mesi durante la guerra.

Due bambini avrebbero ammirato quella inusitata “Natività”, proprio nel grande ingresso della loro casa!

E fu dalla legnaia che scelsi i grandi rami delle viti ammassate per l’inverno per costruire, in un angolo, la montagna con la grotta della natività!… ( babbo…docet…) E come si adattavano bene ad essere poi coperte di muschio e popolate delle statuine, come un piccolo popolo che s’andava palesando via via!

La mamma, imbacuccata per difendersi dal freddo (il presepe sarebbe sorto nel grande ingresso), assisa su di una poltrona, che mi guarda, seguendomi nella composizione, dandomi indicazioni, consigli, suggerimenti che le tornano alla mente, seguendo il ricordo dei grandi “Presepi” costruiti dal mio babbo!

Ora è mia figlia, degna di tanto “nonno” a costruire ogni anno un presepe via l’altro, ed ognuno sempre più bello e fantasioso del precedente, nel solco di quel nonno tanto amato, usando le grandi statue superstiti dei suoi presepi, scampate ai vari traslochi, ai quali ha aggiunto quelle più piccole – nel rispetto della prospettiva- del suocero: due infanzie felici riunite nello stesso presepe. Una vera passione la sua, che le lascia l’agio fantasioso di mutarne ogni anno l’aspetto e l’ubicazione! Ed ad ogni nuovo Natale c’è da aggiungere una statuetta, oppure una casetta magari in cima a “quella montagna” di antica memoria e che non può mancare mai!

Del resto…che presepe sarebbe, senza il monte e la grotta illuminata?

gli ultimi due della nipote di tanto nonno
il secondo
Latest posts by Alma Serena Guolo (see all)

13 risposte su “Il mio primo presepe”

…con quelle mani sapeva far tutto ma le malediceva sempre: “mamma! che mani mi hai fatto”… e spesso se le martoriava, e che martellate! Ma la sua massima saracca era: “porco schifo!”
Ricordo bene la meraviglia dei suoi presepi e la magia natalizia che sapevano creare i nonni: mai più provata! E anch’io il presepe lo faccio anche per te (ho detto “anche”). Chissà se salterà fuori qualche foto: allora non usava…però prometto un post fotografico sul “percorso di una presepista in erba” (la sottoscritta), dal primo al più recente. Devo mettere in fila le foto: sono tutte sparse. Promesso!

Grazie…grazie Barbara! Grazie per questo rinnovellare per me e per chi ci segue,la tradizione natalizia che da sempre è rimasta all’interno della nostra famiglia! Purtroppo, di foto di quei presepi di babbo, non ce ne sono: ai tempi, era un lusso per pochi una macchina fotografica! Ce n’era una però, e l’hai trovata, ma in quell’epoca…erano già passati così tanti anni da quel “primo Presepe”, e che nonno costruì all’interno di un caminetto che però…non “tirava”! E…temo proprio che quel presepe – a Bologna – sia stato l’ultimo che nonno ha costruito! A me pare così bello che tu abbia continuato questa tradizione familiare… che – ne sono certa – da dovunque sia, il nonno può ammirarli ed essere orgoglioso…di tanta nipote!

si…grazie ma….il merito sia del presepe che delle foto…è tutto e solo di Barbara! In lei riconosco davvero la pignoleria, la bravura nel trovare soluzioni, la fantasia che fra lui e la mia mamma riunite assieme, sapevano poi comporre nei tanti presepi della nostra vita! spero sia comprensibile che uno degli ultimi, di mia figlia, è locato…all’interno di una parete attrezzata… e sembra proproio un bellissimo quadro d’autore. Barbara ha saputo ereditare tutto il meglio…dai suoi nonni!

Come sempre.. Lettura in un fiato!!! Emozionante!!! Ho visto i presepi di Barbara… Dire che sono molto belli è. Molto riduttivo!!! Opere d arte!!! Un abbraccio a tutte e due!!!!

anche a lei, cara signora Barbara! collaboratrice eccezzionale sul lavoro ed amica sincera e formidabile…poi nella vita! Si abbia anche da noi, un grandissimo abbraccio a lei ed a tutta la sua famiglia…ma uno speciale per la sua mamma!

Leggendo il racconto mi ricordo quando tutti gli anni venivamo ha vedere il vostro presepe sempre più bello , E i presepi che avete fatto a casa nostra per i bimbi erano speciali. Quando avete fatto il primo presepe per loro era bellissimo e lo ricordano ancora.

che bello cara Luisa,ritrovarti sempre qui con noi! Per me – ora- sei come l’Araldo di tutta la vostra famiglia, che è stata in larga parte anche la mia, la nostra! Può apparire fantasioso ma la vosra grande e bella casa detta Dell’Albero Buco…vi contiene tutti, anche coloro che non sono più qui! I miei ricordi più belli e più cari, riposano su quella Terra benedetta, per me e non solo per me. I ricordi si affollano ed è come una carezza! Il presepe del quale ho appena scritto…lo costruii non solo per i “bimbi” di allora ma anche per Amore e riconoscenza: e la mia dolce eppure ferea mamma, seduta comodamente ad osservrare il mio lavoro: attenta a che io seguissi quello schema che in tanti anni il mio babbo aveva inventato: la montagna, la caverna della natività e…il cielo stellato! Grazie amica mia! abbraccia tutti per me, per noi!

Da molti anni ho completamente perso lo spirito del Natale, per indole e per scelta. Questo racconto lo ha fatto rivivere dentro di me per qualche minuto, piacevolissimo. Ciao Serena!

Giuseppe! Giuseppe! che bello ritrovarti in questo piccolo angolo che Barbara ha inventato per me! Sai, io pure ho perso da tanto lo spirito natalizio, e questo mi fa dolere il cuore! Ma non è insensibilità, questa nostra, poichè il motivo è che attorno a noi, tutto è mutato…persa la memoria per quella semplicità del Sentire che profumava di fratellanza e d’amore! Questo mondo disincantato non sa più commuoversi ed in un piccolo o grande Presepe riesce solo a vedere la finzione di statuette e casette, e muschi rinsecchiti! …Ma non la mia coraggiosa ed incredibile figliola! a presto, amico mio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.