Categorie
il cassetto dei sorrisi il magazzino dei ricordi rari diari

Gli S’ciucarein

Il Balcone fiorito a Dozza.

E’ da stamani che li aspetto! Gli “S-ciucarein” di Dozza! Ed eccoli, mentre il gruppo colorato dei bei costumi antichi, risale la via principale del minuscolo borgo .

Sono tutti giovanissimi, ed appaiono belli, i velluti scintillanti e le camicie candide che spuntano dalle giacchette corte. Nella mano destra impugnano le lunghissime antiche fruste che fra poco, sul breve piazzale accanto al Municipio, faranno schioccare a tempo: una musica fatta solo d’aria, cadenzata, che sale e gioca, da loro alle tante persone che li hanno accompagnati fin qui.

La gente s’accalca come può, ma a doverosa distanza; alle finestre delle casette che s’inseguono una attaccata all’altra, rosse e, gialle, ocra od azzurrine, altre persone che s’affacciano sorridendo: gli occhi d’aspettativa della pur ben nota esecuzione.

Ed ecco la danza delle lunghissime funi manovrate con perizia antica a sferzare l’aria, che si snodano in forme fantasiose, fino quasi a lambire, magari una ragazza, che istintivamente s’arretra, mentre la punta del nerbo non la sfiora nemmeno!

Belli, questi giovani, nei gesti rapidi di bravura: splendenti negli abiti ma soprattutto negli occhi, che dardeggiano sulla piccola folla, ora inorgogliti dall’ammirazione di tutti e forse, di altri occhi di donna che subito istintivamente cercano di celare l’ammirazione.

E questo accade, forse, da centinaia d’ anni! La piccola, antica rocca sforzesca, posta al culmine della collinetta sulla quale sorge Dozza, è come l’ultimo baluardo della minuscola comunità che le si stringe addosso. Una sola via lastricata all’antica: ciottoli rotondi e lastre di pietra al centro, dove transitavano i carri. Ai lati, serrate come a difendersi a vicenda, piccole case dai portoncini angusti, minuscole finestre che s’affacciano – curiose – sulla via principale. L’insegna del famoso ristorante s’affaccia dal breve porticato sotto il quale s’apre l’ingresso. Ed anche qui sotto, la fioritura sfarzosa dei grandi vasi di coccio straripanti di meravigliosi fiori di gerani smaglianti di tante forme e colori.

Oggi ricorre la festa de: “il balcone fiorito” e basta guardarsi d’attorno, per vedere dovunque, dalle minuscole finestre spalancate ai portoncini oggi aperti ed accoglienti, un profluvio quasi ossessivo di fioriture esasperate. Li hanno tenuti nascosti fino a ieri, tutti questi vasi, per non svelarli se non durante la notte, in vista del concorso che questa sera conoscerà il vincitore per il più bel balcone .

Da poche settimane sono giunta nella cittadina che mi vide bambina, e nella quale fui felice.

Maggio: una primavera prepotente che non ricordavo più, dopo anni vissuti su al Nord, e dalla quale mi sento accolta, come a festeggiare il mio ritorno.

Stamani sono salita sul torpedone che due volte al giorno – mattino e sera- arriva in quel di Dozza. Ed ora sono qui, il mattino ancora fresco di rugiada; non un alito di vento a turbare l’aura tranquilla del minuscolo borgo antico. A casa, la mamma aspetta, e comprende quel mio bisogno di una giornata da sola e per me sola!

E mi aggiro, a passo lento, un andamento quasi solenne nel rivedere, riconoscere le mura amate delle piccole case affollate, a fiancheggiare le due sole vie d’accesso al Castello.

Ecco un piccolo portone spalancato per l’occasione: il breve e stretto corridoio ingombro anch’esso di vasi straripanti d’una bellezza che quasi intimidisce. So bene che non dovrei, ma forse oggi sarà consentito? M’inoltro nell’andito in ombra, verso un’alta finestra istoriata ed appena raggiuntala mi si apre davanti un piccolo ma curatissimo giardino! Fiori, piccole file di ortaggi che appaiono anch’essi fiori, due alberelli da frutta, tutte strette strette fra loro queste piante che quasi nascondono il breve terreno in discesa. Un’incanto!

  • Buon giorno signora! Le piace il nostro piccolo giardino?

Un’anziana donna che non ho udita arrivare: il viso quieto, la testa bianca e pettinata a puntino che si erge ancora ferma ed orgogliosa sul piccolo corpo compostamente diritto, a fianco a me.

  • Scusi signora…non ho resistito alla tentazione di vedere da vicino i magnifici vasi di fiori esposti nell’andito! Mi perdoni…l’intrusione ma…
  • Non ha bisogno di scusarsi signora! Oggi è la festa del Balcone…e mia sorella ed io –viviamo qui da sole da tutta una vita – lasciamo apposta aperto il portone, che le persona possano entrare!
  • Ma è bellissimo qui ed i vostri gerani sono fra i più belli che ho visti finora. Ma ora me ne vado…e grazie ancora!
  • Di nulla mia cara, grazie a lei di essere entrata qui! E’ così tanto tempo che nessuno lo fa più, o quasi!

Una nota di malinconia, e questa sconosciuta perde il sorriso di poc’anzi con il quale mi ha accolta. Perché? Me lo chiedo ora, mentre involontariamente osservo le piccole candide mani aristocratiche che si è portata involontariamente alla gola: dita lunghe ed affusolate ma come fiori appassiti. Sto per voltarmi verso l’uscita ma la donna mi si rivolge ancora:

  • Sa, mia sorella ed io viviamo qui da tutta una vita! Nessuna delle due si è mai sposata e le nostre giornate sono state sempre e solo trascorse un po’ nel giardino che ha ammirato ma soprattutto a ricamare! Le piacerebbe vederli i nostri lavori? Sa, vengono commissioni da lontano!

Non è proprio ciò a cui avevo pensato per questa mia giornata ma…il tono della donna ora è quasi accorato, timido d’un tratto, e la voce che è scesa di tono nel porre lo strano invito.

Saliamo le brevi scale che portano al piano superiore dove ci accoglie anche l’altra sorella, che mi sorride lieta alzandosi dallo scranno accanto all’angusta finestra ingombra e quasi oscurata dai vasi verdeggianti ed arricchiti dai colori accesi dei fiori. Brevi presentazioni che ci scambiamo e poi, all’apertura di un grande baule di foggia antica mi si offre la meraviglia!

Tele finissime, quasi trasparenti, ornate di fili di seta luccicanti che sembrano d’argento! E sono tovaglie preziosissime che mi mostrano, centri tavola ricchissimi di quei puntini invisibili e ne sono subito incantata. Ma guarda…penso fra me, guarda cosa mi doveva capitare oggi!Gli occhi chiari delle due donnine frugano nei miei, a cercare…forse l’ammirazione che sanno di aver suscitata.

Rifiutata la rituale tazzina di caffè offertami con quella naturale ma signorile cortesia di tempi andati, mi accommiato, spiegando che sono venuta qui per vedere la festa ma soprattutto i Balconi! Entrambe ancora sul limitare del portoncino, mi salutano con la mano, un sorriso un po’ melanconico sui visi così simili fra loro!

Che strano incontro, questo di stamani!

Il borgo è ancora quasi deserto e ne sono contenta: per ora, appare tutto e solo per me!

In un tempo lontanissimo, a Dozza mi ci portò il mio nonno Luigi, un tal giorno, e ricordo che entrammo in una locanda che s’affaccia – con la sua vasta terrazza sulla vallata sottostante. Allora si veniva quassù solo per gustare i vini pregiati, dalle vecchie, polverose e antiche bottiglie scure, che contenevano lo spumeggiante vino Albana…e magari – come fecemmo anche noi – per gustare un generoso panino imbottito dei salumi locali.

Allora…allora…tantissimi anni sono trascorsi da quel pomeriggio trascorso – il nonno che chiacchierava con altri avventori – e io a percorrere, incantata, il poggio contornato di fiori, grandi arbusti di ogni tipo, cespugli digradanti affollati verso il viottolo sottostante e come in una fotografia un po’ sfocata, la pianura ridente che si stende lontano, come un quadro dipinto da un pittore ispirato. D’un tratto…il cuore quasi si ferma e mi sento come riportata a quel giorno!

Rammento bene il breve portico scuro nel quale s’apre l’andito di quella locanda che da anni è divenuta un ben noto ristorante! Ma ora voglio risalire il breve e ripido tratto della strada che porta al piazzale della Rocca! E non è solo il desiderio di ammirare le finestrelle adorne dei fiori, ma anche di sentirmi come abbracciare dalle piccole case colorate dove pittori vengono da ogni dove per dipingere i meravigliosi “murales”: concorso che si rinnova ogni due anni.

Nel mio andare, salire e ridiscendere nel pur breve percorso oggi in festa mi volgo alla rocca, ed attraverso il ponte. Ho bisogno di riposare, non più avvezza al camminare fra salita e discesa, come del resto a respirare a pieni polmoni quest’aria tersa ed ormai riscaldata dal sole, sapida di profumi tanto intensi da stordire.

Salgo al piano superiore dove spero di trovare in un bovindo nascosto, un gradone di marmo per potermi sedere un poco. Ma, appena varcata la soglia della grande sala, file di seggiole occupate da persone che ascoltano l’oratore di turno ed interloquiscono fra loro parlando…di vini! E così mi rendo conto che oggi qui oltre al Balcone fiorito si tiene un convivio di vinificatori della zona, inaugurando anche così la Cantina Sociale nei sotterranei del castello.

Beh! Mi dico, almeno mi riposo ma, con mia grande sorpresa, l’argomento m’interessa, m’interessa davvero, e già immagino di volerne fare un bell’articolo che poi mi verrà pubblicato su di un periodico di Treviso che mi conosce e che fa uscire qualunque cosa io gli mandi: purché scriva per il giornale.

Ancora non mi rendo conto che il mio trascorso di giornalista fa parte di un passato che ho abbandonato! Ma ormai sono del tutto coinvolta e porgo al convenuto di turno domande inerenti l’argomento e la manifestazione. Sono l’unica donna…e forse per questo ricevo l’attenzione del gruppo di persone che riempiono la grande sala affrescata.

Al termine della riunione e – senza che possa schermirmene – vengo accompagnata appunto nei sotterranei dell’Enoteca appena inaugurata. Ma è magnifica, questa esposizione di bottiglie e bottiglie, allocate ordinatamente sopra mensole di legno. Al centro, un lungo tavolo con le panche a lato, dove si possono effettuare le degustazioni! L’aura di questo luogo è ancora satura del tempo antico, quando qua sotto ferveva la vita nascosta del castello!

Bellissimo! Bellissimo e traboccante di un’antichità che permea l’ampio sotterraneo millenario.

E già compongo le parole dell’articolo che ora più che mai ho deciso di scrivere. Sarà forse l’ultima volta che potrò farlo ma non ci rinuncerò certamente!

Dozza, la sua minuscola rocca Sforzesca…l’Enoteca….devono vivere anche attraverso le mie parole a descriverle!

Dopo…dopo, rientrerò nelle vesti nuove della mia nuova vita! Ma oggi…oggi sono ancora “quella” del giornale.

Ma non solo per questo, il mio passeggiare nelle profondità delle antichissime mura, ora odorose di mosti , come forse tanti e tanti anni trascorsi profumavano dei saporosi cibi che qui si preparavano per i “Signori”! Pochi passi per rivedere accanto l’amplissima cucina, sorvegliata – pare- dall’enorme camino alla cui fiamma sempre accesa si appendevano a sobbollire i pentoloni o sotto le cui braci si mettevano a cuocere lentamente i cibi nelle pignatte incoperchiate!

Naturalmente vengo invitata ad unirmi al convivio di prassi, che si terrà ad un lunghissimo tavolo imbandito proprio sulla terrazza del ristorante famoso. Beh! Vero che ci troviamo nel pieno della Romagna gastronomica ma… la profusione di pietanze caratteristiche della cucina locale è davvero infinita! Pilucco appena i cibi, tanto per educazione! Il fatto è però, che ad ogni portata si accompagna un nettare diverso…e benché sia in pratica astemia, sorseggio adagio qualche sorso di quei vini saporosi e schietti. Schietti come i volti delle persone che mi attorniano, sorridenti e “paciosi” del tutto a loro agio e pronti alla risata, al frizzo sfuggito dalle labbra nello schietto dialetto romagnolo!

Di fronte a me, un giovane: allampanato, azzimato e che ostenta una cert’aria di sufficienza. E’ un giornalista di Ferrara, mi ha subito informata, ma è chiaro che in qualche modo pensa di conoscermi:

  • Ma tu, non sei quella che scrive sul “Pungolo Verde”? Ma certo, c’era anche una tua foto…adesso ti riconosco!

Beccata…probabilmente si diletta anche di poesia e magari…lo si sente davvero, un poeta! Non mi resta che assentire ma sono seccata! Un’intrusione, questa sua curiosità e soprattutto l’attenzione subito accesa degli altri commensali! Dovrò liquidarlo in fretta: è il classico tipo che “ ci prova” !

  • Vero, mi è capitato di scrivere sul Pungolo Verde, ma…non mi pare il momento di parlarne, non crede? –

Gli ho intenzionalmente dato del “lei”sperando che capisca l’antifona! Sono seccata, davvero e cerco di zittirlo,volgendomi vistosamente verso il mio prossimo compagno di fianco.

  • E perché? anch’io mi diletto di poesia a volte, per questo leggo il “Pungolo” e, beh! trovarci qui è una vera coincidenza!

Trovarci qui…coincidenza…ma chi si crede di essere questo impiccione? Ma il peggio deve ancora arrivare! Infatti:

  • Signori..signori…propongo un brindisi per la nostra ospite d’eccezione: una vera poetessa!

Lo strozzerei! Devo togliermi d’impaccio e mi schermisco, il più gentilmente possibile accettando – mio malgrado –che il compagno di tavola accanto a me mi versi un calice colmo di un vino biondo, frizzante e dolcissimo! Ci manca solo che mi ubriachi… e mi bagno appena le labbra fingendo di bere. Ed ora come me la cavo? L’impiccione allampanato – già un po’ troppo colorito in viso – mi fissa sorridendo sornione e davvero ora mi domando come fare a liberarmene. Lui si accorge benissimo del mio imbarazzo e pare proprio divertircisi! Infatti ecco che la “stoccata” arriva subito e mi sgomenta:

  • Scommetto che non riuscirà ( almeno è passato al “lei” ) qui, ed ora, a comporre una poesia su questa giornata magnifica!-

Incastrata! E adesso, come me la cavo? Ora tutti ascoltano, un po’ interdetti ed un po’ incuriositi, e se fossi stata sobria, non mi sarei lasciata gabbare in questo modo ma, “ à la guerre comme à la guerre” come si dice!

  • Accetto la sfida! Che ci vuole a trovare qualche rima in quest’atmosfera tanto piacevole nella quale mi avete voluta? Ecco fatto: qualcuno ha un foglio ed una penna?

Un battere di mani entusiaste salgono attraverso la lunga tavolata ingombra di bottiglie, bicchieri e piatti di dolci casalinghi!

Se il mio pigmalione Franco Sapi, da poco improvvisamente scomparso, mi potesse vedere! Scuoterebbe quella sua candida testa d’indomabili capelli sempre disordinati.! Ma purtroppo, non è qui accanto a me a consigliarmi, sostenermi, insegnarmi, come ha fatto per i tre anni trascorsi! Dovrò sbrigarmela da sola.

Del resto, il caro uomo mi ha messa più volte in situazioni imbarazzanti, e dove mi si chiedeva d’intavolare ora un discorso, ora una Critica su di un dipinto in esposizione!

E così…complici i troppi sorsi dei vini offertici…scarabocchio qualcosa…sul foglio spuntato miracolosamente da chissà dove. Del resto, proprio il Prof. mi ha costretta più di una volta a scrivere in fretta, di qualunque argomento! L’allampanato ora sorride di meno, quasi in una smorfia che gli attraversa il viso non bello né interessante: voleva mettermi in imbarazzo? Beh! ci è riuscito ma non gli darò la soddisfazione di accorgersene.

Scrivo alcuni versi a tempo di record, (nessuno si aspetta da me un’Ode!) fra il parlottare dei commensali, i bicchieri che si riempiono ad ogni minuto mentre, declamandoli, cerco di nascondere il mio dispetto. In fondo – mi dico – che importa? Da domani “quella” che sono stata fino a poco tempo fa, non ci sarà più e nessuno in fondo saprà di questa stupida bravata. Ma ormai l’incanto di questa giornata si è spezzato e voglio solo andarmene! Via! Via in fretta.

Per fortuna non sono la sola ad averne abbastanza ma sono furiosa! Uscendo dalla terrazza chiedo al gestore se può indicarmi l’orario della corriera che mi riporterà a casa.

  • Ma no, dai…- (e di nuovo questo “tu” confidenziale che ha il potere d’irritarmi ancora di più) ho la macchina, ti accompagno io, tanto, da Imola devo pur passarci!

Impossibile rifiutare, lo so! Però…mi viene in mente il modo giusto per fargli un bello scherzetto, a questo “spilungone” invadente ma soprattutto…stupido!

Nel breve tragitto di quei pochi chilometri sono costretta ad ascoltare lo sproloquio di questo bel tomo che – ora è chiarissimo – si è messo in testa di approfittare di un incontro…piccante!

Infatti, arrivati sotto casa, il “bel tomo” parcheggia l’auto e si accinge ad accompagnarmi fin su in in casa.

Ma dopo le due difficili rampe di scale, ecco che davanti alla porta di casa fingo di non trovare la chiave e, decisa, premo il campanello che risuona rumorosamente fino all’androne delle vecchie mura. Lo spilungone non capisce…forse comincia a comprendere la trappola che gli ho tesa ed infatti, dopo pochi minuti, ecco che sulla porta compare la mia “dolce” mammina, vestita di uno di quei suoi deliziosi e vezzosi eppure castigatissimi pigiamini che si confeziona con il suo solito gusto del bello! Un bel sorriso, ma appena scorge dietro di me il bellimbusto, comprende subito la situazione e…

  • Ah! Sei tu! Hai dimenticato la chiave? Ma sei in compagnia vedo. Accomodatevi…sig… s’accomodi, che vi faccio un caffè…..!

Un fulmine a ciel sereno non avrebbe sortito un effetto simile alla confusione dello “spilungone” che – farfugliando poche parole indistinte – sta già volando giù per le scale!

  • Grazie signora ma devo scappare…-

E scende gli scalini quattro a quattro!

Chiusa la porta, la mamma ed io – guardandoci, già gli occhi ridenti – scoppiamo in una sonora risata!

  • Ed ora…raccontami tutto! Dev’essere divertente! –
Latest posts by Alma Serena Guolo (see all)

15 risposte su “Gli S’ciucarein”

Grazie! sono felice che ti sia divertita! e stamani, aprendo il p.c. non me l’aspettavo, questo post…! Ma te ne ringrazio: anche per me, che l’ho scritto, è parso nuovo ed ho sorriso! Bella la nostra Dozza…vero! Eppure, dal vero – tu lo sai bene – lo è anche di più! E non ho ancor parlato della Rocca Sforzesca! Ma sopratutto di quando la visitammo – per l’ennesima volta – assiema a Dario! ahahah! ricordi? Beh! alla prossima puntata amici!

che posso dire…se non il solito, trito e ritrito..Grazie! Sempre bello per me, ritrovarla qui! Ma ho già in cantiere una bella storia avvenutami….Per fortuna che c’è la mia Barbara…che ogni tanto richiama alla mia memoria….avvenimenti che le ho raccontati! Ecco perchè devo fare in fretta…temo la Vecchiaia che mi possa impedirne il ricordo! Ed è tutto ciò che in questo periodo d’incertezza mi fà andare avanti: Scriverne!

gì ha visto questa bellissima cittadina grazie alle sue parole alma ho rivisto le strade i colori dei gerani i balconi tutto insomma…bravissima grazie per avermi dato la possibilità di una passeggiata a Dozza brava davvero

grazie a te…Sapere che con le mie parole riesco a trasportare le persone…mi riempie di gioia! di quel ” francobollo” di borgo ho tantissimi ricordi: infatti spesso vi salivo, e pur conoscvendone ogni pietra…ogni volta mi sembrava più bello.

Felice che le sia piaciuto! Grazie! E piacque anche alla mia mamma, dopo averne riso parecchio…Davvero che ci mise pochi secondi, là sulla porta di casa, a rendersi conto in un attimo della situazione e ad adeguarcisi, proprio come mi aspettavo da quella gran donna che era! Grazie ancora, d’essere qui e di aver sorriso!

Giuseppeeeeeeeeeeee! Tanto che non ti vedevo! E mi mancavi, sai? Anche tu fai parte di tenti miei ricordi grati, di quel periodo felice. Proprio in questi giorni Barbara sta “sfrugugliando” sul Web (io la chiamo la trovarobe…perchè riesce proprio a trovare di tutto…) per trovare nuove foto della rocca di dozza, che sta rivivendo…Ma….lo confesso, se da una parte ne sono felice, dall’altra….mi sembra che non ci appartenga più come prima!
Incongruenza di noi esseri umani! Un abbraccio! e grazie di essere qui con noia

grazie amico! Ma sapessi com’è stato bello per me…scriverlo! riviverlo, ed immalinconirmi anche un po’! Ma devo solo invece essere grata all’Universo che mi ha messa nella condizione di esserne protagonista inconsapevole!
Ma di quel piccolo, minuscolo borgo antico…fra me e Barbara ne abbiamo altri di ricordi e li stiamo preparando. Grazie ancora per essere qui, amico caro!

Come al solito un racconto piacevolissimo che fa rivivere le tue esperienze in modo così reale che sembra addirittura di sentire il profumo dei fiori sui davanzali delle case..
non posso ancora una volta che dire brava .. scrivi divinamente 😊😊

Beh! che posso fare se non ringraziarti! Quando si ama scrivere, come faccio io, non c’è complimento e soddisfazione più grande che sapere di aver saputo comunicare anche ad altri il fascino di quel minuscolo borgo…Purtroppo ho solo…delle parole per descriverne la malìa! Ma tgramite il tuo commento… ed alla fine di tutti gli altri che transitano in questo blog…ho la soddisfazione di averlo saputo fare!

Che bel racconto! Adoro Dozza e mi sembra impossibìle che stando così vicina non ci posso andare. Ma passerà pure questo frustrante periodo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.