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Al Tajadel(i) d’la Pina

Storia di come un piatto di tagliatelle può salvarti la vita

Entra…è pronto, Andrea…siediti intanto!”

Ed eccola, la mia mamma mentre arriva dalla cucina, con la grande zuppiera in mano colma di profumate e golose tagliatelle “alla bolognese”, fatte proprio secondo la ricetta originale (Artusi Docet)!

Le ha preparate lei, stamane, mattarello e tagliere, e così tanta amorevole gioia!

Mammamiamammamia….Giuseppina…quante me ne hai date!…”

macché troppe…alla tua età…non credo proprio che ne avanzerai!”

In casa mia la preparazione delle “tagliatelle” è sempre stata una cosa seria! Al giorno d’oggi ci sono macchinette che s’usano per prepararle…(no comment!) ma non posso scordare la mia nonna “Tisin” mentre impastava, davanti alla grande madia, sulla quale lavorava, rivoltava e sbatteva la bella pasta gialla di uova fresche di giornata, appena raccolte nel pollaio, delle sue galline così preziose ed amate!

Ed io piccina, m’incantavo a guadare i suoi gesti precisi eppure in qualche modo affettuosi, verso la gialla pasta che fra poco – me l’aveva insegnato proprio lei – avrebbe fatto in superficie le “bolle” e questo significava che era pronta per essere poi stesa con il lungo mattarello di legno.

Nonna Pina, ovvero mia madre

Da qualche mese Andrea viene a pranzo da noi : martedì e giovedì, i due giorni durante i quali dopo la scuola, ha lezione di musica, proprio vicino a noi e non ci sarebbe proprio il tempo per prenderlo e riportarlo: abita a cinque chilometri da Imola! Così ad un misero panino (inammissibile a quell’età e con quell’appetito) , ecco l’alternativa ideale, e quindi la soluzione:

Che bello, così avremo Andrea a pranzo! Gli faccio io le tagliatelle!”

Sarebbe proprio …ma Giuseppina…troppo disturbo per voi, e poi, due volte alla settimana!”

Ma Luisa…che problemi ti fai? Deciso: Andrea pranza con noi e gli faccio trovare pronto in tavola! Come sono contenta!”

Ma…Giuseppina… !”

La mamma di Andrea già sorride al progetto, eppure esita, sempre attenta e timorosa di approfittare della gentilezza che le si offre! Eppure ci conosce ed è anche certa di quanto quest’offerta così pronta e spontanea sia sincera! Anch’io so che sarà una festa per la mia mamma avere Andrea a pranzo! E lo sarà anche per me: in qualche modo è il mio “pupillo”! Infatti lo seguo nel suo percorso scolastico e musicale, e ne sono ogni giorno più felice. I ricordi si affollano nella mente….

Accadde il primo giorno, quando – arrivata da poco ad Imola presso la mamma – andavamo a trovare quei nostri carissimi amici in quel dell’ ”Albero Buco”!

La località, almeno allora, era così nomata persino nelle cartine stradali, e così è rimasta, soprattutto per me, per noi.

Ero ancora fresca di quella Patente Automobilistica che avevo conseguita da poco ma… non ero più – da tempo – una ragazza ed alla prima lezione mi spaventai! Tutti quei giovani che seguivano l’insegnante, sapevano già condurre il trattore ”attorno a casa” come si dice da noi in Romagnolo, mentre io…non ci capivo nulla!

E così dopo quella prima lezione, tornando verso casa con la mia nuova bicicletta che la mamma mi aveva fatto trovare, pedalando furiosamente ero ben decisa a dire alla mia mamma che…

non se ne parla…io la patente non la posso prendere”!

Ma io….ti ho già comprata l’auto”!

Questa, proprio non me l’aspettavo ma…la mia “dolce” mamma è sempre stata… così!

la “dolce” mammina

Ed eccoci dunque – con molti patemi d’animo all’inizio, a portare a spasso con quell’automobilina blu la mia “dolce” mamma! Come faceva con il babbo, quasi ogni giorno – cagnolino al seguito – raggiungiamo la grande, solida casa accogliente. Quella stessa che mentre il mio babbo era al fronte, ci aveva accolti tutti e non solo noi: per parecchi mesi furono molti i parenti od amici, ad esservi ospitati. Accampati ma al sicuro, lassù nel grande solaio dove di solito si tenevano le provviste.

Anni dopo, la vita ci portò a Milano, ma i miei nonni egualmente trascorrevano presso di loro molti dei mesi estivi. L’amicizia profonda (e una lontana parentela) ha origini lontane…ben più lontane persino della mia nascita ed in quasi un secolo non si è mai allentata.

Dunque, anche oggi mamma ed io siamo qui, davanti alla grande casa di mattoni rossi e qualcosa attira la mia attenzione: una tastiera musicale appoggiata al muro!

la “zia” che racconta

Impossibile resistere: ho studiato musica per più di dieci anni…ed ho insegnato a mio marito –il tenore – le note di così tante opere liriche! Insomma…devo sapere cosa ci faccia qui quello strumento e chi sia ad usarlo! Ma ecco che un ragazzino vi si avvicina e tenta di trovare una qualche melodia, battendo sui tasti d’istinto, ma senza sapere come. E’ Andrea!

Inutile dire che subito subito fra noi nacque un’amicizia che vive tutt’oggi, accomunati anche dalla passione per la musica.

E venne naturale per me il desiderio – con l’approvazione di tutti – di seguirlo anche negli anni delle scuole medie oltre che avviarlo alla musica! Silvia, la sorellina minore, più calma, più riflessiva e docile, non avrebbe dato alcun problema ma…con Andrea era ben diverso: appariva come un cavallino curioso che scalpita, appena si tenta di fermarlo!

Ci volle da parte mia tutto l’impegno per tenere a freno quella giovane intelligenza anche troppo “sbrigliata”! Quella curiosità mai paga, ed il desiderio impellente di poter sapere, conoscere il più possibile di ogni cosa, e subito! Infatti il solo problema era riuscire proprio a frenare ogni tanto quella voglia di “sapere”, di conoscere, al di là dei libri di scuola!

Fra i miei ricordi più belli ce n’è uno che mi commuove sempre: Andrea che mi fissa negli occhi… sbarrando quei suoi occhioni scuri: pende dalle mie labbra e sussurra, con l’avidità di un assetato:

Racconta zia…racconta”!

Ed io…racconto! Il problema è non perdermi, perché magari partiti dallo studio della geografia … approdiamo magari alla storia di un tal paese lontano e per lui sconosciuto persino nel nome…Oppure, a volte, partiti dall’Aritmetica, chissà come, mi ritrovo a narrare magari di quando Annibale attraversò le Alpi con gli elefanti…!

Racconta, zia, racconta!

E poi…pochi mesi dopo i i primi approcci con la tastiera, avvenne quella che certamente è stata la gioia più grande per la sua nonna Ebe! Gli chiesero di suonare ad un matrimonio presso la piccola parrocchia dove c’era un “armonium” a pedali!

Ed Andrea…suonò, e con grande disinvoltura, trovando anche fra i fogli del precedente organista le musiche adatte, le note più giuste per quell’occasione e fu bravissimo! Non aveva forse nemmeno dieci anni!

Ancora oggi, quando c’è una ricorrenza religiosa o un matrimonio, si mette alla tastiera.

Purtroppo gli anni della giovinezza sono trascorsi anche per lui – come per tutti – ma quando ci sentiamo al telefono, io sono sempre “zia Serena” ed ogni volta sono lunghe chiacchierate e…ricordi! Ricordi per lui ancora recenti, di tutti quegli anni durante i quali con l’aiuto prezioso ed attento dei suoi genitori, avevano formato una “Band” musicale con altri ragazzi, ed al sabato o la domenica venivano chiamati nel circondario a suonare! Genere “liscio” ma non solo…

E quei due meravigliosi genitori! Sempre con lui, in ogni “piazza” a seguirlo, vigili ed amorevoli, magari aiutando il gruppo a caricare e scaricare gli strumenti. Che amore in quei due mamma e babbo…e che intesa la loro! Oggi quel ragazzino ammalato di curiosità senza fine è un capace imprenditore.

Eppure, spesso, al telefono…ricordiamo assieme quella frase famosa:

Racconta zia..racconta”!

Per me, quegli anni trascorsi laggiù sono stati un tempo di gioia rinnovata ogni giorno che contribuiva a guarirmi l’animo, in quel mio ritornare alle origini, fuggita da un passato ancora troppo recente e che mi aveva quasi annientata.

Potremmo forse riassumere questa storia così: “al tajadel d’la Pina: come salvarsi la vita”. A volte sono i dettagli che fanno la differenza…

Andrea ragazzino alla tastiera

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21 risposte su “Al Tajadel(i) d’la Pina”

Grazie di questi preziosi ricordi.
Oltre ad aprirmi di nuovo l’appetito -avevo già cenato-, mi sono volati i pensieri in ricordi altrui che, pur non appartenendomi, li ho fatti miei per qualche secondo.
Che fortunato, Andrea, e che fortunata la zia che, speriamo ancora tanto a lungo, continui a raccontarci tutte queste belle cose!

Grazie anche a te,Josuè… d’essere sempre qui con noi! Ma voglio dire almeno una piccola cosa e cioè che sono stata io – quella fortunata – ad aver potuto in qualche modo far parte di quella famiglia; e quel mio nipotino “Aggiunto” per mia grande fortuna – è ed è stato il frutto prezioso di quell’Albero Genealogico del quale hanno fatto parte in tanti…prima….molto tempo prima che nascesse il nostro Andrea! Ho vissuto così tanto, conosciuto tante persone….ma non ho mai incontrato una “Casa” che come quella abbia sempre ospitate solo persone degne..persone….Belle! E di questo non ne potrò mai ringraziare tanto la mia sorte.

Leggerti è sempre bello, si aprono tanti cassettini della memoria, anche quando sono giù di morale riesci a farmi sorridere, e non solo con le labbra ma anche con il cuore., Grazie Serena, sei sempre nel mio cuore.

grazie a te, amica cara! anche tu abiti sempre qui, nel mio cuore di mamma…perchè quando ci siamo conosciute – eravate sia tu che Barbara poco più che delle belle bimbe…- ed io, mi sono sempre rapportata anche a te, l’amichetta del cuore – un poco come una mamma.

la “dolce” mamma mi ha fatto tanto ridere… nonna Pina era come una caramella nougatine: fuori morbido e profumato cioccolato, ma con l’anima di croccante che se mordi forte di spacca di denti… una vera guerriera in un involucro al alto tasso di femminilità. Donna straordinaria, passava in un battibaleno dal ruolo di stilista a quello di nonna casalinga che sfornava torte per i miei amici… C’è chi si ricorda ancora le sue marmellate e ne scriverò presto.
Andrea è il figlio e nipote che avremmo voluto ed è un regalo della Vita… che dire? Grazie!
E grazie a te di questo post.

Grazie..grazie Barbara! …”spetta” un momento che smetto di asciugarmi gli occhi! Lacrime finalmente, lacrime di commozione e d’amore! Lacrime che durante i tanti della mia vita – non mi sono quasi mai voluta permettere !Ora la vecchiaia…me lo consente. Grazie per questo post che mi hai voluto far rivivere e che – come mi accade ogni volta che scrivo di questi ricordi- mi fa ricordare di quanto, questa mia vita – spesso da me vituperata .- sia invece stata ricca, piena…e generosa d’ amore.

no! tu fai per me molto più di questo! Ma grazie ancora per le “pinzillacchere” ma sopratutto per l’impegno che – almeno per un po’- ti solleva dal tuo grande, enorme dolore. Grazie,” bimbabella” come ti chiamava a volte ( quando credeva di non essere sentito) tuo marito Dario…il mio “genero preferito” come scherzavo io con lui!

Grazie, caro amico! E’ fantastico questo “mezzo tenologico” come dice mia figlia, che mi permette di rivivere gioie vissute e mai dimenticate! Ma sopratutto, oltre che la gioia che me ne viene nel trasferirle sul Web…l’entusiasmo che vi ritrovo…che temevo perduto! In questo periodo così buio e tristissimo…fà bene la ricerca dell’Anima e la condivisione delle emozioni che riesco a trasferire in chi mi legge!

Ciao, ti scrivo ora ma alle 6,00 di questa mattina ero seduto alla scrivania al lavoro e piangevo come un bimbo piccolo!!!!!! I motivi sono due: il primo leggendo “Al Tajadel” mi sono ritrovato in quei momenti spensierati accompagnati da gesti pieni di amore. Il secondo per colpa del commento di tua figlia!!!!!!!!!!😀😀😀😀😀Barbara, ti posso però assicurare che non hai, per fortuna, conosciuto anche l’Andrea ” biricchino” che forse avresti voluto “riempire di schiaffoni”!!!
Grazie mille per la gioia e la stima che mi trasmettete!!! mi serve per ricaricare le pile nei momenti in cui mi sento gù!!! Vi voglio bene!!!!
Andrea

tesoro bello! 💞 certo che l’ho conosciuto! me lo raccontava la “zia”, chettecredi? 🤪 ma mica mi sarebbe piaciuto un figliolo bambascione: mi sta bene un ragazzino vivace e persino un po’ discolo e avrei avuto il nerbo per tenerlo a freno: a tre anni ero già una leader 😂 Ad un figlio maschio avrei fatto degli scherzi… quelli che quando ero piccola sopportava il nonno paterno. Qualcuno l’ha subito anche Dario 💔Ue’, guarda che io da piccola ero…molto vivace sai? 😄chiedi alla zia…

Grazie a te, Andrea nostro! Quanto agli “schiaffoni” dei quali parli…mi fai sorrridere che’ nella mia vita non ne ho mai dati a nessuno!…Quella tua frase…”zia…racconta” di allora…mi risuona sempre nelle orecchie e nel cuore! Se sono riuscita a dare a te qualcosa…tu con la tua freschezza di curiosità insanabile che esprimevi con quella frasetta…mi hai salvata, in un momento indicibile nel quale avevo solo voglia di cedere…le armi! Ma ogni giorno…c’eri tu a spronarmi con quel tuo “zia….racconta! Ed io ritrovavo il desiderio di…raccontare e quindi di vivere: che povera cosa sarebbe la vita senza la voglia di voler….”sapere” sperimentare, conoscere?

questo racconto è proprio vero Serena e Giuseppina siete state molto importante nella fanciullezza di Andrea e di tutta la famiglia grazie.

Luisa ! non puoi nemmeno immaginare – quanto importante siano state , per noi, per la nostra famiglia. le persone che via via negli anni – hanno abitato quella casa grande, accogliente, sicura ! Sicura Perchè chi l’ha abitata e vissuta ha rapprsentato la certezza di potervi trovare sempre, l’amicizia, e quella comprensione che non abbisognano di tante parole, ma solo di cuore! In quegli anni la mia mamma ed io saremmo state completamente sole, ma c’eravate voi, c’era la Casa Dell’Abero Buco ad accoglierci! Ed ogni giorno arrivavamo, certi ogni volta di trovarvi la sincerità schietta di un sorriso, e non solo di quello! Rcordi? – io ero ancora a Milano – durante tutti quei mesi trascorsi all’ospedale di Monte Catone dalla mmma, come avete accolto in famiglia Briciola, il suo amato cagnolino! Grazie dunque, lo dobbiamo dire noi, a voi, che non sapete quanto importanti siate semre stati: “un punto fermo!”… esempio d’Amicizia, quella vera!

Cara Alma i tuoi racconti sono bellissimi! Io ricordo quando stavi qui a Imola e mi parlavi dell’albero buco e ricordo molto bene la tua mamma e il vostro cagnolino. Quanti pomeriggi abbiamo passato insieme. Ti abbraccio forte.

oh! come vorrei farlo anch’io! Ma ormai la vita è fatta solo di tanti ricodi e…bisogna farli bastare! Gli anni trascorsi ad Imola, sono stati i più belli della mia vita e voi ne farte una parte così grande. Non saprò mai trovare le parole giuste – per te e per Giorgio, i l”nostro” regista…che tante cose mi avete insegnate, in quegli anni, e non parlo solo delle gioie del Teatro, che ho vissute con voi. Siete una parte così grande, nei miei ricordi più belli!

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