Categorie
Arte e Musica dietro il sipario il bel tenore

“Un Quarto di Vita”

Dietro il sipario

Siamo all’ultima rappresentazione di questa nuova opera jazz di Giorgio Gaslini, così contestatrice e già tanto contestata!

E’ il 1969… nell’aria c’è un grande cambiamento e la contestazione va ben al di là di un’opera jazz.

La “Prima “ è andata in scena proprio a Parma, una delle città più “rosse” di quegli anni e già in quell’occasione, le autorità di polizia erano state messe sull’avviso che ci sarebbero potuti essere disordini.

La compagnia al completo aveva provato in quel teatro di tradizione per ben 40 giorni (cosa del tutto insolita per tutti…) e l’attesa dell’Opera inedita era arrivata alle stelle. Se ne parlava ovunque, e tutti noi, pur attendendo come al solito il momento in cui il sipario si sarebbe alzato, eravamo non poco preoccupati. Ma per il “cast,” i coristi ed il gruppo di artisti di strada (così si facevano chiamare) questo era solo lavoro. O per lo meno, quasi per tutti.

Per l’occasione alcuni amici sarebbero stati presenti alla “Prima” e mi ero preoccupata personalmente di assegnare loro le poltrone più vicine ad un’uscita laterale: non si poteva sapere quale accoglienza il pubblico ci avrebbe riservato!

Le contestazioni potevano venire da più parti, sia per l’opera troppo moderna (in quell’antro di melomani) sia da parte politica. Conoscendo il carattere della gente che normalmente affolla quel teatro rinomato per non perdonare nulla a nessuno, temevamo che non si sarebbero limitati ai soliti fischi.

Infatti alla “Prima” ci furono parecchie proteste pesanti , ma forse il pubblico era rimasto talmente stupito dallo spettacolo troppo nuovo, per un teatro di tradizione, come quello che gli si proponeva, che le reazioni si erano limitate a fischi laceranti dal loggione. Per gli interpreti e persino per le maestranze non era stato piacevole naturalmente ma…in ogni caso…”era andata !” In fondo, tutti ce l’aspettavamo.

Poi il giro delle altre “piazze” dove l’opera era in cartellone (tutte vicine e che facevano parte dei Teatri Emiliani Riuniti ) ma l’eco della “Prima” correva davanti a noi – come un tam-tam – e ad ogni nuovo spettacolo, era chiaro che gli spettatori già informati e sempre più incattiviti, si davano appuntamento.

Nelle serate precedenti, dietro le quinte ogni sera da parte di quel gruppo di cosiddetti artisti di strada, si preparava un nuovo “scherzetto” che si sarebbe svolto poi in palcoscenico. Il pubblico non se n’accorgeva mai, proprio per la professionalità degli interpreti; ma quella sera non c’erano celie né voglia di ridere: ormai tutti avevano capito che là fuori, il loggione era gremito di persone che si erano date appuntamento – venuti dai teatri vicini – spinti dai clamori per l’opera nuova ed evidentemente non gradita.

Questa sarebbe stata l’ultima rappresentazione e ce ne rallegravamo tutti! Non era stato affatto piacevole, negli spettacoli precedenti, aver quasi paura del pubblico sempre più incattivito.

Volti tirati, dietro le quinte, anche di quei figuranti troppo spavaldi ed ai quali non importava nulla neppure dell’opera né dell’autore che s’aggirava per i camerini cercando di rincuorare un po’ tutti.

I cantanti lirici, quelli veri, erano i più a disagio. Infatti l’opera era un misto di parti cantate ed altre recitate: tutto l’insieme poi, molto distante dal melodramma al quale erano avvezzi e che per arrivare a cantare avevano fatto tanti sacrifici. Ognuno – preoccupato solo di eseguire al meglio la sua parte – si era reso conto del contenuto troppo moderno per quei tempi ma sopratutto troppo sfacciatamente politico e contestatore (e molti, forse, si dicevano d’accordo…).

All’alzarsi del sipario, ancora prima che il direttore d’orchestra alzi la bacchetta, dal loggione una ventata di fischi che sembrano non finire mai. Dietro le quinte si comincia davvero ad avere paura. Sul podio, il direttore con piglio energico si rivolge al pubblico ed ironicamente…ringrazia!

I fischi rinforzano per zittirsi solo alle prima note dell’orchestra. Dietro le quinte si vede chi si fa il segno della croce, chi si tocca in segno di scongiuro prima di uscire sul palcoscenico, E così, l’opera procede; ogni tanto altri fischi, grida di “vai a casa…” e rumoreggiare di piedi battuti all’unisono.

Fra un atto e l’altro, un vero panico. Nei corridoi e nei camerini frasi dette fra i denti che denunciano la voglia di mollare tutto ed andar via. Dalla platea…rumori…e dal loggione ad un certo punto si alza anche un coretto di protesta. Abbiamo tutti capito che appena il sipario calerà sarà più saggio iniziare a raccogliere i nostri oggetti dai camerini lasciando sui tavolini illuminati solo il poco necessario per lo strucco. Infatti un addetto al teatro ci avverte che – sceso il sipario – sarà meglio sgattaiolare verso l’uscita posteriore, dove l’automezzo che ci riporterà a Parma ci attenderà con il motore acceso!

Possibile? A questo punto? Credo che nessuno dei cantanti si sarà mai più trovato in una situazione simile, in tutta la sua carriera. Sono tutti giovani alle loro prime esperienze e quel loggione infiammato…non se lo sarebbero mai immaginato, e fa paura.

Ma la scena più terribile doveva ancora arrivare. Al termine della musica, dall’alto di quel loggione strapieno (in platea non c’era ormai più nessuno: sgattaiolati via in tutta fretta ) arriva un vociare scomposto che sembra far tremare il grande lampadario. I soliti fischi ma questa volta anche insulti pesanti, batter di piedi, lancio di oggetti verso il palcoscenico!

A questo punto, di solito l’intera compagnia, con l’autore e il direttore d’orchestra, escono tutti assieme, com’è d’uso, per ringraziare! Credo e spero di non vedere mai più una scena come questa: dal loggione, contestatori con i pugni chiusi verso il palcoscenico e da tutta la compagnia, schierata ed ormai arrabbiata, lo stesso gesto rabbioso verso l’alto! Ci stavano proprio aspettando!

Qualcuno degli addetti urla un “calate il sipario!” Ed è un fuggi fuggi generale di gente infiammata di rabbia, che corre verso i camerini mentre alcuni uscieri ci incitano a far presto, tenendo a forza chiuso l’uscio che porta in sala, premuto da decine di persone che vogliono entrare: in poco tempo ci riusciranno e sarà una catastrofe!

Ci ritroviamo tutti sul pullman, che ingrana subito la marcia. dirigendosi verso l’autostrada.

Il viaggio di ritorno nella notte sembra un film dell’orrore Le luci blu all’interno del mezzo trasformano i visi ancora truccati pesantemente in volti di cera: gli occhi cerchiati di nero che non è solo quello della matita da trucco, immobili ed ancora stralunati. In un silenzio pesante e sgomento l’autostrada ci corre incontro.

In tanti anni dietro le quinte, per fortuna non ho mai più dovuto vedere una cosa di questo genere! Ho assistito, dietro il sipario, ad ogni tipo di grandi e piccole tragedie nascoste ai più ma…non un episodio di tanta furia indiscriminata e pericolosa.

Non dimenticherò mai nemmeno il gesto della “troupe”: i pugni levati minacciosamente verso un loggione impazzito.

Latest posts by Alma Serena Guolo (see all)

7 risposte su ““Un Quarto di Vita””

io ero in collegio… ma mi avete raccontato tutto; hai descritto magnificamente un episodio che è un po’ un’icona dell’epoca e un fatto davvero insolito che la inquadra bene, ma che peccato però che tu abbia raccontato solo quell’episodio e non il resto: la goliardia degli studenti che partecipavano allo spettacolo, l’allegria alle prove, gli scherzi che facevano (anche quello fatto a papà), papi salvato da duilio del prete (dalle avances del regista), tu che eri stata soprannominata “la vergine di ferro”.Ce l’hai ancora la caricatura che ti hanno fatto? EH NO, mica te la cavi così eh! adesso scrivi UN QUARTO DI VITA DUE, LA VENDETTA e racconti tutto, oh poffare e poffarbacco!

Vero, Cyranellamia! Vero ciò che dici ma…ancora oggi, la delusione che ci procurò quell’episodio…è scottante Ma in ogni caso, fui io, io da sola,
( perchè Lui non si distraesse dalla sua Arte) a dover affrontare quello che fu un vero affronto a tutto ciò in cui avevamo immaginato e fermamente creduto: la purezza dell’Arte! Arrivata alla mia età, così triste ora a causa del periodo che il mondo stà affrontando…non so se avrò voglia di riandare a ricordi che non siano lieti! ma…ti prometto che ci provo!

Lettura sempre piacevolissima… Descrive bene quel periodo storico… Attendo il proseguo detto da Barbara!!!! Un abbraccio!!!

come hai ragione….come hai ragione Lucia! ma questa sera…perdonami…la mia tristezza è così grande che non mi sento di dire altro! E non è colpa solo di ciò di cui stavamo parlando!
domani…domani magari ci riprovo! comunque oggi, con grande fatica, ho scritto il seguito che BB ha annunciato! ma con fatica, che quell’esperienza non mi ha dato alcuna gioia!
un abbraccione Lucia!

grazie, cara signora Barbara! E…lei sà che mi rivolgo a lei in questo modo forse un po’ impersonale e certo desueto al giorno d’oggi, è solo per il grande rispetto che nutro ed ho sempre nutrito pe lei, cara amica! Comunque, il proseguimento…stà arrivando: può darsi che riesca anche a farlo sembrare…divertente!
un abbraccio grande!

Il pubblico una volta era quello che decretava il successo o l’insuccesso di un opera sia teatrale che operistica. Erano intenditori! Oggi sono amorfi si è perso quel fermento. Si sono abituati a quello che la televisione nazional popolare di basso livello passa. Non ci sono più i critici quelli veri. Sui giornali se scrivono e quando scrivono, due righe per raccontarti la trama. Tristezza e mancanza di cultura. Un paese sempre più povero.

emmmmmmmmmmm! forse ho fatto un po’…di “casino” con le risposte ai vostri commenti ma….voi capirete egualmente…a chi mi sono rivolta!
un caldo abbraccio a tutte…ed un ringraziemento per essere qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.