Categorie
Arte e Musica dietro il sipario il bel tenore

Un Quarto di Vita 2,

la vendetta

Questo post lo scrivo per Cyrana, che mi ha chiesto di raccontare la parte più divertente di questa avventura, visto che ho descritto in quello precedente la parte meno gradita.

Dopo il debutto a Busseto, che era parso ad entrambi il sigillo della sfida che si concretizzava per lui, era arrivata la scrittura dei Teatri Emiliani Riuniti.

Busseto…per un artista lirico, è un vero luogo di pellegrinaggio!

Ne ho già scritto in un altro post (https://www.panoranima.it/racconti/prima-della-prima/) e quando, di lì a pochi mesi, gli proposero di interpretare, proprio in un altro dei tempi della lirica, un ruolo in un’opera nuova ma di un compositore già noto, ci parve come un’ulteriore occasione fortunata da non perdere e naturalmente il mio giovin tenore si sentì quasi scaraventare verso le stelle.

Quindi…armi e bagagli, partimmo per la grande avventura: saremmo stati a Parma per i 40 giorni delle prove e poi per gli spettacoli nei Teatri Emiliani Riuniti. Eravamo giovanissimi e belli, ma soprattutto infarciti di grandi sogni…ed anche di tante illusioni !

La prima sorpresa fu trovare nel cast un folto gruppo di “ragazzi”…scalcinati, vocianti, ridanciani ma soprattutto senza quel doveroso rispetto che, secondo noi due giovani sprovveduti, si sarebbe dovuto avere verso il sacro luogo nel quale ci si trovava per le prove.

Ragazzi di Strada, si nominavano fra loro, in quegli anni “sessantottini” ed erano per lo più studenti dalle idee – dicevano loro – all’avanguardia…Erano stati trovati e scritturati dallo stesso autore dell’opera proprio per quello che erano!

Ma – ci siamo detti – cosa c’entriamo noi, o meglio cosa c’entravano Edgardo ed altri tre o quattro cantanti lirici, in mezzo a questa congrega di…strampalati? Per poco, ogni sera in palcoscenico, non rischiarono di provocare un qualche disastro.

Come quella volta, durante lo spettacolo, quando fecero a mio marito uno dei loro tanti…scherzetti preparati proprio per mettere i “veri cantanti” nei guai! E cosa s’inventarono quella volta?

All’aprirsi del sipario nel secondo atto – tutti dormono ed Edgardo è steso a terra sotto una coperta dalla quale poi, al momento giusto dovrebbe saltar fuori, come svegliandosi da un incubo, gridando “che sogno ho fatto stanotte!” ed iniziare a cantare, ma quei goliardi, sdraiati proprio vicino a lui, gli impediscono di strapparsi la coperta di dosso.

Purtroppo, mentre cerca di sollevare la coperta, capisco solo che c’è qualcosa che non va, ma non immagino cosa stia accadendo quando, finalmente, lo vedo che con un forte strattone riesce a strapparsi di dosso la coperta che era stata tenuta stretta con le mani dai compagni: appena in tempo a riacchiappare la nota dell’orchestra e proseguire la sua romanza!

Ma questo è solo un piccolo esempio, e non li ricordo tutti se non quello – perpetrato ai danni di una giovane soprano doveva prendere la fotografia del suo innamorato appoggiata ad un mobile, guardandola con amore e cantando una romanza che iniziava con “il mio ragazzo…”

La musica incalza, il momento dell’attacco sta arrivando dall’orchestra dove il direttore ha già la bacchetta alzata….ma la foto non si stacca dalla parete: è inchiodata! E lei: – ….il mio raga…..il mio raga…

finalmente capisce che non c’è altro da fare che continuare il suo lacrimoso canto restando davanti alla fotografia…invece che – come avrebbe dovuto essere – portandosi quasi alla ribalta, con la foto stretta fra le braccia!

Ecco…cose così, che uno dopo l’altro, toccarono a tutti! E non ci si poté fare nulla: i ragazzi erano incontrollabili, e poi l’autore – devo ammetterlo – non disdegnava affatto questi interventi estemporanei.

Non posso dimenticare ciò che accadde in quei 40 giorni di prove, lassù, nella grande sala del ridotto! Una su tutte, che mi procurò momenti durante i quali, senza l’aiuto di Duilio del Prete, attore-cantante ormai “scafato” davvero me la sono vista….non brutta ma bruttissima!

Il regista che s’incaponiva a chiedere a mio marito, stralunato, di eseguire una scena…che però non gli andava mai bene!

“Avanti Edgardo…più passione…più ardore…”

“Ma…maestro…proprio non mi riesce di fare meglio…”

La scena richiedeva un bacio sulla bocca di un altro ragazzo e che naturalmente doveva…sembrare vero! Tutto il resto della numerosa troupe attorno ad incitare, prendendolo in giro per la sua ritrosia e…molto altro …irripetibile!

Io assistevo attonita, ma non avrei potuto fare proprio niente e sapevo altrettanto bene che se il regista continuava così, si sarebbe preso un bel pugno in faccia da mio marito, ormai al limite….quando dal gruppo ridanciano degli altri, Del Prete avanza ridendo…strappa Edgardo dalla posizione prona nella quale sta inginocchiato: “Dai Edgardo…lascia fare a me, che so’ pratico! Guarda come si fa a fare finta…ma che sembri vero!”

E il mio “lui” …fu salvo! Il regista si calmò e dopo pochi minuti passò alla scena successiva! Ma a quel punto, era chiaro a tutti, meno che a mio marito, temo, che avrebbe dovuto star alla larga – il più possibile – da situazioni di contrasto con il regista!

….Sono trascorsi tanti anni da allora e mi rimangono solo alcuni brevi “flash” di ricordi…come ad esempio, alla fine del periodo, quando ormai eravamo divenuti tutti amici con i “ragazzi di strada”, ed uno di questi – bravissimo disegnatore e vignettista, ne fece uno a tutti per ricordo e mi ritrasse con un abito particolare che indossavo sempre dietro le quinte (una delle tante scaramanzie che avevo imparato: sempre il solito abito… se no portava male…) e con il quale ho anche una foto del dietro le quinte.

Mi disegnò come mi vedeva ogni sera: borsetta stretta sotto il braccio con l’orologio di mio marito (per non lasciarlo incustodito in camerino) e con la busta del compenso che si usa consegnare alla fine del primo atto.

Intitolò quella caricatura:“la vergine di ferro”. Seppi così che mi avevano appioppato quel soprannome ed il motivo diviene chiaro quando un pomeriggio che avevamo “riposo”, mentre stavamo salendo verso la nostra camera, sentiamo uno schiamazzo, un ridere forte…insomma la gran confusione di uno scherzo! Beh! incuriositi, ci avviciniamo per capire cosa sia lo scherzo ma…l’amica, moglie dell’altro tenore del cast, che urla: “No! no! Edgardo ed Alma no!”

E giù altre risa o meglio…sghignazzate! Ma nel frattempo siamo giunti davanti alla camera dalla quale esce tutto quel trambusto: la porta spalancata e sopra al letto…un’ammucchiata scomposta fra i famosi “ragazzi di Strada” e chissà chi altri! Gambe all’aria…scarpe che volano…e dal mucchio indistinto gridolini e risate!

il bel tenore e “la vergine di ferro”

Com’eravamo giovani! E come gli altri ci vedevano allora! Ce ne scappammo subito, naturalmente, imbarazzati si, ma un po’ divertiti anche…sicuramente senza comprendere il motivo per il quale qualcuno aveva urlato quella frase: “No! Edgardo ed Alma, no!”

Allora non capimmo, o non vi facemmo caso…ma più tardi, nella vita che poi seguì…quanto ne abbiamo riso!

Ma una sera….

Alma! Sei stanca vero? Sapessi io…che pizza!

Vero! Ma che ci possiamo fare? Stì “strampalati” stasera sono anche più agitati del solito! E da quello che è successo l’altra sera…Edgardo è tesissimo! E s’aspetta di tutto ormai dal regista .

L’amica…ride e capisce a cosa mi riferisco ma, figlia di una ex famosa soprano, dai racconti in famiglia, è più disincantata di me riguardo a certe cose!

Il progetto di poter rivedere ancora una volta quell’opera m’attira… ed anche – l’ammetto – m’attira anche il togliermi per qualche ora da qui.

Un’occasione questa, per me, da non perdere: rivedere ancora una volta Lucia di Lammermoor! Una delle mie opere preferite! E poi, l’ho appreso solo poco fa, che canta Aragal, un bravissimo e promettente tenore spagnolo, allievo egli pure come Edgardo dello stesso Maestro!

Al ritorno, trovammo sulla strada una nebbia che sembrava un muro! Ad un certo punto – non pratica di quelle parti dove la nebbia la fa da padrona spesso- confesso di essere stata davvero molto preoccupata! E ancor di più, sapendo che a Parma le prove dovevano essere terminate e che il mio Gelosissimo “Otello” a questo punto avrebbe cominciato a preoccuparsi di quella mia “scappatella”!

Ma le mie preoccupazioni non erano finite, poiché sentii gli altri, parlare di andare a cena in un ristorante famoso della zona! Dio dei fulmini e delle saette!

Ed ora come me la cavavo? Per la gente di teatro è cosa usuale, dopo una serata a teatro, seppure fatta anche solo per lavoro,finire al ristorante; ma non per me, e soprattutto non per il mio “focoso marito”!

Fortunatamente, l’amica che m’aveva convinta, dato poi il soprannome che m’avevano appioppato e che ancora non conoscevo… con un’occhiata si accorge del mio sgomento:

“No! per favore! Sono stanchissima…ci andiamo un’altra volta, sovrintendente…riportaci a Parma!”

Ho dimenticato tante cose di quei giorni ma non la faccia del mio Bel Tenore quando mi vide arrivare al ristorante dove si andava di solito a cenare dopo le prove!! Era verde…

Concludo con un dettaglio singolare; posto una chicca qui sotto: non so come abbia fatto nostra figlia a trovare nel mare magnum del web, dagli archivi sonori del teatro municipale di Reggio Emilia uno stralcio di pochi minuti di quella rappresentazione, e non solo: proprio il pezzettino dello scherzo che gli fecero: gliel’ha fatto trovare Edgardo, non ci può essere altra spiegazione. E’ davvero più facile trovare un ago nel pagliaio… si vede che, in fondo, lui si è divertito a vivere quell’avventura.

http://www.magazzini-sonori.it/esplora/fondazione_teatri_reggio_emilia/quarto_vita_atto_scena.aspx

lo trovate al minuto 9.19 – dovete aprire il link

accompagno nostra figlia in collegio prima dell’avventura

Latest posts by Alma Serena Guolo (see all)

17 risposte su “Un Quarto di Vita 2,”

ahahahah! cara amica! lo farei subito…se avessi…come si dice? QUALCHE SANTO IN PARADISO”?
GRAZIE IN OGNI CASO, SEI SWEMPRE TANTO CARA! sono contenta che questa incredibile avventura ti abbia divertita!

” Ho fatto un sogno, questa notte….! ( inizio della romanza di Edgardo) Beh! io quel sogno, assieme a tuo padre ,l’abbiamo fatto…per tanti anni…tanti…e la vita ce l’ha portato via! Ma tu, figlia mia….figlia nostra…chissà come e chissà con che caparbietà ( che ti riconosco illimitata) hai ritrovato questo frammento per me! Difficile sai, in questo momento, piangere e scrivere nello stesso tempo tempo! Ma, ancora una volta GRAZIE! GRAZIE CYRANELLAMIA!

e….proseguo…ripensando che quel frammento del Quarto di vita che hai miracolosamente trovato dove c’è anche la voce di tuo padre….proprio QUEL
frammento…su più di 3 ore dell’opera intera….Mah! beh! caro il mio Edgardo…giochi a nascondino? Lo sai che se t’impegni…poco poco…IO TI POSSO VEDERE!

sono bellissimi questi racconti di vita vostra …che mi sembra di poter condividere …brava alma anche la foto della mia amichetta dolce carina bravissima alma grazie

Cara sig. ra Guolo mi ricordo molto bene quando me lo raccontò nei nostri indimenticabili pomeriggi, tra un pausa e l altra del ns lavoro,… Quanto risi e ridemmo xche. Lei da brava attrice lo raccontò in modo esilerante!!!! Grazie di questi bei momenti e ricordi… Riletti sempre con gioia!!!! Un abbraccio!!

grazie, cara amica! Certo che ricordo quei nostri momenti…e ricordo bene anche come ….allora, surrogati solo dal ricordo, ci parvero così divertenti! allora…che’, sul momento, mentre quei momenti li vivevo…le assicuro che non lo erano proprio per nulla!

Bellissimo, Edgardo sicuramente ha trovato il modo di farvi capire quanto vi è vicino, non c’è altra spiegazione La foto di Barbara , mi ha aperto una voragine, ricordi di quel periodo, io e lei ci scambiavamo confidenze, ridevamo e piangevamo insieme, in attesa del vostro ritorno. E poi nella casa di città studi ascoltavamo rapite i tuoi racconti. Che dire…bellissimo ❤

Ciao Alma Serena.
È bello leggerti.
Sono anni che non ci vediamo, ma ho nel cuore i tuoi occhi, il tuo sorriso, la tua voce. Il condividere con te il palcoscenico. La tua generosità. È merito anche tuo se ho conosciuto l’ambiente operettistico. È anche tua la responsabilità di questi miei primi trent’anni di teatro. Al di là del periodo nefasto, un pezzo di questi meravigliosi trent’anni sono i tuoi, te li dedico. Un abbraccio dal tuo amico Carlo Vitale.

Innanzitutto… Grazie, caro amico! Grazie per il tuo ricordo, per le tue parole e per la calda sensazione che me ne è venuta, di un tempo che ormai, gli anni…Oh, gli anni che passano e nascondono ad ogni giorno che si spegne, un bel ricordo…ma a volte, anche quelli meno belli per fortuna! La tua bellissima dedica…mi commouove, davvero tanto, e…se lo dici tu…si vede che in qualche modo me la sono meritata! Ed è per me come una cerezza sul cuore.

Ciao Serena, che bello ogni volta leggerti. Mi sto abituando a questi piccoli “appuntamenti”. Aspetto il prossimo, un abbraccio 😘

ciaooooooooooooooo! amicocaro! che bello vederti affacciare nel nostro piccolo spazio che Barbara ha costruito per noi! Ed è bellissimo, in questo terribile momento che ci isola dal resto del mondo, ritrovarvi amici, lontani, si, ma mai dimenticati! Ed è così consolante anche per me, ad ogni nuovo commento, ritrovarti, amico mio! quanto al prossimo…appuntamento…è già bello che pronto! Un abbraccione anche da me!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.