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dietro il sipario il bel tenore

“La Vedova Allegra”, il debutto

“chell’omo bello comm’er sole…”

…/ venite orsù sirene della danza… e nel valzer c’aggirate……/ Ascolto, forse un pò distratta, le parole e la musica del balletto che che stanno provando lassù, su quel palcoscenico a cielo aperto e che ora è sotto il sole cocente d’agosto..

Questa sera ci sarà la prima rappresentazione de La Vedova Allegra” di Lehàr., la prima della stagione della compagnia di operette nella quale Edgardo è appena divenuto il tenore di “punta”.

L’aria del valzer famoso prosegue ed io riprendo in mano ancora una volta gli appunti manoscritti che da stamani il capocomico suggeriva man mano, in mancanza di un qualsiasi copione: da tanti anni ormai in Compagnia ci si affidava alla memoria….

Davanti a me, la piccola macchina da scrivere con la quale sto tentando di appuntare le varie parti del recitato – mentre sul palco, dietro di lui, la gran confusione del corpo di ballo che sta sgambettandogli attorno i passi delle coreografie.

Proprio vero che, a volte, la vita si diverte con noi a farci degli…scherzetti! Infatti il debutto di questa operetta non sarà solo per Edgardo ma…anche per il coreografo nuovo, che al primo incontro, ed inaspettatamente per primo l’ha riconosciuto, stringendolo poi subito in un abbraccio caloroso:

– Edgardo! amico…amico mio! Che ci fai tu qui? –

  • Beh! io qui ci canto, sono il tenore ma tu, invece? –
  • Oh! bella – ribatte Sportiello – io qui…ci ballo! ( e giù una risata ) e faccio le coreografie! –

Si conobbero da ragazzi, quando entrambi facevano parte della scuola di danza della Scala, a Milano, tanti anni fa ed ora… si guardano stupiti, già pronti a riandare a quei tempi passati!

Ma il tempo stringe e si lasciano con commozione, ripromettendosi – nei prossimi giorni – di stare un po’ assieme!

Da parte mia, spero solo che questa sera Edgardo si ricordi di tutto! Musica, parole, passi di danza e coreografie! Ora come ora mi pare del tutto improbabile: il capocomico che dà le ultime indicazioni, il corpo di ballo che va per conto suo, il coreografo che sbraita mentre gli attrezzisti fanno chiasso sul palco e dietro le quinte!

Siamo arrivati solo ieri sera. Quando ho sentito che non esisteva più nessun copione mi sono spaventata davvero! Le musiche, quelle sì, le avevamo avute ma….solo quelle!

Ci sarebbe stato il tempo, ci siamo detti, ma invece non ce n’era stato affatto, per imparare le parti recitate durante quei quindici giorni trascorsi al ritrovarsi della compagnia per la stagione estiva. Spaventarsi non serve a nulla quindi ora sono qui, in questa platea ingombra di seggiole pieghevoli sparse in disordine, cercando di ricostruire un “copione” inesistente.

Questa è una compagnia di “giro” come si dice, e domani saremo tutti in un’altra cittadina, in un altro teatro, forse all’aperto. Del resto, lo sapevamo che la “stagione estiva”avrebbe rappresentato qualcosa di ben diverso da quanto avviene durante quella invernale! Ma un conto è farselo raccontare ed un altro è trovarcisi, come ora!

Certo che è stato un azzardo! Sapevamo che venendo dal teatro lirico avremmo trovato molte differenze ma…non a questo punto! Eppure “Lui” si era entusiasmato all’idea di esplorare come tenore un ambiente che non conosceva ma che l’affascinava. Ed io…Dietro…naturalmente!

L’incontro così fortuito ed improbabile con quel suo compagno di gioventù mi ha confermato ciò che, del resto, da tempo immaginavo e cioè che proprio quegli anni presso la scuola di danza della Scala di Milano gli avevano lasciato il rimpianto di non aver potuto continuare.

Ma la Vita…spesso si diverte, con noi ed i nostri sogni! Ed il suo sogno era rimasto lassù, sulle assi sacre per lui, del teatro famoso! E sembrava che l’Operetta potesse ricordarglielo un po’! Qui si canta..si recita…si balla e visto dal di fuori, guardandone i cartelloni sfolgoranti, si può anche pensare che sarà un’avventura farne parte!

Ma ora sto cercando affannosamente fra i miei fogli. Mi accorgo dall’accordo del pianoforte che mi sono lasciata dietro alcune battute e la prova è proseguita. Li trovo e corro sotto il palco dal quale Edgardo già mi sta cercando con gli occhi…Nemmeno io conosco bene questa operetta, se non a grandi linee e dovrò stare più attenta: per questo sono qui, questo è il mio compito…una specie di suggeritore in buca!

Niente copione dunque: solo alcune pagine ridotte quasi a stracci. Su quelle abbiamo studiato almeno la musica, ma capendo ben poco delle cancellazioni o dei cambiamenti di interi brani. Negli anni, recita dopo recita, le cose sono cambiate, soprattutto per alcune parole delle parti recitate, divenute negli anni un po’ troppo desuete.

Siamo arrivati ieri da un paesino arroccato fra le colline senesi, dove ogni anno la compagnia si riunisce per le abituali prove prima della nuova “stagione”: ma si erano provate solo le musiche perché gli attori e i cantanti erano ormai abituati da anni allo stesso repertorio. Anche il regista quindi era uno “nuovo” e le ballerine scritturare in Inghilterra, oltre a non sapere una parola di italiano, era composta di ragazze giovanissime e tutte alle prime armi, desiderose sopratutto di farsi quattro mesi di vacanza in Italia!

Benissimo! In quei venti giorni di prove un po’ troppo sconclusionate c’erano poi stati altri cambiamenti ed insomma, “La Vedova Allegra “era rimasta l’ultima ad essere provata. Per tutti era cosa normale ma non per il povero scritturato di fresco che non aveva mai cantato quel genere musicale.

Ed ora eccomi qui, a scrivere in fretta le parole mentre il capocomico le pronuncia ed Edgardo che tenta di seguire i suggerimenti di tutti: ora il coreografo che vuole insegnargli i passi dei balli, ora il direttore che gli dà gli “attacchi” oppure la sarta che vorrebbe poter fare almeno una prova dei costumi! Una Babele insomma.

In qualche modo ad un certo punto sembra…e dico sembra, che tutto sia a posto. Nel pomeriggio tenterò di far riposare il mio tenore in vista dello spettacolo di questa sera, mentre io copio a macchina tutti quei foglietti sparsi.

Dalla terrazza della camera d’albergo nella quale ci siamo finalmente rifugiati, non entra nemmeno una bava d’aria nonostante la vicinanza del mare. Alla fine non c’è altro da fare che uscire ed andare verso il teatro.

Oddio…chiamarlo teatro sembra davvero una barzelletta: si tratta di un grande spiazzo asfaltato, riempito di seggiole di legno! Il palcoscenico allestito, che nasconde una lunga fila di” garages” per automobili! E che – lo scopriamo subito – fungeranno da camerini per orchestra, ballerine cantanti…insomma per tutti!

Accanto a noi – sbalorditi anche se cerchiamo di nasconderlo – un’attrezzista che con un gesto ci indica quello destinato a noi, mentre tenta di nascondere un sorrisetto divertito.

I grandi bauli-guardaroba sono stati depositati all’interno di quella fila dei Box, dietro il palco.

E questo pavimento di cemento che sembra in ebollizione!

Aiuto !

Ma questo è: prendere o lasciare. Riconosco il nostro grande baule-guardaroba con i costumi di scena. Non c’è stato nemmeno il tempo di provarli: il camion con i costumi è partito già ieri sera, per poter scaricare tutto. Il mio tenore è snello e di statura regolare…e spero proprio che la sarta che segue la compagnia da anni abbia saputo “misurarlo” anche solo con gli occhi della sua lunga esperienza!

Dire che entrambi siamo sgomenti è dir poco e si deve capire dalle nostre facce!… Qualcuno della compagnia se ne accorge e cerca di sdrammatizzare ma riesce solo ad essere indisponente con quell’aria di superiorità come a voler dire: “eccolo, il novellino !”

Ci spiegano che, prima che si faccia buio, sarà meglio provvedere al trucco proprio lì, in quel cortile, arrangiandoci come si può. Il mio tenore… a questo punto temo che stia meditando di scappare a gambe levate.Vado in cerca di un paio di seggiole da usare come tavolini.

E’ ancora troppo presto e se gli faccio il trucco ora…con questo caldo non arriverà nemmeno al momento del “chi è di scena “. Afferro dalla borsa i fogli che ho dattiloscritto nel pomeriggio e glieli ficco in mano, dicendogli di andarsene a ripassare da qualche parte (non sulla spiaggia però: sarebbe pericoloso per la voce) ma… che so…magari seduto al tavolino di un Bar, all’ombra.

“Tu non vieni con me?”

“Meglio di no, ho un forte mal di capo…e voglio restarmene un poco qui, da sola, e mettere tutto in ordine ed a portata di mano!”

Non replica e forse ha voglia di togliersi un poco di torno da tutta ‘sta confusione… e questa curiosità che non può non avvertire per lui, lo infastidisce E lo seguo con gli occhi, con il rotolo di quei fogli in mano, mentre se ne scappa…letteralmente, verso l’uscita!

Eh già!…Di solito lo seguo dovunque ma non oggi…Non posso fargli capire che sono preoccupata, forse anche un poco spaventata ma per lui, che fra poco sarà lassù, sul palcoscenico!

Finalmente sola, estraggo le grucce del baule e dai cassetti tutto il necessario. Mi guardano un po’ storto quando mi approprio di un’altra seggiola, ma faccio finta di non accorgermene mentre controllo ogni capo: c’è tutto !

Dovrà cambiarsi ben tre volte fra un atto e l’altro ed un’ altra fra un quadro e l’altro. Ma sono pronta. Ho preparato ogni cosa!

Eccolo che ritorna e mi stampo sulla faccia un bel sorriso mentre lo invito a spogliarsi :

“Scherzi? Qui…davanti a tutti? “

“Beh! che t’importa…non vedi che qualcuno gira anche in mutande? Con Sto’ caldo!.. Dai!”

Ora però l’atmosfera è cambiata: più nessuna battuta scherzosa e nemmeno chiacchiere ridanciane come poco fa. Il caldo si è un poco attenuato, per fortuna, e dopo il mio lavoro sulla sua faccia con il trucco, appare splendido nel Frac nero e lo sparato bianco. Cammina su e giù sempre con i suoi fogli in mano, controllando le sue battute.

Non guarda nessuno ma….tutti guardano lui però: forse solo in questo momento i colleghi – anche se rotti a tutte le difficoltà di questi spettacoli del “giro” estivo – si rendono conto che questa sera sarà per lui un debutto e così, ora, c’è chi gli dà una pacca sulla spalla con i soliti scongiuri di rito, chi gli s’accosta e cerca di trovare qualche parola adatta e chi invece si limita a guardarlo….senza nascondere anche una certa ammirazione ed un nuovo rispetto.

“Certo che ne ha di coraggio…’sto “cantante lirico”!

Colgo al volo questa frase un po’ troppo ironica proprio in quel calcare l’accento sulle parole “cantante lirico”… ma faccio finta di niente! Lo so che hanno ragione! Ma solo io conosco fino in fondo il mio bel tenore e ciò che gli accadrà appena entrato dietro le quinte: diverrà un leone!

Le ballerine, ora, pare si siano date la voce e – così, come per caso – una per volta passano davanti al nostro “camerino” improvvisato, dandogli una bella occhiata!

Sarà un vero battesimo di fuoco. Ma ora che siamo qui, bisogna ballare! (e dovrà farlo per davvero! Sembra uno scherzo in questo momento, una specie di giuoco di parole!) ma…Tersicore avanza…l’ho invocata più volte per lui!

Il cielo sta scolorando nella sera e dalla platea arriva il solito brusio del pubblico che prende posto. Da uno dei box in fondo escono i componenti dell’orchestra che s’avviano verso i loro leggii, in quella che dovrebbe essere la “buca”.

Ci siamo! Non sono affatto preoccupata …io …ma lui si!

E lo mando via, dietro le quinte. Incrocio le dita mentre esco verso la platea gremita e che già pregusta il divertimento tanto atteso. Come accade sempre nei piccoli centri si è fatto un gran parlare di questa serata (è una delle piazze che la compagnia visita ogni anno) e tutti sanno che ci sarà un nuovo “Danilo” nella Vedova Allegra, che è pur sempre la più famosa fra tutte le operette!

E l’aspettano, pregustando già la grossa novità.

Ecco i primi accordi…la favola ha inizio. Manca parecchio prima dell’entrata di Danilo ma ecco che le prime note mi arrivano ed invoco la Dea ancora una volta…caso mai si fosse distratta!

Oh patria che ognor mi dai già troppe noie e troppi guai”…però! È bravo a fare l’ubriacomi rilasso…e si arriva all’arrivo alla festa: una entrata in grande stile: “venite orsù sirene della danza…e nel valzer c’aggirate…” le luci sui costumi delle ragazze che gli sfarfallano attorno sembrano sfavillare ed il “Conte Danilo” se le destreggia come se avesse fatto questo da anni! Bello! il “quadro” è proprio bello.

Proprio su questo contavo: sul suo passato giovanile di danzatore alla Scala! Infatti si muove con maestria e leggerezza, perfettamente attento ai passi, alla musica, alle parole e ad afferrare a turno le ballerine stupite da tanta sicurezza (questo non se l’aspettavano di sicuro!) e che si lasciano andare fiduciose nei vari “casqué” della coreografia: hanno capito che si possono fidare e che non le lascerà cadere (mi hanno detto che è anche accaduto…).

Il primo atto termina: dalla platea conquistata scoppia l’applauso! Un vigoroso applauso!

Pochi minuti per la prima scena del secondo atto: via la giacca e qualcosa di fresco da bere. Subito!

Il secondo atto va per conto suo e ci possiamo rilassare un poco, fino alla la prossima “entrata”. Solo il tempo di dargli una ripassata al trucco sul viso che cola sudore. A questo punto, non credo ci sia più posto per alcuna preoccupazione. Un’ultimo sguardo fra noi sotto la luce della lampadina dentro il garage e poi…fuori.

Un’altra uscita, ma questa volta veloce. Il Frac che ha cambiato per mettere lo Smoking era bagnato fradicio e fra poco dovrà indossare la calzamaglia per l’abito di gala della festa del Pontevedro,:“l’amata patria”.

Sono abituata a questo ruolo e credevo di essere ormai pronta a tutto ma mi sbagliavo di grosso!

La calzamaglia bianca che deve indossare si attacca alle pelle senza scorrere. Dai suoi trascorsi di ballerino emerge un’idea:

“sali sulla seggiola, presto”

Non ho idea di cosa voglia fare ma…eseguo. Poi capisco e prendendogli il bordo della calzamaglia , cerco di sollevarlo, mentre lui si lascia andare a peso morto. Ce l’abbiamo fatta! Presto, la giacchetta di velluto, le scarpe e via!

La musica incalza; il resto degli interpreti sono già quasi tutti in scena e lui arriva alla sua posizione appena un attimo prima che le luci s’accendano. La romanza famosa che e tutti aspettano è lunga ed Edgardo avrà il tempo per prendersi un po’ di respiro, seduto come sarà assieme agli altri, ad ascoltare la favola della “Vilja”. La scena illuminata solo da un occhio di bue è bella davvero con le luci blu soffuse sul gruppo degli altri interpreti!!

Ed il secondo atto…è andato. Ma è a questo punto che accade…il disastro! La calzamaglia non si sfila dalle gambe: sembra incollata con il Vinavil ! Mi viene un’idea:

“dai!…attaccati ala seggiola…. che io tiro”

L’indumento si sfila dalle gambe ed io…cado di colpo sul sedere, ma la calzamaglia è fra le mie mani. Non c’è tempo né per piangere di vergogna né per ridere. Calzoni dello Smoking, sparato e giacca….che le luci della sala si abbassano. Qualche minuto d’attesa mentre attori e capocomico proseguono nel solito svolgimento della bella favola, fino al famosissimo ottetto “donne eterni dei”, e – come accade quasi sempre – ecco la richiesta del Bis!

Siamo quasi alla fine ed eccolo, il can-can …

.. /si noi siam le signorine delle sere parigine…/ poi “tace il labbro” e poi il “glorioso finale” con la ripresa dell’ottetto attorno al mio “Danilo” che canta, il corpo di ballo al completo. Guardo la gente in platea: si stanno divertendo, si divertono… e molto! Ed all’improvviso…tutto mi appare splendido…bellissimi tutti…e magnifico il pubblico plaudente.

Questo…questo…è il fascino del Teatro! E, come sempre, alla fine di uno spettacolo mi stupisco che dalla gran confusione dell’ultima ora tutto poi si svolga sempre alla perfezione! E dalla platea…….applausi…applausi…applausi !

Il mattino dopo, recandomi in una merceria per l’acquisto di una dozzina di grosse spille di sicurezza…(serviranno, non si sa mai, ad aggiustare qualcosa all’ultimo momento) ascolto la proprietaria ed una cliente che si raccontano le emozioni della serata ! Non posso far a meno di dire che…“quello”( parlavano del nuovo tenore, naturalmente) lo conosco! E’ mio marito!- …

(Un piccolo peccato di vanità che mi concedo).

“Ma la dice davvero! lei la conosce “chell’omo bello comm’er sole” che cantava ier sera! Ma benedetta lei…dica che li manniamo un bacio!”

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13 risposte su ““La Vedova Allegra”, il debutto”

Che dire.. come al solito bellissimo racconto.
Sembra di essere lì con te e di sentire quasi quasi i passi delle persone dietro le quinte che freneticamente corrono per prepararsi.. decisamente una vita ricca di ricordi ed emozioni.

Grazie cara Anna! peccato però che in questo periodo nel quale il solo modo per non pensare a ciò che ci circonda è buttarrmi a scrivere…mi tornino in mente anche i momenti che – ora- scritti – sono ben diversi dalle ansie di quelli vissuti veramente allora! e poi…. vabbè….finiamola qui…se riesco a farti almeno un poco divertire, tu e tutti coloro che lo fanno…sono contenta!

grazie Anna! Sei sempre qui con noi e…piena di sorrisi! Ma, se è forse vero che ho vissuto un genere di vita al di fuori di tante altre…stai certa che ho pagato tutto….tutto ad usura! comunque sono feelice che ti sia divertita a leggere di quel tal giorno…che oggi mi sembra lontano…così lontano! Grazie cara amica!

Letto… Come sempre in un fiato unico, così si dice,… Xche si legge SUBITO x sapere come va a finire…. LA VEDOVA ALLEGRA x me ha un bellissimo significato, forse lei lo ricorda cara sig. ra Guolo, quando aspettavo il mio primo figlio il nome che sia io che mio marito dicemmo fu DANILO! Xche il ragazzina e lui anche vedemmo in tv l operetta, separatamente naturalmente, e la figura del Conte Danilo ci piacque subito… Un giorno se avrò un figlio maschio lo chiamerò Danilo, pensammo tutti e due… E così fu… Il mio Danilo così si chiama x questa bellissima operetta… Grazie x avermi fatto rivivere ricordi bellissimi con il mio Carlo!!!! Un forte abbraccio!!!

che posso dirti, Cyranella mia, se non GRAZIE! Grazie del tuo imopegno…e dell’aiuto che mi dai – purtroppo sempre di notte – a far rivivere per me e per tutti coloro che vorranno leggere, momenti passati, a volte sfumati nel ricordo, ma che emergono, vividi, appena li compongo sul nostro blog!

Grazie Lucia! tu, più di altri ed anche certo più di me, hai visto, ascoltato, annusato l’odore delle tavole del teatro…ed a tutt’oggi, devo confessare che – in ogni caso ed in diverse occasioni – proprio diero le quinte e su quel nostro e vostro palcoscenico, ho potuto vivere grandi emosioni!…..beninteso.. ne ho sempre pagato il…biglietto! ahahahah! un abbraccio….tanti abbracci, a te ed al mio Regista Giorgio!

Ciao Serena, quando leggo i tuoi racconti mi sembra di essere in tua compagnia, e mi tornano in mente tanti piccoli episodi di quel periodo che ci siamo frequentati. Come quella volta che venni con te a Milano per un week end e come “bagaglio” avevo un paio di mutande di ricambio in una tasca del cappotto e lo spazzolino da denti nell’altra… Quante risate! I ricordi ci aiutano a vivere meglio. Un bacio, Giuseppe

Eccome no! Se me lo ricordo! E se lo ricorda anche Barbara…e quando riandiamo ai bei tempi passati ( e quello del quale parli è stato uno di quelli ) ancora ne ridiamo…e l’animo ci si risolleva! Un abbraccione, caro amico!

Quel che vuol dire avere la dote con qui si nasce, lui era nato per fare il tenore e ha dato il massimo per arrivarci. L’improvvisazione riuscita dimostra semplicemente che aveva gli attributi e la passione per il propio lavoro. Bravi!!! Anche chi stava in torno a lui, da non dimenticare che il lavoro e di squadra.

Grazie…grazie amico Marco! Vero ciò che dici di quella serata per molti versi..disastrosa eppure…eppure quel mio giovanissimo sposo-amico- e poi giovane padre,padre…aveva davvero nel sangue la passione…la passione grande ed indistruttibile per vivere del Teatro! Ed io lo scorsi subito, quel sacro fuoco che feci mio, per lui, perchè quella fiamma che già ardeva, si propagasse da lassù, dal palcoscenico in fiamme delle passioni epiche.

davvero un racconto bellissimo …ho rivisto la vedova allegra …la mia operetta del cuore…. mentre le parole si susseguivano …ho percepito tutti o sentimenti che lei ha provato… ho rivisto il nostro tenore….anche il mio papà…una meraviglia…grazie alma grazie

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