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Arte e Musica il bel tenore il magazzino dei ricordi

Dipingeva la luce: Martino Pinese

Uno squarcio sul Paradiso

  • finalmente! finalmente! ben arrivati!…! Cominciavo a temere che quest’anno non sareste venuti! Ma adesso…venite con me, ho una cosa da mostrarvi…una cosa bellissima –

Siamo a Camaldoli. questo luogo tanto amato e dove, da tanti anni veniamo per trascorrervi la Pasqua. Ma ora seguiamo, portati quasi di corsa, da un inedito Padre Martino, che ci sta accogliendo sbracciandosi un poco, con la tonaca al vento.

Venite…venite…che vi mostro cosa abbiamo trovato….venite…-

Quasi appena scesi dall’auto che da Milano ci ha portati qui – Barbara un po’ assonnata… per tutto il lungo viaggio ha dormito serenamente sul comodo sedile posteriore- Edgardo ed io lo seguiamo senza chiederne alcuna ragione… già coscienti che il ritrovamento appena annunciato, sarà cosa preziosa.

Scendiamo la gradinata che porta al primo chiostro del convento, quello della foresteria. Questo spazio è in penombra, così al di sotto dal resto della costruzione conventuale, rispetto al piano stradale .

Padre Martino si dirige subito verso una porta – solitaria e quasi nascosta – nell’angolo più buio all’interno del colonnato del chiostro.

Appena entrati attraverso la vecchia e consunta porta di legno, ci troviamo all’interno di ciò che subito riconosciamo come un luogo di preghiera! Un’antica Cappella, con le pareti interamente rivestite da grossi blocchi appena squadrati di quella roccia che – scabra e brillante di quarzi – riconosciamo subito come tratta da questi monti.

Mio marito sosta pochi attimi , sorpreso ma già consapevole di quest’atmosfera claustrale quasi fuori dal tempo, con quell’afflato gelido che c’investe, ma che pure non ha nulla di freddo o minaccioso, ma che è solo l’antichissimo respiro nel tempo!

Un silenzio grande appena oltre la soglia. Eppure siamo così vicini alla strada sovrastante al piazzale! Ma sembra che i rumori della vita non penetrino quaggiù.

Ecco perché Padre Martino ( soprannominato fra noi come “il pittore della luce”) mostrava poco fa tanto entusiasmo. E non era da lui…che aveva scelto il silenzio della vita claustrale, lassù, nell’Eremitaggio, circa 400 metri più in alto, ai piedi della montagna che da lì si dispiega in boschi silenti e solenni di millenaria bellezza. Una bellezza che nel sottobosco dove non arriva quasi il mai il sole è un tappeto vergine di muschi.

Nel suo sguardo – ora, mentre spia la nostra reazione – si legge solo entusiasmo, gioia: una gioia quasi infantile nel poter vedere sui nostri volti uno stupore che non è solo degli occhi!

Edgardo – senza rendersene conto immagino – schiude le labbra per emettere un suono… quasi un’ inizio di vocalizzo: e la voce che si ripercuote nella penombra della Cappella, come sbattendo sulle pareti ed il soffitto e ritornando a noi con un’intensità che sgomenta, e mai udita prima in nessun altro ambiente.

Padre Martino quasi di sottecchi , cerca una nostra reazione. E la trova: nell’emozione incontrollabile di Edgardo, e subito intuisce ciò che l’Anima gli sta suggerendo: Cantare!

Anche lui, Padre Martino, insegna ai novizi il Canto Gregoriano e non poteva non cogliere questo messaggio. Subito mi rendo conto che s’appresta ad accompagnare l’amico con il suo controcanto: lo percepisco dalla mutata posizione del corpo, tutto teso al prorompere della voce. Qui…ora…come forse nessuno dei due ha mai immaginato di poter fare!

Il nostro amico condivide la stessa passione di Edgardo per la musica e poco fa, da quella sola nota emessa come a percepire la sonorità della cappella, ha captato il suo desiderio di dispiegare quella sua bella voce, come quando – bambino – obbediva di buon grado alla richiesta della sua nonna malata che, dal suo letto, spesso lo incitava : “Canta Edgardo…canta” !

La voce profonda e baritonale di Padre Martino che si alterna in perfetta sincronia con l’altra voce tenorile di Edgardo, in un contrappunto perfetto. Nessuno dei due l’aveva deciso questo brano…

Panis angelicus. “Il pane degli angeli”

fit panis hominum…” “diventa pane degli uomin

Le due sonorità si dispiegano sotto l’alta volta fra le mura del tutto spoglie se non di una grave solennità improvvisamente ridestata da lontani passati. Il piccolo monaco, nel candido saio dei Frati benedettini, libera quest’armonia di suoni morbidi di infinita dolcezza.

dat panis coelicus” “il pane del cielo”

Figuris terminum…” “dà fine a tutti i precedenti simboli”

Oh! questa sua bella voce, profonda eppur sonora! Gli occhi socchiusi, quasi un atteggiamento ispirato mentre con un piccolo gesto della mano presta l’”attacco” ad Edgardo. Ed i suoni, in perfetta sintonia, paiono allargarsi in questo spazio pur ristretto, come ad abbatterne i muri, solenni come una melodia primordiale. Qui accanto, noi due piccole donne del tutto conquistate ed un poco smarrite, immobili e l’anime un poco tremanti:

o res mirabilis…” “o meraviglia!”

manducat dominum” “ si nutrono del corpo di Dio”

pauper…pauper…servus et humilis… “ Il servo, il povero, l’umile”

Edgardo ed il minuto fraticello, come trasportati e conquistati dalla bellezza della musica e dalla speranza delle parole, in un’emozione profonda che sembra poter racchiudere, forse in questo momento straordinario…, un’Olimpo forse un po’pagano.

Pauper …pauper…,servus et humilis

Le palpebre abbassate e la passione pur serena del volto. La voce chiara e sonora che s’alterna a quell’altra voce, scura e profonda di Martino, il “ Pittore della Luce!”

pauper…pauper…servus et humilis

  • Magnifico…magnifico, Edgardo!….Oddio che abbiamo fatto…abbiamo intravvisto il Paradiso! Ma te ne rendi conto?…Bravo…bravo…era proprio questo che ho immaginato ed atteso dal primo momento nel quale abbiamo capito che qui…ci saremmo stati…tu ed io, assieme!

Edgardo non sa nemmeno rispondere, forse troppo commosso suo malgrado, ma Martino lo incalza:

  • La sai il “Pietà Signore” di Stradella?…Ma certo che la conosci!

Edgardo senza rispondere se non con un gesto, già prende il fiato, mentre Padre Martino – quasi a dargli il via…

PietàSignore…..”

Di me dolente ….”

e queste parole, pur così sofferte, acquistano, nelle voci dolci eppure potenti, un nuovo significato salvifico! Perduti nella penombra e dopo pochi attimi di silenziosa aspettativa, quasi un grido di speranza, lanciato a due voci verso l’ombra della cappella, là in alto…ed ancora una volta il suono che si dilata, prendendo possesso dell’anima racchiusa ed antica, di queste mura.

Signor pietà…”

Sto trattenendo il respiro…Un’emozione grande che si accompagna alle note, alle sonorità inattese di queste due voci che sembrano dilatarsi oltre i muri e verso quell’altare spoglio mentre, dall’unica finestrella posta là in alto, entra – preziosa – una lunga trama di sole proprio al centro e ne fa brillare i quarzi nascosti.

“ ….se a te giunge il mio pregar…”

Non mi punisca il tuo rigor…..”

“… Signor pietà….

… e mai due voci così diverse si sono fuse in questo controcanto che prosegue, magnifico… fino alla fine del brano, spegnendosi poi quasi in un soffio…. Davvero una preghiera di perdono e di speranza.

Signor….pietà….”…………………………….

Alla fine… il silenzio, all’improvviso vuoto delle voci che si frantuma, con la mente e con l’anima, nell’appagamento di uno stupore senza nome e prima mai conosciuto.

Non ebbi poi mai più l’emozione di ascoltare quel brano celestiale intonata così, a “cappella” e saturo di passione,… emozione, ….anima!

Nell’alto silenzio che ne segue, il rimpianto dei suoni congiunti ormai spenti eppure intrecciatisi in quest’ambiente saturo di misticismo del tutto spoglio di ogni arredo, se non per quella lama di sole che penetra – preziosa – dalla feritoia che s’apre sul muro, là in alto… fugandone le ombre che s’annidano attorno a noi, in ogni angolo e che ancora vibrano di melodie e della preziosità delle due voci.

(continua… nel prossimo post)

Martino Pinese, Autoritratto
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11 risposte su “Dipingeva la luce: Martino Pinese”

Grazie Barbara! Grazie per avermi supportata con la tecnologia, nella quale sei bravissima, in questo mio tentativo di raccontare un’emozione profonda che anche oggi – a tanti anni di distanza- non si è spenta! Sono ben cosciente che il risultato sia ben lontano dalla realtà che ho vissuta…eppure…eppure mentre tentavo di scriverne, ne rivivevo, attimo per attimo, come fosse fotogramma per fotogramma, momenti irripetibili. E sono anche convinta della Presenza Spirituale – accanto a me – di Padre Martino Pinese, il Pittore della Luce assieme ad Edgardo, mio marito, che anche lui ci ha lasciate.

purtroppo ero troppo piccola per averne un ricordo così completo e vivido, ma ne ho altri su Camaldoli, che prima o poi racconterò su questo blog: anche per me quel luogo è speciale, permeato di spiritualità e misticismo forse ancor più che le Carceri di Assisi. Alcuni dei ricordi d’infanzia più belli e preziosi sono legati a Camaldoli. Sono sicura, ma proprio sicura, che papà e “fra” Martino si sono ritrovati e anche adesso cantano insieme.

…come sempre, cara amica…lei legge proprio con il cuore! Lo so che non posso essere riuscita appieno a narrare un momento così…magico….Non almeno cme l’ho vissuto io ma…raccontandolo al meglio delle mie possibilità, ho inteso proprio fare un “regalo” a chi mi avrebbe voluta leggere. Attimi come quelli, lassù in quella cappella appena ritrovata, per poco mi ha fatto intravvedere quel “Paradiso” del quale tanto si parla. In ogni modo….grazie, di avermi confermato che, anche se in parte, ho saputo ricrearlo e regalare emozioni.

grazie ma…la mia voce è stata solo il riconoscimento di “qualcosa” che ci sovrasta, al di sopra di noi, oppure srempre dentro di noi. Se ho saputo trasmetterti qualcosa…ne sono felice. Grazie ancora.

…può darsi che una volta…abbia espresso questo desiderio ma…come dice la famosa “Cinderella”…”i sogni son desideri….”! Sarebbe stato inattuabile in ogni modo: quando ci recavamo a Camaldoli per Pasqua, partivamo alle 4 del mattino per essere lassù per le 10! Certo, sarebbe stato magnifico il poterlo attuare, qiesto desiderio ma…impossibile da realizzare proprio per motivi pratici di spostamenti.
Bentornata cara amica! Abbiamo sentito la tua mancanza! Grazie per avermi letta comunque, anche se…ne sono certa, non ho saputo davvero esprimere la meraviglia avvenuta in quel mattino! Ma era un ricordo che – in qualche modo – volevo condividere!

Gentile Alma Serena, vorrei ringraziarla per aver condiviso con noi questo bellissimo racconto. Sembra un Rembrandt a fare questa magnifica descrizione, in chiaroscuri musicali, di questo concerto meraviglioso e irrepetibile nella sua freschezza estemporanea.

OHHHHHHHHHHH! ma come posso ….Accettare da te queste parole, m’imbarazza un poco, eppure…eppure …il mio intimo intento – scrivendone – era proprio quello di far partecipe qualcun’altro sensazioni e ricordi di quello che è stato per me, come un “momento” magico! Grazie Josuè!

…dimenticavo…le parole sono le mie ma…tutto il resto…parlo delle musiche e dell’inserimento al punto giusto..sono solo opera di Barbara…che vi ha lavorato tanto! Un regalo che ha voluto farmi…e me l’ha fatto…eh!.. si…grande! Del resto, quando mia figlia si mette in mente qualcosa…non sa proprio attuarlo, se non al meglio!

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