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Buon Natale al mio Sposo

Non so, oggi…perché!….

Non so perché oggi, e non ieri. Non perché ora e non in altre ore: perché oggi ripenso a te, amore mio che non sei più!

Eppure, quante lacrime ho versato; quanti sospiri e quanti rimpianti ho seminato in una vita lunga: ormai, troppo lunga.

Non so oggi, perché! Forse la risposta l’ho trovata proprio pochi minuti fa sul piccolo schermo del televisore e mi sono emozionata, ascoltando una bella voce e vedendo esprimere dall’artista copia delle emozioni che anche tu, lontano amore mio, sapevi esprimere così bene.

Sì: dev’essere così e mentre respiravo in questo mio presente, sempre troppo avaro, troppo povero di emozioni dimenticate, rivivevo anni passati: momenti preziosi trascorsi, ascoltando quella tua meravigliosa voce mai dimenticata.

Forse oggi, e non ieri, perché l’emozione è ancora troppo forte, e mi fa balzare il cuore nel petto, ora come allora. Voglio ormai che tacciano, queste antiche emozioni forse proprio per questo: perché mi fanno ancora male.

Ricordi? Ricordi – o forse solo io lo sapevo – come mi stringevo le mani fino a farmi sbiancare le nocche, mentre mi pareva di accompagnare con il mio respiro,quella tua voce che parlava d’incanti?

Io lo ricordo! Ed in quell’attimo durante il quale il tuo respiro diveniva la voce dell’Universo, dimenticavo tutto ciò che non era quell’armonia.

Sono stati tanti i momenti, le ore maledette, che le tue intemperanze di ragazzino capriccioso – eppure impaurito- mi chiedevi di dimenticare! Ora mi domando se tu stesso, che emettevi quelle note, non ti spaurivi delle emozioni che quelle note inviavano nell’etere.

Poter tornare indietro! Oh! Poter tornare! Ma la Legge che governa il Creato non lo permette e così possiamo solo rivivere nel ricordo: ore liete ed ore amare.

Ricordo, giorni ormai lontani…tanto lontani: seduta su di una roccia affiorante del terreno davanti al convento. Mi riposavo seduta sopra un tronco abbattuto, ma soprattutto riempivo gli occhi e l’anima della vista di quei monti degradanti, verdissimi di pini, verso la piccola valle che ospita l’eremitaggio di Camaldoli.

Il cielo limpido appena spennellato qua e là di sottilissime nubi dorate ancora del sole pomeridiano. Aspettavo il rintocco della campanella posta a lato del vecchio portale che immette nel recinto conventuale. Non era la prima volta che mi recavo costì e sempre sentivo il desiderio di ritornare e di passare attraverso la porta di legno scolorito dal tempo e dalle intemperie per poi ritrovarmi all’interno, dove anche i sassi lisci del camminamento parlano un linguaggio di pace: salendo più su verso la cancellata che separa il convento dalle casette della clausura.

Tu eri con me, naturalmente. Nulla mi faceva presagire la grande avventura che m’aspettava: quella di trasformarmi da giovane sposa ancora ignara della vita, in moglie, amante, sorella e maestra di un cantante.

Mi sarei spaventata immagino, e forse avrei fatto di tutto per allontanare da me il mio ed il tuo destino.

O forse, no?

Un vecchio: lo rivedo ora come fosse accaduto un minuto fa, mi si avvicina inaspettatamente. Ero timida allora, timidissima e non avevo incora imparato a dissimularlo; mi prende la mano, se la porta alle labbra e già mi sento spaventata e timorosa: un gesto così…. fra tutta quella gente….e poi…chi è costui?

Nemmeno il tempo per ritirare le dita poiché il gesto è stato appena abbozzato. Due occhi così vivi in quella faccia ricamata di piccole rughe sulla pelle tanto sottile da parere come ragnatela: m’impediscono di parlare, mentre meraviglia, spavento e rossore mi chiudono le labbra.

Pochi attimi di sospensione del tempo; un lampo di “dejà vu” ed un sapore di favola. Questo sguardo d’un azzurro così giovane fra i segni del volto che parlano di cose finite. Eppure odo benissimo -ma più con l’anima che con l’udito- poche parole senza senso:

“ Le dico, giovine signora, che con quegli occhi, lei nella vita potrà fare ciò che vuole! Ma si armi di coraggio! E lei ne ha, di coraggio!”

Non ricordo nemmeno i minuti che seguono. Ascolto ancora in me il soffio di quelle parole strane. Che avrà voluto dire quel vecchio?

Ero tanto giovane allora e mi domandavo (santa ingenuità di ragazzina) come mai quello sconosciuto aveva notato in me gli occhi – a mio avviso del tutto normali – mentre l’amica che mi accompagnava e mi sedeva accanto possedeva – lei davvero però – due splendidi occhi verdi, grandi e dal taglio vagamente orientale che tutti le ammiravano.

Strano, come alcuni ricordi non si cancellino mentre altri avvenimenti sfumino via, come il frullare di piume al vento d’una colomba mentre prende il volo, lasciando nell’aria qualche bioccolo di lanuggine persa dal folto delle ali remiganti, verso il cielo.

Forse quel vecchio – solo oggi lo immagino – vide dietro le mie pupille spalancate alla meraviglia del luogo che m’incantava, tutte le pene, le fatiche, le ansie che la vita assieme a te – spigoloso amor mio- mi si preparavano.

Ma allora – mi domando ora – non ho saputo usare quel potere di agire, di cambiare il corso delle cose che pure possedevo? Dev’essere per forza così!

I momenti nei quali ti ascoltavo sono stati belli eppur strazianti per me. Ho creduto…. mi sono creduta, capace di trasmettere a te, qualcosa che invece il Fato aveva inutilmente donato a me sola: una volontà di ferro!

Era mia la tua forza, l’intelletto, la caparbietà instancabile ed il coraggio: erano solo miei, per te..

Ho fallito? Io? Oppure l’hai fatto solo tu? Forse la verità è che l’abbiamo fatto entrambi. O forse, l’Universo ha scambiato i nostri ruoli nella vita?

Ci sono state ore nella quali ti ho quasi odiato! Ed altre nelle quali ti ho ritenuto quasi un Dio! Giorni dolorosi dai quali solo l’ascoltare quella tua voce mi traevano dal mio inferno. Avrei voluto per te…un’immensità di cose! Per te? O forse ciò che sognavo era solo perché un dono come quello che avevi nella gola richiedeva che tutto il mondo ne godesse?

Sai, mio sposo, non ho ancora avuto il coraggio di riascoltare i tuoi dischi: mi farebbero troppo soffrire. Eppure… a volte mi sono dovuta difendere da te. La sofferenza a volte troppa, e non credevo ormai più di saper combattere: combattere per te, e combattere contro di te.

Ma per fortuna, la natura umana a volte è pietosa, e così mi ha concesso di poter ripercorrere indenne, con la memoria e con il cuore, le tappe del pur lungo cammino che abbiamo percorso assieme: sarei bugiarda se dicessi che questo non mi dia dolore. Ma è un dolore divenuto dolce e leggero.

Non ho bisogno di ascoltare dischi né altre incisioni per risentire dentro di me, le onde del tuo canto e la meraviglia di quella tua anima che nemmeno tu conoscevi.

Tu sei ancora con me, e canti!

Canta, amor mio! Canta ora come non facesti mai in vita! Lascia uscire dall’ugola l’armonia perfetta di una voce che risuona di Cielo.

Buon Natale, ed a presto mio sposo!

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13 risposte su “Buon Natale al mio Sposo”

ma ciao a te, amico mio! Che bello per me ogni volta che sei qui con noi! gli anni nei quali sono vissuta ad Imola, restano per me i più belli della mia vita…e sono stati…troppo brevi. Mi è piaciuto che tu abbia usato la parola MAGIA per la parola scritta! Per me è proprio vero!e mi ci aggrappo, in questo momento terribile che mi fa paura! Scrivo…e volo via…da qualche altra parte dell’Universo.

ho vissuto con di sensazioni dolore felicità un racconto anzi una conversazione dolce e struggente una dichiarazione d amore senza limiti una narrazione da lasciare senza fiato bravissima che fortuna essere amati cosi

Cara! che belle le tue parole! Ma…ma anche nell’amore, come dice una vecchissima canzone…ci sono anche delle spine! Ma è giusto così, che’ la vita, quella vera, quella di ogni giorno, và vissuta ed accettata proprio per quello che è : dura un guiorno…l’oggi!

Quando si ama davvero , con tutto noi stessi, l’amore non finisce mai .. ne se la vita ci separa .. ne se la morte ci separa
Anche se lui non c’è più .. tu lo ami ancora come il primo giorno perché la vita o la morte non possono interrompere un sentimento così intenso e pieno di ricordi…
Gli anni, i mesi, le settimane, i giorni, le ore ,i muniti e i secondi passano ma non l’amore vero.

Come sono vere le tue parole, amicamia! Tante cose finiscono…ma non un amore, il mio primo amore, è rimasto anche sempre l’unico, della mia vita! Tante cose poi sono accadute….tante fra noi, che ci hanno sconvolto l’esistenza ad entrambi ma, una sola cosa è rimasta inalterata, anche quando proprio non mi pareva…ma scrivere questo saluto, uscito dalla mia penna nonostante me, mi ha rivelato la vera, l’unica Verità su quell’amore nato in un’età nella quale non sapevo nemmeno cosa significasse davvero la parola Amore.

Mamma mia, mi si è stretto il cuore….
Mi sono anche ricordata di Camaldoli, anche io ci sono andata varie volte con i miei…
E tante volte mi chiedo se la separazione possa essere più dolorosa della morte… Un dolore che comunque ti resta dentro

si, Daniela… è un dolore che ti resta dentro…e che non ti abbandona mai, anche quando ti pare di non ricordarlo. Ho imparato ormai che sono vecchina, che la gioia dopo un po’ la si dimentica…o per lo meno ne resta solo un breve rammentare ma non così il dolore! Esso ti si scava dentro, a volte anche a tua insaputa, pronto però a rispuntare appena ti permetti di ricordare!

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