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Il Baldo il magazzino dei ricordi

Noi per sempre

(rammenta, lieto, il tempo che fu nostro…)

Sei entrato nella mia vita in un mese di dicembre e nel dicembre di 48 anni dopo ne sei uscito all’improvviso. Rapito dalla nera signora con la falce.

Era un appuntamento karmico, questo è sicuro.

Oggi è il mesiversario, il settimo.

Ci fu un altro settimo mesiversario, 47 anni fa.

Fu a Cervo, un romantico borgo ligure, che mi chiedesti di sposarti; eravamo poco più che adolescenti. Ricordo com’ero vestita: in macramé bianco, come l’abito da sposa che indossai cinque anni più tardi. Poi partimmo per una vacanza di studio a Londra; i miei genitori ci accompagnarono all’aeroporto, eravamo vestiti uguali: jeans e giubbetto di jeans scoloriti e mocassini college con la monetina da un penny infilata nella mascherina, come imponeva la moda di allora; la mamma disse che vedendoci allontanare mano nella mano sembravamo la réclame del Collegio Tumminelli. Papà non era molto tranquillo: quel vecchio aereo del volo charter bianco e viola (viola! Nell’ambiente dello spettacolo porta male!) sembrava stare insieme con lo sputo. Il primo volo per entrambi: ricordo la mia trepidazione per l’imminente avventura… da allora detesto volare. Turbolenze durante tutto il viaggio, hostess dall’aria tesa e un atterraggio da vignetta umoristica: a balzelloni.

Sul pullman, durante il lungo trasferimento dall’aeroporto al college, dormii tra le tue braccia e nel dormiveglia ti sentii mormorare intenerito ad un compagno di viaggio che sembravo una bambina… ora sorrido: e cos’ero invece? avevo diciassette anni…

Oggi è cosa normale, ma negli anni 70 erano pochi i ragazzi della nostra età che andavano all’estero per una breve vacanza di studio.

Tu eri disperato per il cibo inglese e saccheggiavamo i negozi di dolciumi: quelli, almeno, gli inglesi li sanno fare. Ci provammo, a mangiare al college, ma era proprio impossibile: una sera ci ammannirono uno strano spezzatino, forse scozzese, con un tale tasso di pepe che mi venne una cistite fulminante e per prima cosa in infermeria mi dettero da bere una schifezza immonda che puzzava di wc net e l’unico modo di mandarlo giù era turarsi il naso. Ti facevo pena. Dopo tre giorni, tornai in infermeria e finalmente ordinarono in farmacia del furadantin “espresso”: allora in UK, i farmaci li avevano solo in confezione ospedaliera, e mi prepararono un boccettino di pastiglie esagonali, che tenni per ricordo, credo di averle buttate non molto tempo fa.

Meno male che almeno la colazione era una favola: scommetto che te la ricordi la marmalade con quel burro saporito sull’ottimo pane tostato. Tu però non ce la facevi a fare un vero english breakfast e mi guardavi con gli occhi a padella mangiare anche salsiccia e fagioli: tu al massimo arrivavi ai corn flakes con quel favoloso latte ricco di panna.

Ma non si può campare di biscotti: te li ricordi i Wimpy bar? Ci rifugiavamo lì quando i giovani stomaci reclamavano cibi salati e tu mi prendevi in giro perché tagliavo le patate fritte in due e ogni tanto mi dicevi: “oh, guarda là! Hai visto?” Io guardavo e tu ridendo mi fregavi una patata. Ci cascavo sempre.

E quella volta che visitammo la Torre e volli lasciare a metà la visita perché saremmo arrivati in ritardo a lezione? Ritardammo lo stesso ed entrando mi scusai col professore, che mi guardò stupito e poi andò a chiamare il collega nell’aula a fianco: “La signorina vuole scusarsi per il ritardo”, guardandomi come si osserva una scimmia allo zoo che fa cose strane. Jeremy, si chiamava il prof, che al primo venerdì sera con bevuta organizzato al college ci insegnò a bere molta acqua se avessimo esagerato con la birra

Te la ricordi l’avventura del pub? Quando decidemmo di andarci con tutto il gruppo degli italiani… Forse si chiamava Rose and Crown; chiedemmo indicazioni ad un signore che stava chiudendo la macchina. Erano i primi giorni e non capimmo un accidenti, ma ringraziammo facendo finta di niente, ma lui ci richiamò dicendo: “now repeat”. Poi ci squadrò e chiese: italiani? …e ci dette le indicazioni in italiano. Ci sentimmo tutti delle… caccole. Niente avrebbe potuto essere più efficace per spingerci a mettere a frutto la vacanza di studio. Una volta trovato il pub, dovetti entrare stretta nel gruppo sperando che non ci beccassero: ero minorenne. Nei giorni seguenti a Carnaby Street acquistai una collana con medaglione stile “beat”, a Portobello invece un ricordino per i miei, e fu con qualche batticuore che una sera andammo tutti in gruppo in quel quartiere che allora era il centro della trasgressione, anche un tantino pericoloso: Soho (o almeno, era tale nella narrazione dei giovani italiani un po’ provinciali inclini a credere alle favole metropolitane).

Al ritorno, i miei ci vennero a prendere in aeroporto e fu con incommensurabile soddisfazione che ci sedemmo a tavola con loro davanti ad un piattone di SPAGHETTI! I miei risero di gusto a vedere la luce nei tuoi occhi e con quale energia lo attaccasti, forchetta in resta.

Amore mio di tutta la vita, mio sposo: solo la morte poteva separarci…ma non è del tutto vero nemmeno questo: non lo spazio separa le persone, né la morte le separa.

il mio ragazzo
Valentini per sempre
Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

29 risposte su “Noi per sempre”

Bellissimo racconto.. proprio domani sera sarò a mangiare nella piazzetta del castello.. quante sere passate a Cervo con mio cugino e quanti bellissimi anni .. proverò a cercare il vostro messaggio.. 🥰🥰🥰🥰

grazie, Poetessa 🙂 E’ vero: “non si vede bene che col cuore” diceva il Piccolo Principe. Si, lui è vicino a me, ma capita che abbia da fare e si debba allontanare: allora percepisco la sua mancanza e la sofferenza mi sommerge, ma quando sto per affogare, lui ritorna e io di nuovo respiro

Che posso dirti, piccolettamia! Poco fa ho trovato qui ….Voi! Tu e il nostro Dario! si, perchè hai scritto questo post come se anche lui stesse sulla tua spalla a dettartelo. Mentre scrivo mi tremano le mani e la commozione mi chiude il respiro: hai scritto questo ricordo dedicato al tuo sposo, che io consideravo, il mio secondo figliuolo . Hai dipinto quel ricordo come avrebbe fatto lui, con il suo sorrisetto a metà che gli era solito e che mi piaceva tanto! Ci si poteva aspettare da te, orbata da pochi mesi dell’uomo della tua vita – come dici sempre tu- lamenti e lacrime ed invece…hai sorriso, “avete” sorriso entrambi, poichè – ne sono certa – c’era Dario assieme a te mentre ci donavi questa meraviglia! Hai ragione quando asserisci la tua certezza che il vostro sia stato proprio un legame Karmico…e come te sono certa che l’amore che vi ha uniti vi farà reincontrare.
mom

“noi” è l’unica dimensione che conosco e che mi fa sopravvivere. La mia miglior metà adesso è invisibile ma presente più che mai. E’ un distacco temporaneo e non totale: le nostre anime sono sempre unite… del resto c’è un verso del Cyrano che lo spiega bene: “L’anima mia giammai vi lasciò un secondo, ed io sono e sarò, fino nell’altro mondo, colui che sopra tutti vi amò senza misura…”

Cara Barbara, bellissimo racconto. Commuove ma soprattutto comunica serenità. Chi è vivo nel nostro cuore è sempre vicino a noi. In un’altra dimensione ma c’è. Scrivere di lui e’ farlo vivere e sono sicura che il modo in cui lo ricordi, le parole che usi, le atmosfere che riesci a rievocare piacciono molto a Dario perché sono un’ulteriore prova del tuo, del vostro grande amore.

L’emozione che affiora nel mio cuore leggendo ciò che hai scritto mi ha fatto tornare ai sentimenti che credevo assopiti nel mio cuore che spezzato non vuole più reagire ma che grazie a te e’ tornato a vibrare di sentimenti dimenticati grazie Barbara e spero di poter leggere ancora ciò che scrivi con tanto amore che regali a tutti noi così semplicemente generosa

…che bel commento Vittoria! grazie 🙂 questi post io li chiamo “spremute di cuore”, che scrivi pensando non interessino a nessuno ma hai bisogno di riversare un po’ di emozioni all’esterno per non affogarci dentro ed invece…

È bellissimo! Avevo paura di piangere e invece sto sorridendo all’imagine di Dario che si gode gli spaghetti più buoni della sua vita! 😀 😀
C’è tanta serenità e gratitudine per aver vissuto così tante belle cose insieme. Al meno io ti percepisco così…
Grazie Barbara: ogni tua condivisione è preziosa e questo scritto è uno dei più dolci che tu abbia mai scritto! Una vita avvero piena e meravigliosa. ❤️❤️❤️❤️

grazie del tuo bellissimo commento, hermano! mi fa davvero tanto piacere che ci siano tanti bei commenti perché ci tengo che sia letto quello che scrivo di Dario: condividerlo è tenerlo vivo, lui ora abita nel mio cuore e in quello di chi legge con il cuore.

Più scriverà di lui e di voi…. Più lui sarà accanto alla sua sposa.. In una vita matrimoniale lunga.. Lunga… Ci sono tante fasi… Quella che si ricorda con minor gioia, x vari motivi… Quella invece piena di dolci e passionali ricordi…. Ma alla fin fine il più bel ricordo che è sempre VIVO è di lui… Sempre e solo lui… Definito con una sola parola AMORE!!!!

grazie di questo commento, BD: è incoraggiante: lei sa… lei può capire. Amore incondizionato. E poi scrivere alleggerisce il cuore quando pesa troppo. E’ vero quello che scrive: come risposta, Dario è venuto a trovarmi con quel sogno di lui qui in casa sul triciclo con gatta al seguito: c’è tutto Dario in quell’immagine, il suo senso dell’umorismo e soprattutto un messaggio chiaro in risposta ad una mia precisa richiesta: vieni a dirmi se sei qui, ho bisogno di saperlo. E’ tutto il giorno che il cuore sorride per quell’immagine 🙂

Rivivere quei momenti e bellissimo, non riesco a capire come mai le coppie di oggi non possano avere una tale intesa e dimostrazione d’amore.
A volte bisogna dimostrare tutto e non tenere dentro quel che si ha da dire. Io fortunatamente ho conosciuto Dario, eccellente amabile ed educato, di gran rispetto e come tale l’ho trattato, anche a lei Barbara!! Fú amicizia a prima vista, gentile e cara, come se l’avesse conosciuta da una vita. Il giorno che sono entrato in casa vostra ho capito tanto e ho notato gran empatia, eravate attenti e mi innamorai dei vostri modi, da quel momento in poi ricevere una vostra chiamata sia per lavoro che per un saluto era sempre un piacere, e lavorare per voi una vera soddisfazione, era praticamente impossibile non rispondere alla vostra chiamata al punto che i soldi non erano più importanti. Detto ciò, grazie della vostra amicizia.
P.S. Ho avuto anche l’opportunità di dare a lui un ultimo saluto, e mi ha riempito tantissimo, anche se incredulo dell’accaduto.

Perché non hanno voglia di impegnarsi anche a crescere e far crescere il legame: un rapporto solido va costruito giorno per giorno con determinazione e a volte sacrificio. Dario non era di molte parole ma quelle rare volte che esternava, non aveva mezze misure. Grazie delle sue parole affettuose, del suo modo di ricordarlo e anche di quel saluto 🙂

Che bell’amore. La morte strazia ma si illude di staccarci da chi si ama. Grazie per averci commossi e divertiti: lontani dagli spaghetti, siamo tutti come Dario.

grazie a te di questo bel commento, Tony! che bel concetto: “la morte strazia ma si illude di staccarci da chi si ama”.E’ proprio così. Tieni d’occhio la bacheca per sapere quando scriviamo del Baldo. Lui ora vive nei nostri cuori e scrivendo di lui tengo lontano l’oblio così che continui a vivere in noi.

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