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Una bugia imposta

dal Magazzino dei Ricordi, Cassetto “era mio padre” –

I Pomeriggi Musicali

Racconto papà per farlo vivere ancora su questo blog e anche per mio fratello: abbiamo vissuto tempi diversi di questo nostro padre: io ho vissuto la sua gioventù, lui la sua maturità.

I pomeriggi musicali della domenica… un’atmosfera indimenticabile. La mitica “zia Butti”, una ex cantante lirica: aveva lasciato la carriera per il matrimonio (allora le due cose non erano coniugabili); senza figli, dedicava la sua passione per la musica ai giovani talenti, che riuniva in casa la domenica pomeriggio per il té e che la chiamavano zia.

Una bella casa, in centro, un’anziana signora fuori dal tempo, elegante e ingioiellata, sempre sorridente, e il cameriere in rigatino che annunciava “il té è servito”; l’atmosfera ovattata di un salotto milanese “bene” con le finestre chiuse sulla nebbia autunnale o aperte sull’improbabile primavera di una sedicente metropoli; le speranze dei giovani talenti di un luminoso avvenire e lo sguardo beato di zia Butti, conferivano un’aura speciale a quegli incontri.

C’era un maestro al piano e tutti, a turno, eseguivano un brano, da soli o in coppia e a volte anche terzetti e quartetti saturavano l’aria di vibrazioni armoniche. I moderni impianti stereo offrono notevoli performance, ma la musica dal vivo è tutt’altra cosa, la musica non è fuori di te, o intorno a te: tu sei “nella musica”, al centro, ne fai parte.

Alla fine del brano, commenti e suggerimenti dei colleghi e di zia Butti.

E’ vivo il ricordo di quella comunanza straordinaria tra musicisti: in quei pomeriggi non avvertivo competizione, ma solo unità: tanti corpi, un solo cuore. La passione per la lirica è un fenomeno particolare, “di pancia”.

Papà, allora, era intorno ai 30 anni e ne dimostrava si e no 20. Ai concerti non potevo dire che ero sua figlia: gli avrebbero fatto i conti (sbagliati) in tasca sull’età e questo non era positivo per la sua carriera; mica potevano immaginarsi che era diventato padre a soli 21 anni: non è esattamente un fenomeno comune.

Immaginate una bambina di 6/7 anni e poi un’adolescente che guarda il padre cantare sul palco, sente i commenti entusiasti del pubblico e deve tacere il fatto che è suo padre…chi non ha avuto -a quell’età- un episodio di legittimo orgoglio quando un semplice amichetto faceva qualcosa di buono e voi, guardandovi in giro, dicevate a tutti compiaciuto: “lui è mio amico”…non poterlo fare per tuo padre è crudele. Quando poi lo raggiungevamo in camerino, capitava che ci fosse qualche personaggio utile alla carriera che si complimentava con lui ed io…zitta. Dovevo chiamarlo Edgardo. Una faticaccia. Scoppiavo d’orgoglio e dovevo far finta di nulla. Manco mi ricordo come mi presentavano, ricordo solo che ci soffrivo e un po’ mi giravano pure le scatole: capivo, mi adeguavo, ma mi giravano.

Appena chiuse le portiere dell’auto, mi sfogavo: lo avvinghiavo dal sedile posteriore e… “bravo papà! Papà papà papà papà papà papà papà papà papà….” gli facevo un testa così fino a casa.

Papà….ci amavano da lontano: avevamo lo stesso caratteraccio, quando era via per lavoro ci scrivevamo lettere affettuose, qualche volta c’era anche una macchiolina d’inchiosto sbavato sul foglio: una lascrima in fuga… appena tornava a casa, finiva l’idillio ed eravamo come cane e gatto (e la mamma in mezzo, poverina).

Papà.

Mi manca. Mi manca anche questa parola: non poterla piu’ pronunciare. Qualche volta la sussurro, quasi impercettibilmente. Chissà se lui mi sente…io credo di si. Ciao papà.

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

3 risposte su “Una bugia imposta”

…molto bella! Mi ricordo di BENE DEL TUO BABBO…IN GIRO ASSIEME ABBIAMO CAZZEGGIATO ANCHE…BEI RICORDI…MA IL TUO SCRITTO MI RICORDI …IL MIO DI PAPA’…LAVORO DIVERSO IL SUO…MA IN COMUNE C’È ‘ …LA FIGURA PATERNA …ED IL MESTIERE DI PAPA’…CIAO BARBARA

è bellissimo questo racconto ricordo così bene il tuo papà…ero così orgogliosa di conoscerlo e hai proprio ragione papà è una parola bellissima e manca non dirla…mi piace tanto come scrivi …vorrei leggere altri racconti sono veri simpatici profondo brava barbara

….papò…papa’! Come e quanti ricordi di quei tempi! Un padre…tenero – a volte anche troppo -…Questo racconto mi ha fatto piangere e l’ho accolto come si può accogliere una carezza. Tanti ricordi di quei tempi lontani; tanti sogni e tante amarezze ora dimenticate nell’incanto di poter “ricordare” . Tu lo sai, Barbara mia, quanto io abbia amato quel tuo bellissimo padre! Beh! l’amo ancora – come allora e forse meglio – ma sento ogni giorno la mancanza….la voglia….di poter ascoltare ancora quella sua meravigliosa voce, vero dono di Dio! Già….parlo di un Dio nel quale non credo più! O forse non ci ho creduto mai? Difficile domanda ed impossibile risposta. Ma permettimi qui – in questo bolg riesumato – di ringraziare la mia Vita, pur così difficile – di avermi arricchita di una figlia ed un padre come ho avuto ma sopratutto, di avermi data la possibilità di una famiglia dove la MUSICA L’HA FATTA SEMPRE, DA PADRONA. Grazie – ed almeno questo devo dirtelo – di aver in questo racconto ricordata anche la “zia Butti! ” come fra noi la chiamavamo! In quel tempo lontano, lei, con la sua antiquata signorilità tanto elegante ed ormai fuori del tempo ,svanita, ha incoraggiato tutti noi che ogni domenica venivamo accolti nella sua casa. Ed ogni volta, alla fine di quei meravigliosi pomeriggi musicali, la Speranza di un domani sognato sui vari palcoscenici famosi, si mostrava più vicina. Un Grazie anche da parte mia, cara signora Butti! Ed un grazie a te, figlia mia, per questo ricordo così presente in te.

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