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Sul mio amico Fano e sull’arte della conquista

Siamo quasi amici d’infanzia, quasi fratelli. Lui nella vita fa l’attore e il regista, è un bravissimo fotografo e sarebbe un ottimo sceneggiatore ma non si impegna nel piazzare le sue storie. Era diventato amico anche di mio padre, per anni condivisero le tavole del palcoscenico. Peccato che ora che papi non c’è più, per rispetto non mi faccia la sua parodia: gli riusciva benissimo…

Fano è un artista e (quindi?) un folle: lo dico sul serio. Un genere di follia che te lo fa amare. E’ capace di grande tenerezza e sorride sempre: non l’ho mai visto alterarsi, ovvero il suo modo di alterarsi è estremamente pacato. Gioca sempre: il suo bambino interiore non solo è vivo e vegeto, ma pure coccolato e alimentato ed è adorabile. Si, ecco, questo forse è il suo tratto caratteristico: vive la vita come un gioco, con la saggezza e la cultura della gente del Sud.

Non ha nemmeno per l’anticamera del cervello di farsi una famiglia e in effetti ha ragione: lui non c’entra un accidente con quella roba, vive nel vento, alla giornata, il suo cuore è pieno di poesia, che esprime con le immagini; scriveva, un tempo, ora mi pare che si dedichi solo alle sceneggiature. Ha uno strepitoso senso dell’umorismo e lo manifesta nel quotidiano. Quando era a militare, mi scriveva spesso delle cartoline con la stessa frase, il suo manifesto: “liberi nella fantasia”.

E’ capace di essere elegante ma solo se ne ha voglia (di rado): il piu’ delle volte adotta un casual vero e proprio, nel senso che chi decide non è lui ma il caso… Non è Tom Cruise ma ha sempre avuto al fianco donne bellissime e con personalità. Le conosco, le sue armi segrete: un innato, esasperato romanticismo (ho scoperto da poco che gira con due frasi del Cyrano nel portafogli), una vena di autentica poesia, un’irresistibile simpatia (fatele ridere,uomini! Di farle piangere son capaci tutti) e un pizzico (un…grosso pizzico) di sana follia.

Le donne non resistono alle follie commesse per loro e non importa che siano grandi: una piccola basta e avanza, come farsi Milano-Napoli in taxi solo per incontrare la ragazza che stai corteggiando: quella volta, Fano si fece precedere da un fascio di rose rosse e la portò fuori a cena, poi sul golfo sotto la luna a fare i fidanzatini di Peynet, quindi la riaccompagnò a casa e se ne tornò a Milano. Ebbe partita vinta, naturalmente. La storia continuò fino a quando lei lo invitò a cena a casa sua…casa? Magione: antica famiglia napoletana, il padre era un alto ufficiale di non so che arma. Dopo il caffè le donne si ritirarono, lasciando gli uomini soli a fumare e a bere il digestivo. Il padre di lei, avvicinandosi al carrello dei liquori, gli chiese “lei che intenzioni ha?” e Fano “veramente, io avrei intenzione di farmi una grappa….”. Fu (non so quanto cortesemente) invitato a lasciare la casa e la figlia e non se ne parlò più. So che ci soffrì: era innamorato, ma i cancerini sono fragili e vulnerabili solo in apparenza: in realtà sono inaffondabili.

Una volta, accompagnando un’amica alla stazione, lei lo salutò prima della barriera (avevano appena introdotto l’ingresso a pagamento) e lui: “ma ti accompagno!” e lei: “ma non si può, non hai il biglietto e non mi pare il caso che paghi l’ingresso, ci salgo da sola in treno” Lui: “ah, per quello? Non preoccuparti, vuoi vedere che passo senza il biglietto?” La prese per il braccio e si avviò, passando proprio davanti al funzionario e mentre gli sfilava sotto al naso, gesticolando un po’ e fingendosi accalorato le disse “insomma, Maria! Adesso vai a Roma ma quando torni devi deciderti: o me o Giovanni!” …il bigliettaio non osò fare il suo dovere di fronte all’eterno dramma del triangolo e Fano, dopo aver messo sul treno l’amica, ripassò davanti allo stesso funzionario, lo guardò dritto in faccia allargando le braccia e disse “…donne!”. E se ne andò tranquillamente per la sua strada, seguito dallo sguardo perplesso e attonito del bigliettaio.

E’ imprevedibile, non sai mai cosa aspettarti da lui, può combinarne di tutti i colori, sempre col suo modo di fare soave: se decidi di portarlo a un party di bravi borghesi, è opportuno tirar fuori la migliore versione della faccia di bronzo…forse, ora che ha passato i cinquanta, un po’ meno, ma non ci metterei la mano sul fuoco.

Quando vivevo da sola, spesso mi suonava al citofono, anche se era tardi: siamo entrambi animali a metabolismo notturno. Era un periodo turbolento per tutti e due, denso di vita, cambiamenti, lotte e sfide, rivoluzioni interiori e stravolgimento di ritmi, il mio periodo sabbatico, genio e sregolatezza: cercavo di capire cosa fare da grande. Lui cercava la sua strada, io la mia, ognuno a suo modo, prendevamo batoste e musate nel nostro cercare noi stessi. Compagni d’arme. Magari era quasi mezzanotte quando arrivava: “Hai una birra?” “si, sali”. Lui entrava, ci guardavamo e capivamo tutto. Non c’era bisogno di tante parole, solo di vicinanza. Lui si sedeva in poltrona con la sua birra, io con la mia vodka, vicini, lo sguardo perso nel vuoto e il cervello che fumava: quasi potevi sentire il rumore dei pensieri. Ogni tanto, una breve frase, una scheggia di cuore e cervello lanciato nell’aria, una risposta, un frammento di empatia.

Fano, un vero amico, quasi un fratello. Amicizia: quella vera, quella che resiste al tempo e alla lontananza, che accomuna due anime senza bisogno di assidue frequentazioni. Dura da 37 anni: a uno così, come fai a non voler bene?

Ciao Fano…liberi nella fantasia.

(repêchage dal mio primo blog: Gli imperi della Luna: gli anni di amicizia sono diventati nel frattempo 53)

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

17 risposte su “Sul mio amico Fano e sull’arte della conquista”

Certe amicizie non si perdono sono radicate dentro di noi. Puoi stare mesi senza vederti o sentirti ma quando lo fai è come se ti fossi lasciata ieri.

Caspita! Caspita Barbara! Darei metà del mondo ( non sarebbe poi una gran perdita, però) per avere avuto nella mia vita un amico come Fano !
E, naturalmente, un’amica come te ! Ma forse, mi viene da dire…forse non me li sono meritata? Beh! magari è vero!
mom

già! lo ricordo bene! “l’orsa maggiore” mi chiamava lui, prendendomi in giro…ignobilmente! Forse hai ragione Barbara: hoi avuto paura di quelle che tu chiami “musate”! Ma…non sono riuscita a scansarle tutte….! Ne ho avute parcchie nella vita…e così, forse, ho chiuso a doppia mandata la chiave del mio cuore! Ma non così è stato per te e…ogni volta che l’amicizia che donavi ti si rivoltava contro…quanto soffrivo! Ma tu non sei cambiata, non hai chiuso la tua anima eppure…ancora oggi – ogni tanto – quanta paura ho ancora che ti possano ferire! E…succede! oh! se succede!

🙂 avevo 12 anni… compagni di strada di una vita. Ci siamo conosciuti sul palcoscenico di una compagnia drammatica amatoriale di ragazzi, lui poi ha continuato, io no: Dario non voleva una moglie attrice. Ogni scelta implica una rinuncia e io ho scelto mio marito.

Tutti abbiamo quel amico/va come Fano, mi vengono in mente cose vissute in passato e amici/che dei tempi che si diceva cosa fare da grandi. Diversi non ci sono più (i migliori) ma quelli che sono rimasti fanno la loro parte.

Il mio ricordo di Fano é quello di un uomo brillante e molto buono. Tu lo hai descritto in maniera magistrale. Come sempre, le tue parole aprono cassettini della memoria, e mi lasciano un velo di malinconia e nostalgia per quel periodo meraviglioso.

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