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gli imperi della luna Il Baldo il magazzino dei ricordi

RIEN NE VA PLUS

Da un mesetto le amiche di mamma le chiedono: “e allora, sposina! Ci siamo quasi eh? Come ti senti?”. Lei a qualcuna lo dice, ad altre no (si limita a pensarlo): “sto progettando la fuga in Papuasia, a raddrizzare banane” …è una frase mutuata dal fidanzato, non ne sospetta il vero significato…anni dopo riderà della sua ingenuità, ricordandola.

La notte precedente al grande passo, sua madre le sussurra: “sei proprio sicura, vero? Guarda che se anche all’ultimo istante ci ripensi, non devi far altro che eclissarti: agli invitati ci penso io”.

Sicura? Non lo sa più nemmeno lei, adesso. 21 anni forse sono pochi per una così grande responsabilità.

La mattina del 4 dicembre la “nonna beat” zompa sul letto cinguettando giuliva: “buongiorno, sposina! E’ ora di alzarsi”. Iniziano i preparativi, con calma, c’è tempo: la cerimonia è per le cinque del pomeriggio. Bagno sibaritico, piega e maquillage, mentre arrivavano tonnellate di fiori e la nonna è in cucina a preparare le sue mitiche tartine al latte, quelle con l’acciughina piccante (una favola!) per i parenti che arrivavano da Torino e da Imola.

Verso la tarda mattinata, lei sente fischiare sotto la finestra: è arrivato il padre, da Napoli, con il vagone letto: eccezionalmente, l’hanno lasciato partire prima della fine dello spettacolo, dopo le ultime battute. La data è stata scelta in funzione della sua tournée. Lei si affaccia e ci sono due soli: quello “di ordinanza”, che si affaccia timidamente nella fredda giornata invernale, e quello del sorriso di suo padre, bellissimo; si vabbè, a quello ci è abituata, ma quel giorno ha una luce interiore molto speciale, che lo illumina. Lui le allunga subito dalla finestra un pacchettino: una spilla d’oro, una croce di Malta che ha preso per lei durante la sua tournée…fin da quando era piccola, le porta sempre piccoli doni dal mondo, un modo di dirle che anche quando è lontano, lei è sempre nel suo cuore. Entra, l’abbraccia e va a farsi un giro: è un uomo intelligente, sa che è il caso di levarsi di torno. Sua moglie, distrutta, pensa: “guardalo lì, bello come il sole, tanto mi sono sciroppata io tutto il casino”. Anche i parenti, dopo aver salutato, se ne vanno a visitare la città. Ed ora, la vestizione. Fa uno strano effetto tutto quel bianco, la nonna e la madre la guardano con gli occhi lucidi: come tutte le spose, è bellissima, come non lo sarà mai più nella vita: Regina per un giorno. Lei ha voluto a tutti i costi l’acconciatura di sua madre: una corona di fiori d’arancio in cera, con una perla a goccia che scende sulla fronte.

mamma e papà

Sua madre ha cercato di dissuaderla: “porta male, lascia perdere”, ma lei non ha voluto sentir ragioni ed ora sembra proprio una piccola principessa.

Il cane è un po’ agitato, non capisce perchè gridino tanto quando calpesta allegramente il lungo strascico di tulle. Il padre torna dal giretto, il fotografo inizia il suo lavoro. La madre è splendida e adesso sono spariti i segni della fatica: anche lei “brilla”.

La sposa non ha voluto i soliti apparati: “che senso ha la limousine? L’Audi di papi andrà benissimo”. E così, finalmente -puntuale per la prima volta in vita sua grazie alla madre, che scandisce la scaletta come un sergente maggiore- si avvia con il padre. La chiesa degli artisti, ex cappella di palazzo reale, è in centro e mentre si avvicinano, nel controviale si vedono passare i cellulari della polizia. Lei si allarma…che succede? In piazza del Duomo, c’è una manifestazione contro l’aborto, in piazza S.Babila, una pro aborto: in mezzo, la cappella. Per fortuna lei non sa che i parenti di Torino si sono trovati in mezzo ai disordini e hanno dovuto rifugiarsi in sacrestia per sciacquarsi gli occhi a causa dei lacrimogeni. Suo padre la rassicura e poi: “senti, bambi, siamo ancora in tempo, sai? Sei proprio sicura di volerti sposare? Guarda che se non sei sicura sicura, non ci vuol niente: giro la macchina e scappiamo”. Ma lei non lo è per niente, sicura. Non ricorda se l’ha mai detto, poi, al maritino, che ha rischiato di vederle acchiappare lo strascico, voltare le spalle e darsela a gambe.

“Ma dai, papi, piuttosto speriamo che non ci siano problemi con i manifestanti” – “Tranquilla, bambi, c’è qui il tuo papà!”.

Entrano in chiesa: il momento della verità. Li accoglie il suono dell’organo: un brano di Bach; scatta l’unico momento di commozione, causato dall’espressione del viso di amici e parenti che la guardano avanzare al braccio di quel padre tanto giovane e bello: sembra che sia lui, lo sposo. Tutti si chiedono come faccia a non inciampare: non le stacca gli occhi di dosso e la guarda come un innamorato, e quella luce speciale del sorriso brilla ancora di più.

(il padre della sposa…)

Lei arriva ai piedi dell’altare, guarda lo sposo…e non scappa. Suo padre le lascia il braccio e dà un buffetto sulla guancia dello sposo. Forse non era il marito che avrebbe desiderato per sua figlia, ma se l’ama e la tratterà bene…ed esiste, poi, un marito che soddisfi le aspettative di un padre?

Gli sposi prendono posto, il padre sale nel coro a cantare: hanno scelto quella chiesa solo perchè era consentito; meno male che è anche bella: antica, raccolta, un po’ barocca.

Il silenzio è rotto da un rumore: le pile del registratore degli amici, che volevano immortalare l’audio (a quell’epoca non c’erano i mezzi tecnologici di oggi). Pazienza, niente registrazione. Ma il prete non arriva: è stato bloccato dalle manifestazioni e il bel tenore intrattiene gli invitati cantando brani di musica sacra. Finalmente, arriva e si comincia.

siamo fritti

All’uscita, fa un freddo cane. Via di corsa a S.Maria delle Grazie, dove è tradizione che gli sposi portino parte dei fiori della cerimonia. Poi, al ristorante, dove un fine gourmet che è stato cuoco del Papa, ha preparato la cena, preceduta da un aperitivo “danzante” nella grotta sotto al locale.

con contorno di riso

La sposa ha voluto a tutti i costi festeggiare a suon di waltzer e il futuro maritino ha dovuto fare un corso accelerato con due maestre eccezionali: la nonna e la madre della sposa…con risultati non esattamente eccezionali.

In attesa della cena, la regina-per-un-giorno volteggia tra le braccia del neo marito, del suocero e del padre, che come al solito si produce in una performance da manuale; la sposa si ferma quel tanto che basta per gli onori di casa e guarda i suoi genitori sulla pista: sono giovani, eleganti, bellissimi e danzano con uno stile spettacolare: sembra di essere a Hollywood, Ginger e Fred al confronto sono dilettanti; questo è quello che pensa la sposa, e chi se ne importa se non è vero: è un dettaglio del tutto ininfluente

re e principessa

Dopo la cena, i parenti visitano il nido d’amore: c’è tutto, ma proprio tutto tutto. La sposa detesta le liste nozze, le trova di pessimo gusto e ha rifiutato di piegarsi a questa usanza priva di stile, ma tra i regali non c’è un solo doppione. Sono i primi a sposarsi tra gli amici di sempre, che si sono quotati per un bellissimo servizio di Richard Ginori; il giorno prima però i due colombi si accorgono che nessuno ha pensato ai bicchieri e si precipitano alle cristallerie dietro casa ad acquistarli: bisogna offrire il bicchiere della staffa!

bomboniere spiritose

Davanti al cancello, la sposa pretende di essere portata in braccio, come da tradizione. Due carissimi amici parteciperanno anche al fuori programma: mentre lo sposo solleva la sposa sulle braccia, chiede all’amico di prendere le chiavi e aprire le TRE porte; quella carogna di Roberto, ridendo come un matto, ogni volta finge di non trovare la chiave giusta e il maritino sperimenta da subito “il peso della famiglia”, visto che dopo il cancello deve attraversare il giardino, aspettare che la carogna trovi la chiave del portone, salire le scale e aspettare di nuovo che trovi l’ultima…finalmente! Ernia scampata.

Dopo il mini ricevimento, l’amica d’infanzia segue la sposa in camera e l’aiuta a levarsi l’abito e infilare il négligé stupendo che le ha regalato la nonna; la sposina ricorda sorridendo il dialogo, quando l’hanno acquistato: “nonna, ma no! Mi hai già fatto troppi regali! Tutti questi soldi per cosa poi?…” – “be’… per il piacere di farselo levare, no?”.

Chicchi di riso impigliati nel velo cadono sulla moquette, insieme ad un po’ di nostalgia: il Sogno, la giornata da regina, è finita.

Chiacchierano fino a tardi, bevendo e ridendo con gli amici, tanto hanno deciso che si faranno una solenne ronfata: sono stanchissimi e hanno davanti tutta la vita. Alla fine gli amici se ne vanno e loro, sotto le coperte, ci ripensano: chissà che effetto fa da sposati? Sarà diverso?

Al mattino dopo, la sposa apre gli occhi … dove si trova? Non è la sua camera…oddio! C’è un uomo nel suo letto! Di colpo si rende conto della gravità del passo compiuto, sente il peso della responsabilità: è poco più che una ragazzina. “Per sempre”. E’ lungo, sempre. E’ definitivo. Funzionerà? Ce la farà ad assolvere al ruolo? E scoppia in lacrime. Lo sposo non sa che pesci pigliare e quasi quasi si mette a piangere anche lui, che ha solo due anni di più. Suonano alla porta: sono i nonni di lei, che prima di partire sono venuti a salutarli e visto che c’è il mercato sotto casa, hanno comprato l’unica cosa che manca a quel nido: i cucchiai di legno (la sposina è già un piccolo asso in cucina). Vedendo i due ragazzi in quello stato, si preoccupano, ma poi tutto si chiarisce e finisce in una bella risata.

I nonni partono, lei prepara la moka e mentre aspetta che sia pronto il caffè della prima colazione “da moglie”, torna in camera e ripone l’abito da sposa, dal quale cade ancora qualche chicco di riso; si china a raccoglierli e li ripone in un medaglione, che aveva scovato chissà dove, per quando andava all’estero, a seguire degli stages di studio: c’è uno scomparto, che contiene la foto e una ciocca di capelli del fidanzato; ora, anche quei chicchi. Sua madre l’aveva un po’ presa in giro, allora, per questo gesto dal sapore ottocentesco : “ma dai, non è mica morto!”.

Ma a lei è così: capitata in questo secolo per errore, trent’anni dopo sarà ancora un’inguaribile romantica e forse, lo sarà fino all’ultimo respiro.

rien ne va plus
Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

11 risposte su “RIEN NE VA PLUS”

sto’ di nuovo…piangendo! Non me lo potei permettere quel giorno! I tuoi ricordi – come del resto è naturale – sono così dissimili dai miei! Ma ciò che importa ora, è che li abbiamo – questi ricordi – e che li custodiamo gelosamente…rivivendoli come in questo momento: radicati dentro la nostra Anima.

Che dichiarazione d amore bellissima… Il ricordo di quel giorno!!!! Nn so quando l ha scritta…. se l ha fatto ora…. Il suo Dario sarà orgoglioso di lei, ancora di più, se l ha fatto tempo fa…. lo stesso!!!!! Un abbraccio🙏🙏🙏🙏

Di grande bellezza il racconto così delicato del padre artista che rinuncia ai meritati applausi e corre a prendere l’ultimo treno pur di non perdere la giornata più bella dell’amata figlia. Mi fi tornare in mente quella scena dolcissima di una Clara Schumann che suona in accelerando l’ultimo brano del concerto, così da finire prima e correre dalla balia che da dietro le quinte le fa dei segni indicando il figlio neonato che piange affamato.
Grazie per questa preziosa condivisione, Barbara!

…gia’…non ci sono prove di questo ma io VOGLIO crederlo! Del resto…di quqll’Altrove” del quale parliamo spesso…bessuno sa nulla e proprio – secondo me – proprio perchè la nostra piccola e limitata “mente” umana non sarebbe nemmeno in grado d’immaginare…
” E’ vero ciò in cui credi…e non è vero ciò in cui non credi”…
( Ramacharaka)
Infatti – e’ stato ampiamente detto da molti Illuminati – questa nostra Dimensione non è che Illusione.

questo racconto è uno dei più belli che ho letto …barbara è proprio così …bellissima come la sua mamma …vedo i chicchi di riso che cadono da vestito…bellissimo brava grazie

ciao piccola! sono mamma ed oggi è il 29/12/2020! Stamani ho avuto il desiderio di rileggere di “quel” giorno! Tu sai, noi due sappiamo, cosa sono stati i giorni scorsi…Il primo anniversario! Spaventoso il riviverlo! Ma…ma qui c’è ancora questo narrare, e sopratutto c’è sempre lui, il Tuo Dario…il mio Darioschy! e c’è sempre l’Amore…e quello non s’annebbierà mai: coraggio…
Coraggio piccola mia…e tu stai dimostrando di averne tanto!
mamma, da sempre e per sempre!

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