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L’Impermanenza

tout casse, tout passe, tout lasse et tout se remplace

Una tra le cose che mi riesce piu’ difficile da accettare è l’impermanenza di tutte le cose. Impermanenza: parente stretta del distacco, altro aspetto doloroso di questa nostra commedia umana: una lunga serie di addii. Da persone, luoghi, situazioni, amici a due o a quattro zampe. Cicli che si chiudono, cicli che iniziano. Non possiamo contare su niente di veramente saldo e immutevole, nemmeno noi stessi, soprattutto noi stessi.

foto d Riyueren

A volte questa riflessione mi porta sgomento. Sarà per questo -forse- che tengo tutto come un topolino: un patetico tentativo di trattenere qualcosa di un tempo che fugge, di una impermanenza inesorabile.

Poi, di colpo faccio pulizia. La mente si apre e decido di fare spazio al nuovo eliminando i resti del vecchio, perchè prima o poi ti rendi conto che i rami secchi vanno solo potati, ti arrendi al fatto che non fioriranno piu’ e allora prendi il coraggio a quattro mani ed elimini; il processo inizia magari con armadi e cassetti, poi si riflette sulle persone, su tutto quello che è magari rimasto immutato nella forma ma si è svuotato di sostanza: gusci vuoti. Accetti il fatto che quel ciclo è concluso e che devi muoverti: come Mary Poppins alzi in aria il naso e ti accorgi che il vento è cambiato e bisogna partire.

foto di Gabriele Romanelli

Forse anche la divinità è una creazione della mente per dare una parvenza di stabilità al percorso, qualcosa che non cambia, sul quale poter sempre contare. Non solo questo, a pensarci bene: è anche una comoda fuga dalla responsabilità della nostra vita: allora le cose succedono per una volontà estranea a noi, ineluttabilmente, per ragioni che noi piccoli esseri umani non abbiamo la forza di contrastare, la capacità di capire, che dobbiamo solo accettare. Comodo. Troppo comodo.

Troppo umano. Se l’intervento divino invocato non arriva, è perchè contrasta con il libero arbitrio, ma lo si giustifica quando si manifesta; allora, decidiamoci. Io ho scelto una strada che non nega né afferma l’esistenza di Dio perchè è Ragione: non esistono prove della sua esistenza ma nemmeno della sua non esitenza, quindi la questione è puramente un fatto di scelta personale e come tale me lo immagino come “sento” e non accetto schemi preconfezionati, paletti assurdi o dogmi improbabili. So solo che è comodo rimettersi ad altri: una fuga infantile dalle responsabilità. Il mondo forse sarebbe un posto migliore se ci facessimo carico di tutto quello che succede a noi e intorno a noi, se piu’ persone prendessero in mano la propria vita invece che pregare per chiedere o bestemmiare per non guardare se stessi, se si smettesse di pensare alla vita terrena come ad una valle di lacrime, ma un luogo in cui crescere e cercare una legittima felicità. Cos’è la felicità? Anche questo è un fatto puramente personale…

(scritto nel secolo scorso sul vecchio blog: è ancora attuale)

Soffri per quel che c’è da soffrire e gioisci per quello che c’è da gioire. Considera entrambe, sofferenza e gioia, come fatti della vita e continua a recitareNam-myoho-renge-kyo qualunque cosa accada. In questo modo sperimenterai una gioia illimitata derivante dalla Legge. Rafforza la tua fede più che mai.

Nichiren Daishonin, dal Gosho “Felicità in questo mondo”

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

7 risposte su “L’Impermanenza”

Caspita figlia! Sono solo le quattro del mattino…ed io… sveglia…come un grillo! come si dice! Ed eccoci quasi, assieme.Probabilmente tu, sei ancora sveglia…mentre io…sono già….sveglia! L’argomento che hai trattato qui è dei più difficili, ostico anche, ad una prma lettura ma…invece è assolutamente semplice e terribilmente attuale .Vero ciò che dici – e lo abbiamo condiviso spesso questo tuo pensiero sull’impermanenza – eppure mai, dico mai, ne abbiamo trovato una spiegazione che fosse almeno…LOGICA! Nella vita che conosciamo, di logico non c’è proprio nulla!Come te, ho scelto per me, tanto per avere sottomano una spiegazione ( la mente umana ne ha bisogno ) mi sono appoggiata alla stessa filosofia che anche tu segui. La differenza fra noi è che tu CREDI di poter in qualche modo intervenire, mentre io….

Non ho forse…perso nulla, invece! Sono stata per anni…tanti anni, una persona cosidetta “di Fede”! Ma non lo era, se non una speranza di potere -con la Fede. mutare gli eventi della mia vita. Ed ecco che invece ho ritrovato la Fede nell’Essenza insita nella Legge Universale, che meglio di ogni piccolo essere umano – quali siamo tutti – non ha la minima idea di dove sia il Meglio nell’Essenza Universale. E quindi…ho abbandonato la lotta della speranza: e cerco di resistere, stringendo i denti, ma sempre, sempre, uniformandomi nella mia possibilità di accettazione : Forse…la Legge Universale, è giusta, ragionevole e saggia? Forse! Fermo restando che innanzitutto per me, almeno per me e non per merito mio – alla base c’è l’insegnamento del Budda: ” pensiero corretto, parola corretta ed infine Azione corretta! Ma questa non la si può chiamare Fede: ma solo Consapevolezza e da questa, deriva l’accettazione. Peccato che nella mia piccolezza umana…accettare sia così difficile!

Verissimo e giusto che ognuno debba vivere la gioia o il dolore a modo suo e secondo le sue capacità..
spesso ci si rifugia nella Fede.. qualsiasi sia.. perché di pensa di avere un aiuto ma, secondo me, la vera fede è in ognuno di noi con la nostra soglia di sopportazione e accettazione per quello che ci succede..
sono convinta che sia la gioia che il dolore vengano per un motivo preciso e che ci servano per il nostro percorso di vita ..

Anna, hai espresso perfettamente concetti buddhisti: sono dentro di te, forse dovresti considerare la possibilità almeno di indagare prima di valutare se praticare… La Fede buddhista non è in qualcosa di esterno a noi ma proprio DENTRO di noi: la pratica serve da secchio che attinge al nostro pozzo interiore, non c’è niente di esterno all’essere umano al quale appellarsi, per il buddhista: anche del nostro mandala è scritto: “non cercare questo Gohonzon al di fuori di te: esso è nella nostra carne mortale di noi che recitiamo Nam Myoho Renghe Kyo. La differenza sta tutta qui: nelle altre religioni si cerca FUORI, nel buddhismo si cerca DENTRO di noi. E anche quanto dici sulla funziona del dolore per crescere: è un altro concetto buddhista. E’ una lezione che dobbiamo apprendere perché in passato abbiamo commesso errori in quanto non avevamo capito: questo è il concetto di karma, imparare e crescere, non espiare: nel buddhismo non esiste il concetto di peccato o di colpa, al massimo di offesa, che si cancella “comprendendo”. A volte serve vivere una esperienza, a volte si comprende senza bisogno di passare dall’esperienza.

è bellissimo questo scritto… quasi una confessione della tua umanità fragile e potente che ci crede a volte e a volte uno’ meno ma che, nel punto di arrendersi, si rimette sempre in piedi. Una volta, due, e ancora, e ancora. E così la confessione si trasforma nel manifesto della meravigliosa grandezza della tua esistenza umana. ❤️

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