Categorie
dietro il sipario il bel tenore il magazzino dei ricordi

Pinkerton a Berlino

-Pronto? Serena? Qui succede un guaio!-

Il “guaio” è che il “bel Tenore “si trova già da quasi due mesi a Berlino, studiando con il direttore d’orchestra, che lo sta preparando alla prossima “Prima” de La Traviata di Verdi presso il teatro Deutsche Oper Berlin.

-Che succede Edgardo?-

In breve, il soprano che doveva cantare con lui si è ammalata per la prima volta nella sua carriera! (e naturalmente, non era prevista una sostituta).

Sarebbe stato per il” Bel Tenore”, un debutto fantastico: Berlino! Un direttore prestigioso che l’aveva preparato alla perfezione……e ora?

-E allora? Torni a casa, no?-

-No! Senti : telefona al Maestro Badiali, e raccontagli ciò che mi succede!Qui mi dicono che possono mettere fuori le scene della Butterfly per una sostituzione; senti cosa dice!….ti richiamo!-

Dalla voce e dalla mia esperienza, ne immagino l’ansia, l’angoscia e la delusione! Ma cosa può fare il suo Maestro! Comuque…telefono!

-Maestro….-

E gli racconto la storia! La sua dolce voce pacata, il tono sinceramente dispiaciuto, quasi mi commuovono! Anch’io, moglie di un cantante, mi sono abituata a pensare al Maestro di canto come ad una specie di Angelo custode.

-Digli di fare come si sente! La Butterfly la conosce bene ma…non l’ha mai cantata in teatro ancora! É un azzardo! Digli che non c’è alcuna vergogna se non se la sente! Ci saranno altre occasioni!-

-Grazie, Mestro, glielo dirò. Ci sentiamo: la tengo informata!-

Ed ora, al solito, toccherà a me decidere? Cosa consigliargli? La ragione direbbe: vieni a casa! Il cuore dirà….tenta! Non il mio, di cuore, ma il suo! Ha tanto atteso questa recita in un teatro così importante! Due mesi di preparazione gettati al vento!

Madama Butterfly! Rifletto, andando con il pensiero a tutti i passaggi della partitura! Riconosco che, rispetto ad altre opere, in questa la parte del Tenore è più corta. Ma…il mio “ Bel Tenore” saprà accettare la sfida con la necessaria freddezza? Temo che la sua appassionata voglia di cantare avrà la meglio….infatti:

-Pronto! Serena! Che ha detto Badiali?- Riferisco le parole del Maestro…

-Va bene! Canto! Ma tu, prendi il primo aereo. Ti aspetto.-

Non replico nemmeno! Non è la prima volta che devo in quattro e quattr’otto, mollare tutto e partire. Successe -ricordo bene- anche la prima volta che incise un disco. Alla seconda romanza, un improvviso attacco di panico -Serena, prendi un tassì. Ti aspetto-. Appena mi vide dietro il vetro della sala d’incisione, fece un cenno al direttore d’orchestra….e cantò, con quella sua voce magica, “L’Ideale” del Maestro Tosti!

All’aereoporto ( è solo la seconda volta che volo) continuo, dentro di me, a cantare le varie arie della Butterfly. Come sempre, mi pare che se io conosco bene tutti i passaggi e le difficoltà, anche il mio “Bel Tenore” le supera’ indenne! Le parole….si ricorderà tutte le parole? E’ sempre una delle sue difficoltà.

Sapevo sempre i punti che gli risultavano più ostici. Me li ripasso fra me e me, canticchiando sottovoce!

Il volo è molto gradevole: sotto di me già vedo sfilare le cime innevate delle Alpi. Sembra di essere in un pullmann di lusso! Guardando in basso, ogni tanto scorgo una baita, seminascosta dalla neve candida e lucente sotto il sole. Sarebbe andato tutto bene! Quella bellezza che mi scorre sotto le ali mi pare beneaugurante. Ma i guai iniziano appena scesa dall’aereo, a Francoforte! Un intrico di tapis-rulants….un andirivieni di viaggiatori carichi di bagagli….mi sento un po’ sperduta! Ma cosa ci faccio io qui, in questo bailamme estraneo? Allora cerco nella borsa il grande cartello sul quale mia figlia ha scritto in inglese:”Parlo solo Italiano! Aiutatemi”! Ecco un grande e grosso direttore di volo (o immagino che quell’omone lo sia) che ridendo senza ritegno mi si avvicina. Legge…e la risata diventa anche piu’ risonante! Gli ballonzola anche la grossa pancia strizzata nella divisa! Sfodero il mio più bel sorriso (ma dentro…ribollo d’umiliazione) e gli mostro il biglietto.

-Ah! Italia! Italia!…vieni…vieni –

Mi spinge su uno di quei tappeti di Aladino che scorrono, e finalmente mi scarica davanti ad un…loculo, dove una bella signorina mi accoglie con un sorriso. Il grosso controllore se n’è andato, voltandosi indietro una volta, e continuando a ridacchiare fra sé. Vengo a sapere dalla bella ragazza in divisa che ha studiato a Bologna, proprio la mia città, che ama, anzi adora l’Italia e…..insomma, mi dice che c’è un volo per Berlino, proprio fra pochi minuti! Arriverò anche prima.

Ma io volevo il mio…di volo! Mi aspettano con quello! Niente. Non oso piu’ deludere la bella figliola che mi vuole favorire ad ogni costo! In qualche modo farò: al massimo, mi siederò davanti all’uscita ed aspetterò.

Infatti, una volta atterrati -dopo la paura di cadere nel bel mezzo della città- vedo una cabina telefonica: il numero dell’albergo ce l’ho. Altro problema: ci vogliono le monetine locali! Naturalmente, non ne ho. Per fortuna ecco il mio “Bel Tenore” che arriva, trafelato. Impaziente com’era, è arrivato prima al terminal! Sono salva!

Mi sono vestita per il clima usuale di Berlino…ma fa un caldo terribile. Ho saputo poi, che un caldo così in quella stagione non si sentiva da oltre cinquant’anni! La mia solita fortuna.

Albergo, e poi forzato giro turistico del quale avrei volentieri fatto a meno, mentre mi viene fatto un racconto dettagliatissimo di tutta la sfortunata vicenda. Sono preoccupata: tutto quel parlare…Ma capisco che devo lasciargli scaricare la tensione. Se non mi racconta tutto…scoppierà.

Andiamo al teatro per dare almeno un’occhiata alle scene.

L’ambiente freddo, essenziale, di quella sala che pare un cinematografo, mi da una stretta al cuore! Quale differenza del calore dei nostri teatri di tradizione che -anche senza pubblico- mantengono nell’aria quasi il ricordo di tante musiche, applausi, passioni! Come farà a cantare in questo gelo? Sul palco, la scena è tutta raccolta sopra una bassa pedana: tutto qui? Mi guardo bene dal mostrare la mia delusione! Ha altro da pensare il mio Tenore!

A differenza dei nostro teatri pieni di confusione, di disordine semi-organizzato e, all’occhio profano, sconclusionato, qui tutto è lindo, pulito e asettico: pare un ospedale.

Che malinconia della confusione che regna in teatro, la sera prima di uno spettacolo! Mi mancano i rumori: martelli che inchiodano le ultime scene; voci stentoree degli operai che giungono dall’alto, emergendo dall’intrico delle corde e dei cavi ancora penzolanti; rumori di pesi mobili trascinati da una parte all’altra: tutto un fervere attivitaà che sembra non portare a nulla!

Qui tutto è silenzioso, non c’e una briciola di polvere da nessuna parte, e quest’immobilita’ non è sonnacchiosa come in uno dei nostri gloriosi teatri di tradizione, anzi….è un’atmosfera minacciosa!

L’indomani, già nel primo pomeriggio, siamo in teatro! Naturalmente non c’è ancora nessuno. L’inusitata calma ci costringe -chissà poi perché- a parlare sottovoce. Ma…siamo davvero in un teatro? Mah! Ci accompagnano nel camerino e qui, altro sbalordimento: quasi uno shock! Un lindore… lo spazio (i nostri camerini, di solito, sono bugigattoli maleodoranti di tutte le creme, lacche, colle da posticci, usati da generazioni) e….udite, udite: la doccia! C’è anche una grande e lussuosa doccia! Forse solo al teatro della Scala, il protagonista ha una doccia privata! Il tavolo per il trucco poi, è fenomenale: non solo per la dimensione -quasi un tavolo da biliardo- ma perché, aprendo il cassetto, compaiono scomparti e scompartini, tutti attrezzati a contenere ogni genere di cose: qui le spille da balia; là i cerotti di tutte le dimensioni (non quelli medicati, ma gli altri, usati per tirar su o giù, all’occorrenza, sopracciglia labbra, occhiaie). Insomma tutto ma proprio…tutto! Lo sbalordimento continua quando, a gesti naturalmente, spieghiamo che cerchiamo una forbice, un punteruolo, insomma, qualcosa per fare un altro buco alla larga cintura che il mio Tenore si allaccia ogni volta che deve cantare: “tiene su” il diaframma. L’allampanato e biondissimo inserviente, scova in uno di quei cassettini l’attrezzo adatto: quello che serve all’uopo! Cerchiamo di non mostrarci troppo sorpresi: ne va dell’orgoglio nazionale, che diamine! Non penseranno mica, sti “Kartoffeln” dalla pelle rosa maialino e i capelli biondicci, che noi, in Italia, non si faccia anche di meglio! Infatti, appena torno, voglio proprio raccontarlo, tutto quest’armamentario super efficiente! Ma ci diamo un contegno.

Il Mio Bel Tenore azzarda qualche vocalizzo: aAaAaAaaaaaaaaa! OoOoOooooooooooooo! La voce esce come malconcia..quasi afona! Tutto quel parlare di ieri! Macché! Questa è…sanissima fifa nera! Mancano ancora due ore, c’è tempo. Riusciamo a capire che oltre quel dedalo di corridoi asettici ed in penombra

c’è forse un bar! Altro che bar! Una vera tavernetta! Comincio a sentirmi proprio a disagio. Ma la preoccupazione che sento e condivido con Edgardo…mi fa accantonare il problema. Un tè! Ecco, un bel tè caldo! E’ quello che ci vuole! Ah! Si! L’aspirina tradizionale: pulisce le corde vocali…si dice! Ormai è del tutto afono! Badiali! Cosa devo fare? In silenzio mi appello a tutti i Santi e cherubini del Paradiso! Sembra riprendersi, ma è verde come un limone. Certamente si starà chiedendo: ma chi me l’ha fatto fare! Ma è tardi per i ripensamenti: se rinunciasse ora, il Tam-Tam dell’ambiente in mezz’ora si attiverebbe verso tutto il piccolo mondo maligno e pettegolo dei cantanti. Mai! Piuttosto…morire in scena! Non le pronunciamo queste parole, ma le leggo nei suoi bellissimi occhi cerulei, ora un po’ fissi. Mi si stringe il cuore, me lo porterei via, magari da un’uscita di sicurezza! Al diavolo tutto e tutti: mi pare che nulla valga una simile tortura. Ma il mio essere qui, non è per piangerci addosso. E eccoci nella nostra reggia, lo faccio stendere sul divano ( si, perché c’è anche quello) e dirigo gli esercizi di respirazione: espira……inspira…..espira….

inspira. Lo so benissimo che la gola non ha nulla! E lo sa benissimo anche lui. Infatti si calma, si stringe al nuovo buco la cintura che non l’abbandona mai in giro per i palcoscenici, si mette in posa davanti al grande specchio e d’incanto, cambia l’espressione del volto, le spalle ritrovano la fierezza, il famoso “port de bras” dell’ex ballerino ritrova nel gesto tutta la sua classe. Andrà tutto bene !

Ora finalmente si avverte qualche rumore. Ci siamo! Il soprano -ancora mai vista- che sarà la sua Butterfly, s’affaccia alla porta del camerino: breve stretta di mano quasi distratta, un bacio all’aria e via! Proprio…un vero spirito di gruppo! Lo stomaco in una morsa, ma il sorriso sulle labbra: non deve immaginare che muoio d’angoscia.

Il “chi è di scena” in quella lingua sgarbata è inequivocabile! Ci siamo! Sono costretta ad andare in sala. Qui è vietato sostare a chiunque! Inutile pensare di rientrare alla chetichella: sembra un vero buttafuori, il tedescone che sorveglia la porta.

Il primo atto… va! Senza lode e senz’infamia, come si dice! Quasi mi sto rilassando sulla poltrona: la voce pare a posto e lui è, come sempre, bellissimo! Ho riconosciuto, anche in questo “freezer” di teatro il sospiro (anche se stavolta appena avvertibile invero) delle signore in sala, appena quel bel Pinkerton è comparso. Beh! So che anche lui l’avrà avvertito e, come sempre, senza comprenderne il motivo: ma tutto serve a ridargli fiducia.

Ed ecco la romanza più difficile e lunga…:”bimba dagli occhi pieni di malìa”….. (Un passo indietro, il soprano inciampa in quella maledetta pedana e lui, per sostenerla, perde il fiato)….ora sei tutta mia” (ora è senza più fiato del tutto, canta completamente sulle corde vocali!).

Nel gesto di sostenere la sua Butterlfy incurante (lei non deve cantare, ora…) è andato egli pure con il tacco a battere contro il legno: il fiato è uscito tutto di colpo ed ora si ritrova completamente svuotato! Non è caduto, per fortuna! Sarebbe stata proprio la fine.

Santi del Paradiso aiutateci voi! Mi accorgo che la moglie del regista seduta accanto a me, è anche lei cosciente di cosa sta succedendo, mi afferra la mano e la stringe tanto da farmi male! Entrambe con gli occhi incollati al palcoscenico, fissi su quel famoso “diaframma” che non vediamo alzarsi, aspettiamo la “stecca”! E’ inevitabile in queste condizioni! Ma la musica procede (forse un poco piu’ in fretta del dovuto) e lui …regge!

Finalmente è arrivato alla fine e l’acuto è arrivato….come, non sappiamo, ma è arrivato!

Mi accorgo che già penso alla povera gola! Sarà del tutto afono ora, ma stavolta, per davvero! Cantare tutta la romanza senza fiato e tutta sulle corde vocali! L’onore è salvo, ma lui? Come proseguirà ora?

Via da qui…di corsa per corridoi e scalini….finalmente lo trovo, mentre ancora sta uscendo dal palcoscenico: bianco come un cencio lavato: “Sono senza voce….” In un sussurro! Gli occhi sbarrati da condannato a morte.

Nei suoi occhi ora vedo davvero la paura! Già! Impossibile qualunque soluzione. Se abbandonasse lo spettacolo, la sua carriera sarebbe finita! Quindi…meglio affrontare una “stecca” in scena! Prima o poi ogni cantante, incappa in questa defaillance! Bisogna rischiare, ma rischiare solo di sopravvivere….alla “stecca”! Rischiare di affrontare di nuovo il pubblico: in questo teatro così spoglio, così freddo e senza alcun calore nemmeno quello della platea: noi italiani siamo abituati a ricevere quell’afflato, che sale fino al palcoscenico. Qui, nemmeno un sospiro: file e file di omoni e donne…ingessati! Nemmeno un sentimento sale da quella sala asettica!

“Vieni, andiamo a prendere un bel té caldo….”-

Di nuovo nella tavernetta…deserta naturalmente, silenziosa ed accogliente come un “freezer”. Aspetto le parole, che appena indovino tanto sono sussurrate: “Andiamo a casa…” Anche il mio Bel Tenore sa benissimo le ragioni per le quali non possiamo farlo! Ma aveva bisogno di “soffiarmi” in volto quel disperato grido di disperazione!

“andiamo a casa….!” Abbiamo un po’ di tempo per fortuna ed è allora, che la mia presenza ha davvero un senso. Non parole, che ora non servirebbero, ma solo il mio calore partecipe, ed il mio sorriso (mi fanno male le mascelle a questo punto).

Una volta in camerino, un’altra aspirina…non gli farà certo male! La famosa mela terapeutica…(me la sono portata dietro naturalmente). Un po’ di colore si affaccia sotto il cerone mentre tento di stendergliene uno strato supplementare. Ritocco anche gli occhi: almeno, che sia bellissimo! Ci sono pur sempre della donne in sala!

Mentre ci avviciniamo alle quinte (il chi è di scena è già stato dato) gli assicuro che non sarei tornata in sala: a qualunque costo! Mi ringrazia con un rigido sorriso.

…Ecco…è entrato! Naturalmente, sono riuscita ad eludere la sorveglianza del grosso “buttafuori” e me ne sto rannicchiata fra le quinte….praticamente invisibile.

Alla fine della rappresentazione, tutto sommato più che decorosa, saliamo nel camerino del regista. E’ con noi anche il direttore d’orchestra.Tutti parlano, sorridono, ridono anche tentando di sdrammatizzare l’incidente! Il tempo trascorre e lui non ha il coraggio di uscire! Lo so io e lo sanno gli altri ma…anche se è del tutto ridicolo, il mio “Bel Tenore” teme di trovare presso l’uscita degli artisti, uno “Squadrone della morte” tutto per lui. Figuriamoci poi se non gli fosse tornata la voce per l’ultimo atto. Non oso pensarci…si vede proprio che tutta l’assemblea dei Cherubini del Paradiso, ci ha dato una mano!

Sono ormai le 2 di notte. Anche la “gente” del teatro se n’è andata tutta a casa. Nonostante che fra tutti si sia cercato di sdrammatizzare….. conosco il mio Tenore. Per tutta la vita ricorderà questa serata, tanto attesa e tanto disgraziata! Per la sua idea di perfezione, è stata un disastro! Nessuno gli farà mai cambiare idea.

Usciamo dalla porticina sul retro: l’aria è stranamente dolce, in quel maggio berlinese, e così inusitata. Varco per prima la stretta vetrata e …vedo che c’è parecchia gente ad attenderci! Non saranno mica qui per tirarci pomodori!….Sarebbe davvero troppo!

Ma non siamo in Italia e la piccola folla in attesa vuole solo avere qualche autografo e magari, anche qualche fotografia del “Bel Tenore!”

Latest posts by Alma Serena Guolo (see all)

4 risposte su “Pinkerton a Berlino”

Io ero in collegio e quella stessa sera mettevo in scena la morte di mercuzio dal Romeo e Giulietta di WS (io interpretavo Mercuzio e curavo la regia…era un collegio femminile e tutti i personaggi erano maschili 😄 almeno niente baci, solo duelli). Mamma non potè venire a truccarmi ed assistere alla recita, arrivò con un disegno e la roba del trucco, mi spiegò un poco come fare e partì a razzo verso l’aeroporto per raggiungere il bel tenore. Le mie compagne durante tutto il tempo delle prove si erano platealmente esercitate a fischiare, ma andò diversamente: ci chiesero il bis e pure il tris. Ammetto di aver copiato la regia di Zeffirelli. Avevo 13 anni…

cara…la mia bambina coraggiosa! Non mi perdonerò mai abbastanza quel mio primo “abbandono” da mamma! Ma tu capisti…e sapesti perdonare. Ma quella fu forse solo la prima volta che dovetti abdicare al mio sacro ruolo di mamma. Eppure…tu lo facesti allora e poi ancora altre volte, sapevi che fra i due miei grandi amori…lui – ilò nostro bel tenore – era il più fragile!
Grazie, meravigliosa figlia mia!
mom

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.