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era mio padre il bel tenore il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Lezioni d’amore

“Era mio padre”

Papà aveva un caratteraccio (che io ho ereditato, smussandolo da adulta con l’autoriforma, effetto collaterale della pratica buddhista).

A volte lo avresti ucciso, a volte lo avresti ammazzato di coccole. A Milano, di uno come lui, dicono “o mazàll o tegnìll”, o ammazzarlo o tenerlo com’è…e noi ce lo tenevamo: era un’adorabile canaglia e un irresistibile mascalzone, a volte aveva un sorriso da men’impippo “che neanche Clark Gable”…

Verso i 13 anni iniziò ad essere seriamente preoccupato, di fronte alla figlia che iniziava a sbocciare; succede a tutti i padri, ma in lui il fenomeno era decisamente virulento.

In effetti, a quell’età avevo un faccino da madonnina messo come per scherzo su un corpo da maggiorata anni ’50 e infatti collezionai una nutrita serie di volgarità a me indirizzate, nell’unica occasione concessami di uscire da sola: andare a scuola; fu una conquista sofferta: verso i 13 anni mi rifiutai di andaci accompagnata, unica nella mia classe, perchè non volevo più esser presa in giro.

Ma papà mi subissava di raccomandazioni: sembrava proprio che là fuori, ad ogni angolo ci fosse un “uomo nero” pronto a ghermirmi. Poverino, mi sa che non ci dormiva la notte. Ad un certo punto, sicuramente dopo averci pensato e ripensato, mi fece un discorsetto , sfoderando l’atteggiamento serio delle grandi occasioni: “bambi, è ora che ti racconti qualcosina degli uomini”. E vai …”gli uomini sono tutti dei mascalzoni” (devo dire che a quest’altezza della vita mi tocca ammettere che aveva quasi ragione).

E poi: “vogliono solo quello ma quando l’hanno avuta, ti buttano via come una scarpa vecchia”… e ancora: “paga sempre la tua parte se no magari ‘pretendono’, e attenta che sono bravissimi a fare trucchi per ottenere quello che vogliono” … fino ad arrivare al clou: “lascia perdere il petting perchè sei figlia mia e la paglia vicino al fuoco brucia e non credere di poter controllare la situazione” …il tutto, ovviamente, spiegato in maniera molto esaustiva e dettagliata: la mia era una delle rarissime famiglie che dialogavano serenamente sull’argomento “sesso”, ancora tabù per la maggioranza. Ma la sua paura che qualche giovincello mi facesse la festa non lo mollava mai: e te credo! Chi la fa l’aspetti e lui aveva cominciato molto presto ad essere uno sciupafemmine: ne aveva imbambolate tante di ragazze (sospetto che qualcuna fosse pure ignara e innocente) e temeva la legge del contrappasso…ma io avevo fiducia nei miei genitori e anche se non credevo del tutto a quello che papà mi aveva detto, seguivo le direttive 🙂

Una sera, la sua paranoia arrivò al limite: buttò là una frase che avrebbe potuto seriamente fare del danno: “mah! Non so come facciate voi donne…”; vidi mia madre sbiancare, restando con le posate a mezz’aria, e un tazebao sulla testa: “oddio, e mo’ come la redimo questa?” ma io risposi tranquillamente: “be’, non dev’essere poi tanto male, visti gli innumerevoli casini che nei millenni uomini e donne hanno combinato a causa del sesso: la storia insegna…”. E lanciai uno sguardo di rassicurazione a mia madre, che a quel punto aveva cambiato il tazebao sulla testa: “grazie mio Dio di non avermi dato una figlia stupida”; ma io penso ancora oggi: “grazie per avere avuto dei genitori intelligenti … e molto più di questo”.

C’era un bellissimo dialogo tra noi e in quel periodo papi era il mio segretario amoroso e il mio complice, non si limitava agli ammonimenti: mi dava anche consigli comportamentali validissimi (del tipo: falli correre!).Gli raccontavo tutto e agli appuntamenti con i filarini mi accompagnava lui: voleva vederli in faccia e quando glieli presentavo, li guardava dritto negli occhi e diceva loro: “mi raccomando” e quello sguardo era molto, molto eloquente…

Quando non era in tournée, papà mi veniva a prendere al liceo, mi preparava dei mangiarini fantastici e dopo pranzo ci facevamo delle belle chiacchierate, prima dei compiti. Con i morosini, secondo quanto stabilito, facevo patti chiari: mani a posto o ti lascio; applicavo la regola del tre dei tempi dell’asilo: alla prima si perdona, alla seconda si bastona e alla terza si imprigiona. Capitava che papi dovesse asciugare qualche lacrimuccia perchè avevo mantenuto quello che promettevo e lui diceva: “brava, così si fa! E non piangere! Chi assaggia ritorna e se no, morto un papa se ne fa un altro”.

Una volta, proprio in una di queste occasioni, squillò il telefono e lui mi guardò con aria interrogativa, come a chiedere “c’è qualcuno per cui non sei in casa?” “Se è lui non ci sono”; e papi, con un’impagabile espressione di complicità malandrina, andò a rispondere e gli sentii dire con l’accento russo: “Pruonto! (….) Nuò, la signuorina non è in casa, chi devo dire che ha cercato lei?” … dovetti fare sforzi sovrumani per non scoppiare a ridere col rischio di farmi sentire dal ragazzino. Da lui potevi aspettarti qualsiasi cosa, nel bene e nel male, anche quella di fingersi il maggiordomo russo per farmi passare il magone.

Continuai a “farmi rispettare”, come si usava dire allora, a dispetto dei nuovi costumi: allora iniziava ad andare di moda l’amore libero; la mia scelta non era dettata dalla morale, ma solo dal fatto che sapevo quello che volevo: l’Amore.

Quelle come me erano chiamate dalla generazione precedente “ragazze serie” e dalla mia… no: in compagnia mi chiamavano ‘la suora’, e mio marito scommise di far crollare le mura di Gerico e ci riuscì, ma ormai non gli importava della scommessa, era innamorato e mi aveva già chiesto di sposarlo ed infatti dopo 4 anni di assoluta fedeltà mi portò all’altare.

Un paio d’anni dopo essermi sposata, una sera a cena dai miei, saltò fuori che non s’era aspettato il matrimonio (eh capirai! 5 anni di fidanzamento, tra i 16 e i 21, in piena tempesta ormonale…e poi “a scatola chiusa, solo Arrigoni!”) e mio padre iniziò a fare una scenata, ma dopo due minuti si rese conto dell’assurdità della situazione, si bloccò e scoppiò a ridere…respirai, sollevata: per un attimo avevo temuto un piccolo dramma della gelosia.

Il rapporto padre-figlio è sicuramente bello e complice, magari conflittuale per un periodo più o meno breve e forse il meglio arriva quando il figlio è adulto, ma il rapporto padre-figlia è un po’ speciale fin dal primo istante ed è sintetizzato splendidamente in un indimenticabile film (prima versione, con Spencer Tracy): “Il padre della sposa”, soprattutto nell’ultima battuta: vado a memoria, era più o meno questa: “Di un figlio sei padre fino a che si sposa, ma di una figlia sei padre per tutta la vita”.

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

19 risposte su “Lezioni d’amore”

Bel ricordo del padre! Tra l’altro molto geloso della figlia. Siamo tutti un po’ così. Riguardo agli uomini il tuo papà aveva ragione. E proprio così fidati

Ah ah ah! Si, è quasi sempre vero. Dario no, non lo era ed infatti lo scelsi, e papà, pur essendone un po’ geloso, lo accettò e credo che gli abbia anche voluto bene. La vita mi ha poi dimostrato di aver scelto bene: uno come Dario è una felice eccezione 🙂

mammamia…mammamia.! Cyrana! Sapevo, a grandi linee, che avresti scritto di tuo padre ma…ciò che non sapevo e che mi ha riempita di commozione, è stato il leggere cose che sapevo, naturalmente, ma che ai tempi…non avevo del tutto compreso! Allora, ero solo preoccupata
che fossimo il più possibile all’altezza di darti ciò che avevamo di meglio per aiutarti a crescere ed affrontare la vita! Sai, è vero: “Papi” è stato un buon papà…ed ha saputo trovare dentro il suo amore per te….il meglio che aveva da dare: e non è stato poco. Stò preparando anch’io qualcosa che parla di lui ma….non del tuo papà, ma di “quel”mio marito….che ancora oggi – nonostante spesso cerchi di non pensarci – affolla tutta la mia vita e temo che anche per il tempo che mi rimane…contuinuera’ ad “affollarla”: troppi ricordi vissuti assieme, troppi avvenimenti “strampalati” per alcuni ma… ma.. tu sei sempre stata al primo posto, per noi. Grazie Cyrana…per avermi regalata questa “chicca” che mi ha racconsolata!

I consigli di Edgardo sono stati utili anche a me, tutte le volte che uscivamo c’era il “sermone raccomandativo” . Che bei tempi, ogni volta che leggo te o Serena, si aprono cassetti della memoria, un periodo stupendo.
Attendo con ansia altri ricordi ❤

bravissima barbara un racconto simpatico …riconosco il tuo
papà in ogni espressione e frase…ma riconosco anche il
mio.. è percettibile la gelosia e l’amore paterno!! brava

Come sempre un racconto dolcissimo e veritiero.. eri figlia unica e bella .. era più che normale che fosse geloso.
Lo sono tutti i papà verso le figlie.. figurati che mio papà mentre mi accompagnava all’altare , alla benemerita età di quasi 34 anni, mi stringeva la mano e mi sussurrava che ero sempre la sua bambina e che lui sarebbe sempre stato al mio fianco.. se mai avessi avuto bisogno ❤️❤️❤️❤️

E’ proprio vero che di una figlia si è padri tutta la vita… tu ed io abbiamo avuto un papà straordinariamente bello oltre che affettuoso 🙂 occhi di cielo tutti e due… mogli innamorate oltre la vita e figlie che li hanno amati tanto, anzi: che li amano, al presente e futuro.

Quello che descrivi è un rapporto bello e equilibrato. Sono pochi i padri che sanno rapportarsi bene con le figlie, ancora oggi. Non è una questione di “epoche”, è una questione di intelligenza e cultura.

…posso? tu parli di “epoche”…ma dimentichi che sia tuo papà che io – quando sei nata – eravamo entrambi più che giovanissimi e….impreparati alla vita perchè allora si usava così. Bene, già mentre crescevi, ed eri ancora all’asilo, noi studiavamo, cercando di prepararci le risposte che presto sarebbero arrivate da te: eri una bimba bellissima e sveglissima e sopratutto mai, neppure una volta, le tue domande sono rimaste senza risposte! Ed ecco che il Metodo Montessori, già scelto per l’asilo che lo adottava, divenne per noi fonte d’informazioni e di…formazione! anche noi due eravamo arrivati al matrimonio…ignoranti come pochi e c’eravamo ripromessi che a te non sarebbe accaduto! Scriverò…della prima volta che mi chiedesti “mamma…da dove arrivano i bambini”?
averi 5 anni! ma noi…avevamo studiato! assieme…avevamo studiato assieme…proprio perchè le nostre risposte fossero all’unisono!

…bel racconto…in questi giorni andando sul tuo archivio di racconti (ne hai scritti un bel po’ a z z ) ne ho letti molti che non avevo letto prima…sono belli …cosa aspetti la venuta degli ufo …( fai metti assieme 10/15 racconti e ci fai un libro) alla DINO BUZZATI …STRADA X LUI BACI FANO SPEDISCI CASA EDITRICE DOPO 6MESI LEGGONO ILMATERIALE..SPEDISCI A 4/5 CASE…CHE ASPETTI GLI UFO …UFFA!!

potrebbe essere un’idea, ma non sono ancora abbastanza per un libro… anche un’altra persona che stimo ha detto la stessa cosa. Lo farò!

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