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il cassetto dei sorrisi il magazzino dei ricordi

Dozza e la sua rocca

…per un perfetto fine settimana romantico

(mi è parso naturale ripescare questo post del vecchio blog, per fare da eco a quello della mamma; è divertente rileggersi 30 anni dopo: come si cambia….)

C’è un incantevole borgo ridente, appollaiato su di un colle e circondato da vigneti, dove nei tempi andati ci si andava in “villeggiatura” ed infatti quando a Imola, che dista soli 3 Km, si boccheggia dal caldo, ci spira quasi sempre un bel venticello.

Dozza è bella in qualsiasi stagione. In autunno, per le sue stradine spesso c’è un po’ di nebbiolina e ovunque aleggia il buon odore della legna bruciata. In inverno ci nevica sul serio ed è bellissimo camminare sotto i portici o per le sue stradine di acciottolato annusando il profumo di legna o di carne alla brace.

foto scattata da Dario quando aveva l’hobby della foto: sviluppo e stampa compresi

In primavera sembra di saltare dentro una cartolina come Alice nel paese delle meraviglie: l’aria è cristallina, ci sono fiori ovunque e tutto intorno a te ride, anche le case. In estate, oltre alla bellissima vista sui colli, c’è un clima di festa: qui l’estate è “più estate” che altrove e c’è sempre una leggera brezza. A cavallo tra la fine primavera e l’inizio dell’estate si possono ancora vedere le lucciole.

foto di Dario

Di giorno, invece, passeggiate lentamente e guardatevi intorno: oltre ai murales, se avete fortuna, potreste intravedere da un cancello socchiuso un meraviglioso giardino segreto.

foto di Dario: ingresso alla Rocca

Da bambina ci passai una indimenticabile vacanza di Natale: da Cané, albergo storico e rinomato ristorante di tradizione che ospitò anche la festa per le nozze d’oro dei bisnonni e quella per la mia prima comunione: praticamente un matrimonio in miniatura.

Si mangia divinamente in tutti e tre i ristoranti e vale la pena di visitare la rocca, che merita davvero, poi potete girare per il borgo, che è minuscolo: in 10 minuti il giro è fatto a meno che non vi fermiate a guardare i murales. Infatti Dozza è un museo a cielo aperto: grazie alla manifestazione biennale “Il Muro Dipinto”, alla quale partecipano artisti internazionali di fama e non, i muri delle case sono quasi tutti affrescati. Quelli che vincono vengono staccati con una tecnica particolare e conservati nella pinacoteca comunale.

La caratteristica che più mi piace della Rocca è l’autenticità: non è un museo, fino al 1960 anni fa non si poteva visitare perché era abitata dall’ultimo Malvezzi Campeggi, che la lasciò in eredità al Comune, quindi ha gli arredi originali (quel che ne è rimasto, dopo che i ladri l’hanno visitata), non ci sono quasi teche et similia, non ci sono guide e si può perderci tutto il tempo che si desidera, insomma Alice dalla cartolina fa un salto nel passato (spero che negli ultimi anni tutto questo non sia cambiato).

Non è certa la data della sua fondazione, le prime notizie che se ne hanno risalgono al 1100, ma con tutta probabilità è più antica di uno o due secoli. Al pianoterra ci sono le antiche, grandi cucine con tutte le attrezzature e sembra che da un momento all’altro debbano arrivare i cuochi e gli aiutanti: non è difficile immaginarle con i fuochi accesi e un gran fermento. C’è anche uno strumento di legno per impastare il pane (si usava in due), vasellame e attrezzi da cucina: ad esempio pettini lunghi un metro e più per fare i garganelli, maccheroni emiliani di pasta all’uovo “al pettine”, appunto, che è fatto di lamelle di bambù e serve ad incidere le righe; è tutt’ora usato dalla massaie emiliane e romagnole ed anch’io ne posseggo un esemplare, che ho utilizzato: è esattamente identico a quelli conservati nella rocca, però il mio è lungo 20 cm. Mi pare fosse un pezzo recuperato dal telaio di tessitura.

Annesso alle cucine c’è il pozzo, in un piccolo locale e, mi sembra, il lavatoio; accidenti, l’avrò visitata 100 volte e non esagero: i nonni stavano a Bologna e poi a Imola, Dozza era un pellegrinaggio dovuto -e grato- almeno due volte all’anno, più tutte le volte che si andava a farci un giretto per “frescheggiare”, come dicono in Toscana. Ho sempre litigato con la mia memoria e invecchiando tante cose possono migliorare ma non questa!

Al piano nobile ci sono le sale di rappresentanza e le camere da letto dei castellani e quelle per gli ospiti; ohilà! Anche qui c’è, una teca, ma una sola, via! Che conserva tutte le antiche chiavi delle varie stanze e ripostigli della rocca.

I letti sono –naturalmente- a baldacchino e le camere dotate di …servizi (una modernità fantascientifica per l’epoca): si tratta di sedili di pietra con buco e coperchio (ma non avevano ancora inventato Airwick!) collegati al pozzo nero.

C’è anche una piccola sala d’armi, però qui non si entra: si può guardare l’interno da un cancello; ci sono armi ma se qualche appassionato restasse deluso, può andare a Imola, tre Km più in là, che è però è attrezzata a museo e fino a qualche decennio fa ospitava le prigioni, ma conserva una collezione di armi e ceramiche davvero pregevole. A Dozza , davanti alla sala d’armi, ci sono anche due armature: una è particolarmente…vivace, se avete doti medianiche.

A proposito: per gli aficionados del genere, la rocca è dotata del suo bravo fantasmino: pare che l’abbiano visto in molti, nel corso dei secoli; è una dama vestita di una lunga e fluttuante veste bianca (come da tradizione che si rispetti) e vaga nelle notti di luna piena sui camminamenti. Personalmente non l’ho mai incontrata, però vi posso raccontare un paio di episodi di vita vissuta.

Ero andata a trascorrere la Pasqua dai nonni e si era a Dozza per l’aperitivo. Decidiamo di farci il solito giretto nella rocca, anche perche’ mi piace dare un salutino a un antenato che nel XVI secolo soggiornò nelle segrete lasciando pure un artistico e ben fatto graffito in una lingua incerta (mezza latina e mezza italiana); già sapete che non sono dotata di grande memoria, il messaggio è piuttosto lungo e ricordo che si tratta di un incoraggiamento per quelli che verranno dopo e finisce con “guarda questo e spera in Dio”, con scheletrino che regge la scritta.

Anche nella sala delle torture ci sono diversi graffiti, dei quali uno, vicino alla finestra, è scritto in un colore rosso…(…sangue? brrr…) e anche di quello ricordo solo il motto finale: “pecatrice –con una c sola- ora non più”.

Dunque, eravamo nella rocca: precisamente in cima, nelle torri. Passando dai camminamenti, vicino al locale dove gli uomini di guardia sostavano e si scaldavano a turno durante la notte tra una ronda e l’altra (e dove la mater medianica afferma che “ci si sente” moltissimo), sentiamo un improvviso gelo correre lungo la schiena e il vento infilarsi nelle torri ululando forte, ma così forte che ci si sono rizzati i peli tipo cactus e…. gambe in spalla come un sol uomo, in un battibaleno ci siamo trovati fuori dalla rocca… e così, al posto dell’aperitivo abbiamo preferito un cordiale.

La cosa più divertente è che mio marito possiede doti medianiche notevoli ma le rifiuta in quanto Acquario super raziocinante (sono l’ascendente in cancro e il marte in scorpione che lo fregano…) e quando gli capita di avere percezioni extrasensoriali, si secca da morire: ci ha messo quasi 20 anni a confessare che a Dozza non ci viene volentieri per via delle “presenze”…ma adesso ormai ci ha fatto il callo e convive con queste doti… rassegnatamente.

Fine della divagazione, orsù, proseguiamo la nostra visita! Eravamo rimasti alla sala d’armi. Non vi so spiegare dove siano ubicate esattamente le prigioni (alcune sono proprio dei loculi) e la sala di tortura, mi sembra che partano dal pianoterra e che poi si salga: potrebbero essere in parte sistemate all’ammezzato tra le cucine e il piano nobile, sapete come sono costruiti i castelli, no? Bisogna essere ingegneri o almeno architetti per capirlo. Comunque probabilmente c’erano altre prigioni nei sotterranei, ma adesso ci hanno fatto l’enoteca regionale e il museo di cultura contadina (soprattutto antichi attrezzi per la vinificazione). Ordunque, nella stanza ‘dei giochi’ si trovano ancora chiari indizi dell’uso a cui era destinata: contrappesi di pietra, corde, anelli alle pareti, catene, graffiti e la fossa dove veniva gettato ciò che restava dopo il “trattamento”. Nessun timore per l’igiene: una bella secchiata di calce viva e spariva tutto!

Alla stessa fossa corrisponde un bel trabocchetto situato tra la camera dei castellani e quella degli ospiti: tra queste c’è un’abbozzo di cappella con un bell’altarino, dove tutte le mattine si celebrava la Messa alla quale i Signori assistevano restando comodamente nella propria camera, dietro una grata di legno.

L’ospite al quale si voleva fare lo scherzetto assisteva dietro l’officiante e al momento della comunione, avanzando verso l’altare …pùnfete! Forse un sottile tappeto nascondeva il buco, ben infarcito di lame taglientissime, sicchè il povero arrivava già affettato a dovere dritto nella fossa che già conosciamo, e vai con la calce viva e non se ne parlava più, ma in grazia di Dio, perbacco! Non dimentichiamoci che Dozza era nei territori del Papa Re (hai visto mai che per questo motivo la metà della popolazione è fortemente anticlericale…) e quindi –piamente- prima di assassinarlo lo si benediva e comunicava, eh, che diamine!

C’è anche una stanza che pare abbia ospitato prelati, illustri non si sa, certamente potenti (e forse in cerca di riparo in attesa che si calmassero le acque). Letto dorato a baldacchino e tappezzerie porpora, anche qui si sente un brividino. Silvano, un mio amico sensitivo, voleva passarci la notte per scommessa, ma io non accettai perchè ho i geni sfavorevoli: una bisnonna imbiancata di colpo a 25 anni per uno spavento….

Al piano nobile si trova anche uno stanzino da bagno, piccolo ma con una vista incantevole delle colline. Naturalmente, lungo le gallerie e alle pareti delle stanze, austeri aristocratici vi guardano severamente e non è proprio una bella sensazione, ma mi piace guardarli: sono vecchi amici che ritrovo ogni anno.

In particolare, c’era un quadro (che hanno rubato ed io ne sono contenta, poi vi racconto perché) che ritraeva un gruppo di famiglia del XVII secolo, a giudicare dalle vesti; tutti i membri guardavano nella stessa direzione ad eccezione di una giovane donna, che oltre a guardare altrove ti seguiva con lo sguardo (la stessa sensazione l’hanno avuta sempre tutti i visitatori che ho accompagnato alla rocca e del resto si sa che esiste una tecnica pittorica per ottenere tale effetto, ma…non sono certa che si trattasse solo di questo). Una volta, tornando da Dozza in auto con la “mater medianica”, stavamo proprio parlando di quel quadro (d’accordo, forse in maniera irriverente ed esplicita…), in particolare azzardavamo ipotesi sul carattere e le presunte malefatte di colei che chiamavamo “la stronza” (ooops! licenza poetarum) quando, ferma al semaforo, vengo tamponata da una signora che scende dall’auto con espressione sconvolta scusandosi e dicendo che non si spiegava quel che era successo…non c’erano danni e tutto finì lì, ma decidemmo di non parlare più del quadro fino a casa. Se penso ai ladri che l’han preso e a quelli che l’hanno comprato…meritano il nostro compatimento (…e il nostro grazie?).

(aggiornamento: il quadro è misteriosamente ricomparso qualche anno dopo… forse menava sfiga? 🙂

Riprendiamo la visita, ormai quasi alla fine: ci restano solo i camminamenti e le torri che vi ho descritto già all’inizio e allora scendiamo (però andateci perché sono ben tenuti, quindi sicuri, e la vista dalle torri è da cartolina). A questo punto, giostra finale: il museo e l’enoteca (se ne trovate, portate a casa un paio di bottiglie di Cagnina, vino dolce tipico del luogo, da castagne e conversazione). Se siete nella bella stagione, il piccolo parco della rocca è delizioso e per chi ha bambini, ci sono i giochi per loro. Prendetevi almeno l’aperitivo sulle terrazze di Canè e mandate un bacio per me alla mia Dozza.

Oltre al “Muro Dipinto” ci sono altre manifestazioni: il balcone fiorito, Arti e Mestieri (antichi), le varie sagre con tanto di banda e “s’ciucarein” (gruppo che fa schioccare coreograficamente delle lunghe fruste).

Se vi è piaciuta la gita virtuale e volete trasformarla in reale, godetevela ma non diffondete troppo il verbo, sennò addio magia!

Aggiornamento: purtroppo in questi 30 anni molta della magia è svanita: mi dicono che non ci sono più negozi per viverci: solo di souvenir, insomma è diventato un borgo quasi finto. Che peccato! Non è più un posto da vivere ma da visitare comunque si!

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

21 risposte su “Dozza e la sua rocca”

Una splendida gita tanto che sembra di respirare quelle atmosfere… Sia quelle turistiche che quelle medianiche 😊 Invoglia la visita dal vivo…

Che peccato che non sia rimasto nulla nell’atmosfera così ben descritta!!! Si stanno perdendo le ns più belle tradizioni… in tutti i sensi!!! Gradevolissima lettura…. Sembra di esserci dentro…. Un abbraccio!

be’ non esageriamo! L’atmosfera è rimasta e il fascino pure, siamo noi che rimpiangiamo una Dozza segreta che era “tutta nostra” perché nessuno la conosceva. Adesso il FAI ha restaurato lo studiolo del papa, poi una fondazione ha promosso eventi culturali (purtroppo a scapito delle sagre…) che si svolgono nella rocca, e quindi è stata “scoperta” dal turismo. Purtroppo quando arriva il turismo ruba un po’ di magia, come anche a Camaldoli per esempio. Ma basta evitare i giorni degli eventi e di festa.

commento n.2 ! sì, perchè l’ho appena riletto! Fantastico! Mi è parso anche meglio della prima volta che l’ho letto! Una carrellata…direi “maestosa” la tua! In questo periodo così maledetto per l’Umanità intera…quanto vorrei potermi nascondere lassù, in quel fazzoletto di terra, e chiudermi a chiave…magari anche in una Segreta!
Beninteso, lontano da quella tal armatura di cui sopra accennato, che – hoibò…misura quasi due metri! Non si sa mai:meglio non rischiare…incontri di un certo tipo!
Grazie Barbara mia!

heilà! Come guida turistica…in questo post sei stata magnifica ma…. visto che la citata “mater medianica” sono io…. è chiaro che fra noi, i ricordi posono apparire diversi, di questo luogo magico! Io non sarei stata capace di essere così precisa! sopratutto, quando parli di quel tal quadro….e di quella strana castellana….Brrrrrr! Beh! ho già imbastito un racconto, proprio
sul tuo dire: “ci si sente…!” chi ci crede e chi dice che sono solo stupidaggini!…ma che importa in fondo? (…ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia ..) quindi…!
Brava, Bravissima Barbara! Leggendo mi ci hai riportata…almeno per poco, sono stata lì.

Cara Barbara, come sempre sei stata bravissima nel descrivere il borgo e le sensazioni legate alla visita della Rocca. Verrebbe voglia di visitarla, se si potesse… Forse è meglio continuare a vivere virtualmente la magia del luogo attraverso le tue descrizioni d’antan visto che il luogo ora è molto cambiato.
Un abbraccio 🤗

Sicuramente di tutto quello non vedrò nulla perché i ladri hanno portato via tutto, ma mi hai fatto conoscere la rocca così com’era una volta, descrizione perfetta di ogni dettaglio. Grazie davvero!!! ora so che esiste.

Marco, quello che vedi c’è ancora! E’ quel resta dopo le visite dei ladri (più che altro quadri e oggetti). Se ti capita vai! Merita (e fermati a pranzo o cena, ma i tre all’interno del borgo. Da fis-cin i primi sono eccezionali (o almeno lo erano), con la sfoglia tirata a mano, alla Scuderia trovi carni alla brace (assaggia il castrato, che si mangia solo in Romagna) e da Cané…tutto. Non ne sono sicura ma mi pare che anni fa sia stato sulla guida Michelin). E bevi albana secco e sangiovese, poi quando visiti la rocca vai nei sotterranei all’enoteca regionale e portati a casa almeno una bottiglia di Cagnina, vino dolce da conversazione perfetto con le castagne: divino! Persino gli astemi ci vanno matti (se me ne porti una bottiglia per la mamma ti ringrazio 🙂

Grazie cara!! Allora appena finisce questo incubo vengo a prenderti con mia moglie e ci andiamo tutti insieme. Portiamo anche la mamma.

Bella la descrizione e l’atmosfera, ho sorriso pensando a Dario e ” le presenze”, lui così razionale.
É sempre bello perdersi nei tuoi racconti. Aspetto con ansia il prossimo.

Da bambino anch’io andavo matto per la Rocca di Dozza… E il pozzo con le lame mi dava un brivido. Grazie per questa immersione in luoghi ormai remoti, ma mai dimenticati.

Uguale a tua mamma… fate rivivere le stesse emozioni provate da voi.. bellissimo borgo e bellissime foto .
Sono luoghi che non conoscevo ma , grazie a voi , mi sembra di esserci stata…🥰

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