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Forse ho incontrato un bodhisattva

Nel 1978 Ibiza non era la bolgia infernale di oggi e Formentera era un piccolo eden selvaggio: grandi saline e campi di grano, qualche casa di pescatori e nemmeno un albergo: solo un ostello per chi avesse perso l’ultimo traghetto, oppure in caso di mare grosso; spiaggette deserte di sabbia bianchissima, con una striscia rosa di polvere di corallo là dove l’onda si ritira, sulla battigia; un mare dall’acqua calda e salatissima, trasparente come una piscina, dove ti immergevi tra piccoli pesci che ti sfioravano già a dieci centimetri di profondità, il profumo delle alghe buttate sulla riva dalla risacca.

Eravamo andati ad Ibiza per un seminario di tre settimane su F. Garcìa Lorca dello IULM. Al mattino seguivo le lezioni mentre il giovin consorte se ne stava spaparanzato in piscina a pochi metri da me: potevo vederlo dalla grande vetrata della sala dell’albergo adibita ad aula. Nel pomeriggio, si andava tutti al mare.

Durante un week end noleggiammo una Mehari per visitare l’isola e ci ritrovammo a passare accanto ad una parete di roccia chiara, costellata di grandi nicchie; decidemmo di scendere a dare un’occhiata da vicino: volevamo scoprire di cosa si trattasse. La strada polverosa era deserta, non sapevamo a chi chiedere, ma ad un certo punto comparve quasi dal nulla una donna molto anziana, tutta vestita di nero, compreso il fazzoletto che portava in testa, come le nostre donne del Sud.

La fermammo per chiedere informazioni, ma parlava una lingua che non capivamo, forse un dialetto locale di origine catalana; riuscimmo comunque a comunicare e scoprimmo che le nicchie erano le tombe dei Mori (ma forse erano più antiche e furono usate successivamente dai Mori).

La cosa che ci colpì di più, però, fu l’anziana donna: il suo sguardo sereno, limpido e sorridente, lo stesso che rividi anni dopo negli occhi di un monaco tibetano; la sua gentilezza per degli sconosciuti e lo sforzo immane per comunicare con loro, ma soprattutto il fatto che volle a tutti i costi baciare le mani di tutti noi, con amore. Poi ci benedì. Noi la ringraziammo e lei ci accompagnò con lo sguardo di una madre amorevole mentre ci allontanavamo, pensierosi: cercavamo di elaborare il significato di quell’incontro e di quel gesto. Mi voltai ancora, quando raggiungemmo l’auto, e lei era ancora lì.

Questo episodio è impresso vividamente nella mia memoria e nel mio cuore e ora, a questa altezza del Cammino, mi chiedo se per caso, quel giorno, io non abbia incontrato un Bodhisattva.

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

Una risposta su “Forse ho incontrato un bodhisattva”

…Lo pensi? Io ne sono certa! Non mi hai mai raccontato quest’episodio..ed ora, proprio ora, miracolosamente è così vivo in te.
Traine tu la conclusione, che’ io l’ho già trovata. Lo era un Bodisatva…ed ora spetta a te, a te sola, trarne il significato. Dario l’ha già fatto, da par suo ed ha trovato il modo di suggerirtelo: Vivere…Devi vivere…non foss’altro che per ricordarlo anche a tutti noi! Perchè lo sai che – come scrive Ramacharaka – la vita non ha ne Inizio ne Fine, cambia solo di Stato! Ed il Ricordo è la sua Via e l’amore è l’univa Via!

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