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Business, lacrime e riflessioni

(Rari Diari)

Oggi è il tuo anniversario, amico mio, e voglio ricordarti così: pubblicando il post dell’antico blog, che scrissi quando te ne andasti. Mi piace anche ricordare com’eravamo… quasi concorrenti ma con reciproca stima e amicizia, che ogni tanto giocavano a far finta di tirare a fregarsi.

Un ottobre frenetico, con impegni che si accavallano e sforzi sovrumani per gestire tutto, spazi privati azzerati, blog compreso.

Dieci giorni fa eravamo fuori sede per un congresso, giovedì e venerdì scorsi per un evento che prevedeva degli incontri bilaterali internazionali, prefissati in agenda “a catena di montaggio”, uno ogni venti minuti, con tanto di campanella che li cadenzava, come a scuola tanti anni fa. Un tour de force notevole, prima durante e dopo, senza nemmeno una pausa tra le due mezze giornate: c’era pure la cena di gala… un altro show. Merita un post, ma non ora.

Mentre fervono concitati preparativi, arriva una telefonata: un mio amico se n’è andato: si è arreso a quel male che abbiamo paura persino solo a nominare. Sembrava che potesse guarire, prima dell’estate, tanto da andare a farsi una vacanza da favola, poi al ritorno, brutte notizie: il male aveva ripreso il sopravvento. Mi sono schiantata sulla poltrona, anche se un po’ me l’aspettavo: ho chiaramente percepito la sua resa, nell’ultima telefonata. Spes ultima dea, e io non smetto mai di sperare, fino alla fine. Penso sempre che qualcosa possa accadere e cambiare una situazione, anche contro l’evidenza.

Non posso permettermi di fermare le macchine, “the show must go on”; non so come, riesco ad isolare la questione, a chiuderla come in una bolla aliena dal quotidiano, per occuparmi di quello che va fatto.

I funerali sono fissati per la mattina dopo, proprio all’ora del mio treno. Decido di partire con quello successivo per poter presenziare e dargli l’ultimo saluto, ma il materiale da portare non è pronto e non ci riesco.

quando il mondo era da vendere

Il ritmo incalzante dell’evento non mi consente pause di nessun tipo e due giorni dopo, finalmente, quando tutto è finito e sono sul treno che mi riporta a casa, posso infrangere quella bolla e recuperare il mio privato. Guardo fuori dal finestrino la campagna che scorre e mi rendo conto che Mauro non c’è più.

Un altro pezzo di vita che se ne va. Un testimone di un certo mio tempo che scompare, la strada prosegue con un compagno di meno, ora sono un po’ più sola.

A volte il dolore può essere condiviso, altre no e allora mi alzo e corro a chiudermi nella toilette per piangere, finalmente. Per una volta benedico la rumorosità degli intercity: nessuno può sentirmi e posso singhiozzare in santa pace. Mi ricompongo e torno al mio posto. Il junior capisce ma non dice nulla. Il dolore lascia il posto all’amarezza: ma che mondo è questo, che non ci lascia spazio e tempo nemmeno per piangere i nostri morti. Ogni giorno è più difficile turarsi il naso per sopportare la puzza del mondo del business e sostenere il peso delle responsabilità, che ci inchiodano al dovere…noblesse oblige; da oggi lo sarà ancor di più. Altri dipendono dal nostro operato, non possiamo permetterci di rinunciare alle opportunità, non abbiamo il diritto di anteporre i sentimenti al dovere. Mauro viveva la stessa realtà, sono certa che ha capito. In momenti come questo avrei voglia di mollare tutto e cambiare radicalmente vita, paese, pianeta.

Domani andrò a trovare mio padre e i nonni, come sempre, ma non potrò andare da Mauro: potrò solo sedermi nel Giardino del Ricordo al cimitero, dove oggi la famiglia ha sparso le sue ceneri, come lui aveva scelto. Domenica ho fatto un bellissimo Gongyo Cerimonia solenne solo per lui e per quaranta giorni gli manderò tutto il Daimoku che posso, per spingerlo verso la luce.

Nel mio Magazzino dei ricordi, c’è un cassetto in più: lo aprirò con voi per le feste di Natale, o per il suo compleanno: sarebbe stato fra poco. Ciao, Mauro. Buon Viaggio. Non ho potuto venire a salutarti quando sei partito, ma almeno ti ho cambiato il biglietto del treno con uno per un volo supersonico: allaccia bene la cintura, amico mio.

ti ricordo così

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

7 risposte su “Business, lacrime e riflessioni”

Dov’ero io in quei momenenti? Cosa facevo? Non lo ricordo proprio ma – in ogni casi – stavo certamente combattendo a mia volta una delle mie tante battaglie! Ma ciò che mi addolora, oggi, è che…”non c’ero” lì vicino a te! E ne soffro, tanto! Hai dovuto sopportare questo tuo dolore – uno dei tanti ….purtroppo – ed io…non c’ero! Leggendo questo tuo post… leggo la tua sofferenza – una delle tante…- ed ancora una volta mi dico: “io non c’ero”! Cosa facevo? Ma allora…a cosa serve essere madre, se non possiamo a volte raccogliere il dolore e le lacrime dei nostri figli? Piango, ora piango quelle lacrime che avrei voluto e dovuto condividere con te…e come sempre, mi sento più che mai INADEGUATA! Ma penso anche che le parole d’affetto che hai mandato nell’Universo attraverso questo blog…dovunque egli sia ora, in qualche modo gli saranno grate, verso di te che in questo anniversario hai voluto ricordarlo. Sono fermamente convinta che in ogni sua forma e misura, il sentimento dell’Amore sopravviva ad ogni cosa e che non possa sfumare, mai, come una nuvoletta nel cielo della Fratellanza!
mamma

ma come, dov’eri!?! In trincea, a mandare avanti la sala operativa e le campagne! Non ti ho nemmeno partecipato quel dolore perché quello che ho descritto fu l’unico momento che riuscii a concedermi: lavoravamo 12/14 ore al giorno lottando contro un sistema ancora maschilista e un dumping dei prezzi selvaggio. Avevo messo lo scopo di essere la migliore, e lo sono stata, purtroppo ho scordato di mettere anche quello che fosse riconosciuto economicamente (lol). Ma mi resta l’orgoglio di aver fatto egregiamente cose che i concorrenti nemmeno si sognavano e questo ha un prezzo…

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