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gli antenati gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Bel Ninìn

A fine giugno partivo per il mare, ma fino all’adolescenza, alla chiusura della scuola andavo a stare un po’ dai nonni paterni, in campagna.

A quella casa sono legati molti ricordi di un’infanzia felice che a volte è rifugio nelle giornate amare.

Ogni domenica andavamo a pranzo dai nonni e la sera si tornava carichi di fiori, uova, verdurine fresche dell’orto e frutta.

I nonni si erano trasferiti quando avevo solo pochi mesi in una villetta al limitare di un paesino a venti chilometri dalla città; c’era un giardino pieno di fiori, davanti alla casa, sul retro invece un piccolo frutteto e un grande cortile, dove potevo scorrazzare con Tim, il mio amico a quattro zampe, correre sulla macchinetta rossa a pedali o andare sull’altalena. Ma io stavo sempre attaccata ai calzoni del nonno, che me le dava vinte tutte: papà, con una punta di invidia nella voce, gli diceva “guarda che nonno di legno dolce!”…era stato un padre molto severo, ma per me era un compagno di giochi fantastico. Ci divertivamo moltissimo, insieme; non riusciva proprio a lasciarmi a casa: io volevo accompagnarlo dappertutto e lui non si faceva pregare; persino a caccia mi portava, e ogni volta mi arrabbiavo perché non voleva insegnarmi ad usare il fucile.

Forse nacque allora la mia intolleranza ai ragni: mentre avanzavamo adagio nel bosco, io mi guardavo intorno col nasino all’insù e a volte non mi accorgevo delle immense tele di ragno tese tra un albero e l’altro; fu così che un paio di volte mi ritrovai faccia a faccia con quello che ai miei occhi di bambina era un mostro enorme…allora lanciavo strilli così forti da allarmare il cane, che accorreva prontamente al mio fianco. Il mio amico Tim… siamo stati cuccioli insieme: quando si andava a spasso, lui seguiva la mia carrozzina e guaiva se piangevo, ma se ridevo, abbaiava scodinzolando.

Tim era uno splendido esemplare di cane lupo siberiano argentato ed anche… il mio cavallo: quando gli salivo in groppa, camminava al rallentatore per non farmi cadere; qualche volta era anche il mio pagliaccio: il nonno ballava il waltzer con lui per farmi ridere. Quando si arrivava, riconosceva il rumore dell’auto appena passato il dosso, cinquecento metri prima di giungere al cancello, e ci accoglieva abbaiando, alternando guaiti di gioia e impazienza.

C’era anche un cane da caccia, Diana, ma stava sempre chiusa nel recinto dietro l’orto: quando si andava in riserva, il nonno portava entrambi i cani, ma era più bravo Tim e il nonno la prendeva in giro; li caricava sulla Giardinetta e appena entrati nella riserva, faceva scendere Diana, proseguendo a passo d’uomo, perché puzzava in modo insopportabile: non c’era shampoo che tenesse; per lavare i cani, in estate, si andava in riva al Ticino a fare un picnic e io sguazzavo tra i ciottoli della riva e potevo scatenarmi, tra la felicità dei cani e lo sguardo divertito di Wilma e Giovanni: dei nonni molto, molto pazienti…

Al mattino, la nonna mi svegliava e mi metteva nel lettone mentre preparava la colazione: povero nonno, gliene facevo di tutti i colori e lui rideva come un matto, soprattutto quando mi mettevo in piedi sul letto e mi lasciavo andare a corpo morto, sprofondando nel materasso di piuma: a furia di fare il saltimbanco, credo di aver distrutto le reti a molla; poi volevo assolutamente una storia. Mattinate serene e piene di sole con l’aria fresca che entrava dalle finestre e qualche gallo, lì intorno, che ancora non si era stancato di annunciare il nuovo giorno.

Dopo colazione, accompagnavo il nonno a fare commissioni o se non c’era nulla da fare, giocavo col cane in cortile, o da sola sulla veranda, aspettando con impazienza l’arrivo del garzone che portava il pane ancora caldo; ogni tanto rientravo in casa urlando: “Nonna! È arrivato il panettiere?” – “No ninìn, non ancora” – “Uffa quel panettiere li!” … e tornavo a giocare. Lei ogni tanto veniva a controllare dove fossi (ero una bambina molto vivace…) e io sorprendevo il suo sguardo pieno d’amore mentre si soffermava a godersi la scena e mi lanciava un “bel ninìn!” con una inflessione che non potrò mai dimenticare: io interrompevo i giochi per correre da lei ad abbracciarle le ginocchia e farmi dare un bacio.

Wilma era famosa per le sue brevi ma burrascose collere (che io ho ereditato): gli occhi cerulei si mutavano in grigio, come il mare in tempesta e saettavano, terribili. A volte lei fingeva di arrabbiarsi con me e io fingevo di avere paura e mi rifugiavo dietro le gambe del nonno facendone capolino ridendo, mentre lui esclamava “guarda, guarda che cattiva: la iena! Guarda la iena” e poi scoppiavano a ridere tutti e due.

Oltre al panettiere, passavano anche degli ambulanti con il carrettino: è vivido il ricordo del profumo di quelle forme intere di parmigiano e del tonno, conservato in grandi vasi di vetro. E’ ormai scomparsa questa usanza, ma d’estate la ritrovai in una casa in montagna e, sempre, il mio pensiero va alla nonna, ai suoi occhi di cielo che brillavano d’amore e che ritrovo nella foto ogni due di novembre, quando torno in quel paesino per rinnovare un legame che la morte non può spezzare.

Il pranzo era invariabilmente scandito dal gazzettino padano della RAI, seguito dal pisolino di rito, fino alle quattro. La casa era quieta e fresca, immersa nel silenzio di quei pomeriggi estivi, interrotto solo dal ritmo della pendola e raramente, dal rumore di un’auto che passava: la sentivo arrivare da lontano, con un suono sommesso che aumentava gradualmente, per poi smorzarsi piano tra il canto delle cicale, là fuori, nell’assolata campagna lombarda, dolcemente malinconica persino in estate, con i suoi prati circondati o interrotti da boschetti di pioppi e betulle ed il fruscio delle foglie che luccicavano al sole, mosse da una leggera brezza.

Dopo il pisolino si andava a fare una passeggiata e a ricambiare visite; ero felice quando toccava a donna Rachele: nel salotto c’era un vetrinetta piena di ninnoli, i miei preferiti erano quelli in vetro di murano ma la mia passione era il laghetto di specchio con i cigni in porcellana; passando davanti alle case, i nonni magari si fermavano al cancello per scambiare un saluto e due parole con i vicini: ricordo l’abitudine delle donne di mettersi sulla soglia di casa a lucidare le posate con la sabbia.

Spesso si faceva una capatina alla posteria, che era di strada. Ce ne sono ancora di quei negozi, nei piccoli paesi: vendono di tutto, in maggioranza generi alimentari, e ancora oggi come allora l’odore che vi aleggia è lo stesso, inconfondibile. La proprietaria portava i capelli spartiti nel mezzo, raccolti strettamente in una crocchia bassa sulla nuca e mi sorrideva sempre, spesso mi regalava una caramella; quando in negozio c’erano altre comari, si scambiavano notizie su figli e nipoti e la nonna mi faceva regolarmente arrabbiare: “ma che bella bambina, come cresce! Un po’ magrina…” perchè avevo il musino triangolare che traeva in inganno; allora la nonna protestava tirandomi su la vestina: “ma no signora, guardi che gambotte”…un vero attentato al pudore, ma non c’era niente da fare, la nonna non riusciva a capire il mio disagio.

Al rientro, puntuale, “operazione annaffiatura”: io seguivo il nonno che curava le sue splendide rose con un minuscolo annaffiatoio rosso e lo imitavo, poi andavo a cercare la tartaruga tra gli altri fiori; c’era di tutto: dalie, iris, gigli bianchi, persino i mughetti in primavera, il nonno aveva proprio il pollice verde.

Quando decidevano di cenare in terrazza era una festa, io insistevo per aiutare ad apparecchiare e immagino che la nonna stesse un po’ in ansia a vedermi andare su e giù dalla ripida scala con i bicchieri; era una meraviglia lassù, circondati dalla vite americana e immersi nel tramonto, tra l’acciottolio delle stoviglie e il parlottare dei vicini, portati dalla brezza serale.

Dopo cena, nelle serate piovose, si giocava a briscola: “dàgh gnènt!” -non dargli niente, o “butta giù un carico”…ma nonostante gli sforzi dei nonni, non ho ho mai imparato… finita la briscola, si accendeva quella portentosa innovazione tecnologica: la TV! Giusto in tempo per Carosello.

Nelle belle serate tiepide, spesso arrivava qualcuno a chiacchierare coi nonni sulla veranda, mentre il cielo diventava sempre più scuro; prima però mi raccontavano storie fantastiche -ricordo la luna di formaggio- e io stavo sempre in braccio al nonno, ma quando sentivo arrivare il sonno, scendevo dalle sue ginocchia e correvo in grembo alla nonna, che aveva seni grandi: com’erano comode quelle tettone! A quel punto i grandi cominciavano a parlare tra loro sommessamente e io mi addormentavo cullata dalle loro voci.

Al momento di andare a letto, non mi svegliavo del tutto e ripiombavo quasi subito nel sonno al suono del pissi-pissi-bao-bao dei nonni: chiacchieravano sempre prima di dormire, bisbigliando tra le coperte, e io non ricordo ninna nanna più dolce di quella, con il sottofondo dei grilli e della pendola, nella beatitudine della fine di un’altra giornata felice.

Scritto nel 2006. Dal mio blog privato Gli Imperi della Luna

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

22 risposte su “Bel Ninìn”

voglio riportare il commento di mio marito a questo post del 2006:
“Mi è piaciuta molto, è ben scritta, un bel quadro familiare di un ricordo dolce e nitido.
Si vede che è stato un periodo felice della tua vita.
Comunque brava, hai migliorato parecchio il modo di scrivere in un tempo sorprendentemente breve.
Però devi migliorare il dialetto…Terona!”

Amore mio, volevo ripubblicare un ricordo particolare dei nonni paterni perché forse quest’anno non è il caso che vada a trovarli e per caso ho scelto proprio su uno dei rari post che hai commentato per iscritto: preferivi farlo a voce. Ma il Caso non esiste…

Sei proprio figlia di tua madre.. scrivi benissimo e sembra di essere lì con te e vivere le tue emozioni .
Credo sia un bellissimo pensiero per i tuoi nonni anche se, quest’anno , non riuscirai ad andare a trovarli …

urca che complimentone! Grazie Anna, farò piacere anche alla mamma, che dice spesso “sei proprio nipote di tuo nonno” (l’altro) per lo stesso motivo e non solo quelloi. Mi consolo per i nonni sapendo che i cimiteri servono a noi, loro saranno qui mentre faccio Gongyo cerimonia, è a me che mancherà tanto quell’appuntamento con la memoria, rivedere la villetta dove sono stata tanto felice, trovarmi di fronte non due foto ma due volti sorridenti.

Mi sono commossa nel leggere, x ché molto di quel vivere è stato anche il mio…. I miei nonni… meravigliosi…. Infanzia dire felice.. Troppo riduttivo… Mi ha fatto ritornare indietro nel tempo…. Malinconia… TANTA… x un tempo passato troppo velocemente… Sono rimasti i meravigliosi ricordi… Grazie.. Un abbraccio!!!!

grazie Barbara, è un bellissimo commento: spesso si scrive per condividere i tesori del cuore…e per lucidare quelli di chi legge fino a farli brillare dei lucciconi di commozione e farli rivivere, ogni volta più preziosi.

Quasi non oso…scrivere qui, sotto il tuo dialogo con Dario…! Mi ci sento come…di troppo, fra voi due, eppure, eppure, devo, voglio, ringraziarti per questo racconto. Racconto di una vita che io non conoscevo. Dov’ero, se non a Milano, a lavorare, studiare assieme a tuo padre, impegnandomi per te, per la nostra piccola famiglia. Quanto però mi mancavano e mi sono mancati negli anni a venire, quei mesi durante i quali tu vivevi queste esperienze preziose e delle quali conoscevo ben poco. Eppure sapevo che stavi bene, che eri felice là con i nonni…e ne ho avuto ora la certezza e gliene ne sono grata! Ma le parole che vorrei scrivere sarebbero ancora tante…troppe, ma almeno vorrei che ora, dovunque essi siano, quei tuoi nonni amorevoli, leggessero il mio GRAZIE, la mia riconoscenza per tutto quell’amore che hai descritto qui, per te, che- senza saperlo allora – li rendevi felici. Nessun commento per il bel Post che hai scritto…ma solo un ringraziamento per avermi fatto vivere di te, qualcosa che mi ha scaldato il cuore!.

Dov’eri quando lo scrivevo nel 2006!?! (double lol) Ma lo so: in trincea con me a mandare avanti un’attività difficile e impegnativa, non c’era tempo allora… sono felice che tu attraverso questo post li abbia conosciuti come nonni e anche della tua gratitudine: ci contavo. Grazie per il tuo commento indiretto: è molto bello 🙂

Sono io che ringrazio te, Cyranellamia! e tu sai anche il perchè: Sei la cosa più bella che sia riuscita a fare della mia vita…piena di errori! E man mano che il tempo passa ed i dolori si accumulano ai dolori…tu non smetti mai di “crescere”!

Cara Barbara tu e Alma avete il dono della scrittura! Io non ho mai conosciuto i miei nonni e non sai quanto mi sono mancati, mi sono sempre sentita orfana di loro. Sono diventata nonna ormai da 25 anni di quattro amati nipoti ai quali ho cercato e cerco di dare quell’amore che mi è mancato. Grazie per i tuoi ricordi. Un caro abbraccio

Mi e’ piaciuta tanto la tua storia e’ in ricordo di un tempo che purtroppo non esiste più e che mi riporta ad eventi della mia infanzia piena di cose semplici ma ricca di felicità grazie tesoro dovresti farne dei libretti e metterli sui mezzi di trasporto come si faceva un po’ di tempo fa e io che li leggevo tutti riuscivo a rimettere a posto emozioni perse

Bellissimo il racconto!! Mi sono trasportato si miei tempi di nipote, io al contrario mi rifugiano sempre dalla mia nonna Santa, di nome e di fatto, la adoravo così come lei ci adorava a tutti noi. Grazie di rinfrescare quei momenti passati dai nonni, ora sono nonno anche io e so cosa vuol dire amare un nipote.

grazie del commento, Marco 🙂 è proprio per questo che condivido i ricordi più belli. Beato te, a me manca più essere nonna che essere mamma (lol). Quelli purtroppo sono ricordi che devo rimandare alla prossima vita (ma ho già detto a Dario che voglio almeno 5 figli: lui mi ha scritto che mi vuole come moglie anche nelle prossime e io gli ho già detto di si)

Cara Barbara quanti bei ricordi e come li sai raccontare, con nostalgia e tanto amore. L’essere stati molto amati da bambini aiuta poi ad affrontare le difficoltà e i dolori della vita.

Com’è vero! A volte quando i pensieri che si affollano fanno tardare il sonno, mi tuffo nei ricordi della mia infanzia felice e arrivo in men che non si dica tra le braccia di Morfeo… o meglio dei miei cari, se è vero che incontriamo nei sogni chi amiamo e vive in una dimensione incorporea. Grazie del bel commento 🙂

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