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Tutto è vero, tutto non lo è

“Ciò che appare può non essere, ciò che è può non apparire”…

Eppure, ti vidi quel giorno, accanto a me, Mi pare di poter ripercorrere quegli istanti, come se accadesse ora, proprio ora, come quel giorno.

Non ho mai neppure pensato che – se fossero vissuti – avrei avuto due fratelli.

Non indagai mai durante i pochi episodi nei quali mia madre – nascondendo le lacrime che tentava di trattenere – mi narrava di quei suoi due aborti procuratili per forza. Sì, proprio per forza; e di questo, mamma non ha mai potuto perdonare le leggi che le impedivano di prendere da sola quella decisione: uccidere, strappare dal ventre protettivo, quelle due vite ancora in bozzo e che chiedevano di vivere, e che lei avrebbe pagato volentieri con il dono della sua vita.

A quei tempi, chiesero solo a mio padre e lui naturalmente, scelse la vita della mamma. La madre, mia madre, non ebbe alcuna scelta in quella decisione che avrebbe potuto ucciderla nel dare alla luce un altro figlio.

Già per la mia nascita, entrambe siamo state ad un passo dalla morte e solo per miracolo ci hanno salvate entrambe. Una seconda gravidanza però – dissero i medici – ed il cuore della mia mamma non avrebbe retto e si sarebbe fermato . Una malformazione congenita della quale allora, non si sapeva nulla, e che all’atto del parto impegnava il cuore oltre ogni sua possibilità di resistere.

Ma lei, mia madre, non ha mai smesso di piangere in silenzio, quelle due morti premature delle quali in casa, non si parlava mai. E lei, mia madre, non ha mai saputo perdonare, forse nemmeno mio padre, che non ha saputo rinunciare a lei per far nascere un altro suo figlio.

Alle volte mi sono chiesta se in qualche modo ritenesse un poco responsabile anche me: sopravvissuta non si sa come. Ma fino all’atto del parto, nessuno immaginava che avremmo sfiorato la tragedia.

Non me ne parlò che un paio di volte la mia mamma, ma non riuscii a comprendere la sua tragedia: era come se non mi riguardasse, e che facesse parte solo della sua vita. E non compresi. Mai.

Ma quel giorno – del tutto inaspettatamente – ti vidi, fratello mio mai nato.

Eppure ormai dovevo ben sapere che la morte, come la vita, non sono altro che manifestazioni fenomeniche di questa dimensione.

Ti vidi, accanto a me, figura distinta e vagamente vestita come da un ampio mantello bianco. Il capo coperto dal cappuccio e del quale potevo vedere solo gli occhi, che mi fissavano, che mi vedevano.

Sulle prime pensai di essere pazza, quel tuo sguardo rasserenante ma tanto profondo, mi diceva che pazza non ero. Poco distante, dietro di te, un’altra figura paludata ed un poco china, ripiegata su se stessa, più lontana da te. Seppi subito che eri mio fratello. Lo sentii nella mia propria carne, e ti riconobbi.

Non si trattava di un sogno: era giorno pieno e la luce entrava dalla finestra.

Per questo forse, non compresi, quando ti chiesi “perché proprio ora” mi rispondesti “perché mi hai chiamato”.

Non capii allora ed anche in seguito non mi parve mai d’averlo fatto. Forse inconsapevolmente, ogni volta in cui mi sono sentita sola, spaventata, impotente a sopportare la mia vita ti chiamai? Eppure mi sembrava di non aver mai sentito la mancanza di un fratello. O almeno, così credevo, fino a questo momento, mentre mi tornavano alla mente le lacrime della mia mamma per quei due figli mai nati che le avevano strappato contro il suo volere.

Per giorni, di poi, mi sforzai di trattenere dentro di me la tua immagine, assieme all’altra- che mi parve femminile (non so perché lo immaginai) – che avevo vista ad una certa distanza: il suo atteggiamento però era diverso: così ripiegata su se stessa, come stanca, o come non ancora pronta a mostrarsi?

In quell’occasione, parlammo, senza bisogno di esprimere le parole con la voce. Da allora, è accaduto solo un’altra volta, di vederti, quando un mattino aprendo gli occhi e tu mi stavi guardando, dall’alto, senza dir nulla, ma la tua figura appariva così grande…tanto che il capo sfiorava il soffitto. Figura di luce senza un volto che possa ricordare. Pochi mesi dopo seppi di dover affrontare un’intervento al cuore, pericoloso e dall’esito potenzialmente infausto. Lo superai. Forse è questo il motivo che ti ha reso visibile? Forse l’insegnamento che non riesco a scorgere in tutto ciò è proprio questo? L’esistenza che continua all’infinito?

Difficile dirlo. Difficile ed in fondo, del tutto inutile.

… Ci son più cose in terra ed in cielo, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia…

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9 risposte su “Tutto è vero, tutto non lo è”

Come sempre parole toccanti …. avere un fratello o una sorella è sicuramente una gran cosa e ringrazio Dio di avermi concesso questo dono ma, avere la mamma non ha prezzo e, nel dubbio, era giusto lasciare a te l’amore più prezioso ❤️❤️

….GIUSTO?….non giusto?….chi può dirlo! Ogni volta che mi pongo questo dilemma ( ed accade spesso ) cerco di rammentarne una – fra le tante – scritte da Ramacharaka che dice “tutto è bene in questa esistenza”! ED ogni volta voglio crederlo, per poter continuare a sperimentare in questa esistenza, nella speranza che possa farmi “crescere” prima di immettermi nella prossima.

Grazie Barbara mia…per aver postata…questa cosa! Non te l’avevo chiesta…forse…temendo di poter non essere creduta? Non so’! eppure – per me- in quel tempo è stato un incontro strano – questo sì ma non inconsueto -che in qualche modo ha cambiato una certa mia visione della vita e Dell’Infinito! Non fu illusione…il giorno era pieno e dalla finestra spalancata entrava la luce solare potente di una mattinata dìestate. Anzi, ho rimpianto, in futuro, che il fenomeno non si sia ripetuto.

grazie mia cara ma…non è un racconto scaturito dalla mia fantasia! Successe anni fa ma ho ancora negli occhi e nell’Anima le sensazioni così nuove di quel momento. Momento che ho cercato – lo ammetto – sperando di poter di nuovo rivivere quel “qualcosa” che non poteva essere ma…che invece è stato anche più che reale. Ma nella dimensione nella quale viviamo noi ora, troppe sono le cose alle quali non sappiamo dare alcuna spiegazione e per le quali dobbiamo solo ammetterne l’esistenza.

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