Categorie
era mio padre ricordi preziosi

Tanti auguri…babbo!

Ti ricordi, babbo – per me purtroppo è solo un vago sentire – quando per la prima volta mi venisti a svegliare, la mattina di Natale? Cos’avevo..forse 3 anni? Mi ricordo pochissimo di te, in di quel periodo nel quale tu dovesti abbandonare la giovane sposa e la figliolina, per rischiare sul fronte ad ogni ora.. la vita! Ma quel vago ricordo, di me piccina, mentre spalanco gli occhi fra le tue braccia, davanti al piccolo presepe….lo conservo ancora!

Fra una” chiamata” e l’altra, forse trascorrevi con la mamma e me quel lontano giorno. Non ricordo bene il tuo viso, ma solo il calore della tua presenza accanto a noi. Fino ai sei anni…ti ho conosciuto solo attraverso le lacrime della mamma – in costante pena per te – dalle rare fotografie e dalle cose che mi raccontava di te.

Eppure – mi dicevo ingenuamente allora – se la mia mamma piange tanto per la sua lontananza, forse dovrei piangere anch’io? Ma non piansi mai, seppure eri lontano, ti sentivo talmente sempre accanto a me! Credo di averti amato attraverso l’amore per te che riempiva la nostra casa: la mamma, i miei cari nonni che – come seppi poi – tu amavi come fossero i tuoi stessi genitori. Da loro apprendevo non la speranza del tuo ritorno, ma la loro certezza!

E tu tornasti, babbo! Ed io non ti conoscevo più nell’aspetto dell’uomo che mi abbracciava teneramente: senza parlare (forse per frenare le lacrime) ma comunicandomi una tale scossa d’amore che me ne sentivo investita.

Tornasti babbo, ed io cominciai a sentirmi protetta, come non lo ero stata mai. Tornasti ed anche nelle terribili difficoltà che dovesti affrontare, mai, nemmeno un giorno, un’ora, sentìi venir meno quella montagna d’amore!

Vedi, babbo? Parlando con te ora, mi sento di ritrovare le tenere ed ingenue parole dell’infanzia! Una montagna d’amore! Non ricordo…me lo dicevi, tutto quel tuo amore? Non lo so davvero: ogni tuo gesto, sguardo o parola, lo testimoniavano.

Babbo, ricordi? Abitavamo – nel primo dopo-guerra – in quell’abbaino dove ci sentivamo per questo molto fortunati! Era ancora Natale e forse senza nemmeno accorgertene, mi desti la prima grande lezione di cosa sia la fratellanza umana.

Eravamo poverissimi eppure chiedesti alla superiora della scuola di suore che frequentavo, di poter ospitare presso di noi per tutto il periodo delle feste una mia compagna di scuola: orfana e sola e che nessuno sarebbe venuta a prendere nemmeno per un giorno in famiglia!

Divideste di nascosto i pochi regali che avevate con tanta fatica trovato per me!

Ricordo quella mattina, appena sveglie, nella stanzetta senza luce dove avevamo dormito…mentre ci chiedevate quali regali avesse portato per noi Gesù Bambino!

Una palla! Ma no…non è possibile” – esclamasti! – “ma proprio una palla di gomma?”

Era la tua voce, addolcita nel sorriso, mentre abbracciavi la mamma! Eravate felici…felici di quel poco che eravate riusciti a donare non solo a me, ma anche alla mia povera amichetta, senza nessuno al mondo che la volesse, in quei giorni di gioia.

Ricordo babbo, la sera del giorno di Natale, quando andammo a cena dai nonni e davanti a loro recitammo a turno la nostra poesiola imparata per l’occasione! Purtroppo dovemmo ritornarcene a piedi: avevamo tardato troppo perché il ” tram” non sarebbe passato più, per quella notte! Era da poco terminata la guerra!

Pioveva a dirotto e dovemmo attraversare tutta la città, rasente i muri cercando di ripararci un poco. Ricordo anche tutta l’allegria, tutte le piccole dolci ed ingenue risate che fra tutti facemmo in quel lungo ed umido viaggio, lungo le strade deserte di una città buia e silenziosa.

Fu una scarpinata bellissima! L’amore tuo e della mamma per noi piccolette ci teneva al calduccio anche sotto la pioggia.

Ricordi babbo, durante la mia terribile malattia, mentre tutti ti dicevano che non c’era nulla da fare…(era difterite, e nemmeno un miracolo mi avrebbe potuta salvare) mentre lottavamo assieme? Sì, io sapevo benissimo di essere in pericolo di vita ma avevo una tale fiducia in te, nel tuo coraggio….nella tua determinazione, che nemmeno per un attimo dubitai di poter guarire.

Ricordo che la mia voglia di vivere mi portava a chiamarti prima che la sveglia suonasse per avvertirti che le tre ore erano trascorse: dovevi farmi un’altra iniezione di penicillina e temevo che – stanco per tutto il tuo vegliarmi – non la sentissi!

Babbo! Babbo …è l’ora!”

Ma tu eri già lì, presso il mio lettuccio con la siringa in mano, ed io vedevo, capivo il tuo strazio, quando ormai non sapevi più trovare nelle mie carni smagrite, un posticino!

Dai! Forza babbo….tanto non mi fai mica male…”

Ed entrambi sapevamo invece quanto quel farmaco bruciasse!

Sai, babbo? Ricordo solo te al mio fianco, in quei giorni terribili! La mamma forse pregava e piangeva ma non aveva la forza di assistere alla mia sofferenza?

Ricordi ancora, babbo, tutte le volte nelle quali io avevo paura nella notte….paura dei ricordi terribili vissuti negli anni di guerra, e che solo con la tua presenza mi facevi assopire? Non rammento le parole…rammento solo la dolcezza serena nella quale mi addormentavo: tu eri lì ora! Nulla mi poteva più accadere di male.

Poi anche quei momenti passarono; io crescevo e diventavo una signorinetta: mi piaceva venirti a prendere al lavoro, tutta agghindata…come piaceva a te! E piaceva anche alla mamma, cucirmi quei begli abiti, come un tempo aveva fatto per se’.

Tornavamo a casa saltellando come ragazzini ed io non mi accorgevo nemmeno della bruttura di quei paraggi, tanto fuori mano, in quella periferia ancora così ferita. E per tutto il percorso, mi narravi tante cose! Ed io ascoltavo le tue parole, imparando a sognare.

Ricordi babbo, quando ti mettevi a lavorare per preparare i tuoi famosi presepi? Almeno due mesi prima del Natale incominciavi ad almanaccare sempre nuove soluzioni! Ogni anno, marchingegni sempre più sofisticati e fantasiosi per il nostro presepe che il parroco venuto per la benedizione, una volta chiese di poter portare i ragazzi che si preparavano alla prima comunione!

Ricordi babbo, quella volta che cadesti dalla scala, in bilico com’eri dietro quello che sarebbe stato il cielo del presepe? La mamma aveva già fatto il gran lavoro di ritagliare le stelline nella carta blu, attaccandoci dietro un francobollo di carta velina – che poi, con la luce che stavi approntando con grosse lampade nascoste – avrebbero brillato, come in un vero cielo.

Che disastro, mio Dio! La mamma ed io…non sapevamo se disperarci…o metterci a ridere, guardando il tuo viso stranito. Ancora incredulo: sul pavimento…in un rovinio di carta!

Ricordo ognuna di quelle piccole opere d’arte! Ché tali erano, alla fine del tuo paziente lavoro!

La preparazione del presepe costituiva ogni anno una nuova avventura per noi.

Ma non potrò mai dimenticare – fra tutti i mille ricordi che ho di te – lo sguardo che mi riservasti nel portarmi all’altare: per la prima volta vidi i tuoi occhi lucidi, babbo!

Domani sarà la festa del papà…ma io continuo a chiamarti “babbo” come facevo allora. Non ho saputo forse dirti quelle parole che pure mi riempivano il cuore! Ma sono certissima che tu le hai capite. Però… come mi pesa il non avertele dette allora!

Non seppi farlo, nemmeno al tuo letto di morte: rifiutavo fino in fondo l’idea che tu potessi andartene, lasciandoci sole. Tu l’hai capito, vero babbo?

Ho cercato di alleviare il mio dolore assistendo poi la tua sposa, per quei dieci anni che l’ebbi con me. In tuo ricordo, mi studiai di continuare almeno in parte, ciò che la tua presenza era stata per lei. Oh! I piccoli gesti ingenui d’amore che avevi per lei!

Ed andavo lungo i fossi in ottobre, per portarle a casa mazzi di quelle grandi margherite gialle, come facevi tu. La coccolavo e cercavo di accontentarla ogni volta che mi diceva: Serena…prendi la macchina, che ho voglia di andare un po’ a spasso!”

Non mancai mai, nemmeno una settimana, di potarle la domenica mattina un qualche fiore, oppure un dolcetto, come facevi tu! E l’ho accompagnata – là dove ti avrebbe ritrovato – con tutto il mio amore , difendendola da chi non pensava che lo potessi fare- io e così, da sola – tenendola nella sua casa durante tutta la malattia . Nessuna corsia d’ospedale per lei…

Tu l’avresti fatto! Ed in tutte quelle notti senza sonno, spiando il suo volto sereno, sentivo che da te, mi veniva tutta quella forza.

Ti ricordi babbo? Io non potrò mai smettere di ricordare te…

Latest posts by Alma Serena Guolo (see all)

10 risposte su “Tanti auguri…babbo!”

GRAZIE AMICO BOU! difficile trovare …parole…per me che ogni volta che rileggo, rivado a quel tempo e ringrazio il Fato che mi ha regalate queste emozioni, di una realtà ormai così lontana nel tempo, ma che vivono in me, allo steso modo di allora.

…quanto lo abbiamo amato, quanto lo amiamo ancora e quanto ci manca dopo 41 anni. Certi Esseri lasciano un vuoto incolmabile ma anche una straordinaria ricchezza: quello che ci hanno dato e il loro ricordo, il privilegio di averli avuti nella nostra vita.

Ciò che dici piccolamia…è talmente vero che anche ora, rileggendo le mie stesse parole…piango…lacrime asciutte: quelle che sorgano solo dal cuore e non dagli occhi!
Grazie figlia, del tuo impegno di questa notte, per postare nel giorno della festa del papà…questo Post con il quale – dovunque sia ora – posa sentirmi!

Eccola, amica mia, signora Barbara! L’aspettavo…e come sempre lei non manca mai! Sono felice che abbia potuto leggere le mie maldestre parole ma…quell’Amore che vi ha ravvisato, il mio babbo l’ha costruito per me, attorno a me, che l’ho conosciuto che avevo poco più di sei anni! E purtroppo me lo sono potuta godere così poco…da picola, ed ancora così poco da grande! Ma la sua presenza a volte apparentemente schiva, sempre accanto a me, pronto a raccogliermi fra le sue braccia, quasi con ritrosia, con quella forma di pudore che riesce però a riscaldarti immediatamente il cuore.

Grazie di essere qui! Da mesi ormai attendevo questa ricorrenza per poterla condividere in questo spazio! Grazie per avermi voluto trasmettere con il tuo apprezzamento la gioia di avere – almeno in parte – potuto condividere quella grande fortuna che mi è toccata, di un babbo che si è fatto amare così tanto!

A leggendo sembra un racconto invece è la tua vita vissuta con tuo babbo. Hai ragione il babbo non si dimentica un abbraccio

Eccoti ! Amicamia! Grazie di essere qui con noi! Vero, che il racconto che ho avuto la fortuna di poter scrivere…è solo un piccolo stralcio dei ricordi che conservo del mio babbo ma…proprio rileggendolo i, mi sono resa conto che – come sempre si dice – dietro un grande Uomo c’è sempre anche una grande Donna! E tu l’hai conosciuta non è vero? E vorrò raccontarla, presto. Se durante tutti gli anni durante la guerra, nei quali è mancato fisicamente accanto a me, c’era lei, la sua sposa, la mia mamma, che non mi trasmetteva solo le sue lacrime, il suo immenso amore per quel babbo ancora sconosciuto per me, ma così presente nella nostra famiglia: nonni compresi!Tramite loro, quando finalmente tornò…era come se già lo conoscessi: pronta ad amarlo, stimarlo, come avevo imparato a fare da loro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.