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era mio padre il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Mio Padre, che eroe!

Scritto per un padre

e dedicato a tutti i padri

Questo post lo scrivo proprio per te, L., e lo dedico a tutti i padri, soprattutto a quelli che devono svolgere anche il ruolo di madre: una sfida che sei in grado di raccogliere.

Hai scritto un tweet che mi è arrivato dritto al cuore ed è esploso. Ti ringrazio di avermi permesso di pubblicarlo:

Ci sono giorni di pioggia che devono venire. E lunghe ore fredde di ghiaccio, di neve e di silenzio. Ci sono le mie braccia. Larghe, possenti e inutili, che conservano la memoria di forma del tuo corpo. Nella solitudine non c’è salvezza. Vieni, nel silenzio di notti profonde.

Quelle tue braccia saranno il rifugio sicuro per tua figlia, per tutta la sua vita, anche se adesso non ci pensi davvero perché il dolore per la perdita del tuo Amore occupa tanto spazio.

Domenica mattina, mentre mi concedevo di poltrire un po’, pensavo a quella tua splendida poesia che gronda dolore e dal cuore ha iniziato a scorrere un fiume in piena che mi ha spinto ad alzarmi e a buttare giù appunti per questo post. Schegge di memoria sul mio papà che questa volta condivido con te, sperando che ti aiutino a reggere il cuore che pesa per l’assenza.

In terza elementare la nuova maestra, suor Piera, mi prese in antipatia e fece errori imperdonabili: se non capivo qualcosa non mi spiegava e diceva di rivolgermi alla compagna di banco e altre cosette che mi causarono disagio al punto da cambiare scrittura. Per tutta risposta, mi fece restare dopo la scuola a riscrivere tutto. Uno psicologo inorridirebbe, ma il clou avvenne quando mi portò senza motivo in una stanza vuota e mi picchiò. Allora non c’era il telefono azzurro… e non ero a scuola ma in una bellissima villa patrizia sul lago di Como che avevano le suore, dove seguivano una decina di bimbe per i compiti delle vacanze.

Ne ho un vivido ricordo e, grazie a mio padre, piacevole nonostante la disavventura: un giardino all’italiana curatissimo, che digradava fin quasi al lago, un cortile con porticato dove le anziane ospiti ricamavano o lavoravano all’uncinetto, il piccolo campanile che batteva le ore, le passeggiate nella splendida campagna intorno alla villa, una minuscola cappella con tre teschi, eretta dopo una pestilenza: uno dei teschi indossava un antico cappello da prete, di quelli che ormai si vedono solo nei film, e quello in mezzo era girato verso il muro: pare fosse di una donna.

Svolgevamo i compiti in una specie di serra in mezzo al parco dagli alberi centernari, immersa in una penombra che da piccola chiamavo “buio verde”.

Lì vicino c’era anche una misteriosa grotta che si inoltrava nelle viscere della terra e forse arrivava fino al lago: sicuramente fu il rifugio per gli abitanti del paese durante la guerra e per fortuna noi bambine non ci inoltravamo più di tanto in quella oscurità che incuteva timore.

C’era un grazioso lavabo a forma di conchiglia, nel cortile adiacente e una volta, dopo essermi lavata le mani, voltandomi vidi una grande vipera eretta, pronta a colpire. Gettai un urlo e suor Bartolomea, fulminea, entrò nella carbonaia che dava sul cortile e ne uscì armata di pala, con la quale uccise la vipera.

Era davvero un bel posto ed infatti c’era sempre qualche alto prelato in visita, che spesso se ne stava “in meditazione” dietro la villa, proprio davanti al lago. Una sera ci furono i fuochi artificiali e il prelato di turno distribuì caramelle alle bambine.

All’epoca, dormivo ancora con il Fufi, il cagnolino di pezza, mio inseparabile amico. Ricordo che una volta lo dimenticai a Bologna dai nonni e a metà strada esclamai disperata: “il mio Fufi! L’ho dimenticato”. Il nonno, senza proferire una parola né muovere un muscolo del viso, fece una inversione a U e tornò indietro a prenderlo.

Ebbene, questa disgraziata suora, disfando la valigia, lo prese, dicendo che ormai ero grande (otto anni…) e che l’avrebbe buttato via; non lo fece, ovviamente: sapeva che era una cosa sbagliata e che avrebbe dovuto renderne conto ai genitori, quindi lo mise di nascosto nella valigia: che gioia quando a casa lo ritrovai…ma la sera per addormentarmi abbracciavo la mia grande treccia, triste senza il mio Fufi.

Un giorno, mentre ero in fila ad aspettare il mio turno per il bagno, suor Piera mi disse: “vieni con me”, mi portò in una delle tante stanze vuote, con le persiane chiuse, e iniziò a picchiarmi, senza alcun motivo. Non piansi. Pensai subito a mio padre.

Tra le anziane ospiti c’era anche la bisnonna e andai da lei ma non le dissi niente: solo che volevo chiamare papà e lei mi accompagnò in direzione e mi fece chiamare a casa.

Papà mollò tutto all’istante e “volò” al lago. Venni chiamata in direzione a confermare l’accaduto davanti alla superiora e a mio padre e poi mi fecero uscire. Rimasi fuori e mentre qualcuno preparava la mia valigia, sentii papà che urlava come un ossesso in direzione e ricordo le parole di chiusura: lei è fortunata ad essere donna, se no le metterei le mani addosso, ed è fortunata ad essere suora, se no la denuncerei (allora non si usava…e non sarebbe servito a un bel niente).

Il bello è che i miei, pur essendo giovanissimi, avevano concordato che non serve ed è dannoso picchiare i bambini e avevano anche fatto una scelta educativa egregia: metodo Montessori. Poi ti arriva una suora repressa e rovina tutto?

Ovviamente trovarono immediatamente un’altra scuola, rigorosamente laica. Del resto, le suore montessoriane della scuola materna erano state fantastiche: chi poteva immaginare una cosa del genere? Comunque non riportai alcun danno psicologico dall’episodio, proprio perché papà, il mio eroe, giunse sul bianco destriero con la spada sguainata a salvarmi.

Solo chi ha vissuto in una scuola femminile di suore può conoscere la perfidia e l’ipocrisia dell’ambiente…se la maestra dimostra platealmente la sua antipatia, sei sola! Peggio di una lebbrosa: nessuno che parli o giochi con te. Per fortuna sono sempre stata una “tosta” e il mio equilibrio sopravvisse, ma di colpo da un simile ambiente mi ritrovai in una scuola laica, MISTA e sperimentale: fino alle 16,30 eravamo in classe.

LA PRIMA LEZIONE DI VITA

Era mio padre”

Il primo giorno di scuola il mio compagno di banco, Claudio, “piscin, brûtt e cativ”, con gli occhiali, durante la ricreazione salì sull’albero in cortile e aspettò che passassi lì sotto per lasciarsi cadere: rotolammo a terra. Abituata al sistema-suore, andai a lamentarmi dalla maestra, una trentina dai modi asciutti e decisamente di polso, che mi ignorò, letteralmente. Allora me ne andai in un angolo borbottando: “stasera lo dico al mio papà!” e così feci.

Il giorno dopo papi chiese di parlare alla maestra, che gli disse: “lei vuole allevare una sciocchina che non saprà cavarsela nella vita o una donna in gamba in grado di affrontare il mondo?”

Risposta ovvia… “ecco, allora dica a sua figlia che è arrivata l’ora di imparare a difendersi da sola”. So perfettamente quanto gli costò, ma lo fece per il mio bene e lo ringrazio ancora oggi con tutto il cuore di quella prima lezione di vita, anche se allora mi fece soffrire moltissimo: il mio eroe, il mio cavaliere dalla scintillante armatura, mi aveva abbandonata!” Fu un vero dramma…

Il giorno dopo, andai da Claudio, gli dissi di levarsi gli occhiali e lo picchiai, la prima ed unica volta in vita mia che alzai le mani, dato che non sono manesca che non ho avuto fratelli da piccola, ma fu terapeutico. Non era rabbia o vendetta, lo considerai un punto d’onore: se dovevo difendermi da sola, va bene! Non avrei permesso a nessuno di mettermi i piedi in testa.

Si giocava spesso alla guerra maschi e femmine e quando le prigioniere erano troppe, mi si chiedeva di intervenire: partivo dal fondo del cortile a testa bassa e i maschi si eclissavano (no, quello non era picchiare, era liberare le prigioniere: si giocava)

La conseguenza della lezione fu che non mi aspettai mai più difesa o soccorso dal mondo maschile…ma nemmeno da quello femminile: imparai a difendermi da sola.

La doccia scozzese:

Alla fine delle elementari, mi iscrissero al Collegio Reale delle Fanciulle, il top. Si veniva accolti solo se presentati da una ex allieva e non erano ammessi ripetenti: se perdevi l’anno, eri fuori. Laica ma severa. L’anno da interna poi funzionò come il servizio di leva per i maschi… molto formativo: sicuramente i miei mi attrezzarono per cavarmela bene nella vita, solo che al collegio le cose non funzionavano come alla scuola Europa e presto arrivò la doccia fredda.

Le compagne erano quasi tutte figlie di imprenditori o esponenti politici di rilievo e non sapevano cosa diavolo fosse un artista lirico: per loro, ero una paria. Presto si formarono due fazioni: la mia e quella di un’altra, la rossa Annalisa. Guelfi e Ghibellini, come nella più classica tradizione italica. Mio padre veniva spesso a prendermi o mi accompagnava in macchina e all’epoca portava le basette lunghe, forse per esigenze di scena, e la figlia di un noto onorevole mi chiese a voce alta – perché le altre la sentissero – se mio padre facesse il maggiordomo, in tono derisorio e con palese volontà di offendere: una pantomima organizzata per attaccare la leader della parte avversa.

Ah, tu vieni ad offendere MIO PADRE, a me che sono cresciuta a pane e A. Dumas? (primo libro della mia vita: i tre moschettieri, seguito da tutti i romanzi di cappa e spada e avventure… Salgari, Verne…). Anche se arrivavo da una scuola dove vigeva le legge del taglione, ero abbastanza intelligente da capire che lì non funzionava allo stesso modo, ma per senso dell’onore le detti uno schiaffetto, di quelli che nei miei adorati romanzi si davano per sfidare a duello: simbolico. Nessuno doveva permettersi di offendere il mio papà!

La ragazzina corse a denunciarmi e fu chiamato mio padre: rischiavo l’espulsione. Fui chiamata in direzione dalla mitica Dacomo-Annoni, severissima e austera, un vero generale! Sempre vestita di nero o al massimo, nei giorni di festa, di nero e viola.

La ragazzina “picchiata” si teneva intanto, con false lacrime, la guancia destra, mentre lo schiaffetto l’aveva preso sulla sinistra. Spiegai la situazione e fu evitata l’espulsione, ma mi fu raccomandato di non ripetere il gesto.

L’episodio scatenò la guerra tra le fazioni ma dell’efferatezza dei comportamenti in un collegio femminile scriverò un’altra volta, come del fatto che a mio marito piaceva che fossi una combattente: lui mi chiamava con il suo sorrisetto malandrino e un malcelato orgoglio “il suo rottweiler” e questo lo identifica come un uomo fuori dal comune, che ha scelto e saputo gestire una guerriera: è sempre stato motivo di stima nei suoi confronti.

Si, ma la morale della storia?

Caro L., cari papà, ricordatevi sempre che il padre è il primo amore di tutte le bambine e resta per sempre il loro eroe e il porto sicuro al quale approdare durante le tempeste, le sue braccia sono un rifugio insostituibile: fino a che le vostre figlie troveranno l’uomo con il quale camminare nel mondo, sarete voi l’uomo della loro vita e anche dopo resterete per sempre l’uomo più importante dopo il marito, a volte anche più del marito. Ed è per questo, L., che le tue forti braccia non sono inutili e non sono vuote.

Dall’amore e dalla cura di un padre dipende tutta la vita sentimentale di una donna e… repetita iuvant: “di un figlio sei padre fino a che si sposa, di una figlia sei padre per tutta la vita”…e poi arrivano i nipoti, magari delle femminucce… e si ricomincia. I due nonni sono stati fondamentali nella mia vita, ognuno a suo modo poiché erano diversissimi, ma uno dei miei grandi desideri, poiché credo nella reincarnazione, è di averli ancora come nonni e questo vale anche per i miei genitori.

Scrivo spesso e tanto dei miei cari perché non ho figli o nipoti che li possano ricordare, ai quali tramandare il ricordo. Affido al web schegge di memoria come un naufrago che affida messaggi in bottiglia alle onde: qualcuno un giorno li troverà.

La tua missione non è finita, Comandante: anzi, tutt’altro! Ed è una sfida da valoroso, quale sei: dovrai essere padre e anche madre, ma so che che ce la farai egregiamente. ULTREYA!

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

15 risposte su “Mio Padre, che eroe!”

Che razza di modo…per svegliarsi con un post come questo davanti agli occhi ancora assonnati! ! Senza parole…ma quante vorrei invece poterne inventarne per poter commentare una lettera come questa, Barbarellamia! Ricordare il tuo babbo in questo modo mi ha procurato…un singulto che viene dal cuore. Vero, vero che hai avuto attorno a te oltre a me, che ti ero mamma, nonni che ti hanno dato…tutto ciò che di meglio avevano da donarti, ma questo tuo babbo…che ha saputo trovare in sè il meglio, che aveva da donarti. e che l’ha fatto, è stato indispensabile ed insostituibile. Senza di lui, tutto l’amore degli altri…non sarebbe bastato, temo, a farti sentire tanto amata e protetta come hai appena scritto qui.E forse io…non l’avevo compreso fino in fondo!

🙂 la Legge karmica avrà il suo bel daffare a ricostituire la famiglia, ma io l’ho messo come scopo di un milione di Daimoku, ergo non ha scampo (lol). Uno che mi conosceva bene mi ha definita “cuore con le gambe”: eh, per forza! con tutta questa gente da amare tanto ci voleva un cuore grande… :-)))

Fine di un altra lettura… Visioni di un pezzetto di vita vissuta!!! Intrigante!!!! Verità sulla figura del padre e…poi del compagno della tua vita!!! Rifletti sul compagno di vita tutti i sentimenti che hai avuto dal padre… Forza… Coraggio… e amore infinito!!!! Molto belle le foto!!! Un abbraccio!!!

cara barbara amica mia …non sono riuscita a trattenere le lacrime…sei bravissima../intensa…sento ancora adesso le braccia del mio papà che mi stringono…colui che mi proteggeva sempre…/bellissime le foto tue e del tuo papà…che ricordi…brava

grazie Valeria, che bel complimento! Lo ricordo bene il tuo papà, un ruvido dal cuore tenero… credo che nessun uomo potrà mai far sentire una donna protetta e amata come quando era piccola e adorava il suo eroe: papà! Non è vero per tutte però: ricordiamoci di ringraziare la Vita ogni volta che pensiamo ai nostri padri amorevoli.

ah ah ah! sai che qualche volta sono stata tentata di andare in quella scuola per un faccia a faccia con la suora? Poi ho lasciato perdere, caso mai sarebbe stato meglio andare a trovare quelle dell’asilo e del mare, le montessoriane… volevo farlo, ma una vita “movimentata” non mi ha lasciato molto tempo per queste cose…

Tale madre tale figlia.. scrittura piacevolissima che fa rivivere le stesse emozioni e sembra di viverle con te..
Che dire.. grandi papà che sanno dare tutto il loro amore all’unica donna che amano in assoluto di un amore unico e puro , la propria bambina perché, per loro , quello saremo sempre ❤️❤️❤️❤️
Fortunate quelle donne che hanno avuto un papà degno di quel nome 🥰🥰🥰

grazie Anna! un bellissimo complimento: mia madre scrive davvero bene. Si, è vero: restiamo le loro bambine per la vita e noi siamo davvero molto fortunate… vorrà dire che nelle vite passate ce lo siamo meritato 🙂

Uno schiaffetto??? Ahahah meno male che io sono stata sempre nella fazione giusta. Edgardo e Serena per me sono stati dei “vice genitori”, e li ringrazierò sempre, anche per quella cultura musicale che mi hanno trasmesso, le paternali del tuo papà , tua mamma che copriva le nostre prime cotte, e la tua dolce nonna.
Barbara , meno male che sei approdata al Collegio e che da quel giorno non ci siamo più lasciate, ti ricordo con la treccia e il baschetto, un po’ spaesata quel famoso primo giorno di scuola. Che ricordi meravigliosi da conservare gelosamente nel cuore

ma no dai! era davvero uno schiaffetto da guanto di sfida :-))) Che bel commento, ti ringrazio anche a nome dei miei. Anch’io ho dei bei ricordi: tua madre seduta in circolo con le amiche in cucina quando arrivavano dalla Sicilia i diavoletti (mi sono sempre chiesta come facessero…e come piangevano ), la passione per le arti figurative di tuo padre, le pareti fitte di quadri senza un cm libero, e quando in Sicilia spariva per intere mattinate al circolo, rigorosamente maschile, e il suo stile di gentiluomo d’altri tempi…è bello avere due amiche, qui sul blog, a ricordare con me tempi così lontani. Un lungo tratto di strada insieme…

copioincollo i commenti al post su twitter perché mi restino:

Comandante Nebbia:
Ringrazio Cyrana per avermi associato ad un commovente ricordo del suo papà. Grazie.

Masha:
Concordo pagine bellissime. Grazie
Una volta una psicologa mi disse che la sicurezza delle bambine dipende moltissimo dalla figura del padre, dal suo ruolo nelle loro vite.

AnnA:
Complimenti all’autrice…mi ha emozionata. Ho pensato a mio padre che non c’è più da quattro anni ma è come se fosse sempre con me e nei momenti di difficoltà il mio pensiero va a lui.

giusy fiorentino:
non tutti sono così fortunati, tra un padre presente ed uno assente la cosa peggiore che ti possa capitare è un padre indifferente

Antonella Carullo:
Lo stavo scrivendo anch’io, una immensa fortuna per chi si ritrova un papà meraviglioso e presente. Il mio aveva la testa persa tra le poesie e le canzoni. A far da padre ci ha pensato mammà

Paolo seghetti:
Grazie. Da papà di una femmina e di un maschio è comunque impegnativo in modi diversi.

Artemide:
complimenti e grazie, penna ispirata

Giulym53:
Bellissime pagine che condivido in pieno. Il papà è l’uomo a cui noi donne ci affidiamo e confidiamo per tutta la vita, il nostro primo, infinito e indistruttibile amore.
robinaroby1
davvero stupendo

+ 38 mi piace

la mia risposta: ma che belli questi commenti! i social hanno molti lati oscuri ma ci sono anche quelli luminosi: è meraviglioso attraverso i sentimenti riversati in un post avvicinare i cuori in un attimo di comunione di luce. Grazie!

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