Categorie
ricordi di guerra Un Uomo

Inconsapevoli eroi

Nell’inferno di ghiaccio

Neve…neve e solo neve. Dovunque si guardi. E freddo, freddo gelido che ormai è entrato nella carne, nelle ossa, e la pelle non rabbrividisce nemmeno più.

Giorni, che vagano un piede avanti all’altro, affondando ad ogni passo sempre più stentato… la divisa estiva che s’incartapecorisce addosso…Digiuni e non sanno nemmeno più da quanto.

Solo ogni tanto, una manciata di quella neve che da giorni scende da un cielo uniforme, plumbeo, eppure senza colore, portata alle labbra screpolate.

Categorie
albero buco ricordi di guerra

La Stalla

L’inverno è lungo e pare non voler finire mai: nella grande cucina della casa colonica il fuoco nel camino s’è ormai spento. C’è la guerra e non bisogna sprecare la legna da ardere e così, quando il buio s’annuncia dietro i vetri, si lascia spegnere l’ultima brace.

Al primo piano, le camere saranno gelide ed i pagliericci pieni delle foglie di granoturco dell’ultimo raccolto, sussurreranno sotto il peso di ogni tipo di coperta…una sopra l’altra. Ma la voglia di stare assieme, di raccontarsi le giornate a turno, o di narrare fole per i bimbi, ci spinge tutti nella stalla, in uno stabbio vuoto.

Categorie
albero buco il mestiere di vivere ricordi di guerra

Il Maialino di Tisìn

(dove si narra del coraggio di due vecchi che salvano una casa e tante persone )

Si era in tanti, in quella grande casa colonica che ospitava alla meglio famiglie intere, fuggite dai bombardamenti della cittadina vicina, a pochi chilometri da Bologna, attraversata dalla via Emilia e sulla quale il fronte, che risaliva in disfatta, si accaniva da mesi. Ci si chiamava quasi tutti con lo stesso cognome dei padroni di casa, parenti più o meno vicini e rifugiati lì, nella grande casa isolata in mezzo ai campi.

Nonostante i “grandi” non parlassero mai davanti a noi bambini della guerra, sapevamo, immaginavamo che qualcosa di terribile e pericoloso stava accadendo, specialmente quando gli stormi degli aerei passavano sopra di noi, producendo, man mano che si avvicinavano, un lugubre rombo assordante. Confusamente capivamo che stavano portando morte e distruzione da qualche parte, quando avrebbero sganciato il loro carico di bombe.

Categorie
ricordi di guerra

La Valigia di Cartone

La donna trascina sul marciapiede sconnesso una grande valigia di cartone malconcia e pesantissima. Cammina adagio e con grande fatica, il corpo irrigidito nello sforzo.

Ai lati della strada, solo grandi palazzi semi distrutti. La bambina che le cammina accanto guarda verso le occhiaie vuote delle finestre oltre le quali s’intravede il nulla della distruzione. Alcuni palazzi sono del tutto crollati su se stessi e non ne restano che cumuli di macerie dove – a volte – in una sola parete rimasta in piedi si può riconoscere l’interno di ciò che era stato una cucina, oppure una camera da letto. In quelle pareti ancora arredate – là dove il crollo le aveva risparmiate- si può immaginare la vita che ora non è più.

Categorie
albero buco ricordi di guerra

Il coraggio di Tisìn

La strada si snoda fra i campi assolati mentre, sulla mia biciclettina azzurra – probabilmente ridipinta a mano per renderla meno malandata – ci avviamo, la mia nonna Piccina ed io, alla grande casa rossa di mattoni a vista, la stessa che ci aveva ospitati assieme a tante altre famiglie mentre il fronte avanzava.

Pochi passi dietro di me – che pedalo adagio divertendomi a passare sui solchi profondi lasciati sulla strada dai carri armati tedeschi – il passo svelto della nonna Teresa, che tutti chiamano “Tisìn”.

Categorie
ricordi di guerra schegge di memoria

Il Barone Rosso

 Il fiume si stende davanti a noi, largo, limaccioso fra le due rive nascoste di terra, da macchie di arbusti di tanti colori diversi e si porta via, a tratti, i rami penduli della boscaglia. Me l’immaginavo diverso, questo fiume dal nome un po’ strano, composto di due sole lettere: il Po.

   Il Po, sono tanti giorni che babbo e mamma ne parlano e nella mia testolina di bimba di 6 anni, avverto senza spiegarmelo, nelle loro parole come un tremito di speranza. Compresi poi dopo molti anni, moltissimi anni cosa significasse: il grande fiume significava forse la speranza di aver superato le linee dei tedeschi in fuga e forse, la salvezza per noi.