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QUANDO UNA MAMMA……

Quando una mamma viene orbata da sua figlia…è come lo sconvolgimento dell’intero Universo.

   Barbara se n’è andata…dove? Non ci e’ dato saperlo. Barbara mi ha lasciata, ci ha lasciati tutti ed ancora non riesco a farmene una ragione: “mi ripeto ogni minuto che non e’ vero…che la rivedrò presto…che i suoi tanti amici la rivedranno  o leggeranno  di lei, di ciò che sapeva comunicare con il suo scrivere.

   Ma non accadrà! Uno dei suoi ultimi pensieri e’ stato per me, che le sono madre, e mi ha chiesto di continuare a scrivere qui, ben sapendo – lei che mi era figlia spirituale oltre che carnale – che se c’è una possibilità di sopravviverle la troverò solo nell’annullare il mio “presente” e trasformarlo nei ricordi…In fondo, quando mi abbandono alla scrittura, anche se apparentemente invento storie di altri, alla fine – come facciamo tutti noi che amiamo farlo – parlo solo dei sentimenti dell’Anima mia.

   Ma non voglio e non vorrò narrare il mio strazio – a lei non piacerebbe – eppure, se ne avrò la forza, continuerò a raccontare storie sperando che qualcuno le legga. Così, mi parrà di assolvere al suo desiderio che mi ha comunicato in quell’ultima ora che abbiamo potuto guardarci, ascoltarci, stare assieme  accanto a quel letto d’ospedale  al quale un medico pietoso ci aveva permesso di restare. E di questo, lo ringrazio e lo ringrazierò per il resto della mia vita ma…mi rendo conto che – mentendo una all’altra sulla realtà della malattia che se la stava portando via – abbiamo sprecato quel poco tempo rimastoci : e proprio mentendo una all’altra, con quel sentimento d’Amore che ho ben visto negli occhi chiari ed ancora bellissimi della mia figliuola. Ho veduto in quell’ultimo sguardo che mi ha lasciato, una tale carica d’amore come mai avrei creduto possibile esprimere solo con gli occhi!

  Dunque…ci proverò a tornare qui, in questo Blog che aveva inventato sopratutto per me…ben conoscendo la passione di una vita intera, per lo scrivere. Quando mi metto alla tastiera…il mondo attorno a me scompare e le ambasce della vita non mi toccano più, con quella durezza con la quale l’Esistenza mi ha sempre colpita.

Faccio una promessa a te, Barbara mia, e cercherò come tu mi hai chiesto, di scrivere…ma da ora…mai più con parole di dolore. Questo mio dolore ha da essere custodito dentro di me e solo per me costretta dal Fato a sopravviverti, spero per poco.

   Ecco, ho scritto di te e per te, piccola mia ma da domani…voglio e spero tornare a scrivere solo provandone gioia.

    Mamma Alma Serena

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magia dei luogi memorie ricordi preziosi

Solo noi due

WE a Verona con mia figlia

“Chiama il taxi Barbara! Sono pronta! E tu?”

“Ma si, ma si! Ma perché sei così agitata, mamma?”

Già! Perché? Perché per la prima volta, mia figlia ed io abbiamo deciso, ma proprio deciso, di regalarci un paio di giorni da sole e solo per noi!

Proprio in quei giorni avevamo rivisto il film Romeo e Giulietta di Zeffirelli! Ho detto rivisto…! Perché Barbara, come tutti, ne era rimasta affascinata!

Quanto a me, quando venne riprogrammato in un cinema d’essai il “mio” Giulietta e Romeo, quello dalla mia gioventù, del ’54, decisi di tornarci, da sola. ( era un matinée e quindi mia figlia era a scuola). All’uscita, la saletta annessa alla sala si riempì ben presto di ragazze…in lacrime o in procinto di farlo!

E così, una sera, quando – come accadeva spesso – facevamo notte a leggere a turno i versi dei nostri autori preferiti…:

Ascolta mamma, perché non andiamo a Verona? Sole, io e te, senza nessun altro!”

A sentirti sembrano proprio parole per una specie di fuga ! E perché proprio a Verona?”

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amore immortale il bel tenore memorie

Buon Natale al mio Sposo

Non so, oggi…perché!….

Non so perché oggi, e non ieri. Non perché ora e non in altre ore: perché oggi ripenso a te, amore mio che non sei più!

Eppure, quante lacrime ho versato; quanti sospiri e quanti rimpianti ho seminato in una vita lunga: ormai, troppo lunga.

Non so oggi, perché! Forse la risposta l’ho trovata proprio pochi minuti fa sul piccolo schermo del televisore e mi sono emozionata, ascoltando una bella voce e vedendo esprimere dall’artista copia delle emozioni che anche tu, lontano amore mio, sapevi esprimere così bene.

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il tempo che fu Magie memorie

L’avventura sul Monte Battaglia

Come iniziare un raccontino parlando di mille anni fa? Beh! non proprio mille…ma è come se ne fossero trascorsi più di cento, almeno per me! Sapete di che parlo, non è vero? Di uno di quei progetti che – come tanti di poi – non si sono avverati del tutto… eppure…eppure continuano ad avere un posto in prima fila, laggiù, nello scrigno dei tuoi ricordi.

C’era una volta, proprio sul greto del fiume Santerno ad Imola, una grande polla d’acqua sorgiva. Bella a vedersi ma…meno a sorbirla – con religiosa e coraggiosa fierezza – perché…”faceva bene”! Ma è acqua solforosa, ed a dirla tutta, “puzza”! Puzza davvero come di uova marce!

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albero buco il tempo che fu memorie

Minghina

Eccola là, come la ricordo, seduta sulla panchina di pietra a fianco del focolare, il piatto della cena in grembo, gli abiti semplici di chi non ha vanità nemmeno nell’ampio fazzoletto che le cinge il capo, annodato stretto sulla nuca: Minghina!

In realtà il suo nome è Domenica ma è usanza – in questa mia bella e forte terra di Romagna – cambiare e storpiare i nomi in un modo tutto loro; e così Giuseppe diventa Jusef, Alberto Berto, e via di seguito. Non è uno sgarbo al nome proprio con il quale sono stati battezzati ma quasi una necessità nelle grandi famiglie numerose, dove i nomi ricorrono, sempre eguali, quasi un voler far rinascere i loro antenati onorando il nonno imponendo ai nuovi nati il nome che era stato il suo. E così io la chiamai sempre Minghina, come tutti i componenti della famiglia che abitavano quella grande e solida casa rurale nella quale ho trascorso gli anni dell’infanzia durante la guerra. Creatura silenziosa e schiva, timida eppure autorevole nella cerchia famigliare mentre reggeva l’andamento giornaliero, sempre attenta alle necessità di ognuno.

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memorie parapsicologia

La Zia Gianna

Schegge dall’al di là

<<Babbo, ho trovato in uno scatolone di vecchie fotografie, questa, è una che conoscevi?>> Il babbo prende in mano la vecchia foto ingiallita dai bordi dentellati un poco arricciati , e lo sguardo che improvvisamente si vela di lacrime trattenute. La voce ridotta ad un sussurro mentre congiunge le mani a contenere la foto << questa è la tua zia Gianna, mia sorella>>

Sua sorella? Ne avevo sentito parlare in casa, ma sapevo solo che era morta giovane. Ricordo le poche frasi dette quasi con reverenza, come un timore di offenderne il ricordo. Ma nulla più. Perchè? Ora basta guardare in viso il mio babbo perchè mi sia subito chiaro che la vicenda riveste un’aura molto dolorosa.

<< Babbo, me ne parli? Nessuno l’ha mai fatto. In fondo è la mia zia!>> Comprendo bene che sto riaprendo una profonda ferita, eppure sento di volerlo fare, non ne capisco il motivo, ma è importante per me. Il babbo mi rende la vecchia istantanea, quasi con rimpianto, ed inizia a parlare.