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amore immortale il bel tenore memorie

Buon Natale al mio Sposo

Non so, oggi…perché!….

Non so perché oggi, e non ieri. Non perché ora e non in altre ore: perché oggi ripenso a te, amore mio che non sei più!

Eppure, quante lacrime ho versato; quanti sospiri e quanti rimpianti ho seminato in una vita lunga: ormai, troppo lunga.

Non so oggi, perché! Forse la risposta l’ho trovata proprio pochi minuti fa sul piccolo schermo del televisore e mi sono emozionata, ascoltando una bella voce e vedendo esprimere dall’artista copia delle emozioni che anche tu, lontano amore mio, sapevi esprimere così bene.

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il tempo che fu Magie memorie

L’avventura sul Monte Battaglia

Come iniziare un raccontino parlando di mille anni fa? Beh! non proprio mille…ma è come se ne fossero trascorsi più di cento, almeno per me! Sapete di che parlo, non è vero? Di uno di quei progetti che – come tanti di poi – non si sono avverati del tutto… eppure…eppure continuano ad avere un posto in prima fila, laggiù, nello scrigno dei tuoi ricordi.

C’era una volta, proprio sul greto del fiume Santerno ad Imola, una grande polla d’acqua sorgiva. Bella a vedersi ma…meno a sorbirla – con religiosa e coraggiosa fierezza – perché…”faceva bene”! Ma è acqua solforosa, ed a dirla tutta, “puzza”! Puzza davvero come di uova marce!

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albero buco il tempo che fu memorie

Minghina

Eccola là, come la ricordo, seduta sulla panchina di pietra a fianco del focolare, il piatto della cena in grembo, gli abiti semplici di chi non ha vanità nemmeno nell’ampio fazzoletto che le cinge il capo, annodato stretto sulla nuca: Minghina!

In realtà il suo nome è Domenica ma è usanza – in questa mia bella e forte terra di Romagna – cambiare e storpiare i nomi in un modo tutto loro; e così Giuseppe diventa Jusef, Alberto Berto, e via di seguito. Non è uno sgarbo al nome proprio con il quale sono stati battezzati ma quasi una necessità nelle grandi famiglie numerose, dove i nomi ricorrono, sempre eguali, quasi un voler far rinascere i loro antenati onorando il nonno imponendo ai nuovi nati il nome che era stato il suo. E così io la chiamai sempre Minghina, come tutti i componenti della famiglia che abitavano quella grande e solida casa rurale nella quale ho trascorso gli anni dell’infanzia durante la guerra. Creatura silenziosa e schiva, timida eppure autorevole nella cerchia famigliare mentre reggeva l’andamento giornaliero, sempre attenta alle necessità di ognuno.

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memorie parapsicologia

La Zia Gianna

Schegge dall’al di là

<<Babbo, ho trovato in uno scatolone di vecchie fotografie, questa, è una che conoscevi?>> Il babbo prende in mano la vecchia foto ingiallita dai bordi dentellati un poco arricciati , e lo sguardo che improvvisamente si vela di lacrime trattenute. La voce ridotta ad un sussurro mentre congiunge le mani a contenere la foto << questa è la tua zia Gianna, mia sorella>>

Sua sorella? Ne avevo sentito parlare in casa, ma sapevo solo che era morta giovane. Ricordo le poche frasi dette quasi con reverenza, come un timore di offenderne il ricordo. Ma nulla più. Perchè? Ora basta guardare in viso il mio babbo perchè mi sia subito chiaro che la vicenda riveste un’aura molto dolorosa.

<< Babbo, me ne parli? Nessuno l’ha mai fatto. In fondo è la mia zia!>> Comprendo bene che sto riaprendo una profonda ferita, eppure sento di volerlo fare, non ne capisco il motivo, ma è importante per me. Il babbo mi rende la vecchia istantanea, quasi con rimpianto, ed inizia a parlare.