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il magazzino dei ricordi il tempo che fu

La Vendemmia

La terrazza s’affaccia sui tetti e guardo verso le case, basse e come acquattate sotto i campanili d’attorno, che si vanno immergendo nella prima nebbia della sera.

Dalla chiesa di San Domenico, qui vicino, s’alza qualche rintocco piano….don…don…

Il richiamo alla preghiera serale….don…don….ed il suono si spande nell’aria ferma in cerchi sempre più vasti….come quelli prodotti da un sasso gettato nello stagno e che per un tempo lungo…magico…solletica la superficie immobile dell’acqua.

Ma altri ricordi si rincorrono da quest’immagine satura di una dolce melanconia.

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il tempo che fu memorie

Minghina

Eccola là, come la ricordo, seduta sulla panchina di pietra a fianco del focolare, il piatto della cena in grembo, gli abiti semplici di chi non ha vanità nemmeno nell’ampio fazzoletto che le cinge il capo, annodato stretto sulla nuca: Minghina!

In realtà il suo nome è Domenica ma è usanza – in questa mia bella e forte terra di Romagna – cambiare e storpiare i nomi in un modo tutto loro; e così Giuseppe diventa Jusef, Alberto Berto, e via di seguito. Non è uno sgarbo al nome proprio con il quale sono stati battezzati ma quasi una necessità nelle grandi famiglie numerose, dove i nomi ricorrono, sempre eguali, quasi un voler far rinascere i loro antenati onorando il nonno imponendo ai nuovi nati il nome che era stato il suo. E così io la chiamai sempre Minghina, come tutti i componenti della famiglia che abitavano quella grande e solida casa rurale nella quale ho trascorso gli anni dell’infanzia durante la guerra. Creatura silenziosa e schiva, timida eppure autorevole nella cerchia famigliare mentre reggeva l’andamento giornaliero, sempre attenta alle necessità di ognuno.

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il tempo che fu Racconti

La Processione

La processione si sta incamminando verso il sagrato. Dalla bocca scura del portale spalancato emergono le fiammelle tremolanti delle candele infisse su tavole rette a spalla dai portatori che precedono la colonna ondeggiante. Il salmodiare incerto si fonde con l’eco delle litanie di coloro che sono già all’aperto sul piazzale antistante. Un ansimante strusciare di cento piedi nella polvere ed il rumoreggiare della folla assiepata ai lati del corteo.


Il cielo della sera è alto, lontano ed indifferente a questa devozione ostentata e vagamente pagana.
Guardando quella folla muta eppure tumultuante, sembra di assistere ad una parata allegorica, un po’ stracciona, come una messa in scena a basso costo.

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il magazzino dei ricordi il tempo che fu

Girotondo

….oh quante belle figlie madama do re… oh quante belle figlie…..! e la bimba canta, socchiudendo gli occhi mentre una ciocca dei capelli biondi le sfiora una gota…..Il re ne comanda una madama do re il re ne comanda una…..e quale gli vuoi dare madama do re…..Le sue mani sono piccole e paffutelle, ma la loro stretta è già forte e sicura, allacciate a quelle di altri bambini che girando compongono un circolo entro il quale i piccoli volti infantili compongono un’innocente collana di freschezza….. se son belle me le tengo, madama do re, se son belle me le tengo….!