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autoriforma il magazzino dei ricordi

Un sole che cammina

“Barbara, devi assolutamente venire a questo meeting! C’è Kanzaki! Un mito! Poi giuro che non ti romperò più per farti partecipare alle riunioni”.

Un paio di settimane prima Lucrezia, la figlia di una mia amica, mi aveva parlato di buddhismo: sua madre non c’era e mi aveva sentita giù di corda. Con la generosità e il coraggio dei 20 anni mi aveva parlato con entusiasmo di questa sua nuova esperienza e così mi ero trovata a recitare il mantra davanti alla tenda bianca sentendomi molto cretina, come tutti all’inizio.

Erano tempi “non sospetti”, il buddhismo non era ancora diventato di moda: correva l’anno 1986.

Alla riunione i partecipanti sono in agitazione, c’è grande aspettativa e finalmente “lui” arriva. Dopo averne sentito parlare con tanta ammirazione, quando vedo arrivare un uomo piccolo e magro, dall’apparenza dimessa, penso: “tutto qui? Questa mezza porzione di sensei dovrebbe essere il grande guru?” Ci sediamo come usava allora, seduti sui talloni in circolo (per fortuna non si usa più: loro ci sono abituati, ma per noi occidentali era una vera tortura).

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come salvarsi la vita il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Al Tajadel(i) d’la Pina

Storia di come un piatto di tagliatelle può salvarti la vita

Entra…è pronto, Andrea…siediti intanto!”

Ed eccola, la mia mamma mentre arriva dalla cucina, con la grande zuppiera in mano colma di profumate e golose tagliatelle “alla bolognese”, fatte proprio secondo la ricetta originale (Artusi Docet)!

Le ha preparate lei, stamane, mattarello e tagliere, e così tanta amorevole gioia!

Mammamiamammamia….Giuseppina…quante me ne hai date!…”

macché troppe…alla tua età…non credo proprio che ne avanzerai!”

In casa mia la preparazione delle “tagliatelle” è sempre stata una cosa seria! Al giorno d’oggi ci sono macchinette che s’usano per prepararle…(no comment!) ma non posso scordare la mia nonna “Tisin” mentre impastava, davanti alla grande madia, sulla quale lavorava, rivoltava e sbatteva la bella pasta gialla di uova fresche di giornata, appena raccolte nel pollaio, delle sue galline così preziose ed amate!

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il magazzino dei ricordi il tempo che fu

La Vendemmia

La terrazza s’affaccia sui tetti e guardo verso le case, basse e come acquattate sotto i campanili d’attorno, che si vanno immergendo nella prima nebbia della sera.

Dalla chiesa di San Domenico, qui vicino, s’alza qualche rintocco piano….don…don…

Il richiamo alla preghiera serale….don…don….ed il suono si spande nell’aria ferma in cerchi sempre più vasti….come quelli prodotti da un sasso gettato nello stagno e che per un tempo lungo…magico…solletica la superficie immobile dell’acqua.

Ma altri ricordi si rincorrono da quest’immagine satura di una dolce melanconia.

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Arte e Musica il magazzino dei ricordi

Dipingeva la Luce: Martino Pinese

(seconda parte)

Da anni lo conosciamo, il “Pittore della Luce” come lo abbiamo soprannominato appena vedute le sue prime tele, lassù, alle pareti del piccolo caffè per i turisti, appena fuori del convento di clausura.

Pinese dipingeva senza colori, ma solo bianco su bianco, in una tecnica allora solo sua eppure, anche se può apparire impossibile, dalle sue tele immerse totalmente nella gamma del bianco uscivano immagini come di sola luce! Immagini realistiche, eppure concrete come ci appaiono, in certi sogni che non sempre al risveglio sappiamo ricordare….se non come “sensazioni” oniriche.

dalla sua monografia, Gemelli Editore
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Arte e Musica il bel tenore il magazzino dei ricordi

Dipingeva la luce: Martino Pinese

Uno squarcio sul Paradiso

  • finalmente! finalmente! ben arrivati!…! Cominciavo a temere che quest’anno non sareste venuti! Ma adesso…venite con me, ho una cosa da mostrarvi…una cosa bellissima –

Siamo a Camaldoli. questo luogo tanto amato e dove, da tanti anni veniamo per trascorrervi la Pasqua. Ma ora seguiamo, portati quasi di corsa, da un inedito Padre Martino, che ci sta accogliendo sbracciandosi un poco, con la tonaca al vento.

Venite…venite…che vi mostro cosa abbiamo trovato….venite…-

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Il Baldo il magazzino dei ricordi

I RAGAZZI DELLA VIA MANTOVA – la nuova generazione

Una scazzottata intergenerazionale

Mio marito era il ritratto di suo padre: non li si distingueva, guardando le loro foto alla stessa età, se non per il bianco e nero e la foggia dell’abbigliamento; entrambi nati e cresciuti in quella Via.

Fino a pochi decenni fa, i milanesi tendevano a restare abbarbicati per un’intera vita nella stessa via e i figli che si sposavano cercavano casa nel rione dei genitori; le generazioni si inseguivano come grani di un rosario uniti dalla stessa catena e i ragazzini rinnovavano l’amicizia – o l’inimicizia – dei padri.

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Il Baldo il magazzino dei ricordi

Dario e gli zingari

“Serena, questa notte te ne vai a casa…qui non “è aria”

“ma nemmeno per sogno Dario! Da qui non mi muove nessuno, là dietro quella porta, c’è Barbara che muore! Lo sai, vero?”

E’ notte fonda e l’ospedale pare deserto, almeno qui, in questo lungo corridoio che finisce davanti ad una grande porta a vetri, dietro la quale c’è il reparto di rianimazione. Ve l’abbiamo portata quattro giorni fa, esanime. In ambulanza, ad un certo punto il paramedico chiede all’autista di mettere la sirena e di andare più in fretta possibile:

“accelera, e metti la sirena: la stiamo perdendo!”

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Il Baldo il magazzino dei ricordi

Noi per sempre

(rammenta, lieto, il tempo che fu nostro…)

Sei entrato nella mia vita in un mese di dicembre e nel dicembre di 48 anni dopo ne sei uscito all’improvviso. Rapito dalla nera signora con la falce.

Era un appuntamento karmico, questo è sicuro.

Oggi è il mesiversario, il settimo.

Ci fu un altro settimo mesiversario, 47 anni fa.

Fu a Cervo, un romantico borgo ligure, che mi chiedesti di sposarti; eravamo poco più che adolescenti. Ricordo com’ero vestita: in macramé bianco, come l’abito da sposa che indossai cinque anni più tardi. Poi partimmo per una vacanza di studio a Londra; i miei genitori ci accompagnarono all’aeroporto, eravamo vestiti uguali: jeans e giubbetto di jeans scoloriti e mocassini college con la monetina da un penny infilata nella mascherina, come imponeva la moda di allora; la mamma disse che vedendoci allontanare mano nella mano sembravamo la réclame del Collegio Tumminelli. Papà non era molto tranquillo: quel vecchio aereo del volo charter bianco e viola (viola! Nell’ambiente dello spettacolo porta male!) sembrava stare insieme con lo sputo. Il primo volo per entrambi: ricordo la mia trepidazione per l’imminente avventura… da allora detesto volare. Turbolenze durante tutto il viaggio, hostess dall’aria tesa e un atterraggio da vignetta umoristica: a balzelloni.

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gli antenati il magazzino dei ricordi

I Treni

Nonno Luigi nel frutteto

Sai quando ti prende quella melanconia, quella che ti sale proprio dalla pancia e ti fa dolere lo stomaco? Ecco! Proprio quella!

Il sole ormai tramonta sempre più presto e così, prima di chiudere la giornata, m’affaccio al balcone, quello che guarda la piazza e la piccola, antiquata stazione dei treni. Lo facevo spesso in questa specie di saluto al giorno che scolora nella notte. Mi sembra di tornare bambina, quando guardando i treni passare e mi pareva di sentire i sogni nascermi dentro. Ed anche ora, gli stessi sogni mi riportano ad un tempo lontano, lontanissimo ormai.

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Il Baldo il magazzino dei ricordi

Il Valzer

IL VALZER…..

ZUM…PA…PA….ZUM…PA…PA……ZUM…..PA..PA…

(musica )

………………. un brindisi!!!!!!!!!!!!!!………………

(coro )

…………… l’estro non m’arride……………

( alfredo )

………………………..e non sei tu maestro…………..

( coro )

………………………..vi fia grato…………..

( alfredo a violetta )

………. si….……….

( risponde violetta)

…………………………..l’ho gia’ in cor…………………..

( alfredo)

Zum..pa…pa….zum…pa..pa…..libiaaaamo libiamo nei lieti calici………………………………………………

“ Ferma..ferma Barbara!.”

E la musica si ferma , mentre Dario, sconsolato, si lascia andare in una poltroncina.

Siamo alla vigilia del matrimonio e mancano solo due giorni. C’è poco tempo!

Barbara alla sua festa di matrimonio vuole iniziare le danze ballando un Valzer con suo marito. Già… ma Dario non ha mai ballato il valzer….