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Gli S’ciucarein

Il Balcone fiorito a Dozza.

E’ da stamani che li aspetto! Gli “S-ciucarein” di Dozza! Ed eccoli, mentre il gruppo colorato dei bei costumi antichi, risale la via principale del minuscolo borgo .

Sono tutti giovanissimi, ed appaiono belli, i velluti scintillanti e le camicie candide che spuntano dalle giacchette corte. Nella mano destra impugnano le lunghissime antiche fruste che fra poco, sul breve piazzale accanto al Municipio, faranno schioccare a tempo: una musica fatta solo d’aria, cadenzata, che sale e gioca, da loro alle tante persone che li hanno accompagnati fin qui.

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Il Baldo il magazzino dei ricordi noi due

Ancora non ci credo

oggi è un anno che hai lasciato il pianeta

quando l’ho conosciuto
la foto che tenevo sul comodino da fidanzati
durante una vancanza-studio a Madrid
con gli amici di sempre
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il magazzino dei ricordi Magie noi due

I miei presepi

evoluzione di una presepista in erba

Ho iniziato a fare il presepe quando la mamma ha disfatto la casa dei nonni: allora le chiesi le statue sopravvissute ai vari traslochi; i personaggi principali, più grandi, sono alti 20 cm. La mia intenzione era quella di proseguire la tradizione dei un vero presepista (lui si che poteva fregiarsi di tale titolo…) in memoria e in onore del nonno, al quale devo tanto: il meglio di me.

I suoi presepi fantasmagorici sono impressi nella mia memoria e così ho deciso di continuare a far vivere le statue che avevano accompagnato la vita della nostra famiglia, insieme a quelle dei miei suoceri, più piccole, che da anni giacevano inutilizzate: da allora, due infanzie felici sono unite nel diorama natalizio.

2005, quando volli farlo grande perché ero rediviva: l’anno prima non avevo potuto farlo perché ero gravemente ammalata e finii in ospedale, in terapia intensiva: disperavano di salvarmi, ma io avevo ancora da fare e li sorpresi.: tornai a casa il primo giorno di primavera e a dicembre decisi che per compensare l’anno precedente, l’avrei fatto…doppio.
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Il mio primo presepe

…ed altri che sono impressi nella mia memoria e nel mio cuore

Ancora una volta è Natale!

Già! Ancora una volta è Natale! Ne sono passati tanti e me li ricordo tutti, o quasi. Ma quello che mi rammento più di altri, è il primo della mia vita.

Avevo forse due o tre anni e mi rivedo, piccina piccina mentre, ancora assonnata, zampetto verso la saletta da pranzo perché mi hanno svegliata:

“Vieni Serena, che è arrivato Gesù Bambino!”

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Mio Padre, che eroe!

Scritto per un padre

e dedicato a tutti i padri

Questo post lo scrivo proprio per te, L., e lo dedico a tutti i padri, soprattutto a quelli che devono svolgere anche il ruolo di madre: una sfida che sei in grado di raccogliere.

Hai scritto un tweet che mi è arrivato dritto al cuore ed è esploso. Ti ringrazio di avermi permesso di pubblicarlo:

Ci sono giorni di pioggia che devono venire. E lunghe ore fredde di ghiaccio, di neve e di silenzio. Ci sono le mie braccia. Larghe, possenti e inutili, che conservano la memoria di forma del tuo corpo. Nella solitudine non c’è salvezza. Vieni, nel silenzio di notti profonde.

Quelle tue braccia saranno il rifugio sicuro per tua figlia, per tutta la sua vita, anche se adesso non ci pensi davvero perché il dolore per la perdita del tuo Amore occupa tanto spazio.

Domenica mattina, mentre mi concedevo di poltrire un po’, pensavo a quella tua splendida poesia che gronda dolore e dal cuore ha iniziato a scorrere un fiume in piena che mi ha spinto ad alzarmi e a buttare giù appunti per questo post. Schegge di memoria sul mio papà che questa volta condivido con te, sperando che ti aiutino a reggere il cuore che pesa per l’assenza.

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Un sole che cammina

“Barbara, devi assolutamente venire a questo meeting! C’è Kanzaki! Un mito! Poi giuro che non ti romperò più per farti partecipare alle riunioni”.

Un paio di settimane prima Lucrezia, la figlia di una mia amica, mi aveva parlato di buddhismo: sua madre non c’era e mi aveva sentita giù di corda. Con la generosità e il coraggio dei 20 anni mi aveva parlato con entusiasmo di questa sua nuova esperienza e così mi ero trovata a recitare il mantra davanti alla tenda bianca sentendomi molto cretina, come tutti all’inizio.

Erano tempi “non sospetti”, il buddhismo non era ancora diventato di moda: correva l’anno 1986.

Alla riunione i partecipanti sono in agitazione, c’è grande aspettativa e finalmente “lui” arriva. Dopo averne sentito parlare con tanta ammirazione, quando vedo arrivare un uomo piccolo e magro, dall’apparenza dimessa, penso: “tutto qui? Questa mezza porzione di sensei dovrebbe essere il grande guru?” Ci sediamo come usava allora, seduti sui talloni in circolo (per fortuna non si usa più: loro ci sono abituati, ma per noi occidentali era una vera tortura).

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Al Tajadel(i) d’la Pina

Storia di come un piatto di tagliatelle può salvarti la vita

Entra…è pronto, Andrea…siediti intanto!”

Ed eccola, la mia mamma mentre arriva dalla cucina, con la grande zuppiera in mano colma di profumate e golose tagliatelle “alla bolognese”, fatte proprio secondo la ricetta originale (Artusi Docet)!

Le ha preparate lei, stamane, mattarello e tagliere, e così tanta amorevole gioia!

Mammamiamammamia….Giuseppina…quante me ne hai date!…”

macché troppe…alla tua età…non credo proprio che ne avanzerai!”

In casa mia la preparazione delle “tagliatelle” è sempre stata una cosa seria! Al giorno d’oggi ci sono macchinette che s’usano per prepararle…(no comment!) ma non posso scordare la mia nonna “Tisin” mentre impastava, davanti alla grande madia, sulla quale lavorava, rivoltava e sbatteva la bella pasta gialla di uova fresche di giornata, appena raccolte nel pollaio, delle sue galline così preziose ed amate!

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albero buco il magazzino dei ricordi il tempo che fu

La Vendemmia

La terrazza s’affaccia sui tetti e guardo verso le case, basse e come acquattate sotto i campanili d’attorno, che si vanno immergendo nella prima nebbia della sera.

Dalla chiesa di San Domenico, qui vicino, s’alza qualche rintocco piano….don…don…

Il richiamo alla preghiera serale….don…don….ed il suono si spande nell’aria ferma in cerchi sempre più vasti….come quelli prodotti da un sasso gettato nello stagno e che per un tempo lungo…magico…solletica la superficie immobile dell’acqua.

Ma altri ricordi si rincorrono da quest’immagine satura di una dolce melanconia.

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Dipingeva la Luce: Martino Pinese

(seconda parte)

Da anni lo conosciamo, il “Pittore della Luce” come lo abbiamo soprannominato appena vedute le sue prime tele, lassù, alle pareti del piccolo caffè per i turisti, appena fuori del convento di clausura.

Pinese dipingeva senza colori, ma solo bianco su bianco, in una tecnica allora solo sua eppure, anche se può apparire impossibile, dalle sue tele immerse totalmente nella gamma del bianco uscivano immagini come di sola luce! Immagini realistiche, eppure concrete come ci appaiono, in certi sogni che non sempre al risveglio sappiamo ricordare….se non come “sensazioni” oniriche.

dalla sua monografia, Gemelli Editore
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Dipingeva la luce: Martino Pinese

Uno squarcio sul Paradiso

  • finalmente! finalmente! ben arrivati!…! Cominciavo a temere che quest’anno non sareste venuti! Ma adesso…venite con me, ho una cosa da mostrarvi…una cosa bellissima –

Siamo a Camaldoli. questo luogo tanto amato e dove, da tanti anni veniamo per trascorrervi la Pasqua. Ma ora seguiamo, portati quasi di corsa, da un inedito Padre Martino, che ci sta accogliendo sbracciandosi un poco, con la tonaca al vento.

Venite…venite…che vi mostro cosa abbiamo trovato….venite…-