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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Ciao, Gustìn

Augusto era un contadino, con la semplicità e la saggezza degli uomini legati alla terra; sedeva spesso in un angolo, silenzioso, con un sorriso malinconico che a tratti si illuminava, preceduto da un guizzo di vivacità negli occhi. Non ricordo di averlo mai sentito lamentarsi. Parlava poco, per lo più del tempo: per chi coltiva la terra il tempo è pervasivo e fondamentale, può ripagarti del sudore versato o distruggere in un attimo tutte le fatiche di una stagione. Però ascoltava attentamente e qualche volta esprimeva un breve commento, spesso sorprendentemente arguto.

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Forse ho incontrato un bodhisattva

Nel 1978 Ibiza non era la bolgia infernale di oggi e Formentera era un piccolo eden selvaggio: grandi saline e campi di grano, qualche casa di pescatori e nemmeno un albergo: solo un ostello per chi avesse perso l’ultimo traghetto, oppure in caso di mare grosso; spiaggette deserte di sabbia bianchissima, con una striscia rosa di polvere di corallo là dove l’onda si ritira, sulla battigia; un mare dall’acqua calda e salatissima, trasparente come una piscina, dove ti immergevi tra piccoli pesci che ti sfioravano già a dieci centimetri di profondità, il profumo delle alghe buttate sulla riva dalla risacca.

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gli imperi della luna Il Baldo il magazzino dei ricordi

Come eravamo

un post ripescato dal vecchio blog, un siparietto di quotidianità col Baldo:
“Però eravamo tanto belli!”


Oggi il marito rientra per il pranzo,  si toglie il giubbotto da moto mentre  passano in TV le immagini della manifestazione degli studenti. Voce dal loggione (cioè LUI): “A LAVORAAAARE!”  
IO:  (sguardo eloquente): “EEEEHHHHHH????? Ti devo rispolverare la memoria? Chi è che mi piombava in casa con due occhi così per i lacrimogeni?  LUI:  “ehmmm ma io quando arrivavo? di pomeriggio…al mattino ero a scuola” . IO: “a scuooooolaaaaaa? seeeeee…come no! all’Einstein, il liceo più sovversivo del Paese: i figli dell’occupazione… le assemblee, il movimento studentesco…e il preside piu’ bastardo della città che chiamava ogni momento la pula… come quella volta che gli studenti si fregarono le chiavi dei cellulari: il giorno dopo, foto sul giornale degli agenti che rientrano in caserma spingendoli…A lavorare eh? Ma stai zitto, abbi un briciolo di decenza…”. 
Sorrisetto a metà tra beffardo e compiaciuto del marito. Un amico, uno di quei giovani d’oggi, si scompiscia dalle risate: “voi due oggi mi fate morire”. 
Già. Per un attimo siamo tornati ad essere quei liceali. Gli anni di piombo: un incubo, ma erano anche gli anni delle contestazione, della rivoluzione culturale, c’era un gran fermento di idee, di vita, di ideali. Pensavamo di poter cambiare il mondo… poveri idioti? Io non mi sento né idiota né sconfitta: ci siamo in parte riusciti, ma quelli di oggi che ne sanno di com’era prima? Che ne sanno di come eravamo…

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gli antenati gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Tuo per Sempre

(se vorrai)

Si sa che per i bambini i vecchi solai sono un luogo eccitante ed avventuroso per giocare, magari frugando nei bauli e tra le vecchie cose. Mia madre non faceva eccezione e verso i 7 anni, giocando con i suoi amichetti nel solaio dei nonni, trovò le lettere che il mio bisnonno scriveva alla bisnonna quando erano fidanzati.

Lui si chiamava Luigi, era alto, con i riccioli biondi e gli occhi azzurri, ferroviere e socialista (gli portavamo garofani rossi il 2 novembre). Lei, Teresa, detta “Tisìn” era una peperina, piccola e svelta, dalla lingua tagliente e i modi asciutti. Ma quando parlava il suo Luigi…parlava il dio in terra: nemmeno il Papa o il Re (allora c’era ancora) avrebbero avuto tanta autorità.

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RIEN NE VA PLUS

Da un mesetto le amiche di mamma le chiedono: “e allora, sposina! Ci siamo quasi eh? Come ti senti?”. Lei a qualcuna lo dice, ad altre no (si limita a pensarlo): “sto progettando la fuga in Papuasia, a raddrizzare banane” …è una frase mutuata dal fidanzato, non ne sospetta il vero significato…anni dopo riderà della sua ingenuità, ricordandola.

La notte precedente al grande passo, sua madre le sussurra: “sei proprio sicura, vero? Guarda che se anche all’ultimo istante ci ripensi, non devi far altro che eclissarti: agli invitati ci penso io”.

Sicura? Non lo sa più nemmeno lei, adesso. 21 anni forse sono pochi per una così grande responsabilità.

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La Casa della Musica

dal magazzino dei ricordi: “la mia” Casa Salomoni

Ho imparato ad amare la musica prima di nascere: mia madre studiava da concertista di pianoforte mentre era in attesa. Poi studiò e basta, trasferendo le proprie ambizioni sulla carriera di mio padre, “il bel tenore”. Da piccola l’accompagnavo a lezione e, pur essendo vivace, me ne stavo buona ad ascoltarla, anche quando studiava a casa.
Capita, camminando per strada, che dalle finestre piovano le note di esercizi al pianoforte, oppure che ti colgano, inattese, mentre sali le scale. Io mi fermo sempre ad ascoltare, mentre i ricordi volano su quell’armonia……

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Casa Salomoni

Come resistere al fascino di ricordi grati, belli e custoditi gelosamente più di un raro tesoro! L’autore delle rime gustose del post precedente è naturalmente l’incomparabile Nubellu! Figlio della mia cara Maestra Rina Salomoni e marito della citata Sissibelli, la sua dolcissima e bella sposa Clelia.
Come – in questo ricordo – non rammentarmeli tutti e tre in quella loro bellissima villetta, sulla quale – sovrana dolce, materna ma…fermissima Mamma Rina, ossia la mia maestra di musica – regnava.

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Messaggi dall’aldilà

stavolta è successo anche a me… sono un fenomeno paranormale? :-)))

Volevo commentare l’ultimo post della mamma e nello spazio da compilare con il nome trovo scritto “sissibelli” ed in quello dell’indirizzo email trovo “nubello@yahoo.it”. Sono rimasta di sasso: la nostra maestra di piano aveva un figlio, Venusto, che sicuramente nella vita precedente era stato un grande pianista o compositore, perché – ironia della sorte – non aveva mai avuto voglia di studiare musica ma quando si sedeva al piano suonava come un novello Rubinstein.

Funzionario di banca, sfogava la creatività in privato scrivendo sonetti scanzonati e divertenti, dei quali faceva spesso dono agli amici, raccogliendoli in libretti elegantemente rilegati.

Ed è proprio in un uno di questi sonetti che compaiono sissibelli e nubello:

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Pinkerton a Berlino 2 – la vendetta

Mentre andava in scena papi…

Io ero in collegio. Avevo 14 anni. Fulminata sulla via di Damasco dal Romeo e Giulietta di Zeffirelli, mentre le compagne giocavano o leggevano i romanzi di Liala, io me ne andavo nel parco a leggere le tragedie del mio nuovo amore letterario. Ma non bastava: figlia d’arte, decisi di organizzare una recita. Fu un caso che la data scelta per la rappresentazione coincidesse con quella della Butterly a Berlino di papà.

Mentre facevamo le prove, le altre compagne si allenavano a “fischiare”, ma le sfide mi sono sempre piaciute e questo, invece che scoraggiarmi, mi spronava a fare di più e meglio; “ah, volete fischiarci? La vedremo”.

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Girotondo

….oh quante belle figlie madama do re… oh quante belle figlie…..! e la bimba canta, socchiudendo gli occhi mentre una ciocca dei capelli biondi le sfiora una gota…..Il re ne comanda una madama do re il re ne comanda una…..e quale gli vuoi dare madama do re…..Le sue mani sono piccole e paffutelle, ma la loro stretta è già forte e sicura, allacciate a quelle di altri bambini che girando compongono un circolo entro il quale i piccoli volti infantili compongono un’innocente collana di freschezza….. se son belle me le tengo, madama do re, se son belle me le tengo….!