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autoriforma gli imperi della luna riflessioni

Distacco o Fuga?

Distaccarsi significa anche lasciar andare; a volte la mente ci inganna, travestendo da distacco il non dare peso e significato alle cose o il farlo con superficialità. A volte.

I monaci tibetani con infinita pazienza tracciano mandala usando sabbia e polveri colorate: lavoro paziente che richiede giorni. Dopo la preghiera e la meditazione, lo disfano e i disegni scompaiono, i colori si mischiano in una specie di arcobaleno; è un gesto simbolico che celebra l’importanza di apprendere la lezione del distacco e della caducità, della consistenza e realtà solo apparenti del mondo fenomenico.

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gli imperi della luna Il Baldo il magazzino dei ricordi

About Dario

11 SETTEMBRE 2007

Sono sveglio……

No forse ancora no, è tutto buio…….veramente piu’ che buio è nero, profondamente nero.

Non puo’ essere dovuto all’illuminazione, è troppo perfettamente NERO.

Adesso alzo un braccio per far notare che sono sveglio……seeee non lo sento nemmeno il braccio!

Non capisco: se il cervello funziona……….., che fine a fatto il resto del corpo?

Non posso essere morto, sento voci straniere dietro di me e giurerei che qualcuno mi ha toccato poco fa.

Provo a sollevare le palpebre…….non riesco

Muovo le dita delle mani………non riesco

Cazzo saro’ mica paralizzato!!!!

 
Ho qualche cosa in bocca che mi fa soffocare, e il naso è pieno avrei bisogno di soffiarlo, possibile che nessuno si accorga che sono SVEGLIO?

E’ come se una spessissima coperta di catrame mi avesse incollato a quello che credo sia un letto.

Ma voglio muovermi e con sforzo sovrumano riesco a muovere la lingua ed anche la cosa che mi soffoca.

Subito sento una voce ; buono, sei intubato, asseconda il ritmo del respiro e non preoccuparti, va tutto bene.

Sono VIVO.

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autoriforma gli imperi della luna riflessioni

L’Impermanenza

tout casse, tout passe, tout lasse et tout se remplace

Una tra le cose che mi riesce piu’ difficile da accettare è l’impermanenza di tutte le cose. Impermanenza: parente stretta del distacco, altro aspetto doloroso di questa nostra commedia umana: una lunga serie di addii. Da persone, luoghi, situazioni, amici a due o a quattro zampe. Cicli che si chiudono, cicli che iniziano. Non possiamo contare su niente di veramente saldo e immutevole, nemmeno noi stessi, soprattutto noi stessi.

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il cassetto dei sorrisi il magazzino dei ricordi

Dozza e la sua rocca

…per un perfetto fine settimana romantico

(mi è parso naturale ripescare questo post del vecchio blog, per fare da eco a quello della mamma; è divertente rileggersi 30 anni dopo: come si cambia….)

C’è un incantevole borgo ridente, appollaiato su di un colle e circondato da vigneti, dove nei tempi andati ci si andava in “villeggiatura” ed infatti quando a Imola, che dista soli 3 Km, si boccheggia dal caldo, ci spira quasi sempre un bel venticello.

Dozza è bella in qualsiasi stagione. In autunno, per le sue stradine spesso c’è un po’ di nebbiolina e ovunque aleggia il buon odore della legna bruciata. In inverno ci nevica sul serio ed è bellissimo camminare sotto i portici o per le sue stradine di acciottolato annusando il profumo di legna o di carne alla brace.

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gli imperi della luna GliAmici il magazzino dei ricordi

Sul mio amico Fano e sull’arte della conquista

Siamo quasi amici d’infanzia, quasi fratelli. Lui nella vita fa l’attore e il regista, è un bravissimo fotografo e sarebbe un ottimo sceneggiatore ma non si impegna nel piazzare le sue storie. Era diventato amico anche di mio padre, per anni condivisero le tavole del palcoscenico. Peccato che ora che papi non c’è più, per rispetto non mi faccia la sua parodia: gli riusciva benissimo…

Fano è un artista e (quindi?) un folle: lo dico sul serio. Un genere di follia che te lo fa amare. E’ capace di grande tenerezza e sorride sempre: non l’ho mai visto alterarsi, ovvero il suo modo di alterarsi è estremamente pacato. Gioca sempre: il suo bambino interiore non solo è vivo e vegeto, ma pure coccolato e alimentato ed è adorabile. Si, ecco, questo forse è il suo tratto caratteristico: vive la vita come un gioco, con la saggezza e la cultura della gente del Sud.

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autoriforma gli imperi della luna

L’anno che verrà

Augurio Speciale e Sempreverde (non solo) per giovani leoni

Un anno intenso

vissuto fino in fondo

un anno di lotte

sfide

vittorie

gioia

dolore

ostacoli per crescere.

Un anno pieno di coraggio

per gettarsi nella mischia

e sfidarsi fino in fondo

per misurare il valore

e superare i limiti.

E allora

un anno di cieli infiniti:

sole, tempeste

e spazi per volare

sempre più in alto.

Savane splendide e crudeli

per correre e ruggire

e sentir seguire il silenzio.

Profondità insondabili

per toccare il fondo

e risalire.

Impenetrabili oscurità

per imparare

che più scura è la notte,

più vicina è l’alba

e che c’è sempre

luce

dentro di noi.

VIVI!

Cerca e conosci te stesso

cerca la lotta e la sfida

guardando in faccia la realtà

senza perdere i sogni,

con coraggio ma senza arroganza

conquistando il rispetto

di te stesso:

quello degli altri verrà di conseguenza.

Senza pastoie di false morali

libero di vivere

senza rimpianti

perché i rimorsi si affievoliscono

il rimpianto, mai.

Perché la vita è

e dev’essere vissuta

per ciò che è:

una meravigliosa avventura

alla ricerca del Graal.

Un anno così

splendido e bruciante

Un anno per sapere

chi sei, cosa vuoi e dove vai

per morire e rinascere

per trovare

ciò che ancora ti manca

per essere un Uomo.

Un anno da ricordare.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi Un Uomo

Un Uomo


Alberto scappò da casa che era solo tredicenne, per protestare contro una situazione familiare che allora non poteva capire. Era il 1925. Sua madre voleva farlo cercare dai carabinieri, suo padre disse: “lascia stare, se ha la stoffa del delinquente, lo diventerà comunque restando a casa, se non ce l’ha, diventerà un Uomo”.
Diventò un Uomo.
Di quelli che si incontrano forse una sola volta nella vita, o forse mai.

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era mio padre il bel tenore il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Lezioni d’amore

“Era mio padre”

Papà aveva un caratteraccio (che io ho ereditato, smussandolo da adulta con l’autoriforma, effetto collaterale della pratica buddhista).

A volte lo avresti ucciso, a volte lo avresti ammazzato di coccole. A Milano, di uno come lui, dicono “o mazàll o tegnìll”, o ammazzarlo o tenerlo com’è…e noi ce lo tenevamo: era un’adorabile canaglia e un irresistibile mascalzone, a volte aveva un sorriso da men’impippo “che neanche Clark Gable”…

Verso i 13 anni iniziò ad essere seriamente preoccupato, di fronte alla figlia che iniziava a sbocciare; succede a tutti i padri, ma in lui il fenomeno era decisamente virulento.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Ognissanti, appuntamento con la memoria

Quest’anno, con immenso dispiacere non posso andare a visitare quello che Dario chiamava “magazzino dei ricordi” e allora ci torno con il ricordo: un post del 2005 del vecchio blog.

Non vado quasi mai al cimitero, ma ad Ognissanti, ricorrenza della nonna paterna e del bisnonno Luigi, vado in un paesino a 25 km da qui; ora ci sono anche le ceneri di papà, insieme ai suoi genitori. Quello che faccio, in realtà, è un viaggio nella memoria di un’infanzia felice.
Il paese è rimasto lo stesso, a dispetto dell’urbanizzazione selvaggia imperante ovunque, ma non qui.


Ogni domenica andavamo dai nonni a pranzo. Chissà perché avevano scelto di trasferirsi proprio qui, vicino alla riserva del Ticino.
Rifaccio ogni anno lo stesso percorso di allora e guardandomi intorno noto con piacere che non molto è cambiato. La stessa campagna piatta e brulla, tipica della pianura lombarda, dolcemente malinconica sia col sole, sia con la pioggia, poche case isolate ogni tanto, il dosso e poi si passa davanti alla villetta che fu dei nonni e si prosegue sulla strada maestra fino al cimitero, passando davanti alla chiesa, con la sua facciata invariabilmente rosa da più di 40 anni a questa parte e mi rammento le funzioni di allora, con gli uomini e le donne separati; io dovevo stare con la nonna e non capivo perché, ogni volta protestavo: una ribelle in erba.
Oggi c’era un po’ di nebbiolina. Di solito, all’uscita, compriamo le castagne arrosto appena fuori dal cancello, ma oggi le avevano già finite.

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gli antenati gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Bel Ninìn

A fine giugno partivo per il mare, ma fino all’adolescenza, alla chiusura della scuola andavo a stare un po’ dai nonni paterni, in campagna.

A quella casa sono legati molti ricordi di un’infanzia felice che a volte è rifugio nelle giornate amare.

Ogni domenica andavamo a pranzo dai nonni e la sera si tornava carichi di fiori, uova, verdurine fresche dell’orto e frutta.

I nonni si erano trasferiti quando avevo solo pochi mesi in una villetta al limitare di un paesino a venti chilometri dalla città; c’era un giardino pieno di fiori, davanti alla casa, sul retro invece un piccolo frutteto e un grande cortile, dove potevo scorrazzare con Tim, il mio amico a quattro zampe, correre sulla macchinetta rossa a pedali o andare sull’altalena. Ma io stavo sempre attaccata ai calzoni del nonno, che me le dava vinte tutte: papà, con una punta di invidia nella voce, gli diceva “guarda che nonno di legno dolce!”…era stato un padre molto severo, ma per me era un compagno di giochi fantastico. Ci divertivamo moltissimo, insieme; non riusciva proprio a lasciarmi a casa: io volevo accompagnarlo dappertutto e lui non si faceva pregare; persino a caccia mi portava, e ogni volta mi arrabbiavo perché non voleva insegnarmi ad usare il fucile.