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Sul mio amico Fano e sull’arte della conquista

Siamo quasi amici d’infanzia, quasi fratelli. Lui nella vita fa l’attore e il regista, è un bravissimo fotografo e sarebbe un ottimo sceneggiatore ma non si impegna nel piazzare le sue storie. Era diventato amico anche di mio padre, per anni condivisero le tavole del palcoscenico. Peccato che ora che papi non c’è più, per rispetto non mi faccia la sua parodia: gli riusciva benissimo…

Fano è un artista e (quindi?) un folle: lo dico sul serio. Un genere di follia che te lo fa amare. E’ capace di grande tenerezza e sorride sempre: non l’ho mai visto alterarsi, ovvero il suo modo di alterarsi è estremamente pacato. Gioca sempre: il suo bambino interiore non solo è vivo e vegeto, ma pure coccolato e alimentato ed è adorabile. Si, ecco, questo forse è il suo tratto caratteristico: vive la vita come un gioco, con la saggezza e la cultura della gente del Sud.

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autoriforma gli imperi della luna

L’anno che verrà

Augurio Speciale e Sempreverde (non solo) per giovani leoni

Un anno intenso

vissuto fino in fondo

un anno di lotte

sfide

vittorie

gioia

dolore

ostacoli per crescere.

Un anno pieno di coraggio

per gettarsi nella mischia

e sfidarsi fino in fondo

per misurare il valore

e superare i limiti.

E allora

un anno di cieli infiniti:

sole, tempeste

e spazi per volare

sempre più in alto.

Savane splendide e crudeli

per correre e ruggire

e sentir seguire il silenzio.

Profondità insondabili

per toccare il fondo

e risalire.

Impenetrabili oscurità

per imparare

che più scura è la notte,

più vicina è l’alba

e che c’è sempre

luce

dentro di noi.

VIVI!

Cerca e conosci te stesso

cerca la lotta e la sfida

guardando in faccia la realtà

senza perdere i sogni,

con coraggio ma senza arroganza

conquistando il rispetto

di te stesso:

quello degli altri verrà di conseguenza.

Senza pastoie di false morali

libero di vivere

senza rimpianti

perché i rimorsi si affievoliscono

il rimpianto, mai.

Perché la vita è

e dev’essere vissuta

per ciò che è:

una meravigliosa avventura

alla ricerca del Graal.

Un anno così

splendido e bruciante

Un anno per sapere

chi sei, cosa vuoi e dove vai

per morire e rinascere

per trovare

ciò che ancora ti manca

per essere un Uomo.

Un anno da ricordare.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi Un Uomo

Un Uomo


Alberto scappò da casa che era solo tredicenne, per protestare contro una situazione familiare che allora non poteva capire. Era il 1925. Sua madre voleva farlo cercare dai carabinieri, suo padre disse: “lascia stare, se ha la stoffa del delinquente, lo diventerà comunque restando a casa, se non ce l’ha, diventerà un Uomo”.
Diventò un Uomo.
Di quelli che si incontrano forse una sola volta nella vita, o forse mai.

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era mio padre il bel tenore il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Lezioni d’amore

“Era mio padre”

Papà aveva un caratteraccio (che io ho ereditato, smussandolo da adulta con l’autoriforma, effetto collaterale della pratica buddhista).

A volte lo avresti ucciso, a volte lo avresti ammazzato di coccole. A Milano, di uno come lui, dicono “o mazàll o tegnìll”, o ammazzarlo o tenerlo com’è…e noi ce lo tenevamo: era un’adorabile canaglia e un irresistibile mascalzone, a volte aveva un sorriso da men’impippo “che neanche Clark Gable”…

Verso i 13 anni iniziò ad essere seriamente preoccupato, di fronte alla figlia che iniziava a sbocciare; succede a tutti i padri, ma in lui il fenomeno era decisamente virulento.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Ognissanti, appuntamento con la memoria

Quest’anno, con immenso dispiacere non posso andare a visitare quello che Dario chiamava “magazzino dei ricordi” e allora ci torno con il ricordo: un post del 2005 del vecchio blog.

Non vado quasi mai al cimitero, ma ad Ognissanti, ricorrenza della nonna paterna e del bisnonno Luigi, vado in un paesino a 25 km da qui; ora ci sono anche le ceneri di papà, insieme ai suoi genitori. Quello che faccio, in realtà, è un viaggio nella memoria di un’infanzia felice.
Il paese è rimasto lo stesso, a dispetto dell’urbanizzazione selvaggia imperante ovunque, ma non qui.


Ogni domenica andavamo dai nonni a pranzo. Chissà perché avevano scelto di trasferirsi proprio qui, vicino alla riserva del Ticino.
Rifaccio ogni anno lo stesso percorso di allora e guardandomi intorno noto con piacere che non molto è cambiato. La stessa campagna piatta e brulla, tipica della pianura lombarda, dolcemente malinconica sia col sole, sia con la pioggia, poche case isolate ogni tanto, il dosso e poi si passa davanti alla villetta che fu dei nonni e si prosegue sulla strada maestra fino al cimitero, passando davanti alla chiesa, con la sua facciata invariabilmente rosa da più di 40 anni a questa parte e mi rammento le funzioni di allora, con gli uomini e le donne separati; io dovevo stare con la nonna e non capivo perché, ogni volta protestavo: una ribelle in erba.
Oggi c’era un po’ di nebbiolina. Di solito, all’uscita, compriamo le castagne arrosto appena fuori dal cancello, ma oggi le avevano già finite.

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gli antenati gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Bel Ninìn

A fine giugno partivo per il mare, ma fino all’adolescenza, alla chiusura della scuola andavo a stare un po’ dai nonni paterni, in campagna.

A quella casa sono legati molti ricordi di un’infanzia felice che a volte è rifugio nelle giornate amare.

Ogni domenica andavamo a pranzo dai nonni e la sera si tornava carichi di fiori, uova, verdurine fresche dell’orto e frutta.

I nonni si erano trasferiti quando avevo solo pochi mesi in una villetta al limitare di un paesino a venti chilometri dalla città; c’era un giardino pieno di fiori, davanti alla casa, sul retro invece un piccolo frutteto e un grande cortile, dove potevo scorrazzare con Tim, il mio amico a quattro zampe, correre sulla macchinetta rossa a pedali o andare sull’altalena. Ma io stavo sempre attaccata ai calzoni del nonno, che me le dava vinte tutte: papà, con una punta di invidia nella voce, gli diceva “guarda che nonno di legno dolce!”…era stato un padre molto severo, ma per me era un compagno di giochi fantastico. Ci divertivamo moltissimo, insieme; non riusciva proprio a lasciarmi a casa: io volevo accompagnarlo dappertutto e lui non si faceva pregare; persino a caccia mi portava, e ogni volta mi arrabbiavo perché non voleva insegnarmi ad usare il fucile.

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Business, lacrime e riflessioni

(Rari Diari)

Oggi è il tuo anniversario, amico mio, e voglio ricordarti così: pubblicando il post dell’antico blog, che scrissi quando te ne andasti. Mi piace anche ricordare com’eravamo… quasi concorrenti ma con reciproca stima e amicizia, che ogni tanto giocavano a far finta di tirare a fregarsi.

Un ottobre frenetico, con impegni che si accavallano e sforzi sovrumani per gestire tutto, spazi privati azzerati, blog compreso.

Dieci giorni fa eravamo fuori sede per un congresso, giovedì e venerdì scorsi per un evento che prevedeva degli incontri bilaterali internazionali, prefissati in agenda “a catena di montaggio”, uno ogni venti minuti, con tanto di campanella che li cadenzava, come a scuola tanti anni fa. Un tour de force notevole, prima durante e dopo, senza nemmeno una pausa tra le due mezze giornate: c’era pure la cena di gala… un altro show. Merita un post, ma non ora.

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Ciao, Gustìn

Augusto era un contadino, con la semplicità e la saggezza degli uomini legati alla terra; sedeva spesso in un angolo, silenzioso, con un sorriso malinconico che a tratti si illuminava, preceduto da un guizzo di vivacità negli occhi. Non ricordo di averlo mai sentito lamentarsi. Parlava poco, per lo più del tempo: per chi coltiva la terra il tempo è pervasivo e fondamentale, può ripagarti del sudore versato o distruggere in un attimo tutte le fatiche di una stagione. Però ascoltava attentamente e qualche volta esprimeva un breve commento, spesso sorprendentemente arguto.

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gli imperi della luna il mestiere di vivere

Padri e madri superstar

Lezioni sul mestiere di vivere – Saggezza in pillole


Due grandi a confronto: uno famoso e una no,
ma non per questo meno grande

Quello famoso:
Ancora qui, Laerte? a bordo, a bordo, vergogna! Il vento siede sulla spalla della vostra vela e per voi s’attende. Ecco la mia benedizione a te! E vedi d’imprimere questi pochi precetti nella tua memoria. Non dar voce ai tuoi pensieri, né la tua azione ad alcun pensiero smisurato. Sii tu familiare, ma per nessun conto volgare; quegli amici che tu hai, e di cui hai provato l’adozione, agganciali alla tua anima con uncini d’acciaio, ma non t’intorpidire la palma intrattenendo ogni implume camerata col guscio in capo.

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gli imperi della luna pistolate

Conto alla rovescia

La piccola cinese sottile come un giunco, con il consueto sorriso di celluloide stampato sulla faccia, posa il vassoio con l’immancabile grappa cinese alla rosa e i biscottini della fortuna. Lui guarda il viso della sua compagna, illuminato dal riflesso rosso della piccola lanterna sul tavolo: è bellissima e dai suoi occhi neri che lo fissano dietro le lunghe ciglia dardeggia uno sguardo pieno di promesse.

Sorridendo, lei gli porge un biscottino. Lui lo sbriciola e scopre con sorpresa che sul biglietto è stampato solo un numero: “3”. Ma che significa? Di solito ci si trova una di quelle stupide frasi… Ne prende un altro: “2”. Sempre più sorpreso, ne spezza un terzo: “1”, poi un quarto: “game over”. D’istinto, alza lo sguardo e la riconosce, in fondo al locale: vestita da cinese, con un’ampia e lunga giacca di seta rosso sangue su larghi pantaloni scuri e i capelli nerissimi raccolti in una lunga treccia. Con un veloce movimento, la donna si gira di scatto e l’ultima cosa che lui vede è la punta del coltello che vola verso il suo petto.