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gli imperi della luna rari diari

Business, lacrime e riflessioni

(Rari Diari)

Oggi è il tuo anniversario, amico mio, e voglio ricordarti così: pubblicando il post dell’antico blog, che scrissi quando te ne andasti. Mi piace anche ricordare com’eravamo… quasi concorrenti ma con reciproca stima e amicizia, che ogni tanto giocavano a far finta di tirare a fregarsi.

Un ottobre frenetico, con impegni che si accavallano e sforzi sovrumani per gestire tutto, spazi privati azzerati, blog compreso.

Dieci giorni fa eravamo fuori sede per un congresso, giovedì e venerdì scorsi per un evento che prevedeva degli incontri bilaterali internazionali, prefissati in agenda “a catena di montaggio”, uno ogni venti minuti, con tanto di campanella che li cadenzava, come a scuola tanti anni fa. Un tour de force notevole, prima durante e dopo, senza nemmeno una pausa tra le due mezze giornate: c’era pure la cena di gala… un altro show. Merita un post, ma non ora.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Ciao, Gustìn

Augusto era un contadino, con la semplicità e la saggezza degli uomini legati alla terra; sedeva spesso in un angolo, silenzioso, con un sorriso malinconico che a tratti si illuminava, preceduto da un guizzo di vivacità negli occhi. Non ricordo di averlo mai sentito lamentarsi. Parlava poco, per lo più del tempo: per chi coltiva la terra il tempo è pervasivo e fondamentale, può ripagarti del sudore versato o distruggere in un attimo tutte le fatiche di una stagione. Però ascoltava attentamente e qualche volta esprimeva un breve commento, spesso sorprendentemente arguto.

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gli imperi della luna il mestiere di vivere

Padri e madri superstar

Lezioni sul mestiere di vivere – Saggezza in pillole


Due grandi a confronto: uno famoso e una no,
ma non per questo meno grande

Quello famoso:
Ancora qui, Laerte? a bordo, a bordo, vergogna! Il vento siede sulla spalla della vostra vela e per voi s’attende. Ecco la mia benedizione a te! E vedi d’imprimere questi pochi precetti nella tua memoria. Non dar voce ai tuoi pensieri, né la tua azione ad alcun pensiero smisurato. Sii tu familiare, ma per nessun conto volgare; quegli amici che tu hai, e di cui hai provato l’adozione, agganciali alla tua anima con uncini d’acciaio, ma non t’intorpidire la palma intrattenendo ogni implume camerata col guscio in capo.

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gli imperi della luna pistolate

Conto alla rovescia

La piccola cinese sottile come un giunco, con il consueto sorriso di celluloide stampato sulla faccia, posa il vassoio con l’immancabile grappa cinese alla rosa e i biscottini della fortuna. Lui guarda il viso della sua compagna, illuminato dal riflesso rosso della piccola lanterna sul tavolo: è bellissima e dai suoi occhi neri che lo fissano dietro le lunghe ciglia dardeggia uno sguardo pieno di promesse.

Sorridendo, lei gli porge un biscottino. Lui lo sbriciola e scopre con sorpresa che sul biglietto è stampato solo un numero: “3”. Ma che significa? Di solito ci si trova una di quelle stupide frasi… Ne prende un altro: “2”. Sempre più sorpreso, ne spezza un terzo: “1”, poi un quarto: “game over”. D’istinto, alza lo sguardo e la riconosce, in fondo al locale: vestita da cinese, con un’ampia e lunga giacca di seta rosso sangue su larghi pantaloni scuri e i capelli nerissimi raccolti in una lunga treccia. Con un veloce movimento, la donna si gira di scatto e l’ultima cosa che lui vede è la punta del coltello che vola verso il suo petto.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Forse ho incontrato un bodhisattva

Nel 1978 Ibiza non era la bolgia infernale di oggi e Formentera era un piccolo eden selvaggio: grandi saline e campi di grano, qualche casa di pescatori e nemmeno un albergo: solo un ostello per chi avesse perso l’ultimo traghetto, oppure in caso di mare grosso; spiaggette deserte di sabbia bianchissima, con una striscia rosa di polvere di corallo là dove l’onda si ritira, sulla battigia; un mare dall’acqua calda e salatissima, trasparente come una piscina, dove ti immergevi tra piccoli pesci che ti sfioravano già a dieci centimetri di profondità, il profumo delle alghe buttate sulla riva dalla risacca.

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gli imperi della luna Il Baldo il magazzino dei ricordi

Come eravamo

un post ripescato dal vecchio blog, un siparietto di quotidianità col Baldo:
“Però eravamo tanto belli!”


Oggi il marito rientra per il pranzo,  si toglie il giubbotto da moto mentre  passano in TV le immagini della manifestazione degli studenti. Voce dal loggione (cioè LUI): “A LAVORAAAARE!”  
IO:  (sguardo eloquente): “EEEEHHHHHH????? Ti devo rispolverare la memoria? Chi è che mi piombava in casa con due occhi così per i lacrimogeni?  LUI:  “ehmmm ma io quando arrivavo? di pomeriggio…al mattino ero a scuola” . IO: “a scuooooolaaaaaa? seeeeee…come no! all’Einstein, il liceo più sovversivo del Paese: i figli dell’occupazione… le assemblee, il movimento studentesco…e il preside piu’ bastardo della città che chiamava ogni momento la pula… come quella volta che gli studenti si fregarono le chiavi dei cellulari: il giorno dopo, foto sul giornale degli agenti che rientrano in caserma spingendoli…A lavorare eh? Ma stai zitto, abbi un briciolo di decenza…”. 
Sorrisetto a metà tra beffardo e compiaciuto del marito. Un amico, uno di quei giovani d’oggi, si scompiscia dalle risate: “voi due oggi mi fate morire”. 
Già. Per un attimo siamo tornati ad essere quei liceali. Gli anni di piombo: un incubo, ma erano anche gli anni delle contestazione, della rivoluzione culturale, c’era un gran fermento di idee, di vita, di ideali. Pensavamo di poter cambiare il mondo… poveri idioti? Io non mi sento né idiota né sconfitta: ci siamo in parte riusciti, ma quelli di oggi che ne sanno di com’era prima? Che ne sanno di come eravamo…

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gli antenati gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Tuo per Sempre

(se vorrai)

Si sa che per i bambini i vecchi solai sono un luogo eccitante ed avventuroso per giocare, magari frugando nei bauli e tra le vecchie cose. Mia madre non faceva eccezione e verso i 7 anni, giocando con i suoi amichetti nel solaio dei nonni, trovò le lettere che il mio bisnonno scriveva alla bisnonna quando erano fidanzati.

Lui si chiamava Luigi, era alto, con i riccioli biondi e gli occhi azzurri, ferroviere e socialista (gli portavamo garofani rossi il 2 novembre). Lei, Teresa, detta “Tisìn” era una peperina, piccola e svelta, dalla lingua tagliente e i modi asciutti. Ma quando parlava il suo Luigi…parlava il dio in terra: nemmeno il Papa o il Re (allora c’era ancora) avrebbero avuto tanta autorità.

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gli imperi della luna Racconti

Dies Irae

“Perché vuole iscriversi a Coro?”

“L’ho sempre desiderato, mia zia cantava nel coro dell’Accademia di Santa Cecilia e da piccola mi ha insegnato la musica e il canto, ma poi la vita non mi ha concesso di coltivare questa passione. Ora posso, sono in pensione”

Davanti allo sguardo acuto e indagatore della direttrice, si sentì in dovere di aggiungere “la zia viveva con noi, non si è mai sposata…nemmeno io, del resto”

“Lei che timbro di voce ha?” – chiese la direttrice

“contralto”

“possibile? Non ne esistono quasi più. Venga, mi faccia sentire”

disse la direttrice avviandosi verso il grande pianoforte a coda; aprendolo, la guardò negli occhi e lei sentì il suo sguardo frugarle nell’anima e ne fu infastidita. A sua volta, cercò di guardare in fondo agli occhi dell’altra, che aveva più o meno la sua età e incombeva sulla sua timidezza con una personalità dalla forza straordinaria.

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gli imperi della luna Il Baldo il magazzino dei ricordi

RIEN NE VA PLUS

Da un mesetto le amiche di mamma le chiedono: “e allora, sposina! Ci siamo quasi eh? Come ti senti?”. Lei a qualcuna lo dice, ad altre no (si limita a pensarlo): “sto progettando la fuga in Papuasia, a raddrizzare banane” …è una frase mutuata dal fidanzato, non ne sospetta il vero significato…anni dopo riderà della sua ingenuità, ricordandola.

La notte precedente al grande passo, sua madre le sussurra: “sei proprio sicura, vero? Guarda che se anche all’ultimo istante ci ripensi, non devi far altro che eclissarti: agli invitati ci penso io”.

Sicura? Non lo sa più nemmeno lei, adesso. 21 anni forse sono pochi per una così grande responsabilità.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

La Casa della Musica

dal magazzino dei ricordi: “la mia” Casa Salomoni

Ho imparato ad amare la musica prima di nascere: mia madre studiava da concertista di pianoforte mentre era in attesa. Poi studiò e basta, trasferendo le proprie ambizioni sulla carriera di mio padre, “il bel tenore”. Da piccola l’accompagnavo a lezione e, pur essendo vivace, me ne stavo buona ad ascoltarla, anche quando studiava a casa.
Capita, camminando per strada, che dalle finestre piovano le note di esercizi al pianoforte, oppure che ti colgano, inattese, mentre sali le scale. Io mi fermo sempre ad ascoltare, mentre i ricordi volano su quell’armonia……