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Mio Padre, che eroe!

Scritto per un padre

e dedicato a tutti i padri

Questo post lo scrivo proprio per te, L., e lo dedico a tutti i padri, soprattutto a quelli che devono svolgere anche il ruolo di madre: una sfida che sei in grado di raccogliere.

Hai scritto un tweet che mi è arrivato dritto al cuore ed è esploso. Ti ringrazio di avermi permesso di pubblicarlo:

Ci sono giorni di pioggia che devono venire. E lunghe ore fredde di ghiaccio, di neve e di silenzio. Ci sono le mie braccia. Larghe, possenti e inutili, che conservano la memoria di forma del tuo corpo. Nella solitudine non c’è salvezza. Vieni, nel silenzio di notti profonde.

Quelle tue braccia saranno il rifugio sicuro per tua figlia, per tutta la sua vita, anche se adesso non ci pensi davvero perché il dolore per la perdita del tuo Amore occupa tanto spazio.

Domenica mattina, mentre mi concedevo di poltrire un po’, pensavo a quella tua splendida poesia che gronda dolore e dal cuore ha iniziato a scorrere un fiume in piena che mi ha spinto ad alzarmi e a buttare giù appunti per questo post. Schegge di memoria sul mio papà che questa volta condivido con te, sperando che ti aiutino a reggere il cuore che pesa per l’assenza.

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Lezioni d’amore

“Era mio padre”

Papà aveva un caratteraccio (che io ho ereditato, smussandolo da adulta con l’autoriforma, effetto collaterale della pratica buddhista).

A volte lo avresti ucciso, a volte lo avresti ammazzato di coccole. A Milano, di uno come lui, dicono “o mazàll o tegnìll”, o ammazzarlo o tenerlo com’è…e noi ce lo tenevamo: era un’adorabile canaglia e un irresistibile mascalzone, a volte aveva un sorriso da men’impippo “che neanche Clark Gable”…

Verso i 13 anni iniziò ad essere seriamente preoccupato, di fronte alla figlia che iniziava a sbocciare; succede a tutti i padri, ma in lui il fenomeno era decisamente virulento.

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Una bugia imposta

dal Magazzino dei Ricordi, Cassetto “era mio padre” –

I Pomeriggi Musicali

Racconto papà per farlo vivere ancora su questo blog e anche per mio fratello: abbiamo vissuto tempi diversi di questo nostro padre: io ho vissuto la sua gioventù, lui la sua maturità.

I pomeriggi musicali della domenica… un’atmosfera indimenticabile. La mitica “zia Butti”, una ex cantante lirica: aveva lasciato la carriera per il matrimonio (allora le due cose non erano coniugabili); senza figli, dedicava la sua passione per la musica ai giovani talenti, che riuniva in casa la domenica pomeriggio per il té e che la chiamavano zia.

Una bella casa, in centro, un’anziana signora fuori dal tempo, elegante e ingioiellata, sempre sorridente, e il cameriere in rigatino che annunciava “il té è servito”; l’atmosfera ovattata di un salotto milanese “bene” con le finestre chiuse sulla nebbia autunnale o aperte sull’improbabile primavera di una sedicente metropoli; le speranze dei giovani talenti di un luminoso avvenire e lo sguardo beato di zia Butti, conferivano un’aura speciale a quegli incontri.