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albero buco ricordi di guerra

La Stalla

L’inverno è lungo e pare non voler finire mai: nella grande cucina della casa colonica il fuoco nel camino s’è ormai spento. C’è la guerra e non bisogna sprecare la legna da ardere e così, quando il buio s’annuncia dietro i vetri, si lascia spegnere l’ultima brace.

Al primo piano, le camere saranno gelide ed i pagliericci pieni delle foglie di granoturco dell’ultimo raccolto, sussurreranno sotto il peso di ogni tipo di coperta…una sopra l’altra. Ma la voglia di stare assieme, di raccontarsi le giornate a turno, o di narrare fole per i bimbi, ci spinge tutti nella stalla, in uno stabbio vuoto.

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albero buco il mestiere di vivere ricordi di guerra

Il Maialino di Tisìn

(dove si narra del coraggio di due vecchi che salvano una casa e tante persone )

Si era in tanti, in quella grande casa colonica che ospitava alla meglio famiglie intere, fuggite dai bombardamenti della cittadina vicina, a pochi chilometri da Bologna, attraversata dalla via Emilia e sulla quale il fronte, che risaliva in disfatta, si accaniva da mesi. Ci si chiamava quasi tutti con lo stesso cognome dei padroni di casa, parenti più o meno vicini e rifugiati lì, nella grande casa isolata in mezzo ai campi.

Nonostante i “grandi” non parlassero mai davanti a noi bambini della guerra, sapevamo, immaginavamo che qualcosa di terribile e pericoloso stava accadendo, specialmente quando gli stormi degli aerei passavano sopra di noi, producendo, man mano che si avvicinavano, un lugubre rombo assordante. Confusamente capivamo che stavano portando morte e distruzione da qualche parte, quando avrebbero sganciato il loro carico di bombe.

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albero buco il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Al Tajadel(i) d’la Pina

Storia di come un piatto di tagliatelle può salvarti la vita

Entra…è pronto, Andrea…siediti intanto!”

Ed eccola, la mia mamma mentre arriva dalla cucina, con la grande zuppiera in mano colma di profumate e golose tagliatelle “alla bolognese”, fatte proprio secondo la ricetta originale (Artusi Docet)!

Le ha preparate lei, stamane, mattarello e tagliere, e così tanta amorevole gioia!

Mammamiamammamia….Giuseppina…quante me ne hai date!…”

macché troppe…alla tua età…non credo proprio che ne avanzerai!”

In casa mia la preparazione delle “tagliatelle” è sempre stata una cosa seria! Al giorno d’oggi ci sono macchinette che s’usano per prepararle…(no comment!) ma non posso scordare la mia nonna “Tisin” mentre impastava, davanti alla grande madia, sulla quale lavorava, rivoltava e sbatteva la bella pasta gialla di uova fresche di giornata, appena raccolte nel pollaio, delle sue galline così preziose ed amate!

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albero buco gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Ciao, Gustìn

Augusto era un contadino, con la semplicità e la saggezza degli uomini legati alla terra; sedeva spesso in un angolo, silenzioso, con un sorriso malinconico che a tratti si illuminava, preceduto da un guizzo di vivacità negli occhi. Non ricordo di averlo mai sentito lamentarsi. Parlava poco, per lo più del tempo: per chi coltiva la terra il tempo è pervasivo e fondamentale, può ripagarti del sudore versato o distruggere in un attimo tutte le fatiche di una stagione. Però ascoltava attentamente e qualche volta esprimeva un breve commento, spesso sorprendentemente arguto.

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albero buco il magazzino dei ricordi il tempo che fu

La Vendemmia

La terrazza s’affaccia sui tetti e guardo verso le case, basse e come acquattate sotto i campanili d’attorno, che si vanno immergendo nella prima nebbia della sera.

Dalla chiesa di San Domenico, qui vicino, s’alza qualche rintocco piano….don…don…

Il richiamo alla preghiera serale….don…don….ed il suono si spande nell’aria ferma in cerchi sempre più vasti….come quelli prodotti da un sasso gettato nello stagno e che per un tempo lungo…magico…solletica la superficie immobile dell’acqua.

Ma altri ricordi si rincorrono da quest’immagine satura di una dolce melanconia.

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albero buco ricordi di guerra

Il coraggio di Tisìn

La strada si snoda fra i campi assolati mentre, sulla mia biciclettina azzurra – probabilmente ridipinta a mano per renderla meno malandata – ci avviamo, la mia nonna Piccina ed io, alla grande casa rossa di mattoni a vista, la stessa che ci aveva ospitati assieme a tante altre famiglie mentre il fronte avanzava.

Pochi passi dietro di me – che pedalo adagio divertendomi a passare sui solchi profondi lasciati sulla strada dai carri armati tedeschi – il passo svelto della nonna Teresa, che tutti chiamano “Tisìn”.

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albero buco gli antenati il magazzino dei ricordi

I Treni

Nonno Luigi nel frutteto

Sai quando ti prende quella melanconia, quella che ti sale proprio dalla pancia e ti fa dolere lo stomaco? Ecco! Proprio quella!

Il sole ormai tramonta sempre più presto e così, prima di chiudere la giornata, m’affaccio al balcone, quello che guarda la piazza e la piccola, antiquata stazione dei treni. Lo facevo spesso in questa specie di saluto al giorno che scolora nella notte. Mi sembra di tornare bambina, quando guardando i treni passare e mi pareva di sentire i sogni nascermi dentro. Ed anche ora, gli stessi sogni mi riportano ad un tempo lontano, lontanissimo ormai.

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albero buco il tempo che fu memorie

Minghina

Eccola là, come la ricordo, seduta sulla panchina di pietra a fianco del focolare, il piatto della cena in grembo, gli abiti semplici di chi non ha vanità nemmeno nell’ampio fazzoletto che le cinge il capo, annodato stretto sulla nuca: Minghina!

In realtà il suo nome è Domenica ma è usanza – in questa mia bella e forte terra di Romagna – cambiare e storpiare i nomi in un modo tutto loro; e così Giuseppe diventa Jusef, Alberto Berto, e via di seguito. Non è uno sgarbo al nome proprio con il quale sono stati battezzati ma quasi una necessità nelle grandi famiglie numerose, dove i nomi ricorrono, sempre eguali, quasi un voler far rinascere i loro antenati onorando il nonno imponendo ai nuovi nati il nome che era stato il suo. E così io la chiamai sempre Minghina, come tutti i componenti della famiglia che abitavano quella grande e solida casa rurale nella quale ho trascorso gli anni dell’infanzia durante la guerra. Creatura silenziosa e schiva, timida eppure autorevole nella cerchia famigliare mentre reggeva l’andamento giornaliero, sempre attenta alle necessità di ognuno.

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albero buco Racconti

LA SPANNOCCHIATURA

Notte d’agosto…

Per tutto il giorno, da stamattina all’alba, gli uomini e le donne
hanno raccolto le pannocchie infiocchettate di biondo…di bruno…
di un bel colore ramato!
Passando nel folto della piccola foresta di fusti dorati e scoppiettanti sotto i piedi, si sentono cantare….melodie che vengono da lontani passati, ma sempre uguali! Parole semplici, note ripetute, schiettezza di voci naturali dispiegate dalle labbra ormai secche e screpolate dal calore cocente del sole a picco, dalla sete nelle bocche riarse.