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autoriforma il magazzino dei ricordi

Un sole che cammina

“Barbara, devi assolutamente venire a questo meeting! C’è Kanzaki! Un mito! Poi giuro che non ti romperò più per farti partecipare alle riunioni”.

Un paio di settimane prima Lucrezia, la figlia di una mia amica, mi aveva parlato di buddhismo: sua madre non c’era e mi aveva sentita giù di corda. Con la generosità e il coraggio dei 20 anni mi aveva parlato con entusiasmo di questa sua nuova esperienza e così mi ero trovata a recitare il mantra davanti alla tenda bianca sentendomi molto cretina, come tutti all’inizio.

Erano tempi “non sospetti”, il buddhismo non era ancora diventato di moda: correva l’anno 1986.

Alla riunione i partecipanti sono in agitazione, c’è grande aspettativa e finalmente “lui” arriva. Dopo averne sentito parlare con tanta ammirazione, quando vedo arrivare un uomo piccolo e magro, dall’apparenza dimessa, penso: “tutto qui? Questa mezza porzione di sensei dovrebbe essere il grande guru?” Ci sediamo come usava allora, seduti sui talloni in circolo (per fortuna non si usa più: loro ci sono abituati, ma per noi occidentali era una vera tortura).

Io lo sfido con lo sguardo tutto il tempo. Lui sorride e più che parlare, sussurra; sostiene il mio sguardo ed è come se si rivolgesse solo a me. Da quel piccolo uomo emana una grande energia, che contrasta con l’aspetto esteriore e raggiunge le più intime fibre dell’anima. Alla fine della riunione, mi regalano un librettino con il testo della cerimonia che si fa due volte al giorno: un misto di sanscrito, giapponese e cinese antichi, ma con un ritmo straordinario, che ho sentito vibrare nella profondità della mia vita, provocando quello che in gergo chiamiamo “movimento”.

Decido di iniziare a praticare e lo porto con me andando per le feste di natale dalla nonna e mamma, imparandolo da sola e sei mesi dopo, tornando durante le vacanze estive a trovarle, la nonna chiede alla mamma: “Barbara sta bene?” “ma si, perché lo chiedi?” “è angelica”

In effetti il mio primo scopo di autoriforma fu di cambiare certe asperità del carattere che avevo ereditato da papà: quando inizi a praticare è come mettersi davanti ad uno specchio di quei vecchi treni pendolari: non sfugge nemmeno un difetto, ti vedi anche più brutto di come sei e non lo accetti, e così inizi un percorso che ti porterà a cambiare profondamente e palesemente, tanto che amici o parenti che non ti vedono da pochi mesi si accorgono subito che sei cambiato, e in meglio. Fu anche per questo che la mamma prese sul serio questa pratica e decise di considerarla attentamente, quando le proposi di provare a vedere se non fosse un percorso adatto a lei, anche perché da poco aveva trovato nella libreria del nonno, con suo grande stupore, un libro di Ramacharaka che spiegava la filosofia Yoga agli occidentali.

Qualche tempo dopo iniziò anche lei a praticare il buddhismo.

Oggi è il 22 ottobre e ricorre il 32° anniversario della cerimonia nella quale abbracciai solennemente questa fede e mi consegnarono il mio personale Mandala per la mia pratica quotidiana. Io non credo alle coincidenze e non è un caso che l’anniversario dell’apertura del mio Mandala, il 23 ottobre, coincida con quello della morte del signor Kanzaki, che fu il mio punto fermo e la mia guida per tanti anni. E’ stato scritto un libro su di lui e mai titolo fu più calzante: “Il Sole che cammina”.

T. Kanzaki e mamma al corso estivo a Trets

Voglio celebrare entrambe le ricorrenze ricordando un episodio molto divertente:

Esaminande, una e due (la mamma ed io)

la mamma ed io ci eravamo iscritte agli esami di primo livello di buddhismo e ci preparammo insieme.

Il giorno dell’esame, di domenica, ci ritroviamo nei banchi di un liceo.

La nostra classe è presieduta proprio dal signor Tadayasu Kanzaki, che siede al posto del professore e noi ci sediamo vicine di banco, aspettando che ci consegnino il testo (è un esame scritto).

La mamma sembra una ragazzina, con un’aria furbetta e sbarazzina che non le conosco… è come se avesse appeso insieme alla giacca, fuori dalla porta, la sua identità di donna adulta. Quel sorrisetto birichino, prossimo al riso, non le è abituale e mi rendo conto che, in fondo, ci stiamo divertendo un sacco, nonostante la tensione che sempre accompagna gli esami e che non manca nemmeno in questa occasione. Del resto, non si può dire che sia una situazione banale: mamma e figlia sedute nei banchi di scuola per sostenere un esame, insieme.

Ci consegnano il testo e noi iniziamo a leggere e a scrivere le risposte. La mamma non ha mai avuto una memoria di ferro e c’è qualche data da ricordare: lei mi guarda di sottecchi con l’occhio assassino e mi mostra un paio di date scritte all’interno della mano. Ci resto proprio di stucco e faccio fatica a soffocare una risatina, soprattutto per via della faccetta della mamma: sembriamo proprio due ragazzine di prima liceo durante un compito in classe. Lei sbircia il mio foglio, io copro con la mano per scherzo, poi tenta di chiedermi qualcosa e io le faccio gli occhiacci: non si copia! Non si suggerisce!, sussurro.

Non sono mai stata la prima della classe, anzi! Mai preso 10 in condotta, a volte mi sono beccata persino persino 8, ma non ho mai imbrogliato nemmeno la mamma l’ha mai fatto: è lei che mi ha insegnato l’onestà in ogni aspetto, anche intellettuale, e soprattutto il rispetto di me stessa. Ricordo un esame di economia politica: nessuno studiava per quell’esame, tutti si preparavano i “rotolini”, e io feci lo stesso ma arrivata al dunque non ce la feci, mi alzai, consegnai in bianco, studiai e alla sessione successiva passai l’esame con 25.

Credo che la mamma stesse recuperando una fase di vita mai vissuta: il tempo della scuola per lei fu durante e alla fine della guerra: la spensieratezza degli studenti e “l’età della stupidera”, la sua generazione se l’era persa.

Dopo aver consegnato l’esame scritto, andammo nei bagni a fumarci una sigaretta e confrontare le risposte, ridendo, divertite da quella singolare esperienza: non capita a tutti di sostenere un esame a scuola con la figlia o con la mamma…

questa chi sarà? barbara o alma serena?
e questa? sono io o è la mamma? Vediamo chi indovina

P.S. promosse entrambe. Stiamo pensando di ripetere l’esperienza col secondo livello, covid permettendo…

Cyranaforever
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Di Cyranaforever

"...io procedo e sono, in piena lucentezza, piuma di indipendenza, pennacchio di franchezza" (E.Rostand)
Cercavo la Via, ora sono in cammino.
Libertà di pensiero è il fil rouge di questa avventura umana, ma sicuramente lo sarà anche per le prossime.

7 risposte su “Un sole che cammina”

ore 06.00 di mattina! Ma sveglia dalle ore 04! Ansia-Covid? Beh! Anche ma non solo: solo bisogno di…pensare! Sapevo che a qualche chilometro di distanza, tu stavi scrivendo…”questo”! E questo post…è davvero degno di mia figlia! Ma non voglio essere fraintesa e quindi specifico: Ciò che hai scritto mi ha sconvolta – anima e mente – perchè mi riporta indietro ad uno delle più belli ed intensi momenti della nostra vita. E’ stato magnifico, in quella mattina nella quale ci siamo recate a sostenere l’esame, ed eravamo proprio come due ragazzine! Ricordo sorridendone, le date che mi ero scritte a penna sul palmo della mano! Non l’avevo mai fatto ai miei tempi di scuola… per un certo senso di onestà intellettuale! Ma ora … che importa ricordare la data di un tale o talaltro avvenimento? Nulla…se poi non se ne comprende davvero il significato! In quell’esperienza , ci fu fra noi qualcosa di molto più profondo, più complice ed importante di un rapporto madre-figlia: e fu bellissimo! Quella sigaretta “rubata” appena consegnato l’elaborato…fu una specie di complicità : il suggello che non potrà cancellarsi mai, fra noi. Grazie Barbara!

È ripetitivo ma, come al solito, racconto piacevolissimo e tu eri una bellissima bambina che assomigliava tantissimo a Liz Taylor ma.. molto bella anche Serena (seconda foto) ..
sono passati un po’ di anni ma lo sguardo non è cambiato.

Avete un dono tu e Alma sapete raccontare ed emozionare. La prima foto sei tu Barbara. Alma è la seconda quella co fioccone in testa. L’ho avuto abnhe io. Vi abbraccio.

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