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come salvarsi la vita il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Al Tajadel(i) d’la Pina

Storia di come un piatto di tagliatelle può salvarti la vita

Entra…è pronto, Andrea…siediti intanto!”

Ed eccola, la mia mamma mentre arriva dalla cucina, con la grande zuppiera in mano colma di profumate e golose tagliatelle “alla bolognese”, fatte proprio secondo la ricetta originale (Artusi Docet)!

Le ha preparate lei, stamane, mattarello e tagliere, e così tanta amorevole gioia!

Mammamiamammamia….Giuseppina…quante me ne hai date!…”

macché troppe…alla tua età…non credo proprio che ne avanzerai!”

In casa mia la preparazione delle “tagliatelle” è sempre stata una cosa seria! Al giorno d’oggi ci sono macchinette che s’usano per prepararle…(no comment!) ma non posso scordare la mia nonna “Tisin” mentre impastava, davanti alla grande madia, sulla quale lavorava, rivoltava e sbatteva la bella pasta gialla di uova fresche di giornata, appena raccolte nel pollaio, delle sue galline così preziose ed amate!

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il magazzino dei ricordi il tempo che fu

La Vendemmia

La terrazza s’affaccia sui tetti e guardo verso le case, basse e come acquattate sotto i campanili d’attorno, che si vanno immergendo nella prima nebbia della sera.

Dalla chiesa di San Domenico, qui vicino, s’alza qualche rintocco piano….don…don…

Il richiamo alla preghiera serale….don…don….ed il suono si spande nell’aria ferma in cerchi sempre più vasti….come quelli prodotti da un sasso gettato nello stagno e che per un tempo lungo…magico…solletica la superficie immobile dell’acqua.

Ma altri ricordi si rincorrono da quest’immagine satura di una dolce melanconia.

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ricordi di guerra

La Valigia di Cartone

La donna trascina sul marciapiede sconnesso una grande valigia di cartone malconcia e pesantissima. Cammina adagio e con grande fatica, il corpo irrigidito nello sforzo.

Ai lati della strada, solo grandi palazzi semi distrutti. La bambina che le cammina accanto guarda verso le occhiaie vuote delle finestre oltre le quali s’intravede il nulla della distruzione. Alcuni palazzi sono del tutto crollati su se stessi e non ne restano che cumuli di macerie dove – a volte – in una sola parete rimasta in piedi si può riconoscere l’interno di ciò che era stato una cucina, oppure una camera da letto. In quelle pareti ancora arredate – là dove il crollo le aveva risparmiate- si può immaginare la vita che ora non è più.

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ricordi di guerra

Il coraggio di Tisìn

La strada si snoda fra i campi assolati mentre, sulla mia biciclettina azzurra – probabilmente ridipinta a mano per renderla meno malandata – ci avviamo, la mia nonna Piccina ed io, alla grande casa rossa di mattoni a vista, la stessa che ci aveva ospitati assieme a tante altre famiglie mentre il fronte avanzava.

Pochi passi dietro di me – che pedalo adagio divertendomi a passare sui solchi profondi lasciati sulla strada dai carri armati tedeschi – il passo svelto della nonna Teresa, che tutti chiamano “Tisìn”.

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fiabe

L’elfo che piange

Stasera ti voglio raccontare una storia…che ti divertirà assai assai!

Amore mio sfuggente. Ne sono certa! Tu adori le storie di Elfi, Fate e Gmoni….non e’ vero? ….Lo so..lo so, che in fondo non ci credi ma….”ci sono piu’ cose in terra e il cielo……”!
Ti parlerò del Piccolo Elfo del Bosco Incantato. La poverina…se n’è dovuta andare! Si…proprio!
Andare! Era da ieri, che se ne stava chiusa dentro la corolla del suo fiore a piangere (è cagonevole di cuore…) e tutti gli altri Elfi, le Fate,
gli Gnomi…lì, sotto al suo fiore, a dirle:
“Piccolo Elfo…scendi..devi lavorare….ci sono tanti sogni da consegnare….

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Arte e Musica il magazzino dei ricordi

Dipingeva la Luce: Martino Pinese

(seconda parte)

Da anni lo conosciamo, il “Pittore della Luce” come lo abbiamo soprannominato appena vedute le sue prime tele, lassù, alle pareti del piccolo caffè per i turisti, appena fuori del convento di clausura.

Pinese dipingeva senza colori, ma solo bianco su bianco, in una tecnica allora solo sua eppure, anche se può apparire impossibile, dalle sue tele immerse totalmente nella gamma del bianco uscivano immagini come di sola luce! Immagini realistiche, eppure concrete come ci appaiono, in certi sogni che non sempre al risveglio sappiamo ricordare….se non come “sensazioni” oniriche.

dalla sua monografia, Gemelli Editore
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Arte e Musica il bel tenore il magazzino dei ricordi

Dipingeva la luce: Martino Pinese

Uno squarcio sul Paradiso

  • finalmente! finalmente! ben arrivati!…! Cominciavo a temere che quest’anno non sareste venuti! Ma adesso…venite con me, ho una cosa da mostrarvi…una cosa bellissima –

Siamo a Camaldoli. questo luogo tanto amato e dove, da tanti anni veniamo per trascorrervi la Pasqua. Ma ora seguiamo, portati quasi di corsa, da un inedito Padre Martino, che ci sta accogliendo sbracciandosi un poco, con la tonaca al vento.

Venite…venite…che vi mostro cosa abbiamo trovato….venite…-

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angeli in pelliccia: fabbrichette di sorrisi

Asia: la piccola, grande guerriera

Ti ho veduta, quella mattina di 3 anni e mezzo fa, comparire sul mio computer!

Nella fotografia vedo che nevica, a “larghe falde” come si usa narrare e tu, piccola, magra, tutta raggomitolata su quella seggiola di ferro…che aspetti…davanti a quella porta , chiusa ormai e che non si riaprirà mai più per te!

Una breve didascalia sotto la foto, con la tua triste storia d’abbandono. La tua vecchia “umana” è morta ed il figlio, chiusa quella porta dalla quale è appena uscito il feretro di sua madre, ha chiuso fuori te – piccola amica di giorni forse felici – gettata fuori, sulla strada!

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Il Baldo il magazzino dei ricordi

Dario e gli zingari

“Serena, questa notte te ne vai a casa…qui non “è aria”

“ma nemmeno per sogno Dario! Da qui non mi muove nessuno, là dietro quella porta, c’è Barbara che muore! Lo sai, vero?”

E’ notte fonda e l’ospedale pare deserto, almeno qui, in questo lungo corridoio che finisce davanti ad una grande porta a vetri, dietro la quale c’è il reparto di rianimazione. Ve l’abbiamo portata quattro giorni fa, esanime. In ambulanza, ad un certo punto il paramedico chiede all’autista di mettere la sirena e di andare più in fretta possibile:

“accelera, e metti la sirena: la stiamo perdendo!”

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ricordi di guerra schegge di memoria

Il Barone Rosso

 Il fiume si stende davanti a noi, largo, limaccioso fra le due rive nascoste di terra, da macchie di arbusti di tanti colori diversi e si porta via, a tratti, i rami penduli della boscaglia. Me l’immaginavo diverso, questo fiume dal nome un po’ strano, composto di due sole lettere: il Po.

   Il Po, sono tanti giorni che babbo e mamma ne parlano e nella mia testolina di bimba di 6 anni, avverto senza spiegarmelo, nelle loro parole come un tremito di speranza. Compresi poi dopo molti anni, moltissimi anni cosa significasse: il grande fiume significava forse la speranza di aver superato le linee dei tedeschi in fuga e forse, la salvezza per noi.