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gli imperi della luna rari diari

Business, lacrime e riflessioni

(Rari Diari)

Oggi è il tuo anniversario, amico mio, e voglio ricordarti così: pubblicando il post dell’antico blog, che scrissi quando te ne andasti. Mi piace anche ricordare com’eravamo… quasi concorrenti ma con reciproca stima e amicizia, che ogni tanto giocavano a far finta di tirare a fregarsi.

Un ottobre frenetico, con impegni che si accavallano e sforzi sovrumani per gestire tutto, spazi privati azzerati, blog compreso.

Dieci giorni fa eravamo fuori sede per un congresso, giovedì e venerdì scorsi per un evento che prevedeva degli incontri bilaterali internazionali, prefissati in agenda “a catena di montaggio”, uno ogni venti minuti, con tanto di campanella che li cadenzava, come a scuola tanti anni fa. Un tour de force notevole, prima durante e dopo, senza nemmeno una pausa tra le due mezze giornate: c’era pure la cena di gala… un altro show. Merita un post, ma non ora.

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autoriforma il magazzino dei ricordi

Un sole che cammina

“Barbara, devi assolutamente venire a questo meeting! C’è Kanzaki! Un mito! Poi giuro che non ti romperò più per farti partecipare alle riunioni”.

Un paio di settimane prima Lucrezia, la figlia di una mia amica, mi aveva parlato di buddhismo: sua madre non c’era e mi aveva sentita giù di corda. Con la generosità e il coraggio dei 20 anni mi aveva parlato con entusiasmo di questa sua nuova esperienza e così mi ero trovata a recitare il mantra davanti alla tenda bianca sentendomi molto cretina, come tutti all’inizio.

Erano tempi “non sospetti”, il buddhismo non era ancora diventato di moda: correva l’anno 1986.

Alla riunione i partecipanti sono in agitazione, c’è grande aspettativa e finalmente “lui” arriva. Dopo averne sentito parlare con tanta ammirazione, quando vedo arrivare un uomo piccolo e magro, dall’apparenza dimessa, penso: “tutto qui? Questa mezza porzione di sensei dovrebbe essere il grande guru?” Ci sediamo come usava allora, seduti sui talloni in circolo (per fortuna non si usa più: loro ci sono abituati, ma per noi occidentali era una vera tortura).

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Ciao, Gustìn

Augusto era un contadino, con la semplicità e la saggezza degli uomini legati alla terra; sedeva spesso in un angolo, silenzioso, con un sorriso malinconico che a tratti si illuminava, preceduto da un guizzo di vivacità negli occhi. Non ricordo di averlo mai sentito lamentarsi. Parlava poco, per lo più del tempo: per chi coltiva la terra il tempo è pervasivo e fondamentale, può ripagarti del sudore versato o distruggere in un attimo tutte le fatiche di una stagione. Però ascoltava attentamente e qualche volta esprimeva un breve commento, spesso sorprendentemente arguto.

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gli imperi della luna il mestiere di vivere

Padri e madri superstar

Lezioni sul mestiere di vivere – Saggezza in pillole


Due grandi a confronto: uno famoso e una no,
ma non per questo meno grande

Quello famoso:
Ancora qui, Laerte? a bordo, a bordo, vergogna! Il vento siede sulla spalla della vostra vela e per voi s’attende. Ecco la mia benedizione a te! E vedi d’imprimere questi pochi precetti nella tua memoria. Non dar voce ai tuoi pensieri, né la tua azione ad alcun pensiero smisurato. Sii tu familiare, ma per nessun conto volgare; quegli amici che tu hai, e di cui hai provato l’adozione, agganciali alla tua anima con uncini d’acciaio, ma non t’intorpidire la palma intrattenendo ogni implume camerata col guscio in capo.

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gli imperi della luna pistolate

Conto alla rovescia

La piccola cinese sottile come un giunco, con il consueto sorriso di celluloide stampato sulla faccia, posa il vassoio con l’immancabile grappa cinese alla rosa e i biscottini della fortuna. Lui guarda il viso della sua compagna, illuminato dal riflesso rosso della piccola lanterna sul tavolo: è bellissima e dai suoi occhi neri che lo fissano dietro le lunghe ciglia dardeggia uno sguardo pieno di promesse.

Sorridendo, lei gli porge un biscottino. Lui lo sbriciola e scopre con sorpresa che sul biglietto è stampato solo un numero: “3”. Ma che significa? Di solito ci si trova una di quelle stupide frasi… Ne prende un altro: “2”. Sempre più sorpreso, ne spezza un terzo: “1”, poi un quarto: “game over”. D’istinto, alza lo sguardo e la riconosce, in fondo al locale: vestita da cinese, con un’ampia e lunga giacca di seta rosso sangue su larghi pantaloni scuri e i capelli nerissimi raccolti in una lunga treccia. Con un veloce movimento, la donna si gira di scatto e l’ultima cosa che lui vede è la punta del coltello che vola verso il suo petto.

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autoriforma riflessioni

Autunno

Frammenti e Pensieri sparsi

Sta arrivando l’autunno, dolce maestro della dura lezione dell’impermanenza, che ancora non ho appreso.
Stagione della memoria e della trasmutazione; questo sole sussurrato, non più leone, apre il cassetto dei ricordi migliori, anche se un po’ velati di malinconia.
E’ il tempo giusto per lasciar andare ciò che non serve più e preparare il futuro. 
La vita è ciclica, come le maree. 
Il disincanto è un medico impietoso che taglia i rami secchi, processo indispensabile ma doloroso. 
L’anima si arena quando il mare si ritira, ma tornerà; nel frattempo, raccolgo conchiglie, in attesa di riprendere il mare. 
Affido agli uccelli di passo i sogni appassiti, per portarli lontano, e attendo che tornino con speranze gemmate.
Bisogna aspettare che la marea risalga.

questa bellissima foto è stata scattata da
Susanna Bavaresco
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Il Baldo il magazzino dei ricordi

I RAGAZZI DELLA VIA MANTOVA – la nuova generazione

Una scazzottata intergenerazionale

Mio marito era il ritratto di suo padre: non li si distingueva, guardando le loro foto alla stessa età, se non per il bianco e nero e la foggia dell’abbigliamento; entrambi nati e cresciuti in quella Via.

Fino a pochi decenni fa, i milanesi tendevano a restare abbarbicati per un’intera vita nella stessa via e i figli che si sposavano cercavano casa nel rione dei genitori; le generazioni si inseguivano come grani di un rosario uniti dalla stessa catena e i ragazzini rinnovavano l’amicizia – o l’inimicizia – dei padri.

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angeli in pelliccia: fabbrichette di sorrisi

Asia, detta anche Spiletti

(nonché “la mia coinquilina” )

Mai conosciuta una gatta così! Un carattere fortissimo. Mamma l’ha definita guerriera e certamente lo era, ma non solo questo: era un personaggio, che spesso stupiva, una personcina che si è meritata il nostro rispetto, la nostra simpatia e il nostro amore pur non facendo assolutamente niente per ispirarli: semplicemente lei era così, prendere o lasciare.

Niente smancerie, tre carezzine le accettava ma poi…svelti a ritirare la mano prima che mordesse. Per lungo tempo abbiamo pensato che non sapesse miagolare, ma per esprimersi si esprimeva eccome! Strillava: un suono rauco e piuttosto sgradevole, come quando reclamava altra pappa, magari all’orecchio della mamma che ancora riposava, ma poi però in un paio di occasioni abbiamo scoperto che invece sapeva anche miagolare come tutti i gatti, ma poiché lei non era come gli altri gatti, in genere emetteva suoni che nelle nostre due vite già lunghette non abbiamo mai sentito.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Forse ho incontrato un bodhisattva

Nel 1978 Ibiza non era la bolgia infernale di oggi e Formentera era un piccolo eden selvaggio: grandi saline e campi di grano, qualche casa di pescatori e nemmeno un albergo: solo un ostello per chi avesse perso l’ultimo traghetto, oppure in caso di mare grosso; spiaggette deserte di sabbia bianchissima, con una striscia rosa di polvere di corallo là dove l’onda si ritira, sulla battigia; un mare dall’acqua calda e salatissima, trasparente come una piscina, dove ti immergevi tra piccoli pesci che ti sfioravano già a dieci centimetri di profondità, il profumo delle alghe buttate sulla riva dalla risacca.

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gli imperi della luna Il Baldo il magazzino dei ricordi

Come eravamo

un post ripescato dal vecchio blog, un siparietto di quotidianità col Baldo:
“Però eravamo tanto belli!”


Oggi il marito rientra per il pranzo,  si toglie il giubbotto da moto mentre  passano in TV le immagini della manifestazione degli studenti. Voce dal loggione (cioè LUI): “A LAVORAAAARE!”  
IO:  (sguardo eloquente): “EEEEHHHHHH????? Ti devo rispolverare la memoria? Chi è che mi piombava in casa con due occhi così per i lacrimogeni?  LUI:  “ehmmm ma io quando arrivavo? di pomeriggio…al mattino ero a scuola” . IO: “a scuooooolaaaaaa? seeeeee…come no! all’Einstein, il liceo più sovversivo del Paese: i figli dell’occupazione… le assemblee, il movimento studentesco…e il preside piu’ bastardo della città che chiamava ogni momento la pula… come quella volta che gli studenti si fregarono le chiavi dei cellulari: il giorno dopo, foto sul giornale degli agenti che rientrano in caserma spingendoli…A lavorare eh? Ma stai zitto, abbi un briciolo di decenza…”. 
Sorrisetto a metà tra beffardo e compiaciuto del marito. Un amico, uno di quei giovani d’oggi, si scompiscia dalle risate: “voi due oggi mi fate morire”. 
Già. Per un attimo siamo tornati ad essere quei liceali. Gli anni di piombo: un incubo, ma erano anche gli anni delle contestazione, della rivoluzione culturale, c’era un gran fermento di idee, di vita, di ideali. Pensavamo di poter cambiare il mondo… poveri idioti? Io non mi sento né idiota né sconfitta: ci siamo in parte riusciti, ma quelli di oggi che ne sanno di com’era prima? Che ne sanno di come eravamo…