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Arte e Musica il bel tenore il magazzino dei ricordi

Dipingeva la luce: Martino Pinese

Uno squarcio sul Paradiso

  • finalmente! finalmente! ben arrivati!…! Cominciavo a temere che quest’anno non sareste venuti! Ma adesso…venite con me, ho una cosa da mostrarvi…una cosa bellissima –

Siamo a Camaldoli. questo luogo tanto amato e dove, da tanti anni veniamo per trascorrervi la Pasqua. Ma ora seguiamo, portati quasi di corsa, da un inedito Padre Martino, che ci sta accogliendo sbracciandosi un poco, con la tonaca al vento.

Venite…venite…che vi mostro cosa abbiamo trovato….venite…-

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Il Baldo il magazzino dei ricordi

I RAGAZZI DELLA VIA MANTOVA – la nuova generazione

Una scazzottata intergenerazionale

Mio marito era il ritratto di suo padre: non li si distingueva, guardando le loro foto alla stessa età, se non per il bianco e nero e la foggia dell’abbigliamento; entrambi nati e cresciuti in quella Via.

Fino a pochi decenni fa, i milanesi tendevano a restare abbarbicati per un’intera vita nella stessa via e i figli che si sposavano cercavano casa nel rione dei genitori; le generazioni si inseguivano come grani di un rosario uniti dalla stessa catena e i ragazzini rinnovavano l’amicizia – o l’inimicizia – dei padri.

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angeli in pelliccia: fabbrichette di sorrisi

Asia, detta anche Spiletti

(nonché “la mia coinquilina” )

Mai conosciuta una gatta così! Un carattere fortissimo. Mamma l’ha definita guerriera e certamente lo era, ma non solo questo: era un personaggio, che spesso stupiva, una personcina che si è meritata il nostro rispetto, la nostra simpatia e il nostro amore pur non facendo assolutamente niente per ispirarli: semplicemente lei era così, prendere o lasciare.

Niente smancerie, tre carezzine le accettava ma poi…svelti a ritirare la mano prima che mordesse. Per lungo tempo abbiamo pensato che non sapesse miagolare, ma per esprimersi si esprimeva eccome! Strillava: un suono rauco e piuttosto sgradevole, come quando reclamava altra pappa, magari all’orecchio della mamma che ancora riposava, ma poi però in un paio di occasioni abbiamo scoperto che invece sapeva anche miagolare come tutti i gatti, ma poiché lei non era come gli altri gatti, in genere emetteva suoni che nelle nostre due vite già lunghette non abbiamo mai sentito.

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angeli in pelliccia: fabbrichette di sorrisi

Asia: la piccola, grande guerriera

Ti ho veduta, quella mattina di 3 anni e mezzo fa, comparire sul mio computer!

Nella fotografia vedo che nevica, a “larghe falde” come si usa narrare e tu, piccola, magra, tutta raggomitolata su quella seggiola di ferro…che aspetti…davanti a quella porta , chiusa ormai e che non si riaprirà mai più per te!

Una breve didascalia sotto la foto, con la tua triste storia d’abbandono. La tua vecchia “umana” è morta ed il figlio, chiusa quella porta dalla quale è appena uscito il feretro di sua madre, ha chiuso fuori te – piccola amica di giorni forse felici – gettata fuori, sulla strada!

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Forse ho incontrato un bodhisattva

Nel 1978 Ibiza non era la bolgia infernale di oggi e Formentera era un piccolo eden selvaggio: grandi saline e campi di grano, qualche casa di pescatori e nemmeno un albergo: solo un ostello per chi avesse perso l’ultimo traghetto, oppure in caso di mare grosso; spiaggette deserte di sabbia bianchissima, con una striscia rosa di polvere di corallo là dove l’onda si ritira, sulla battigia; un mare dall’acqua calda e salatissima, trasparente come una piscina, dove ti immergevi tra piccoli pesci che ti sfioravano già a dieci centimetri di profondità, il profumo delle alghe buttate sulla riva dalla risacca.

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Il Baldo il magazzino dei ricordi

Dario e gli zingari

“Serena, questa notte te ne vai a casa…qui non “è aria”

“ma nemmeno per sogno Dario! Da qui non mi muove nessuno, là dietro quella porta, c’è Barbara che muore! Lo sai, vero?”

E’ notte fonda e l’ospedale pare deserto, almeno qui, in questo lungo corridoio che finisce davanti ad una grande porta a vetri, dietro la quale c’è il reparto di rianimazione. Ve l’abbiamo portata quattro giorni fa, esanime. In ambulanza, ad un certo punto il paramedico chiede all’autista di mettere la sirena e di andare più in fretta possibile:

“accelera, e metti la sirena: la stiamo perdendo!”

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gli imperi della luna Il Baldo il magazzino dei ricordi

Come eravamo

un post ripescato dal vecchio blog, un siparietto di quotidianità col Baldo:
“Però eravamo tanto belli!”


Oggi il marito rientra per il pranzo,  si toglie il giubbotto da moto mentre  passano in TV le immagini della manifestazione degli studenti. Voce dal loggione (cioè LUI): “A LAVORAAAARE!”  
IO:  (sguardo eloquente): “EEEEHHHHHH????? Ti devo rispolverare la memoria? Chi è che mi piombava in casa con due occhi così per i lacrimogeni?  LUI:  “ehmmm ma io quando arrivavo? di pomeriggio…al mattino ero a scuola” . IO: “a scuooooolaaaaaa? seeeeee…come no! all’Einstein, il liceo più sovversivo del Paese: i figli dell’occupazione… le assemblee, il movimento studentesco…e il preside piu’ bastardo della città che chiamava ogni momento la pula… come quella volta che gli studenti si fregarono le chiavi dei cellulari: il giorno dopo, foto sul giornale degli agenti che rientrano in caserma spingendoli…A lavorare eh? Ma stai zitto, abbi un briciolo di decenza…”. 
Sorrisetto a metà tra beffardo e compiaciuto del marito. Un amico, uno di quei giovani d’oggi, si scompiscia dalle risate: “voi due oggi mi fate morire”. 
Già. Per un attimo siamo tornati ad essere quei liceali. Gli anni di piombo: un incubo, ma erano anche gli anni delle contestazione, della rivoluzione culturale, c’era un gran fermento di idee, di vita, di ideali. Pensavamo di poter cambiare il mondo… poveri idioti? Io non mi sento né idiota né sconfitta: ci siamo in parte riusciti, ma quelli di oggi che ne sanno di com’era prima? Che ne sanno di come eravamo…