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ricordi di guerra schegge di memoria

Il Barone Rosso

 Il fiume si stende davanti a noi, largo, limaccioso fra le due rive nascoste di terra, da macchie di arbusti di tanti colori diversi e si porta via, a tratti, i rami penduli della boscaglia. Me l’immaginavo diverso, questo fiume dal nome un po’ strano, composto di due sole lettere: il Po.

   Il Po, sono tanti giorni che babbo e mamma ne parlano e nella mia testolina di bimba di 6 anni, avverto senza spiegarmelo, nelle loro parole come un tremito di speranza. Compresi poi dopo molti anni, moltissimi anni cosa significasse: il grande fiume significava forse la speranza di aver superato le linee dei tedeschi in fuga e forse, la salvezza per noi.

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Il Baldo il magazzino dei ricordi

Noi per sempre

(rammenta, lieto, il tempo che fu nostro…)

Sei entrato nella mia vita in un mese di dicembre e nel dicembre di 48 anni dopo ne sei uscito all’improvviso. Rapito dalla nera signora con la falce.

Era un appuntamento karmico, questo è sicuro.

Oggi è il mesiversario, il settimo.

Ci fu un altro settimo mesiversario, 47 anni fa.

Fu a Cervo, un romantico borgo ligure, che mi chiedesti di sposarti; eravamo poco più che adolescenti. Ricordo com’ero vestita: in macramé bianco, come l’abito da sposa che indossai cinque anni più tardi. Poi partimmo per una vacanza di studio a Londra; i miei genitori ci accompagnarono all’aeroporto, eravamo vestiti uguali: jeans e giubbetto di jeans scoloriti e mocassini college con la monetina da un penny infilata nella mascherina, come imponeva la moda di allora; la mamma disse che vedendoci allontanare mano nella mano sembravamo la réclame del Collegio Tumminelli. Papà non era molto tranquillo: quel vecchio aereo del volo charter bianco e viola (viola! Nell’ambiente dello spettacolo porta male!) sembrava stare insieme con lo sputo. Il primo volo per entrambi: ricordo la mia trepidazione per l’imminente avventura… da allora detesto volare. Turbolenze durante tutto il viaggio, hostess dall’aria tesa e un atterraggio da vignetta umoristica: a balzelloni.

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gli antenati il magazzino dei ricordi

I Treni

Nonno Luigi nel frutteto

Sai quando ti prende quella melanconia, quella che ti sale proprio dalla pancia e ti fa dolere lo stomaco? Ecco! Proprio quella!

Il sole ormai tramonta sempre più presto e così, prima di chiudere la giornata, m’affaccio al balcone, quello che guarda la piazza e la piccola, antiquata stazione dei treni. Lo facevo spesso in questa specie di saluto al giorno che scolora nella notte. Mi sembra di tornare bambina, quando guardando i treni passare e mi pareva di sentire i sogni nascermi dentro. Ed anche ora, gli stessi sogni mi riportano ad un tempo lontano, lontanissimo ormai.

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gli antenati gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Tuo per Sempre

(se vorrai)

Si sa che per i bambini i vecchi solai sono un luogo eccitante ed avventuroso per giocare, magari frugando nei bauli e tra le vecchie cose. Mia madre non faceva eccezione e verso i 7 anni, giocando con i suoi amichetti nel solaio dei nonni, trovò le lettere che il mio bisnonno scriveva alla bisnonna quando erano fidanzati.

Lui si chiamava Luigi, era alto, con i riccioli biondi e gli occhi azzurri, ferroviere e socialista (gli portavamo garofani rossi il 2 novembre). Lei, Teresa, detta “Tisìn” era una peperina, piccola e svelta, dalla lingua tagliente e i modi asciutti. Ma quando parlava il suo Luigi…parlava il dio in terra: nemmeno il Papa o il Re (allora c’era ancora) avrebbero avuto tanta autorità.

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fantasmi e dintorni parapsicologia

Tutto è vero, tutto non lo è

“Ciò che appare può non essere, ciò che è può non apparire”…

Eppure, ti vidi quel giorno, accanto a me, Mi pare di poter ripercorrere quegli istanti, come se accadesse ora, proprio ora, come quel giorno.

Non ho mai neppure pensato che – se fossero vissuti – avrei avuto due fratelli.

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gli imperi della luna Racconti

Dies Irae

“Perché vuole iscriversi a Coro?”

“L’ho sempre desiderato, mia zia cantava nel coro dell’Accademia di Santa Cecilia e da piccola mi ha insegnato la musica e il canto, ma poi la vita non mi ha concesso di coltivare questa passione. Ora posso, sono in pensione”

Davanti allo sguardo acuto e indagatore della direttrice, si sentì in dovere di aggiungere “la zia viveva con noi, non si è mai sposata…nemmeno io, del resto”

“Lei che timbro di voce ha?” – chiese la direttrice

“contralto”

“possibile? Non ne esistono quasi più. Venga, mi faccia sentire”

disse la direttrice avviandosi verso il grande pianoforte a coda; aprendolo, la guardò negli occhi e lei sentì il suo sguardo frugarle nell’anima e ne fu infastidita. A sua volta, cercò di guardare in fondo agli occhi dell’altra, che aveva più o meno la sua età e incombeva sulla sua timidezza con una personalità dalla forza straordinaria.