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Il Baldo il magazzino dei ricordi

Il Valzer

IL VALZER…..

ZUM…PA…PA….ZUM…PA…PA……ZUM…..PA..PA…

(musica )

………………. un brindisi!!!!!!!!!!!!!!………………

(coro )

…………… l’estro non m’arride……………

( alfredo )

………………………..e non sei tu maestro…………..

( coro )

………………………..vi fia grato…………..

( alfredo a violetta )

………. si….……….

( risponde violetta)

…………………………..l’ho gia’ in cor…………………..

( alfredo)

Zum..pa…pa….zum…pa..pa…..libiaaaamo libiamo nei lieti calici………………………………………………

“ Ferma..ferma Barbara!.”

E la musica si ferma , mentre Dario, sconsolato, si lascia andare in una poltroncina.

Siamo alla vigilia del matrimonio e mancano solo due giorni. C’è poco tempo!

Barbara alla sua festa di matrimonio vuole iniziare le danze ballando un Valzer con suo marito. Già… ma Dario non ha mai ballato il valzer….

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gli imperi della luna Il Baldo il magazzino dei ricordi

RIEN NE VA PLUS

Da un mesetto le amiche di mamma le chiedono: “e allora, sposina! Ci siamo quasi eh? Come ti senti?”. Lei a qualcuna lo dice, ad altre no (si limita a pensarlo): “sto progettando la fuga in Papuasia, a raddrizzare banane” …è una frase mutuata dal fidanzato, non ne sospetta il vero significato…anni dopo riderà della sua ingenuità, ricordandola.

La notte precedente al grande passo, sua madre le sussurra: “sei proprio sicura, vero? Guarda che se anche all’ultimo istante ci ripensi, non devi far altro che eclissarti: agli invitati ci penso io”.

Sicura? Non lo sa più nemmeno lei, adesso. 21 anni forse sono pochi per una così grande responsabilità.

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il tempo che fu memorie

Minghina

Eccola là, come la ricordo, seduta sulla panchina di pietra a fianco del focolare, il piatto della cena in grembo, gli abiti semplici di chi non ha vanità nemmeno nell’ampio fazzoletto che le cinge il capo, annodato stretto sulla nuca: Minghina!

In realtà il suo nome è Domenica ma è usanza – in questa mia bella e forte terra di Romagna – cambiare e storpiare i nomi in un modo tutto loro; e così Giuseppe diventa Jusef, Alberto Berto, e via di seguito. Non è uno sgarbo al nome proprio con il quale sono stati battezzati ma quasi una necessità nelle grandi famiglie numerose, dove i nomi ricorrono, sempre eguali, quasi un voler far rinascere i loro antenati onorando il nonno imponendo ai nuovi nati il nome che era stato il suo. E così io la chiamai sempre Minghina, come tutti i componenti della famiglia che abitavano quella grande e solida casa rurale nella quale ho trascorso gli anni dell’infanzia durante la guerra. Creatura silenziosa e schiva, timida eppure autorevole nella cerchia famigliare mentre reggeva l’andamento giornaliero, sempre attenta alle necessità di ognuno.

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La Casa della Musica

dal magazzino dei ricordi: “la mia” Casa Salomoni

Ho imparato ad amare la musica prima di nascere: mia madre studiava da concertista di pianoforte mentre era in attesa. Poi studiò e basta, trasferendo le proprie ambizioni sulla carriera di mio padre, “il bel tenore”. Da piccola l’accompagnavo a lezione e, pur essendo vivace, me ne stavo buona ad ascoltarla, anche quando studiava a casa.
Capita, camminando per strada, che dalle finestre piovano le note di esercizi al pianoforte, oppure che ti colgano, inattese, mentre sali le scale. Io mi fermo sempre ad ascoltare, mentre i ricordi volano su quell’armonia……

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il magazzino dei ricordi Racconti

Casa Salomoni

Come resistere al fascino di ricordi grati, belli e custoditi gelosamente più di un raro tesoro! L’autore delle rime gustose del post precedente è naturalmente l’incomparabile Nubellu! Figlio della mia cara Maestra Rina Salomoni e marito della citata Sissibelli, la sua dolcissima e bella sposa Clelia.
Come – in questo ricordo – non rammentarmeli tutti e tre in quella loro bellissima villetta, sulla quale – sovrana dolce, materna ma…fermissima Mamma Rina, ossia la mia maestra di musica – regnava.

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Messaggi dall’aldilà

stavolta è successo anche a me… sono un fenomeno paranormale? :-)))

Volevo commentare l’ultimo post della mamma e nello spazio da compilare con il nome trovo scritto “sissibelli” ed in quello dell’indirizzo email trovo “nubello@yahoo.it”. Sono rimasta di sasso: la nostra maestra di piano aveva un figlio, Venusto, che sicuramente nella vita precedente era stato un grande pianista o compositore, perché – ironia della sorte – non aveva mai avuto voglia di studiare musica ma quando si sedeva al piano suonava come un novello Rubinstein.

Funzionario di banca, sfogava la creatività in privato scrivendo sonetti scanzonati e divertenti, dei quali faceva spesso dono agli amici, raccogliendoli in libretti elegantemente rilegati.

Ed è proprio in un uno di questi sonetti che compaiono sissibelli e nubello: