Categorie
memorie parapsicologia

La Zia Gianna

Schegge dall’al di là

<<Babbo, ho trovato in uno scatolone di vecchie fotografie, questa, è una che conoscevi?>> Il babbo prende in mano la vecchia foto ingiallita dai bordi dentellati un poco arricciati , e lo sguardo che improvvisamente si vela di lacrime trattenute. La voce ridotta ad un sussurro mentre congiunge le mani a contenere la foto << questa è la tua zia Gianna, mia sorella>>

Sua sorella? Ne avevo sentito parlare in casa, ma sapevo solo che era morta giovane. Ricordo le poche frasi dette quasi con reverenza, come un timore di offenderne il ricordo. Ma nulla più. Perchè? Ora basta guardare in viso il mio babbo perchè mi sia subito chiaro che la vicenda riveste un’aura molto dolorosa.

<< Babbo, me ne parli? Nessuno l’ha mai fatto. In fondo è la mia zia!>> Comprendo bene che sto riaprendo una profonda ferita, eppure sento di volerlo fare, non ne capisco il motivo, ma è importante per me. Il babbo mi rende la vecchia istantanea, quasi con rimpianto, ed inizia a parlare.

Categorie
il bel tenore

Rapido e coniugale

dal magazzino dei ricordi, cassetto “era mio padre” – episodio “rapido e coniugale”

Fano faceva bene la parodia di papà….d’accordo, fare la parodia di un tenore è fin troppo facile. Tenori e direttori d’orchestra hanno molto in comune, caratterialmente: i due tipici galli nel pollaio, megalomani fatti e finiti… sarà per quello che non corre buon sangue tra loro? Quando vidi il film “ancora una volta con sentimento”, nel quale Yul Brynner impersonava un direttore d’orchestra, ero con mia madre ed entrambe ci rotolavamo dal ridere: papà spiccicato! L’autore e il regista sicuramente avevano frequentato da vicino uno di loro, perchè conoscevano troppo bene il tipo di personaggio…questione di dettagli.

Categorie
il tempo che fu Racconti

La Processione

La processione si sta incamminando verso il sagrato. Dalla bocca scura del portale spalancato emergono le fiammelle tremolanti delle candele infisse su tavole rette a spalla dai portatori che precedono la colonna ondeggiante. Il salmodiare incerto si fonde con l’eco delle litanie di coloro che sono già all’aperto sul piazzale antistante. Un ansimante strusciare di cento piedi nella polvere ed il rumoreggiare della folla assiepata ai lati del corteo.


Il cielo della sera è alto, lontano ed indifferente a questa devozione ostentata e vagamente pagana.
Guardando quella folla muta eppure tumultuante, sembra di assistere ad una parata allegorica, un po’ stracciona, come una messa in scena a basso costo.

Categorie
favole per adulti gli imperi della luna tassonomia sentimentale

Si riparano cuori, i tre finali

Cuori nuovi e d’occasione

I tre finali, a piazér: a ciascuno il suo

finale “english style”...anche un po' dark

Lei sollevò di scatto la testa, e una nuova speranza le illuminava il viso:

“Quale?”

Lo sguardo del vecchio, stavolta, ebbe uno scintillio fugace e poi si velò, come se non la vedesse più.

“Vieni” le disse, facendole strada nel retrobottega e poi per un’angusta scala di pietra, buia e polverosa, che sembrava non avere mai fine. I gradini erano scivolosi e si snodavano a chiocciola; alla fine si ritrovò in una specie di cripta molto vasta, dal soffitto a volta, con un cancello arrugginito sul fondo, dietro al quale si intravedeva una cisterna interrata piena d’acqua lattiginosa, che sembrava emanare una debole luce verde; l’aria era soffocante, umida, faceva freddo.

C’era qualcosa di vagamente minaccioso, nell’atmosfera di quello strano luogo, e lei non vedeva l’ora di abbandonarlo. Il vecchio si avvicinò ad un grande forziere, che pareva ricoperto dalla polvere di molti secoli; nell’aprirlo, le ante cigolarono rumorosamente sui pesanti cardini arrugginiti mentre ne estraeva una grande scatola, che posò su di un tavolo; lei si avvicinò, e vide che era divisa in scomparti: in uno c’erano delle figurine che le ricordavano i soldatini di piombo con i quali giocava suo fratello, da bambino; in un altro, delle piccole bolle che parevano di cristallo e contenevano piccolissimi cuori; in un terzo, c’erano delle minuscole ampolle di vetro soffiato.

Lei guardò il vecchio con aria interrogativa, e lui le parlò con una voce che sembrava provenire da lontano:

“Ci sono diversi modi per riparare il tuo cuore, tutto dipende da quello che sceglierai: i piccoli cuori sono le gioie delle tue vite future, ma scegliendone uno, non puoi sapere a cosa stai rinunciando.

Se prendi una figurina, in un punto imprecisato del pianeta succederà qualcosa, non sappiamo cosa: i conti devono tornare e per togliere un dolore a te e riparare la ferita corrispondente, qualcun altro deve prendersi quel dolore; ci sono esseri speciali che hanno deciso di portare sulle spalle parte del carico di chi rischia di soccombere sotto al suo peso: alcune sono già nate, altre devono ancora venire.

Le ampolle invece contengono degli elisir: se sceglierai quella giusta, il tuo cuore guarirà, ma quella sbagliata potrebbe ucciderlo”.

Il vecchio la guardò con quel suo sguardo che arrivava fin nelle pieghe più riposte dell’anima.

“C’è sempre un prezzo da pagare o un grande rischio da correre: ora fai la tua scelta”.

La donna fissò il vecchio, inorridita: “Non posso farlo” e si lanciò su per le scale con le lacrime che le velavano gli occhi; incespicò sui gradini scivolosi un paio di volte, mentre ripeteva “non posso farlo…non posso”; finalmente raggiunse il negozio e uscì, poi si mise a correre più forte chepoteva…ma cos’era che batteva così forte nel suo petto? Il cuore no, non poteva: lo teneva in mano. Nella foga di quella corsa disperata non vide l’auto che arrivava veloce. Poi, un rumore fortissimo….

Aprì piano gli occhi e vide la luce dell’alba che filtrava debolmente dalle persiane; sotto le finestre, in strada, qualcuno litigava. Si guardò intorno, riconobbe i mobili della sua stanza, i peluches tanto amati da bambina e che ancora conservava, le tende a fiori che si muovevano appena, mosse da un alito di vento.

Si alzò e raggiunse con passo ancora un po’ incerto la finestra e vide nella strada due uomini che stavano ancora discutendo animatamente per lo scontro delle loro auto: il rumore che l’aveva svegliata.

Faticava a rientrare nella realtà, quelle immagini non voleva andarsene dalla suamente e lei non era del tutto sicura che fosse stato solo un sogno… o se non stesse piuttosto sognando adesso.

Andò in cucina per farsi un caffè e i rumori quotidiani della casa la aiutarono ad uscire poco alla volta dall’atmosfera inquietante di quell’avventura onirica: le sveglie dei vicini, il pianto della piccola nell’appartamento di fianco e la voce della madre, l’aspirapolvere dell’inquilino del piano di sopra: il palazzo si svegliava, la vita tornava gradualmente a pulsare nella via e nella città, il tram sferragliava sotto le finestre.

Si versò il caffè e tornò in camera camminando lentamente, ancora un po’ assonnata e stordita, riflettendo sui possibili significati di quello strano sogno.

Accese il lettore CD e aspettò che la musica dissolvesse del tutto quella sensazione angosciante che stentava ad abbandonarla; si sedette sulla poltroncina con la tazza di caffè in mano, appoggiò la testa sullo schienale e si guardò ancora intorno, cercando rassicurazione negli oggetti della vita di sempre, del suo quotidiano; ad un tratto il suo sguardo, vagando, si posò sul comodino e il cuore le si fermò per un attimo: sul ripiano, accanto alle sigarette, c’era un panno.

Macchiato di rosso.

Fine dell’episodio: la favola continua, nella bottega dei cuori…forse…

finale etico adatto ad inguaribili romantici con speranza

“Un modo, forse, ci sarebbe…”

Lei sollevò di scatto la testa, una nuova speranza le illuminava il viso:

“Quale?”

“Devi spezzare tanti cuori quante sono le volte che è stato infranto il tuo e portarmi una lacrima versata da ognuno di quei cuori: solo così potrò riparare il tuo”.

La donna fissò il vecchio, inorridita e arretrò, ma mentre usciva si ricordò del cuore che giaceva sul bancone; tornò indietro, lo afferrò e si avviò con foga verso la porta, e fu allora che il vecchio le afferrò la mano: “aspetta! C’è un altro modo”. Lei lo guardò, ancora sconvolta, incerta se restare o fuggire.

“C’è anche un altro modo” ripetè il vecchio, “ma dovevo sapere se saresti stata in grado di compiere il necessario: solo chi sa amare incondizionatamente ed è capace di mantenere il cuore puro al di là del bene e del male può riuscire nell’impresa”. La donna si avvicinò di nuovo al vecchio e lo guardò negli occhi: stavolta era lei che cercava di vedere in fondo all’anima quello strano personaggio, per capire se poteva fidarsi.

“Non sarà facile” proseguì il vecchio, “ma puoi tentare. Dovrai metterti in cammino seguendo il tuo istinto, poi giungeranno dei segnali, dei messaggi che tu sola potrai capire e ti indicheranno dove dirigere i tuoi passi. Presta attenzione agli arcobaleni: posso dirti solo questo. Ma se il tuo cuore si indurisce, non riuscirà più a cogliere i segnali. Non so quanto durerà la tua ricerca, non dipende da me…posso dirti solo che un giorno incontrerai un uomo che, come te, ha vissuto il dolore fino ad avere un cuore che sanguina quasi senza tregua, per aver troppo amato. Saprai chi è anche senza vedere la macchia rossa sul suo petto. Anche lui ti sta cercando.

Quando vi incontrerete, vi riconoscerete e se ancora sarete capaci di amare in modo totale e incondizionato, avrete trovato quello che state cercando, i vostri cuori saranno risanati e deciderete di camminare insieme fino alla fine dell’arcobaleno”.

“E se non lo trovassi? E se dovessi innamorarmi ancora, prima di incontrare quell’uomo?”

“Sii più cauta e cerca di non sbagliare: se ci riuscirai, potrai essere moderatamente felice: non più di questo. Ma se vuoi essere amata come tu hai bisogno di essere amata, dovrai trovarlo e hai una sola possibilità, perché un’altra disillusione ucciderà il tuo cuore. Sappi però che l’amore che cerchi non ti darà solo gioia e se lo vuoi, devi saper accettare anche i momenti di sofferenza, inevitabili in un amore terreno. Fino ad allora, ricorda che per ogni piccolo dispiacere, il tuo cuore riprenderà a sanguinare: abbi cura di lui, cerca di tenerlo in vita fino a che incontrerai l’uomo che avevi scelto prima di tornare sulla Terra. Hai creduto di riconoscerlo e hai sbagliato, ma poiché hai pagato un alto prezzo e non hai permesso al tuo cuore di morire, ti è data un’altra possibilità”.

La donna abbassò la testa; pensieri contrastanti agitavano la sua mente: sarebbe stata in grado di fare quello che era necessario? Ne avrebbe avuto la forza? E voleva “davvero” farlo? Non sarebbe stato meglio sostituire il cuore e smettere subito di soffrire? E se non avesse mai trovato quell’uomo? Meglio essere moderatamente felice e nulla più? O rischiare di uccidere il cuore alla ricerca dell’uomo che avrebbe saputo amarla come lei aveva bisogno di essere amata?

Decise in una frazione di secondo, come in tutte le cose importanti della sua vita: avrebbe tentato. Alzò la testa e guardò il vecchio: una nuova luce le brillava negli occhi. Lui rispose con un sorriso a quella fiamma riflessa, che sembrava illuminare tutto all’intorno, e la seguì con lo sguardo, mentre usciva con passo risoluto. Si voltò ancora una volta, quando era ormai sulla porta “Non dimentica qualcosa?” disse il vecchio, sempre sorridendo: nelle mani teneva un involto. Era tornato al “lei” e questa volta, la donna lo notò. Lei tornò indietro, lo prese e si accorse che il cuore non c’era più. Si scambiarono un’ultima occhiata, senza aggiungere inutili parole e lei uscì dal negozio, per seguire la strada che si era scelta.

Fine dell’episodio: la favola continua, nella bottega dei cuori…forse…

Il lieto fine, il più adatto: se favola ha da essere, che lo sia fino in fondo

Lei sollevò di scatto la testa e una nuova speranza che le illuminava il viso:

“Quale?”

“Vieni” le disse il vecchio, facendole strada nel retrobottega e poi per un’angusta scala di pietra dai gradini scivolosi, che sembrava finire nel nulla. Si ritrovò in una specie di cripta molto vasta, dal soffitto a volta, con un cancello arrugginito sul fondo, dietro al quale si intravedeva una cisterna interrata piena d’acqua lattiginosa; l’aria era soffocante, umida, faceva freddo. C’era qualcosa di vagamente minaccioso, nell’atmosfera di quello strano luogo.

Il vecchio si avvicinò ad un grande forziere, che pareva ricoperto dalla polvere di molti secoli; nell’aprirlo, le ante cigolarono rumorosamente sui pesanti cardini arrugginiti, mentre ne estraeva una grande scatola; lei si avvicinò e vide che l’interno era diviso in scomparti: in uno c’erano delle figurine che le ricordavano i soldatini di piombo con i quali giocava suo fratello, da bambino; in un altro, delle piccole bolle che parevano di cristallo e contenevano piccolissimi cuori; in un terzo, c’erano delle minuscole ampolle di vetro soffiato.

Lei guardò il vecchio con aria interrogativa, e lui le parlò con una voce che sembrava provenire da lontano: “Ci sono diversi modi per riparare il tuo cuore, tutto dipende da quello che sceglierai: i piccoli cuori sono le gioie delle tue vite future ma scegliendone uno, non puoi sapere a cosa stai rinunciando. Se prendi una figurina, in un punto imprecisato del pianeta succederà qualcosa, non sappiamo cosa: i conti devono tornare e per togliere un dolore a te e riparare la ferita corrispondente, qualcun altro deve prendersi quel dolore; ci sono esseri speciali che hanno deciso di portare sulle spalle parte del carico di chi rischia di soccombere sotto al suo peso: alcune sono già nate, altre devono ancora venire.

Le ampolle invece contengono degli elisir: se sceglierai quella giusta, il tuo cuore guarirà, ma quella sbagliata potrebbe ucciderlo”.

Il vecchio la guardò con quel suo sguardo che arrivava fin nelle pieghe più riposte dell’anima: “C’è sempre un prezzo da pagare o un grande rischio da correre: ora fai la tua scelta”.

La donna fissò il vecchio, inorridita: “Non posso farlo”. Arretrò e si lanciò verso le scale, con le lacrime che le velavano gli occhi, incespicò sui gradini scivolosi mentre ripeteva “non posso farlo, non posso…”; finalmente fu di nuovo nel negozio e mentre usciva, si ricordò del cuore che giaceva sul bancone; tornò indietro, lo afferrò e si avviò con foga verso la porta, ma il vecchio le afferrò la mano: “aspetta! C’è un altro modo”.

Lei lo guardò, ancora sconvolta, incerta se restare o fuggire.

“C’è anche un altro modo” ripeté il vecchio, “ma dovevo sapere se saresti stata in grado di compiere ciò che è necessario: solo chi sa amare incondizionatamente ed è capace di mantenere il cuore puro al di là del bene e del male può riuscire nell’impresa”.

La donna lo guardò negli occhi: stavolta era lei che cercava di vedere in fondo all’anima di quello strano personaggio, per capire se poteva fidarsi.

“Non sarà facile” proseguì il vecchio, “ma puoi tentare. Ti metterai in cammino quando ti giungeranno dei segnali, dei messaggi che tu sola potrai capire e ti indicheranno dove dirigere i tuoi passi. Presta attenzione agli arcobaleni: non posso dirti di più. Ma se il tuo cuore si indurisce, non riuscirà più a cogliere i segnali. Non so quanto durerà la tua ricerca, non dipende da me…posso dirti solo che un giorno incontrerai un uomo che, come te, ha vissuto il dolore fino ad avere un cuore che sanguina quasi senza tregua, per aver troppo amato. Saprai chi è anche senza vedere la macchia rossa sul suo petto. Anche lui ti sta cercando. Quando vi incontrerete, vi riconoscerete e se ancora sarete capaci di amare in modo totale e incondizionato, avrete trovato quello che state cercando, i vostri cuori saranno risanati e deciderete di camminare insieme fino alla fine dell’arcobaleno”.

“E se non lo trovassi? E se dovessi innamorarmi ancora, prima di incontrare quell’uomo?”

“Sii più cauta e cerca di non sbagliare: se ci riuscirai, potrai essere moderatamente felice: non più di questo. Ma se vuoi essere amata come tu hai bisogno di essere amata, dovrai trovarlo e hai una sola possibilità, perché un’altra disillusione ucciderà il tuo cuore. Sappi però che l’amore che cerchi non ti darà solo gioia e se lo vuoi, devi saper accettare anche i momenti di sofferenza, inevitabili in un amore terreno. Fino ad allora, ricorda che per ogni piccolo dispiacere, il tuo cuore riprenderà a sanguinare: abbi cura di lui, cerca di tenerlo in vita fino a che incontrerai l’uomo che avevi scelto prima di tornare sulla Terra. Hai creduto di riconoscerlo e hai sbagliato, ma poiché hai pagato un alto prezzo e non hai permesso al tuo cuore di morire, ti è data un’altra possibilità”.

La donna abbassò la testa; pensieri contrastanti agitavano la sua mente: sarebbe stata in grado di fare quello che era necessario? Ne avrebbe avuto la forza? E voleva “davvero” farlo? Non sarebbe stato meglio sostituire il cuore e smettere subito di soffrire? E se non avesse mai trovato quell’uomo? Meglio essere moderatamente felice e nulla più? O rischiare di uccidere il cuore alla ricerca dell’uomo che avrebbe saputo amarla come lei aveva bisogno di essere amata?

Decise in una frazione di secondo, come in tutte le cose importanti della sua vita: avrebbe tentato. Alzò la testa e guardò il vecchio: una nuova luce le brillava negli occhi. Lui rispose con un sorriso a quella fiamma riflessa, che sembrava illuminare tutto all’intorno e la seguì con lo sguardo, mentre usciva con passo risoluto. Si voltò ancora una volta, quando era ormai sulla porta: “Non dimentica qualcosa?” disse il vecchio, sempre sorridendo: nelle mani teneva un involto. Era tornato al “lei” e questa volta, la donna lo notò; tornò indietro, lo prese e si accorse che il cuore non c’era più. Si scambiarono un’ultima occhiata, senza aggiungere inutili parole e leiuscì dal negozio, per seguire la strada che si era scelta.

Attraversando la strada, ripensava a quello che il vecchio le aveva detto e non vide l’auto che arrivava veloce. Sentì un rumore fortissimo….

Aprì piano gli occhi e vide la luce dell’alba che filtrava debolmente dalle persiane; sotto le finestre, in strada, qualcuno litigava. Si guardò intorno, riconobbe i mobili della sua stanza, i peluches tanto amati da bambina e che ancora conservava, le tende a fiori che si muovevano appena, mosse da un alito di vento ancora umido di pioggia.

Faticava a rientrare nella realtà, quelle immagini non volevano andarsene dalla sua mente e lei non era del tutto sicura che fosse stato solo un sogno… o se non stesse piuttosto sognando adesso.

Andò in cucina per farsi un caffè e i rumori quotidiani della casa la aiutarono ad uscire poco alla volta dall’atmosfera inquietante di quell’avventura onirica: le sveglie dei vicini, il pianto della piccola dell’appartamento di fianco e la voce della madre, l’aspirapolvere dell’inquilino del piano di sopra: il palazzo si svegliava, la vita tornava gradualmente a pulsare nella via e nella città, il tram sferragliava sotto le finestre.

Mentre aspettava che il caffè fosse pronto, tornò in camera camminando lentamente, ancora un po’ assonnata e stordita, riflettendo sui possibili significati di quello strano sogno.

Raggiunse con passo ancora un po’ incerto la finestra e vide, nella strada ancora umida di pioggia, due uomini che stavano discutendo animatamente per lo scontro delle loro auto: il rumore che l’aveva svegliata.

L’aria fresca sul viso le fece bene e lei si affacciò per lasciarsi accarezzare da un raggio di sole; alzò gli occhi verso il cielo, per guardare gli scampoli d’azzurro tra le nubi ormai diradate e vide un grande arcobaleno, appena formato, dai colori ancora vividi. Si soffermò qualche istante ad ammirarlo, mentre qualcosa scattava nella mente e lei tentava di ricordare….poi un cane che abbaiava correndo attirò la sua attenzione e lei guardò giù nella strada, verso quegli uomini che prima litigavano: uno di loro alzò lo sguardo ed incontrò il suo. Lui si bloccò, come un’immagine alla moviola e a lei sembrò che il suo cuore smettesse di battere per qualche istante, poi lo sentì balzare in gola, mentre un’emozione che andava oltre la gioia la fece sentire leggera come una piuma e i piedi si mossero da soli, come per volontà propria. Si ritrovò in strada, di fronte a lui che la guardava come nessuna persona al mondo l’aveva guardata mai.

Si sorrisero e sui loro volti splendeva la felicità, che sembrava irradiare nella via, luminosa come il sole dopo la tempesta; le mani si intrecciarono, come i loro passi danzanti, mentre si allontanavano insieme.

La bambina del quarto piano smise di piangere e da qualche parte, nei palazzi intorno, una donna si mise a cantare.

L’altro uomo, rimasto solo, li guardò esterrefatto, muto ed immobile, mentre sparivano in fondo alla via, sotto quel gioioso arcobaleno; nella casa vuota, la moka borbottava inutilmente ormai, mentre il caffè si riversava sui fornelli.

Fine dell’episodio: la favola continua, nella bottega dei cuori…forse…

Categorie
favole per adulti gli imperi della luna tassonomia sentimentale

Si riparano cuori

Cuori Nuovi e d’Occasione

Il campanello automatico risuonò in un punto lontano, nel retro della bottega. Lei si avvicinò al bancone, aspettando pazientemente che arrivasse qualcuno. Mentre aspettava, si guardò attorno, nella stanzetta polverosa e straripante di vecchi oggetti strani, libri, antichi orologi meccanici e carillons. Dietro il bancone, una luminaria multicolore a intermittenza la stava quasi ipnotizzando.

Dopo qualche secondo, una vecchia mano ossuta scostò la tenda di corde annodate e la donna si trovò di fronte un viso rugoso, nel quale splendevano due occhi scuri e profondi, dallo sguardo sorridente e penetrante.

“In che posso servirla, bella signora?”

Categorie
fantasmi e dintorni Il Baldo

La pieve maledetta

IL CEPPO SACRIFICALE – LA PIEVE DI THO’

“Fermati! ho visto un cartello”

“Ma quale cartello…la strada la conosco…torniamo sulla via Emilia”

“Ferma ti dico! c’era scritto “la pieve di Tho’! Andiamoci!”

“E va bene…non sei ancora stanca?”

Dario torna un poco indietro, finché alla fine scorge il famoso cartello, semi nascosto dalla grande siepe impolverata.

Categorie
gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Pinkerton a Berlino 2 – la vendetta

Mentre andava in scena papi…

Io ero in collegio. Avevo 14 anni. Fulminata sulla via di Damasco dal Romeo e Giulietta di Zeffirelli, mentre le compagne giocavano o leggevano i romanzi di Liala, io me ne andavo nel parco a leggere le tragedie del mio nuovo amore letterario. Ma non bastava: figlia d’arte, decisi di organizzare una recita. Fu un caso che la data scelta per la rappresentazione coincidesse con quella della Butterly a Berlino di papà.

Mentre facevamo le prove, le altre compagne si allenavano a “fischiare”, ma le sfide mi sono sempre piaciute e questo, invece che scoraggiarmi, mi spronava a fare di più e meglio; “ah, volete fischiarci? La vedremo”.