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ricordi di guerra Un Uomo

Inconsapevoli eroi

Nell’inferno di ghiaccio

Neve…neve e solo neve. Dovunque si guardi. E freddo, freddo gelido che ormai è entrato nella carne, nelle ossa, e la pelle non rabbrividisce nemmeno più.

Giorni, che vagano un piede avanti all’altro, affondando ad ogni passo sempre più stentato… la divisa estiva che s’incartapecorisce addosso…Digiuni e non sanno nemmeno più da quanto.

Solo ogni tanto, una manciata di quella neve che da giorni scende da un cielo uniforme, plumbeo, eppure senza colore, portata alle labbra screpolate.

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi Un Uomo

Un Uomo


Alberto scappò da casa che era solo tredicenne, per protestare contro una situazione familiare che allora non poteva capire. Era il 1925. Sua madre voleva farlo cercare dai carabinieri, suo padre disse: “lascia stare, se ha la stoffa del delinquente, lo diventerà comunque restando a casa, se non ce l’ha, diventerà un Uomo”.
Diventò un Uomo.
Di quelli che si incontrano forse una sola volta nella vita, o forse mai.

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albero buco ricordi di guerra

La Stalla

L’inverno è lungo e pare non voler finire mai: nella grande cucina della casa colonica il fuoco nel camino s’è ormai spento. C’è la guerra e non bisogna sprecare la legna da ardere e così, quando il buio s’annuncia dietro i vetri, si lascia spegnere l’ultima brace.

Al primo piano, le camere saranno gelide ed i pagliericci pieni delle foglie di granoturco dell’ultimo raccolto, sussurreranno sotto il peso di ogni tipo di coperta…una sopra l’altra. Ma la voglia di stare assieme, di raccontarsi le giornate a turno, o di narrare fole per i bimbi, ci spinge tutti nella stalla, in uno stabbio vuoto.

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era mio padre il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Mio Padre, che eroe!

Scritto per un padre

e dedicato a tutti i padri

Questo post lo scrivo proprio per te, L., e lo dedico a tutti i padri, soprattutto a quelli che devono svolgere anche il ruolo di madre: una sfida che sei in grado di raccogliere.

Hai scritto un tweet che mi è arrivato dritto al cuore ed è esploso. Ti ringrazio di avermi permesso di pubblicarlo:

Ci sono giorni di pioggia che devono venire. E lunghe ore fredde di ghiaccio, di neve e di silenzio. Ci sono le mie braccia. Larghe, possenti e inutili, che conservano la memoria di forma del tuo corpo. Nella solitudine non c’è salvezza. Vieni, nel silenzio di notti profonde.

Quelle tue braccia saranno il rifugio sicuro per tua figlia, per tutta la sua vita, anche se adesso non ci pensi davvero perché il dolore per la perdita del tuo Amore occupa tanto spazio.

Domenica mattina, mentre mi concedevo di poltrire un po’, pensavo a quella tua splendida poesia che gronda dolore e dal cuore ha iniziato a scorrere un fiume in piena che mi ha spinto ad alzarmi e a buttare giù appunti per questo post. Schegge di memoria sul mio papà che questa volta condivido con te, sperando che ti aiutino a reggere il cuore che pesa per l’assenza.

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dietro il sipario il bel tenore

“La Vedova Allegra”, il debutto

“chell’omo bello comm’er sole…”

…/ venite orsù sirene della danza… e nel valzer c’aggirate……/ Ascolto, forse un pò distratta, le parole e la musica del balletto che che stanno provando lassù, su quel palcoscenico a cielo aperto e che ora è sotto il sole cocente d’agosto..

Questa sera ci sarà la prima rappresentazione de La Vedova Allegra” di Lehàr., la prima della stagione della compagnia di operette nella quale Edgardo è appena divenuto il tenore di “punta”.

L’aria del valzer famoso prosegue ed io riprendo in mano ancora una volta gli appunti manoscritti che da stamani il capocomico suggeriva man mano, in mancanza di un qualsiasi copione: da tanti anni ormai in Compagnia ci si affidava alla memoria….

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era mio padre il bel tenore il magazzino dei ricordi il mestiere di vivere

Lezioni d’amore

“Era mio padre”

Papà aveva un caratteraccio (che io ho ereditato, smussandolo da adulta con l’autoriforma, effetto collaterale della pratica buddhista).

A volte lo avresti ucciso, a volte lo avresti ammazzato di coccole. A Milano, di uno come lui, dicono “o mazàll o tegnìll”, o ammazzarlo o tenerlo com’è…e noi ce lo tenevamo: era un’adorabile canaglia e un irresistibile mascalzone, a volte aveva un sorriso da men’impippo “che neanche Clark Gable”…

Verso i 13 anni iniziò ad essere seriamente preoccupato, di fronte alla figlia che iniziava a sbocciare; succede a tutti i padri, ma in lui il fenomeno era decisamente virulento.

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Arte e Musica dietro il sipario il bel tenore

Un Quarto di Vita 2,

la vendetta

Questo post lo scrivo per Cyrana, che mi ha chiesto di raccontare la parte più divertente di questa avventura, visto che ho descritto in quello precedente la parte meno gradita.

Dopo il debutto a Busseto, che era parso ad entrambi il sigillo della sfida che si concretizzava per lui, era arrivata la scrittura dei Teatri Emiliani Riuniti.

Busseto…per un artista lirico, è un vero luogo di pellegrinaggio!

Ne ho già scritto in un altro post (https://www.panoranima.it/racconti/prima-della-prima/) e quando, di lì a pochi mesi, gli proposero di interpretare, proprio in un altro dei tempi della lirica, un ruolo in un’opera nuova ma di un compositore già noto, ci parve come un’ulteriore occasione fortunata da non perdere e naturalmente il mio giovin tenore si sentì quasi scaraventare verso le stelle.

Quindi…armi e bagagli, partimmo per la grande avventura: saremmo stati a Parma per i 40 giorni delle prove e poi per gli spettacoli nei Teatri Emiliani Riuniti. Eravamo giovanissimi e belli, ma soprattutto infarciti di grandi sogni…ed anche di tante illusioni !

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Arte e Musica dietro il sipario il bel tenore

“Un Quarto di Vita”

Dietro il sipario

Siamo all’ultima rappresentazione di questa nuova opera jazz di Giorgio Gaslini, così contestatrice e già tanto contestata!

E’ il 1969… nell’aria c’è un grande cambiamento e la contestazione va ben al di là di un’opera jazz.

La “Prima “ è andata in scena proprio a Parma, una delle città più “rosse” di quegli anni e già in quell’occasione, le autorità di polizia erano state messe sull’avviso che ci sarebbero potuti essere disordini.

La compagnia al completo aveva provato in quel teatro di tradizione per ben 40 giorni (cosa del tutto insolita per tutti…) e l’attesa dell’Opera inedita era arrivata alle stelle. Se ne parlava ovunque, e tutti noi, pur attendendo come al solito il momento in cui il sipario si sarebbe alzato, eravamo non poco preoccupati. Ma per il “cast,” i coristi ed il gruppo di artisti di strada (così si facevano chiamare) questo era solo lavoro. O per lo meno, quasi per tutti.

Per l’occasione alcuni amici sarebbero stati presenti alla “Prima” e mi ero preoccupata personalmente di assegnare loro le poltrone più vicine ad un’uscita laterale: non si poteva sapere quale accoglienza il pubblico ci avrebbe riservato!

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gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Ognissanti, appuntamento con la memoria

Quest’anno, con immenso dispiacere non posso andare a visitare quello che Dario chiamava “magazzino dei ricordi” e allora ci torno con il ricordo: un post del 2005 del vecchio blog.

Non vado quasi mai al cimitero, ma ad Ognissanti, ricorrenza della nonna paterna e del bisnonno Luigi, vado in un paesino a 25 km da qui; ora ci sono anche le ceneri di papà, insieme ai suoi genitori. Quello che faccio, in realtà, è un viaggio nella memoria di un’infanzia felice.
Il paese è rimasto lo stesso, a dispetto dell’urbanizzazione selvaggia imperante ovunque, ma non qui.


Ogni domenica andavamo dai nonni a pranzo. Chissà perché avevano scelto di trasferirsi proprio qui, vicino alla riserva del Ticino.
Rifaccio ogni anno lo stesso percorso di allora e guardandomi intorno noto con piacere che non molto è cambiato. La stessa campagna piatta e brulla, tipica della pianura lombarda, dolcemente malinconica sia col sole, sia con la pioggia, poche case isolate ogni tanto, il dosso e poi si passa davanti alla villetta che fu dei nonni e si prosegue sulla strada maestra fino al cimitero, passando davanti alla chiesa, con la sua facciata invariabilmente rosa da più di 40 anni a questa parte e mi rammento le funzioni di allora, con gli uomini e le donne separati; io dovevo stare con la nonna e non capivo perché, ogni volta protestavo: una ribelle in erba.
Oggi c’era un po’ di nebbiolina. Di solito, all’uscita, compriamo le castagne arrosto appena fuori dal cancello, ma oggi le avevano già finite.

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gli antenati gli imperi della luna il magazzino dei ricordi

Bel Ninìn

A fine giugno partivo per il mare, ma fino all’adolescenza, alla chiusura della scuola andavo a stare un po’ dai nonni paterni, in campagna.

A quella casa sono legati molti ricordi di un’infanzia felice che a volte è rifugio nelle giornate amare.

Ogni domenica andavamo a pranzo dai nonni e la sera si tornava carichi di fiori, uova, verdurine fresche dell’orto e frutta.

I nonni si erano trasferiti quando avevo solo pochi mesi in una villetta al limitare di un paesino a venti chilometri dalla città; c’era un giardino pieno di fiori, davanti alla casa, sul retro invece un piccolo frutteto e un grande cortile, dove potevo scorrazzare con Tim, il mio amico a quattro zampe, correre sulla macchinetta rossa a pedali o andare sull’altalena. Ma io stavo sempre attaccata ai calzoni del nonno, che me le dava vinte tutte: papà, con una punta di invidia nella voce, gli diceva “guarda che nonno di legno dolce!”…era stato un padre molto severo, ma per me era un compagno di giochi fantastico. Ci divertivamo moltissimo, insieme; non riusciva proprio a lasciarmi a casa: io volevo accompagnarlo dappertutto e lui non si faceva pregare; persino a caccia mi portava, e ogni volta mi arrabbiavo perché non voleva insegnarmi ad usare il fucile.