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come salvarsi la vita

…NON TE L’ASPETTI PIU’….MA INVECE LA TROVI!

 Avevo promesso a chi mi segue su questo blog, che non mi sarei lasciata andare alla mia tristezza di vecchia madre… orbata della figlia e cioè il suo bene più prezioso.

    Anche se ho il diritto di soffrire come non ci sono parole per descriverlo,  ma…ciò che voglio qui narrare è accaduto a me, due notti fa, nel pieno di uno sconforto così profondo di questo mio “dover” vivere da sola, senza di lei, Barbara.

   Una nottata maledetta iniziata con la pesantezza di una solitudine che ormai non avrebbe ami avuto fine.

   La fine? Forse, la soluzione a tutta l’angoscia di quell’ora? Eppure -forse il famoso istinto di conservazione del quale tutti parliamo – mi ha spinta ad andare su Internet!… Solo per cercare qualcuno con cui parlare? So’ solo che dopo aver scorso alcuni dei siti che parlano di suicidio…e dopo aver trovato alcuni numeri telefonici dove mi aspettavo forse solo di poter interloquire con chi era, o ci stava passando senza avere risposta alcuna, ecco un numero in grandi cifre ed in neretto!

   Tanto – mi sono detta- non risponderà nessuno, come le altre volte! Ed invece….

   – Pronto? Vuole parlare con me? L’ascolto….-

La sorpresa al momento mi lascia come stordita ed incapace di formulare alcuna risposta …coerente –

   – No! mi scusi…devo aver sbagliato! –

   – Non credo signora: questo numero non si compone per sbaglio: l’ascolto!….-

E così, cercando una via d’uscita per aver suscitato – forse – un vespaio – ribadisco con parole che riconosco sconnesse e soprattutto false, che ho solo sbagliato a digitare quel 800 ecc.ecc… Ma  ecco che avverto lo squillo della porta d’ingresso. Non immagino nemmeno di non andare ad aprire ( ed è del tutto strano per me che – in questo periodo di pandemia – chiedo sempre chi c’è dietro la porta chiusa) e quasi senza pensare apro il battente….Davanti a me un gruppetto di ragazzi in tute arancione, sorridenti, questo si, ma chiaramente decisi e consapevoli di trovarsi di fronte ad una persona sommersa da un grande disagio psichico.

   Il primo sentimento e’ di vero panico ( ed ora come me la cavo? Maledizione a quel numero telefonico che ho composto, certa com’ero di non averne risposta)

  La confusione della mia mente aumenta…aumenta…mentre osservo quei sorrisi così accattivanti che però – chiaramente – denunciano l’intenzione di sbarrarmi la porta d’ingresso: non posso fuggire né tantomeno chiudere l’uscio!

   Sono in trappola! Non mi resta che formulare una domanda: “chi siete”? Ma ho compreso benissimo cosa e chi sono: mentre ascoltavo senza poter formulare un pensiero sul come riuscire a cavarmela…dalla centrale era partito l’allarme e la “Squadra” era partita a razzo!

Ed è panico. Ed è vergogna! Io! Proprio io in un attimo di sconforto, ho attivato qualcosa che ora non so come gestire. Ma cercando di comportarmi come una persona civile, li faccio entrare… così voluminosi con le loro tute arancioni, gli scarponi che solo a vederglieli ai piedi mi fanno un po’ paura.

   Ed ora come me la cavo? Al momento attuale ricordo solo vagamente che un quarto d’ora fa ho pensato di raggiungere Barbara…dovunque si trovi. Un lampo dietro gli occhi: a quell’urna cineraria che sta nell’altra stanza,e la bella foto di mia figlia che – immobile- ne denuncia il contenuto.

Accanto, quella di quel mio genero mancato poco più di un anno fa. Vicino le piccole urne bianche dei nostri amatissimi mici!

   Ma ora devo solo liberarmi di tutta questa gente che – sempre sorridendo ma con grande determinazione, si è raccolta attorno a me, come ad impedirmi…..cosa? Non voglio saperlo. Ma…dovrò trovare parole di scuse, accenti di quella vergogna che denuncio subito e per la quale mi scuso:” ho fatto una sciocchezza…non ho bisogno di nulla!”

  – Bene signora…ma per un po’ noi le teniamo compagnia! Oltretutto ci riposiamo un pochino : queste poltroncine sono così comode…..! Ormai la centrale sa dove siamo ed al massimo…ci contatta: sa, è il nostro lavoro, trascorrere un po’ di tempo con qualcuno che – specie di notte – si senta solo.-

Sempre più imbarazzata, sempre più sorpresa e sempre più incapace di pensare, di capire cosa devo fare adesso! Come in tanti momenti della mia vita trascorsa, cerco di comportarmi come se fosse tutto uno scherzo ed accetto di partecipare ad una conversazione – piacevole del resto e che mi fa ritrovare la calma – mentre il giovanottone ( è chiaramente il capo della spedizione)  mi scruta, con quei suoi magnifici occhi azzurri: e sento, sento intimamente che devo sostenerne l’impatto che però è chiarissimo, senza inganno.

   Senza che me ne accorga le lancette dell’orologio avanzano…ed ormai è come fossimo in una piccola riunione d’amici. Nessuno fa alcun cenno al motivo della mia involontaria telefonata…nessun argomento che mi possa turbare che’ anzi, la conversazione è allegra e sorridente.

   Solo il “capo squadra” mi osserva da lontano, lasciando ai compagni il compito d’intrattenermi, quasi come in un salotto. Eppure ogni pochi minuti esce dalla stanza e sento che parla con la centrale che gli fornisce indicazioni. Ogni tanto vedo spuntare sulla porta quegli occhi appena schermati da una gran testa di capelli ricciuti, sempre in movimento….

   Ormai mi sento padrona di me stessa e ( sono una vecchia volpe….) mi comporto proprio come si aspettano: uso la chiave della simpatia; controllo che la voce non  tremi e mi tradisca, ma allo sesso momento studio i volti sorridenti anche se – ne sono più che sicura – controllano ogni mia parola ed ogni mutar d’espressione.

   Intanto il “Capo” dall’altra stanza è in continuo collegamento con qualcuno che dalla centrale gli fornisce istruzioni e gli pone domande su….di me!

   Ammetto il cedimento di qualche ora fa! Ammetto di aver composto quel maledetto numero verde senza immaginare di voler davvero sentire una risposta! Ammetto che ho pensato, immaginato forse… la soluzione finale che almeno avrebbe cancellato lo strazio che dal momento nel quale mi arrivava dall’ospedale l’annuncio che Barbara se n’era andata… mi si è presentata: prepotente e maligna.

   Ed ora mi vergogno dal profondo di non aver saputo mantenerne il segreto e di aver chiesto AIUTO!

Ed il tempo trascorreva… ed io continuavo a mentire…e “loro” a comprenderlo benissimo!

   – Ragazzi, ora è passato…sto bene e voi, potete andarvene tranquilli a far compagnia            a qualche altro…”fuori di testa”! –

L’amica dalla quale  sto’ ascoltando questa folle esperienza ora e’ silenziosa, e quasi non ha il coraggio di guardarmi.

   – Ed ora? –

   – E che altro posso dirti, se non che mai mi sarei aspettata di aver la casa invasa da giovani competenti ( in questi frangenti, una parola fuori posto…può essere un disastro ) empatici e divertenti,  che si occupassero di me.

   L’amica ora mi rimprovera per non aver telefonato a lei: la nostra amicizia nasce da lontano, nata durante anni ed anni nei quali abbiamo lavorato assieme; assieme parlato- dopo il lavoro spesso – e non erano…chiacchiere…ma un confrontarsi a vicenda su argomenti che – di solito – non sono oggetto di conversazioni!

   Ma non sa rispondere se non con un lento scuotere di testa, come ancora incredula di essere stata io, così vicina….Eppure  posso comprenderla e la risposta è chiara:

    – Mi vergognavo amica mia…mi vergognavo mentre mi scoprivo debole come chiunque altro! E dovevo pur ammetterlo. –

  Eppure…eppure –  ora l’amica  quasi sembra parlare fra se, e solo per se’ – non mi aspettavo la vicinanza profondamente umana che quelle persone hanno dimostrato: proprio a te che da tempo, eri convinta di non poter o voler più Credere in nulla ed in nessuno –

   SOLIDARIETA, non e’ vero che sia una parola desueta!

   – E poi? racconta! E poi?

   – E poi il “capo” mi chiama nell’altra camera, mi fissa quei suoi occhi blu a volte ingombri dei riccioli assurdamente biondi della capigliatura scompigliata e pronuncia parole molto serie: senza mai smettere di tenere il suo sguardo attaccato al mio:

  – Cara signora, ora stanno salendo due dottoresse: sono al corrente di tutto ma a loro non basta il mio parere e vogliono parlare con lei. Stia attenta a ciò che le dico: non si agiti, mantenga la calma, sincera- questo sì ma senza lasciarsi prendere dall’emozione: faccia finta di stare sostenendo un esame_. Ricorda? –

   E qui un grande e bel sorriso d’intesa, come si scambiano i ragazzi!

   –  Dipende da lei ora, liberarsi di noi e lasciarci andar via tranquilli. –

   Ed ecco di nuovo il campanello d’ingresso e le due dottoresse che invito subito ad accomodarsi: ho fatto una sciocchezza questa notte, ma ciò non mi esime dall’educazione, ecchedianime!

   – Così è terminata quella notte, e quell’esperienza di Umanità che da troppi anni avevo immaginata essersi perduta –

   – Beh! amica mia! Te la sei vista proprio brutta ma nello stesso tempo hai anche ritrovato qualcosa in cui non credevi più. Secondo me, anche quel tuo fare al telefono quel numero sconosciuto…è stato un suggerimento ad opera di Barbara: come sempre da quando le parti si sono invertite per voi ; una volta eri tu che la proteggevi ed ora e’ lei a farlo, anche se da una dimensione diversa.

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riflessioni

La Falena

  LA FALENA

Ci sono dei giorni….. ci sono dei giorni, a volte lunghi periodi, nei quali tutto ci appare inutile ed ogni sforzo, vano. La nostra natura umana trema, ed il nostro cuore sbatacchia, come le ali impazzite di una farfalla catturata dalla luce!

    Ecco….sono già arrivata, con una sola frase, alla fine del mio pensiero: la farfalla catturata dalla luce, e ti senti proprio come l’impavida falena che viene attirata dalla fiamma  che arde, che ondeggia, che assume mille forme ingannatrici e la farfalla s’illude di poterle interpretare tutte,  divenendo splendente come quella fiamma!

     Ma s’avvicina ormai troppo…. e non ha più la forza di allontanarsene: impazzita  comprende in un secondo che quella luce fascinosa l’ha ingannata, che l’ha ubriacata con la sua  bellezza….eppure….eppure non sa più fuggirla!

     Per un attimo l’ha vista da vicino, ha vissuto la sua carezza ardente, per un attimo ne ha veduto il richiamo pericoloso e mortale.  Per un secondo folle di quella malìa assassina ne ha raccolto l’incanto.

   Non può o non sa allontanarsene, perchè ormai a che varrebbe la sua breve vita, lontana da quella luce che ancora danza nelle grandi pupille già annerite. Un ultimo battere d’ali: il tempo di desiderarla sovra ogni cosa, e la farfalla cade a terra, senza più alcuna bellezza, mentre la fiamma continua a danzare, ignara, finché lo stoppino e la cera continueranno a farla vivere: e poi sarà il buio.

   E così succede qualche volta anche a noi: ci sono giorni, nei quali la Luce alla quale tendiamo, quasi inconsapevolmente, ci appare troppo lontana, eppure così vicina, e non sappiamo più avere la saggezza di attendere il nostro risveglio. Quel risveglio alla Luce che non potrà avvenire prima del suo tempo; prima del nostro tempo!  E che facciamo?  In un volo suicida usciamo dal buio di quei certi giorni dolorosi e ci diciamo: ”perché attendere ancora?  Io sono pronto”!

   Qualcuno si potrà bruciare le ali, come la povera farfalla, ma qualcun’altro riuscirà a ritrarsi;

 a comprendere che non è con la forza che troveremo il passaggio che ci porterà verso quella Luce.

   Attendere! Bisogna attendere: finche’ il dolore, la tristezza che ci ha spinti stremati dall’attesa, siano vissuti, assimilati e consumati. Solo in quel momento: quando tutto sarà stato assunto ed eliminato, quella Luce sarà per noi.

   A volte, è faticoso, a volte pare impossibile da sopportare questo nostro lungo cammino e ci stendiamo affranti, al lato della Via, senza voler più proseguire!

    Le spalle curve sulle quali la stanchezza greve del vivere si accanisce.  I piedi feriti che ad ogni passo in avanti inciampano in un sasso aguzzo. Le mani sbucciate, dove le unghie spezzate sanguinano!  Ma nulla di tutto ciò è reale!  Questa sofferenza e’ solo l’illusione che ci permette di lamentarci e così sentirci vivi!

    Ma qualcosa- qualcuno – non importa chi o che cosa, arriva fino a noi per ricordarci che nell’Universo c’è un’immensa bellezza in attesa per noi che possiamo afferrarla. Basta una giornata assolata arrivata dopo giorni di freddo. Basta un’ora trascorsa a seminare in un vaso i piccoli semi generosi che diverranno presto un bel tappeto verde di erba – gatta, dove il nostro micio poi si stenderà, acciambellandosi con la grazia dei felini: un’espressione soddisfatta e felice del musetto.

   Basta una giornata di sole, mentre sentiamo ritornare le forze nel corpo dopo giorni di malattia: ed una nuova voglia di ”fare” di costruire al meglio la nostra giornata di domani.

    Un passo alla volta!  Domani ci arriverà dall’Universo forse un pensiero di gioia, attraversando l’etere, e che si poserà su di noi – leggero come una farfalla – per ricordarci che se pure la sua breve vita ai nostri occhi è insignificante…essa avrà vissuto il suo tempo nella bellezza e nella meraviglia.

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memorie

QUANDO UNA MAMMA……

Quando una mamma viene orbata da sua figlia…è come lo sconvolgimento dell’intero Universo.

   Barbara se n’è andata…dove? Non ci e’ dato saperlo. Barbara mi ha lasciata, ci ha lasciati tutti ed ancora non riesco a farmene una ragione: “mi ripeto ogni minuto che non e’ vero…che la rivedrò presto…che i suoi tanti amici la rivedranno  o leggeranno  di lei, di ciò che sapeva comunicare con il suo scrivere.

   Ma non accadrà! Uno dei suoi ultimi pensieri e’ stato per me, che le sono madre, e mi ha chiesto di continuare a scrivere qui, ben sapendo – lei che mi era figlia spirituale oltre che carnale – che se c’è una possibilità di sopravviverle la troverò solo nell’annullare il mio “presente” e trasformarlo nei ricordi…In fondo, quando mi abbandono alla scrittura, anche se apparentemente invento storie di altri, alla fine – come facciamo tutti noi che amiamo farlo – parlo solo dei sentimenti dell’Anima mia.

   Ma non voglio e non vorrò narrare il mio strazio – a lei non piacerebbe – eppure, se ne avrò la forza, continuerò a raccontare storie sperando che qualcuno le legga. Così, mi parrà di assolvere al suo desiderio che mi ha comunicato in quell’ultima ora che abbiamo potuto guardarci, ascoltarci, stare assieme  accanto a quel letto d’ospedale  al quale un medico pietoso ci aveva permesso di restare. E di questo, lo ringrazio e lo ringrazierò per il resto della mia vita ma…mi rendo conto che – mentendo una all’altra sulla realtà della malattia che se la stava portando via – abbiamo sprecato quel poco tempo rimastoci : e proprio mentendo una all’altra, con quel sentimento d’Amore che ho ben visto negli occhi chiari ed ancora bellissimi della mia figliuola. Ho veduto in quell’ultimo sguardo che mi ha lasciato, una tale carica d’amore come mai avrei creduto possibile esprimere solo con gli occhi!

  Dunque…ci proverò a tornare qui, in questo Blog che aveva inventato sopratutto per me…ben conoscendo la passione di una vita intera, per lo scrivere. Quando mi metto alla tastiera…il mondo attorno a me scompare e le ambasce della vita non mi toccano più, con quella durezza con la quale l’Esistenza mi ha sempre colpita.

Faccio una promessa a te, Barbara mia, e cercherò come tu mi hai chiesto, di scrivere…ma da ora…mai più con parole di dolore. Questo mio dolore ha da essere custodito dentro di me e solo per me costretta dal Fato a sopravviverti, spero per poco.

   Ecco, ho scritto di te e per te, piccola mia ma da domani…voglio e spero tornare a scrivere solo provandone gioia.

    Mamma Alma Serena

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amore immortale il magazzino dei ricordi

Accanto ad un grande Uomo c’è sempre una gran Donna

Come ogni sabato sera, eccoli che entrano: Pina, Irma e subito appresso il babbo Luigi! A quel tempo abitavano al primo piano proprio sopra una sala da ballo gestita da una loro parente, e così fu facile consentire alle due sorelle di scendere la breve scala ed una volta nella sala sempre affollata, imparare a ballare: tango, valzer, mazurke indiavolate come s’usava allora, quando il ballo del sabato sera era l’unico mezzo per conoscersi e divertirsi, spesso sotto gli occhi vigili di nonni, zii, fratelli o genitori!

Per Giuseppina (che in casa familiarmente chiamavano “Pina”) il ballo fu subito una vera passione e la fila degli aspiranti giovanotti, ansiosi di mettere il loro nome sul “carnet” delle signorine, si riempiva al loro entrare, scortate dal babbo, che – al contrario della sua sposa che non approvava del tutto quello svago – le accompagnava sempre: seduto ad un piccolo tavolino al bordo della pista, proprio sotto l’orchestrina, in modo da poter sempre individuare dove fossero, e con chi…le sue due ragazze che piroettavano attraverso la sala.

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dietro il sipario il bel tenore

“Giallo del tenore all’Opera”

Com’è strano: quando gli eventi…non sono che ricordi!

Com’è strano: quando i ricordi si fanno malinconie!

Com’è strano: quando la tua vita non ti sembra più la tua! E la racconti, come fosse una favola!

Il telefono squilla, e già sono irritata: sto lavorando e non ho tempo…per nessuno!

“Serena! Ci sono guai! Prendi il primo aereo e vieni qui”

La solita voce angosciata! Che altro e’ successo? Il mio “bel tenore” si trova a Napoli: sta provando per una recita della Manon! Deve andare in scena fra 3 giorni e la mia partenza era già programmata solo per dopodomani sera! Il lavoro mi ha costretta a lasciarlo andare da solo ed è la prima volta, a parte quella volta a Berlino.

“Ma che succede? Dimmi!”

“No,non ora ma…tu prendi il primo aereo: qui mi vogliono….”fregare!”

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poesia

Perché qualcuno non guarda la fine del film

Per quelli che aspettano solo il sabato

Per quelli che parlano, parlano, parlano

Per quelli che parlano da un podio mentendo

Per quelli che parlano al popolo credendo

Per quelli che sprecano la vita illudendosi

Per quelli che sperano senza stancarsi

Per quelli che non sperano più e sono stanchi

Per quelli che sono sempre sicuri

per quelli che non lo sono mai

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era mio padre ricordi preziosi

Tanti auguri…babbo!

Ti ricordi, babbo – per me purtroppo è solo un vago sentire – quando per la prima volta mi venisti a svegliare, la mattina di Natale? Cos’avevo..forse 3 anni? Mi ricordo pochissimo di te, in di quel periodo nel quale tu dovesti abbandonare la giovane sposa e la figliolina, per rischiare sul fronte ad ogni ora.. la vita! Ma quel vago ricordo, di me piccina, mentre spalanco gli occhi fra le tue braccia, davanti al piccolo presepe….lo conservo ancora!

Fra una” chiamata” e l’altra, forse trascorrevi con la mamma e me quel lontano giorno. Non ricordo bene il tuo viso, ma solo il calore della tua presenza accanto a noi. Fino ai sei anni…ti ho conosciuto solo attraverso le lacrime della mamma – in costante pena per te – dalle rare fotografie e dalle cose che mi raccontava di te.

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il cassetto dei sorrisi ricordi preziosi

GNI-GNIC GNI-GNAC!

3/19/23…giocateli al lotto!

Il 3 è il numero dei mesi della pupattola, il 19 è quello degli anni della sua mamma ed il 23…gli anni del papà! (giocarli al lotto?…..)

Sono partiti da casa, armi e bagagli con tutto ciò che può servire alla bambolina, ora posta sul sedile posteriore nella grande cesta completamente imbottita da una bellissima trapunta, fra montagne di protezioni varie, cuscini e borsone piene di ogni tipo di cose per accudirla, mentre ora se la dorme beatamente: sembra uno di quei “putti” rosei e paffutelli che si vedono negli antichi dipinti!

È estate, fa caldo, e quindi la pupa è vestita quasi di nulla… La mamma si volta spesso a sorvegliarne il sonno. La via Emilia è semi deserta a quell’ora del giorno e la malinconica campagna lombarda le fa desiderare di arrivare presto…presto! Ed entrare nella terra di Romagna, con il suo colore rossigno, i campi che scorrono incontro all’auto ed i filari delle viti al sole, diritti e rigogliosi. La terra di Romagna! Magnifica, quando il vomere la sconvolge, rivoltandone le zolle che – esposte al sole – ne rivelerà la fertile magnificenza. Come ogni volta che vi può ritornare, è un nuovo riscoprirne la forza che ne sprigiona, e come un “sentirsi a casa finalmente”.

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autoriforma buddhismo riflessioni

Quando la vita va in stallo

Ci sono momenti di bonaccia, nel percorso dell’autoriforma, comuni a chi pratica e a chi non pratica una filosofia o religione. Ci troviamo nel mare del mondo fenomenico e non si scorge neppure l’indizio di una terra emersa: una meta, un approdo; calma piatta, senza un refolo di vento. Ci sembra che questo stato potrebbe anche durare all’infinito e reagiamo con lo scoraggiamento, la resa, il panico o la disperazione, a volte la rabbia, a seconda del nostro carattere e delle circostanze di vita nelle quali ci ha colto la bonaccia. Sappiamo che vorremmo uscirne, ma non sappiamo come, oppure non tentiamo nemmeno di capirlo perchè pensiamo di non avere la forza di agire.

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il cassetto dei sorrisi poesia

Ninna nanna

Ninna nanna – ninna oh!

dormi bambino caro – mio tesoro

dormi tranquillo in braccio alla tua mamma.

Per te dal cielo ruberò una stella

che ti rischiari sempre la via.

Ruberò al cielo un raggio lucente

per riscaldarti – nella notte fredda.